Il manuale del porting PC perfetto.

Luca 'LkMsWb' Balducci

Moero Chronicle

Sviluppatore: Compile Heart
Publisher: Idea Factory International
Genere: RPG Dungeon Crawler
Disponibile: Digital
PEGI: 16+
Lingua: Inglese

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Sembra quasi che nel mio destino sia scritto che debba stroncare molte delle trasposizioni Steam di giochi giapponesi… e grazie a Moero Chronicle la sensazione non fa che rafforzarsi.

Parto come al solito da qualche fatto storico: Moero Chronicle è un dungeon crawler sviluppato da Compile Heart (serie Neptunia, Fairy Fencer etc.) originariamente pubblicato in esclusiva asiatica per PlayStation Vita. Fa parte di una trilogia tenuta insieme dall’elemento “moe”, ovvero “la carineria” e il fan service strabordante, intitolata “Genkai Tokki”, di cui fa parte anche Monster Monpiece, titolo già trattato sulle nostre pagine. Piccola nota: prima di approdare su Steam si intitolava Moe Chronicle, letteralmente “le cronaca della carineria”: una vera e propria dichiarazione d’intenti. Col passaggio su Steam si è optato – probabilmente per questione di marketing – per un più aggressivo “Moero“, ovvero “Fiamma ardente“. Bene, fin qui ci siamo!

Punto centrale attorno al quale ruota tutta la vicenda è il fanservice. E non sarebbe neanche una motivazione che mi sentirei di attaccare, non fosse per la pochezza ludica e tecnica di fronte alla quale mi sono trovato. Il protagonista di nome “Io” è un personaggio talmente sfaccettato che viene introdotto grazie al suo più grande problema nella vita: non riesce a parlare con le donne! Questo perché la sua mente perversa e l’accavallarsi di fantasie arriva ad oscurargli anche la capacità di parola. Però (ovviamente c’è un però), riesce a parlare con Lilia, la sua amica d’infanzia nonché Monster Girl.

Il fulcro della trilogia “moe” è l’utilizzo delle funzioni touch della console portatile PS Vita.

Bene, siccome in un raro momento di lucidità i suoi concittadini si accorgono di quanto inutile sia la sua vita, gli affidano il compito di salvare il mondo, visto che le monster girl, una volta pacifiche, hanno preso ad attaccare a vista gli esseri umani. Parte così il viaggio di Io, Lilia e di Otton, la foca assunta perfettamente al ruolo di “pervertito extraordinaire“.

LA NUDA *PUN INTENDED* VERITA’

Dungeon dopo dungeon ci si trova a combattere nemici a ripetizione, grazie ad una quantità incredibile di mostri da affrontare in fitti incontri casuali, ma anche ad esplorare zone molto (troppo) simili fra loro. Nemmeno a dirlo il nostro compito sarà quello di combattere e “liberare” le monster girl da questo atteggiamento aggressivo, ovviamente sfinendole tramite un minigioco di tocchi, sfioramenti, massaggi, un po’ come visto nel già citato Monster Monpiece. Il tutto si configura come nel più classico RPG dungeon crawler di matrice giapponese, con esplorazione in prima persona, scontri a turni e meccaniche ormai date per scontate da vent’anni a questa parte, salvo le scelte “pruriginose” tipiche di questa serie Compile Heart.

A voler essere generosi qualche spunto interessante c’è, come la possibilità di abbinare ai mostri arruolati nel proprio party una monster girl per conseguire bonus diversi. Solamente questa meccanica rappresenta un discreto motivo d’interesse se si considera che si può contrare sulla presenza di oltre 50 diverse ragazze fra cui scegliere, ognuna con relative abilità attive e passive. Per non parlare poi della possibilità di cambiare loro costume – in realtà l’intimo – così da modificarne le caratteristiche e altre amenità. È solo che…

È solo che il porting non ha senso di esistere. L’unico motivo per cui Moero Chronicle è arrivato in Occidente su Steam è che la piattaforma Valve sembra essere ormai un paradiso per questo tipo di prodotti dai contenuti “pruriginosi”,fintanto che non si presentano scene di nudità: in tal senso, il design delle monster girl è indubbiamente il piatto forte dell’intera offerta, ed è chiaro che ognuna di loro è stata disegnata per essere riconoscibile e, a suo modo, iconica. Un livello di cura decisamente lontano dall’anonimato dei dungeon, e che sembrerebbe non sposare la pigrizia tecnica che pervade l’intero comparto estetico, dove il riciclo dei mostri tradizionali è tale da presentare versioni delle stesse creature color-swappate solamente dopo qualche ora di gioco.

Sulla stessa lunghezza d’onda della pigrizia già menzionata, si posiziona la qualità del porting PC che, una volta avviato, si limita ad offrire due scelte: risoluzione e personalizzazione dei comandi. Stop. Non è tutto: il sistema di tocco e sfioramento presente su Vita non è stato abbinato al mouse, il che significa che durante il famigerato minigioco per “sfiancare” le ragazze, dove su console si sfruttava lo schermo touch, ora occorre spostare l’indicatore con la levetta analogica sinistra del pad, o addirittura con la tastiera. Una decisione assurda se si considera che nel porting PC del precedente episodio era possibile farlo; ci si trova così di fronte ad una presa di posizione davvero poco rispettosa del proprio pubblico e ad un inspiegabile passo indietro che sembra quasi essere stata fatto senza aver mai effettivamente testato il funzionamento della meccanica di gioco. Altri prodotti giunti su Steam da console con supporto touch gestiscono la cosa in modo molto più intelligente, come ad esempio Valkyrie Drive: Bhikkuni, di Tamsoft. Sempre durante queste sessioni viene richiesto di scorrere su e giù per lo schermo, dove nella versione PS Vita si girava semplicemente la console in verticale per comodità; a questo punto, vista la dimensione media dei monitor, non sarebbe stato meglio rimpicciolire il tutto e poter mostrare l’interezza dell’illustrazione “sfregabile”? Gli asset bidimensionali sono stati solo scalati, e spesso neanche bene: alcuni avatar mostrano evidenti pixellature che dimostrano come l’operazione di adattamento sia stata frettolosamente e senza rispetto del titolo in questione. Non è finita: a distanza di tempo dalla pubblicazione Compile Heart non è ancora riuscita a sistemare la gestione del joypad e nel caso questo si spegnesse durante una sessione di gioco non sarà possibile riutilizzarlo fino al riavvio dell’applicazione. Un difetto invero tipico delle produzioni giapponesi su Steam, ma considerando il grande interesse dimostrato dal distributore per la piattaforma di gioco, si potrebbe anche tradurre in una correzione, prima o poi. Infine sì, il comparto musicale contempla la traccia audio giapponese, ma vista la quantità e qualità del parlato, non credo che faccia differenza. In due parole: un emulatore avrebbe svolto il lavoro decisamente meglio di questo porting.

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

Moero Chronicle può essere anche un titolo divertente e senza pensieri, non ne dubito. Ma per esserlo, andrebbe giocato su PlayStation Vita, dove molto probabilmente raggiungerebbe la sufficienza e forse qualcosina in più non fosse che manca il salvataggio libero, quasi un must per i titoli da console portatile. Su PC, trasposto in questo modo, non ha praticamente senso di esistere, fra upscaling senza ritegno, mancanza di opzioni e un sistema di controllo che fa perdere ogni coinvolgimento nella meccanica che dovrebbe rappresentare il piatto forte dell’opera.

rosso

Good

  • Non censurato.
  • Stile grafico indovinato.

Bad

  • Porting orripilante.
  • Niente di particolarmente esaltante dal punto di vista ludico.
  • Passi indietro rispetto al porting PC del precedente capitolo.
4

Luca 'LkMsWb' Balducci
Dai videogiochi al PC, dal PC ai videogiochi: il cerchio è terminato. Convinto PCistamassterrace, cede puntualmente al lato oscuro delle console ad ogni esclusiva degna di nota.