Breakfast Esper Club

Luca Alberoni

Lost Dimension

Sviluppatore: FURYU Corporation
Publisher: Ghostlight
Genere: Visual Novel/RPG tattico
Disponibile: Digital
PEGI: 12+
Lingua: Inglese

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Originariamente pubblicato per PS Vita e PS3 nel 2015, Lost Dimension si presenta come una combinazione semplice, ma efficace, di due generi molto flessibili: le battaglie a turni prese di peso dagli RPG tattici si alternano a sezioni Visual Novel nelle quali la trama viene sviluppata. La premessa, anch’essa generica ma aperta a molte possibilità, è piuttosto semplice: occorre salvare il mondo da un terrorista. Questo individuo, che si fa chiamare The End, ha preso controllo di varie testate nucleari, che farà lanciare dopo due settimane, a meno che… qualcuno non lo fermi, condizione che egli, con molta arroganza, arriva a proporre nel suo comunicato video destinato ai vari potenti del mondo. La sua base è una torre misteriosa, comparsa dal nulla nella città di Washington, e contiene tutti i dungeon nei quali il cast si trova a lottare. Le missioni si svolgono in un ambiente 3D, che condiziona in modo sostanziale il posizionamento dei vari membri del party. Attraverso una manciata di ambienti diversi, si combatte contro strani nemici dall’estetica robotica, quasi fossero dei servitori alieni. Gli spazi corrispondono bene allo stile di chi li abita: vi sono città, serre, fabbriche composte da corridoi e spiazzi, talvolta con qualche congegno che aziona l’apertura di una porta.

Fra una missione e l’altra sono previste delle sezioni di “riposo” in cui è possibile conversare con i compagni, elevando l’affinità con loro in stile Social Link, e organizzare equipaggiamento e abilità. Questa task force è composta da giovani psichici, ognuno con un’abilità unica e altrettanto specifiche motivazioni. Differenze a parte, questo gruppetto improvvisato dalle Nazioni Unite, ha come unico obiettivo lo spodestamento del nemico e la vanificazione della sua sete di distruzione. O forse c’è dell’altro? Non ci è chiaro, visto che fin dall’inizio vengono messi in dubbio i nostri stessi ricordi. Forse non è la distruzione del mondo il fine ultimo di The End, e forse… non tutti sono tuoi alleati.

A WOLF IN SHEEP’S CLOTHING

A piantare il seme del sospetto è lo stesso The End, che accoglie i propri assassini con la raffinatezza di un lord di un castello. Atteggiamento che mantiene ogni volta che compare, dando motivo di credere che abbia un qualche codice di condotta. Spiega, inoltre, che li aspetta al piano più alto della torre, e si aspetta che i protagonisti la scalino per porre fine al suo piano malvagio. Questo lancio del guanto di sfida, e i suoi successivi discorsi, contribuiscono a creare tensione nel gruppo e a canalizzare l’odio verso The End. Come rimarca uno dei personaggi, “Sembra quasi ci goda a farci partecipare in questo sadico gioco”.

Altro motivo di tensione e disagio è l’insieme dei mezzi con cui il villain concede agli eroi di salire di piano: la Stanza del Giudizio. Qui uno di loro viene “cancellato” dopo una votazione. Una consapevole condanna a morte. Un evento che The End fa pesare al protagonista, Sho Kasugai, ogni volta che ha occasione di parlargli. Ciò fa trapelare l’esistenza di un’ulteriore motivazione alla insensata volontà di pura distruzione. Proprio in veste della chiara antipatia che The End sembra nutrire per Sho, il resto del cast si fiderà di quest’ultimo come leader e come confidente. A miglior ragione per rendere il personaggio un ottimo POV, possiede il dono della preveggenza ed è in grado di percepire, dopo ogni missione, se ci sono dei sospettati nel gruppo. Ciò neutralizza completamente il crescendo della tensione per il giocatore: la sceneggiatura, del resto, non si sforza di creare dramma, che percepiremmo forse come frustrante, trattandosi di un titolo in cui il fruitore risulta quasi onnisciente. Sta al giocatore, utilizzando un buon orecchio e una buona dose di logica matematica, analizzare i compagni e cercare di individuare il sospettato per ogni “strato” della torre. Questa componente investigativa, unita al tema dell’eliminazione progressiva, a volte costringe ad utilizzare personaggi caratterialmente sgradevoli e a sperimentare direttamente quasi tutti i poteri senza fossilizzarsi fin dall’ inizio su un sottogruppo di preferiti.

Le missioni, sebbene seguano una curva di difficoltà lievemente in salita che non richiede molto backtracking, propongono quasi sempre lo stesso pattern e richiedono sempre la medesima condizione di vittoria: sconfiggi tutti i nemici (o sconfiggi solo i mini-boss). Perciò, piuttosto che rappresentare una sfida di per sé, ciascuna missione diventa un modo per provare nuove combinazioni di personaggi e di abilità. Strategie diverse, dei “main” diversi da mandare in avanscoperta e dei “support” per mantenere in salute e “buffare” i propri compagni. Ogni personaggio possiede uno skill tree specifico per il suo potere, che migliora grazie a dei punti appositi, ricevuti ogni due level up o come premio per la riuscita di missioni principali. Anche qui è possibile notare la volontà degli sviluppatori nel fornire “consigli pilotati”. In altre parole, non ci sono infinite possibilità di scelta, ma è consentito adottare un certo stile di crescita: per esempio, ottenere tutte le skill a livello base, o potenziarne al massimo solo alcune, e così via.

Sho è arrivato al quinto strato, il gruppo si è ristretto a sei, a partire da un roster iniziale di undici. Cinque compagni sono stati purtroppo “cancellati”, e i superstiti recano con sé il fardello emotivo, e fisico, della loro scomparsa. Una volta eliminati, infatti, i personaggi lasciano un oggetto: la Materia, un surrogato del loro potere. Se sono stati trovati i vari documenti collezionabili e i character file del cast, è possibile capire molto più di quanto è stato esplicitamente rivelato da The End. Man mano, la trama si dipana e mescola le sue verità con le teorie naturalmente formulate dal giocatore. Purtroppo, però, si percepiscono alcuni scarti narrativi: molti monologhi del nemico, per esempio, sembrano scollegati dalla nostra missione e, soprattutto, esagerati rispetto alle reazioni del cast. Anche dopo la True Ending, quella sensazione di eccesso non viene del tutto giustificata.

Figli della volontà di vivere del genere umano, questi psichici ripongono tutto sommato molta speranza nella collaborazione reciproca. Nonostante ciò, Sho desidera farsi carico del problema che sta alla fonte di The End, dei traditori, e di tutti loro. Il finale si vuole proporre come un messaggio di perdono ed empatia, usando come soggetto di tale positività il villain, nonostante il continuo odio mal giustificato. Di conseguenza, le vicende sembrano ancora più essere forzate in un finale in cui tutti sono felici e soddisfatti, fornendo a chi ha scalato la torre con il party un sollievo e soddisfazione effimera. Nonostante ciò, le risoluzioni personali di ogni personaggio sono molto meglio strutturate e forniscono un’ulteriore introspezione nella storia e nella personalità di ognuno, potendo anche arrivare a far ribaltare completamente l’opinione che si era formata di un personaggio. Il filo comune di tutto questo è la redenzione e la volontà di ottenere una vita migliore, quasi volendo dimostrare al fato stesso di avere uno spirito forte e le capacità di ottenere un “happy ending”.

Contenuti

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La seconda opinione

Lost Dimension è un gioco ibrido che tenta di mischiare un trend recente del mondo videoludico nipponico, l’elemento psicologico e investigativo, con i più classici meccanismi degli rpg strategici.
Sebbene non sia un mix adatto per ogni palato, il risultato finale è quello di un prodotto piacevole e interessante che non mancherà di intrattenere chiunque si lasci incuriosire dai misteri proposti dalla trama, mentre le sezioni visual novel probabilmente infastidiranno chi cerca unicamente un srpg duro e puro.
Grazie a un gameplay solido e capace di migliorarsi esponenzialmente con il proseguire del gioco, Lost Dimension si rivela una valida aggiunta al parco giochi di PSVITA e PS3, un acquisto fortemente consigliato a chi ama i giochi di ruolo che danno grande importanza alle relazioni e alla psicologia dei personaggi.

Voto: 8.0 (PS3) – Manuel Piredda

Un titolo solido che lavora bene nel suo scope ristretto. Effettivamente poco impegnato e poco impegnativo, ma con un messaggio ottimista e nessuna pretesa di voler essere un baluardo di moralità. Molto soddisfacente e fruibile anche da parte di un giocatore con poco tempo libero, per la sua struttura a missioni da massimo 10-15 minuti. Tanti piccoli dettagli molto gradevoli che hanno reso un titolo, potenzialmente molto macchinoso e ripetitivo, più fluido e leggero.

giallo

Good

  • Possibilità di mutare la musica di gioco (in modo da poter ascoltare altro nel mentre).
  • Poco grinding richiesto (quasi pari a 0) svolgendo tutte le missioni.
  • Ottima curva di apprendimento.
  • Porting PC che annulla i terribili caricamenti dell'edizione console.

Bad

  • Mancanza della traccia audio originale per le voci e sequenza d'apertura privata del tema musicale originale.
  • Telecamera durante i combattimenti che spesso si interpola dentro le pareti dei corridoi.
  • Poche ragioni per usare oggetti circostanziali nel late-game, come le Stun Grenade.
  • George Jackman.
7.2

Luca Alberoni

Un (futuro) programmatore speranzoso di poter migliorare negli RTS. Ha una lista interminabile di serie da vedere e titoli da giocare.
Inoltre, è segretamente 5 cani sotto un impermeabile, ma non si nota, tranquilli.