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Ilya Muromets

LocoRoco 2 Remastered

Sviluppatore: SCE Japan Studio
Publisher: Sony Computer Entertainment
Genere: Platform/Puzzle
Disponibile: Digital
PEGI: 3+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Nel pieno della console-war in atto, tra VR, Pro, X e compagnia cantando, l’alfiera di casa Sony pare per certi versi cedere terreno sul fronte multipiattaforma, ma può sempre rosicchiare piccoli margini sulla diretta concorrenza ricorrendo al cospicuo “tesoretto” di titoli prodotti illo tempore per PSP e le cui potenzialità, a prescindere dalle vendite dell’epoca, sembrano ancora presentare sufficienti motivi di interesse commerciale. Il trasferimento su console domestica di formule ludiche concepite per una fruizione intermittente ed episodica, nonché caratterizzata sovente da un approccio fisico più immediato di quello offerto da un pad, comporta ovviamente i suoi bravi rischi, e non tutti gli esperimenti possono dirsi pienamente riusciti. La natura “seriale” e molto spesso piuttosto passiva e frettolosa di queste operazioni di porting non contribuiscono alla loro buona riuscita. In alcune occasioni, tuttavia, le qualità intrinseche del prodotto fanno sì che esso riesca in qualche modo a travalicare i limiti tecnici e strutturali imposti dalla piattaforma d’origine: per fortuna, questo è il caso di LocoRoco 2 (2008), seguito di una delle opere di punta dell’arsenale PSP, che trova su PS4 un’incarnazione più che dignitosa e un veicolo adeguato per raggiungere un più ampio pubblico.

PROCESSI DI ACCUMULAZIONE

Le premesse narrative poste alla base di LocoRoco 2 sono a dir poco elementari, come erano del resto quelle del predecessore. In un lontano e pacifico pianeta, i LocoRoco, buffe creaturine gommose, sono responsabili della tutela della natura e del paesaggio, contribuendo alla crescita della vegetazione. La sconfitta dei malvagi invasori Moja – affrontati nel primo capitolo – ha lasciato nel loro capo Bon Mucho un bruciante desiderio di vendetta: armato di nuove truppe e di una letale “canzone maligna” capace di risucchiare le energie delle creature viventi, costui decide di attaccare nuovamente i LocoRoco. Spetta dunque al giocatore assumere il controllo della situazione “incarnandosi” nuovamente nel pianeta stesso: sfruttando l’inclinazione del terreno di gioco per mezzo del pad, è possibile infatti guidare i LocoRoco attraverso varie ambientazioni tematiche e aiutarli a cacciare definitivamente i pericolosi alieni. Tsutomu Kouno, già all’opera in Ico e creatore del concept generale della saga, ebbe senz’altro il merito di essere stato tra i primi a comprendere i vantaggi forniti da una piattaforma portatile come la PSP sul piano dell’innovazione delle meccaniche ludiche. LocoRoco è, in effetti, un titolo che a quei tempi non cercava in alcun modo di fingersi adatto per una piattaforma domestica “maggiore”, basato com’è su un’impostazione esclusivamente sensoriale dell’esperienza e sullo sfruttamento del moto fisico del giocatore in uno spazio che non è solo virtuale. I piccoli protagonisti dell’avventura, infatti, sono di per loro incapaci di moto proprio, e devono essere fatti scivolare per inerzia lungo le varie piattaforme, appositamente disegnate per incoraggiare l’utente a sempre più intricate combinazioni di movimenti e di inclinazioni. E tali combinazioni sono rese ancora più articolate dalla graduale crescita del peso e della grandezza del nostro avatar principale, che cresce sempre più man mano che si procede raccogliendo i vari bonus sparsi lungo il livello. Su PS4 la meccanica è stata riprodotta grazie ai sensori del pad, con risultati apprezzabili nonostante la naturale perdita dell’immediatezza empatica che la PSP invece garantiva: sicché alcuni passaggi, specie in fase avanzata, possono risultare un poco più frustranti di quanto non fossero in origine. Resta invece buona la resa fisica della gravitas del LocoRoco nel momento in cui si accumula peso, con ripercussioni interessanti nella gestione complessiva dei movimenti.

Se è vero che la semplicità delle meccaniche di base rappresentano la vera forza dell’opera di Kuono, non va dimenticato che essa sfoggia una veste estetica di assoluta qualità, sia dal punto di vista grafico che sonoro. Il mondo di gioco è una piccola e semplice meraviglia bidimensionale fatta di linee curve e campiture cromatiche piatte, modellate con perizia artigianale per ottenere effetti illustrativi che restano gradevolissimi a distanza di più di un decennio dalla pubblicazione originale. Alla varietà dei livelli corrisponde il tenore inconfondibile dell’accompagnamento musicale, composto da basi su cui si sovrappongono i cori infantili dei LocoRoco, che variano a seconda delle dimensioni assunte dall’avatar: a un peso maggiore corrisponde infatti una sempre più strutturata articolazione delle armonie e delle dinamiche. L’idea di introdurre un linguaggio completamente inventato, fatto di brevi sillabe ispirate a parole in katakana ma mai riconoscibili come tali, riesce nella non facile impresa di denunciare l’origine geografica del gioco e allo stesso tempo indirizzarsi efficacemente a un pubblico globale senza necessità di localizzazioni estensive.

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store

LocoRoco 2, così come il primo capitolo, è un esempio fulgido di titolo “casual” invecchiato con estrema grazia proprio per l’assoluta universalità del suo linguaggio, sia dal punto di vista ludico che estetico. Internazionale e democratico sin dal concept di base, il titolo offre i propri contenuti a un pubblico trasversale. L’edizione PS4, fedele e ben confezionata, consente oggi di riscoprire il valore di questa piccola gemma, che si consiglia in particolar modo alle famiglie con bambini.

verde

Good

  • Semplice e divertente.
  • Piacevolissimo comparto estetico.
  • In grado di attrarre un pubblico vasto e trasversale.

Bad

  • Qualche piccola magagna nei controlli con il pad.
8

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.