Le fantasie di un giovane sovrano

Ilya Muromets

Little King’s Story

Sviluppatore: Marvelous
Publisher: XSEED
Genere: Strategico in tempo reale
Disponibile: Digital
PEGI: 3+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Sarò sincero: se per caso qualcuno mi avesse semplicemente descritto a parole le caratteristiche salienti di Little King’s Story, platform-strategico pubblicato originariamente nel 2009 per Wii e da poco approdato su Steam, probabilmente non lo avrei preso in considerazione nemmeno di sfuggita. Per ragioni (anche) generazionali, oltre che di semplici gusti personali, la giocabilità di molti titoli concepiti per la più “fisica” delle console Nintendo mi risulta quasi interamente indigesta, e non ritengo che l’ormai consolidata moda dei port su Steam renda a questi prodotti maggior giustizia – specie dal punto di vista tecnico. Tuttavia, quando mi è stato richiesto esplicitamente di recensire per Geekgamer questa nuova versione per PC, mi sono trovato a dover ricalibrare alcuni dei miei pregiudizi in merito. Purtroppo, ahimè, non tutti…

La premessa narrativa di questo titolo, dall’allure squisitamente fiabesca, è assai semplice: Corobo, un bambino piuttosto timido e impacciato entra in possesso di una misteriosa corona, che gli conferisce la capacità di poter convincere gli altri a seguire i suoi ordini. Trovatosi tutt’a un tratto a capo dello sgangherato regno di Alpoko, con il compito di espanderne i confini e renderne sempre più felici gli strani abitanti. A collaborare con l’improvvisato sovrano ecco apparire tre curiosi “ministri”, a cui è affidata la responsabilità di tenere sotto controllo i domini reali e di fornire suggerimenti utili per affrontare le difficoltà del percorso.

C’ERA UNA VOLTA UN RE…

Dal punto di vista del gameplay, Little King’s Story è, nella sostanza, un platform “sporcato” da una componente gestionale RTS e da una (molto più blanda) sfumatura ruolistica. Il giocatore assume il controllo esclusivo del piccolo re, il quale essenzialmente svolge quasi tutte le proprie mansioni governative (recupero del contante, raccolta delle risorse naturali, costruzione di infrastrutture, assalti militari etc.) senza mai manovrare dalla distanza, ma piuttosto spostandosi fisicamente di volta in volta da una parte all’altra della mappa.

Naturalmente, tali mansioni non possono essere ricoperte tutte dal sovrano: grazie ai poteri conferiti dalla corona, infatti, egli può far “specializzare” i propri sudditi in vari campi (agricoltura, falegnameria, arti marziali), farsi seguire nei propri spostamenti, e infine ordinare loro di compiere le varie operazioni necessarie per l’espansione e il benessere del regno. Gran parte delle ore necessarie a portare a termine il gioco, in effetti, viene spesa percorrendo in lungo e in largo i vasti territori attorno al castello, seguiti da un gruppetto variabile di fedeli sottoposti, pronti ad entrare in azione non appena il re solleva il suo magico scettro contro un obiettivo, che sia una fossa da scavare, un ponte da erigere, o un nemico da abbattere. Ciascun suddito, una volta specializzato, rivela specifici punti forti e altrettanti punti deboli: i soldati, per esempio, saranno abili nel combattimento ma piuttosto incapaci di fronte a qualsiasi ostacolo fisso; gli agricoltori, al contrario, si dimostrano abili trivellatori ma pessimi combattenti.

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Nonostante la componente strategico-ruolistica sia facilmente avvertibile sin dall’inizio, Little King’s Story presenta una struttura molto lineare. In nessun momento, insomma, ci si troverà a domandarsi quale sia il compito da svolgere, o quali ripercussioni potrà comportare l’esito di una scelta morale: il titolo segue una linea narrativa molto chiaramente tracciata, che conduce a un unico – molto sorprendente – epilogo.

Pur di fronte di un concept assai convincente, complici anche alcuni azzeccati colpi di scena, Little King’s Story soffre tuttavia di parecchi problemi, molti dei quali – ma non tutti – imputabili alla sciaguratezza della trasposizione su Steam.

little-kings-story-art001Su queste stesse pagine abbiamo più volte verificato come titoli progettati per essere fruiti da supporti decisamente più ginnici come Wii e PSVita si comportino quasi sempre molto male quando vengono sottoposti a svogliate traduzioni ‘palmari’ su una macchina come il PC. Per tagliare corto: i controlli di questo gioco risultano appena tollerabili se si possiede un pad, e assolutamente impossibili se ci si vuole ostinare a usare mouse+tastiera. Complice anche una pulizia tecnica ai minimi sindacali (i 30 fps si raggiungono malamente su impianti anche molto performanti come quello impiegato dal sottoscritto), l’esplorazione delle vaste terre del regno di Alpoko è un’impresa a dir poco frustrante: la telecamera ruota con esasperante lentezza, i momenti di lag selvaggio si susseguono di minuto in minuto, e anche solo riuscire a far combaciare il sistema di mira del sovrano con l’obiettivo da puntare risulta oltremodo difficoltoso. Alcune peculiari ingenuità di game-design – come l’impossibilità di suddividere il gruppo di sudditi che ci segue in categorie selezionabili separatamente – un menu rimasto identico alla versione per Wii, nonché una traduzione italiana di pessima qualità contribuiscono a veicolare l’impressione che Little King’s Story meritasse una sorte migliore su PC.

Nonostante tutto, però, le avventure del piccolo Corobo si rivelano sorprendentemente meritevoli di essere seguite fino alla fine, perché Little King’s Story sa proporre svariate trovate geniali, non solo narrative. Il maggior punto di forza del prodotto, infatti, è senz’altro rappresentato dal comparto artistico, veramente rimarchevole per qualità ed efficacia. Il mondo di Alpoko è infatti un piccolo capolavoro di placide tenerezze deformed, e il character design dei protagonisti – primo fra tutti il re – è talmente ben riuscito che quasi dispiace di vedere simili delizie arrancare sullo schermo per tener testa a un substrato tecnico sciatto e farraginoso. Dal punto di vista prettamente grafico, purtroppo, la versione PC non apporta nessun miglioramento al titolo originale, né in termini di poligoni, né in termini di texture. Il risultato è quello di dover ammirare gli splendidi quadretti plasmati dagli art-concepter spalmati e sgranati su schermo grazie alle implacabili risoluzioni odierne. Un vero peccato.

 

 

 

 

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La seconda opinione

XSEED porta su PC Little King’s Story, un prodotto unico nel suo genere, a metà tra Pikmin e un gestionale, capace di affascinare chiunque riesca ad andare oltre ai suoi numerosi difetti, originali e nuovi. La versione approdata su Steam è appena sufficiente dal punto di vista tecnico e propone gli stessi identici contenuti del titolo originale, due questioni da soppesare con enorme attenzione nel caso si dovesse scegliere fra questa e l’edizione disponibile per Nintendo Wii.

6.8 – Majkol “Zaru” Robuschi

Little King’s Story non era probabilmente un capolavoro ai tempi della pubblicazione su Wii, e di certo non lo è diventato con questa zoppicante versione per Steam. La pessima resa di questo titolo su PC non fa che renderne ancora più palesi i difetti primigeni. Tuttavia, l’elegantissima concezione artistica e una linea narrativa tutt’altro che banale contribuiscono a salvare il gioco dall’infamia di un’insufficienza. Merita una prova, perlomeno.

giallo

Good

  • Artisticamente sbalorditivo.
  • Trama e svolgimento interessanti.
  • Ottimo commento sonoro composto da piacevoli brani classici.

Bad

  • Trasposizione su Steam terrificante a dir poco.
  • Alcune ingenuità nel game-design originale.
  • Nessun miglioramento tecnico-grafico.
6

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.