COP SIMULATOR PORTATILE

Simone

L.A. Noire

Sviluppatore: Team Bondi/Rockstar Games
Publisher: Rockstar Games
Genere: Avventura azione 3D
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: Nintendo Switch
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Molto spesso capita di imbattersi in titoli in qualche modo “noti”, nomi conosciuti ma che hanno riscosso un successo limitato e sono rimasti relegati in un limbo tra i campioni d’incassi ed i flop commerciali. Il titolo sviluppato dal (purtroppo) defunto Team Bondi è un esempio di questa categoria, anzi si può dire tranquillamente che L.A. Noire appartenga a quel tipo di giochi che rappresentano “il canto del cigno” per l’azienda che li ha prodotti. Non tutti sanno che Team Bondi dichiarò il fallimento nel 2011 proprio a causa degli enormi debiti contratti nella realizzazione di L.A. Noire, titolo all’epoca molto ambizioso e che venne inizialmente sostenuto con ingenti finanziamenti da parte di Rockstar Games. Una storia travagliata, forse perfetta anch’essa per un film “noir”: L.A. Noire arriva a 6 anni di distanza su Nintendo Switch…e chissà che non sia l’occasione perfetta per far tornare sotto le luci della ribalta questo titolo così particolare?

Il giocatore muove i passi di Cole Phelps, agente di pattuglia del Los Angeles Police Department (spesso abbreviato in LAPD) ed impegnato in un gran numero di casi nella “città degli angeli” dell’immediato dopoguerra. Cole si è distinto durante la Seconda Guerra Mondiale: onoreficenza di gran pregio, ottima condotta e grandi risultati oltre ad essere sopravvissuto all’infernale macchina da guerra tedesca. Tornato a casa, si è impegnato anima e corpo nel lavoro da poliziotto ed inizia ad attirare l’attenzione dei superiori grazie a tenacia, capacità investigativa fuori dal comune e grande iniziativa personale. Non passa molto tempo prima che Phelps appenda l’uniforme al chiodo per vestire i panni del detective in piena regola, impegnato a risolvere casi di delinquenza e violenza molto comuni nella città dell’epoca. Los Angeles infatti è una metropoli dalla doppia faccia: ricca di lustrini, scintillanti insegne e promesse di fortunate carriere cinematografiche, ma anche covo di delinquenti della peggior specie, truffatori senza scrupoli e squilibrati pronti a premere il grilletto contro innocenti cittadini. Phelps dovrà utilizzare tutta la sua capacità deduttiva per smontare le menzogne ed arrivare alla verità, senza dimenticare che a volte la miglior soluzione è una semplice dimostrazione di forza con armi da fuoco.

THE MENTALIST

L.A. Noire è di fatto un open world con un gameplay focalizzato sull’investigazione e l’interrogatorio di testimoni e/o potenziali colpevoli: una sorta di mix tra la serie Mafia e la serie Ace Attorney, ma sarebbe improprio ridurre il variegato gameplay a queste due semplici sezioni. E’ ovviamente possibile vagare per una L.A. anni ’50 fedelmente riprodotta con tanto di luoghi celebri da visitare, ma ci si ritroverà spesso coinvolti in furiose sparatorie con criminali di strada, enigmi da risolvere, inseguimenti in auto, dialoghi da ascoltare attentamente e soprattutto prove da esaminare. Nonostante L.A. Noire metta molta carne diversa al fuoco, la parte investigativa la fa da padrona confermandosi come vero fulcro del gioco. Interrogare i sospetti diventa presto un’attività frequente e non si basa solo sulla raccolta di prove e sull’ascolto di testimonianze, ma anche sull’osservare i volti delle persone interrogate in cerca di “microespressioni” che tradiscano menzogne.

Tecnicamente parlando, la più incredibile (ancor oggi) caratteristica di L.A. Noire si trova nella tecnica di motion capture adottata sui volti di oltre 300 attori impiegati nello sviluppo del gioco. L’utilizzo di questa particolare tecnologia ha permesso la realizzazione di volti assolutamente realistici e ricchi di espressività: non si tratta di una scelta puramente estetica, bensì di una precisa meccanica di gioco. Ovviamente è possibile scoprire molte verità nascoste tramite l’utilizzo di prove, ma anche osservare attentamente le reazioni facciali di un testimone potrebbe rivelare qualcosa. Il sistema di interrogatori basato sulla triade Asseconda, Forza e Accusa si rivela funzionale fino ad un certo punto: a volte, nonostante si osservino attentamente i volti dei testimoni e si posseggano prove convincenti ci si ritrova misteriosamente a collezionare una “risposta errata” proprio a causa della complessità e della naturalezza delle frasi che compongono i vari dialoghi. Si ha spesso l’impressione di sbagliare pur avendo perfettamente compreso “cosa c’è dietro”, sensazione piuttosto frustrante ma che fortunatamente si rivela poco determinante nel completare un caso.

A variegare il gameplay troviamo gli eventi casuali, chiamate d’emergenza sul canale della polizia alle quali è possibile rispondere per completare incarichi aggiuntivi come sparatorie ed altre indagini. Il completamento di queste side quest permette di ottenere Punti Intuito da utilizzare durante gli interrogatori e facilitare un po’ l’arduo lavoro del detective Phelps. La storia è appassionante, un vero film noir “giocabile” realmente, non un banale insieme di parti narrate con interazione limitata come spesso accade in titoli più moderni. Il gioco si comporta molto bene in versione portatile: se in fase “docked” molti dei difetti saltano immediatamente all’occhio, quando si porta fuori casa il bagaglio di avventura noir targato Team Bondi il feeling è certamente migliore. Per godere appieno dell’esperienza però è necessario e consigliato aver con sé un paio di cuffie per non perdersi importanti dettagli delle conversazioni.

A livello puramente tecnico, la versione Switch di L.A. Noire è in tutto e per tutto identica a quella arrivata anni fa su altri sistemi con i suoi alti e bassi. Il gioco è un adventure in terza persona open world con varie meccaniche di gameplay, la città è enorme e tentacolare ma si verificano numerosi casi di rallentamenti in situazioni caotiche e clipping assai visibile, al punto che spesso appaiono dal nulla interi palazzi a distanza relativamente breve. A livello sonoro il gioco si comporta molto bene con temi musicali azzeccatissimi che riportano il giocatore nell’immediato dopoguerra, comprese le classiche canzoni dell’epoca riprodotte durante i viaggi in auto. Nota di merito al doppiaggio inglese, di ottima qualità e recitato molto bene con perfetta sincronia al labiale dei personaggi su schermo: ovviamente, per preservare questa importante caratteristica, non è presente alcun doppiaggio italiano ma sono ovviamente disponibili sottotitoli nel nostro idioma.

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store

XBOX MARKETPLACE

La seconda opinione

A distanza di anni è incredibile che le uniche modifiche apportate da Rockstar Games al suo titolo investigativo non risolvano le palesi criticità già evidenziate nel periodo di lancio delle edizioni PS3 e Xbox 360. Sebbene la prima (e ultima) fatica di Team Bondi riesca a risplendere anche su Nintendo Switch grazie ai soliti “mumbo jumbo” tecnici a cui la compagnia dietro al brand Grand Theft Auto ci ha abituato, difficilmente L.A. Noire rimane un titolo investigativo consigliabile, fosse anche solo per l’estrema lentezza con cui la narrazione si porta avanti. E sì, nel caso ve lo steste chiedendo, gli interrogatori continuano ad essere un’occasione sprecata.

Voto: 6.5 – Majkol “Zaru” Robuschi

L.A. Noire ha ottenuto al tempo del primo lancio un successo inferiore rispetto a quello che avrebbe davvero meritato. Il titolo targato Team Bondi è una piccola perla di narrazione, un gioco che riesce davvero a “fondere” videogame e lungometraggio cinematografico senza penalizzare nessuna delle due parti. L.A. Noire narra una storia appassionate e terribilmente realistica che mostra l’America conformista dell’immediato dopoguerra senza tralasciare un po’ di sana critica sociale. Una trama intrigante che si mescola ad un gameplay variegato seppur con alti e bassi, ed ora con la modalità portatile aggiunta dall’arrivo su Nintendo Switch. Ottimo gioco, pur con qualche punto debole, che merita molta attenzione.

verde

Good

  • Trama ad altissimi livelli coronata da un'ambientazione intrigante.
  • La tecnologia dietro agli incredibili volti dei personaggi resta fenomenale a 6 anni di distanza.
  • Ampio, esplorabile, ricco di contenuti extra e sostanziose variazioni di gameplay.

Bad

  • Difetti tecnici portati dalla versione originale: rallentamenti in varie zone e clipping parecchio invasivo.
  • Il sistema di interrogatori resta fumoso, a volte si ha l'impressione di andare “a caso”.
8

Simone
Entrato nel castello di Dracula negli anni '80, non ne è più uscito e vaga per i saloni in 8-bit chiedendosi che fine abbiano fatto i bei videogiochi di una volta