Jump'n'shoot frog!

Majkol

Kero Blaster

Sviluppatore: Studio Pixel
Publisher: AGM PLAYISM
Genere: Platform Shooter 2D
Disponibile: Digital
PEGI: 3+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Studio Pixel, al secolo Daisuke Amaya, torna a farsi notare nel panorama videoludico odierno con Kero Blaster, primo grande progetto partorito dopo lo strepitoso successo raccolto con Cave Story nelle sue molteplici incarnazioni. A dispetto di quanto si potesse pensare, tuttavia, questo nuovo videogioco firmato dal talentuoso autore nipponico non vuole rappresentare il nuovo must buy del panorama indipendente del Sol Levante, ma si presenta come un più modesto progetto che sembra strizzare l’occhio agli amanti dei platform in salsa shooter di almeno tre decenni fa. In Kero Blaster il giocatore si trova a vestire i panni di un misterioso ranocchio antropomorfo, assunto nell’altrettanto enigmatica azienda C&F. Il suo ruolo? Ripulire i livelli da qualsiasi cosa si muova e ripristinare il funzionamento dei teletrasportatori posti alla fine di ogni ambientazione. Chiaramente la sua avventura non sarà una passeggiata di salute, ma verrà intervallata da scontri con grottesche creature nerastre a base di salti, schivate e sessioni platform all’acqua di rose… almeno in primo momento. Ma andiamo con ordine e scopriamo nel dettaglio perché Kero Blaster rimane un titolo consigliabile, pur nella sua modesta veste di breve shooter platform a livelli.

GLI STRAORDINARI NON PAGATI DI UN UOMO-RANA

Come mezionato in apertura, Kero Blaster somiglia ad un platform bidimensionale, ma la sua natura shooter si palesa fin da subito, mostrando con più convinzione le proprie qualità solamente nelle fasi avanzate; se inizialmente la grafica retrò e l’accomodante livello di sfida del primo livello potrebbero far pensare ad uno di quei titoli realizzati “col pilota automatico” per compiacere i soli nostalgici, basta solamente affondare i denti nella polpa rappresentata dall’ottimo level design dei successivi livelli e dalla buona varietà di avversari per rendersi conto di trovarsi di fronte ad un piacevolissimo esercizio di stile. Con armi da sbloccare al completamento di ogni livello (più una segreta!) e un jetpack da far proprio per migliorare i movimenti, il prosieguo dell’avventura del nostro eroe anfibio palesa il vero obiettivo di Kero Blaster, ovvero quello di divertire con intelligenza.

Quando finisce il mio turno?

La capacità joypad alla mano e i riflessi del giocatore sono messi alla prova non solo da un buon numero di avversari a schermo, ma anche da proiettili e pericoli vaganti che andranno giocoforza evitati per non soccombere sotto il fuoco avversario e dover, quindi, farsi ricoverare.

Da buon salaryman giapponese, infatti, il ranocchio protagonista è ligio al dovere e segue alla lettere i compiti impartitegli dalla propria boss felina. In effetti lo sfondo comedy che tratteggia i pochi comprimari (fra cui una simpatica nuvola rosa, protagonista di uno spin-off free to play) e il simpatico eroe non fanno altro che raccontare una parodia di quel mondo del lavoro che tutti, prima o poi, ci troviamo ad affrontare. Concludere un compito a scapito della propria salute (perdendo le vite a disposizione) porta inesorabilmente a far visita all’ospedale, dove potremo decidere se continuare con questa attività o rassegnarci alla vita da disoccupati. Il tutto, però, mantenendo le monete raccolte durante i precedenti tentativi, e quindi eventualmente investibili in un equipaggiamento migliore o in potenziamenti per migliorare la propria resistenza. Detto questo, appare ovvio come il titolo di Studio Pixel – al netto di un livello di sfida in rapida ascesa, soprattutto nella modalità “Zangyou“, sbloccabile dopo la storia principale – inviti i giocatori a tarare la propria esperienza in base alla difficoltà riscontrata nei sette livelli che compongono l’offerta principale, ognuno dei quali introduce armi, meccaniche e nemici fino ad un finale che vede tutti questi elementi prendere vita su un unico palcoscenico caotico e letale.

Nella modalità “Zangyou” il protagonista cambia colore della pelle.

Si tratta di un videogioco che permette di modificare attivamente il numero di bonus a propria disposizione, ovviamente al costo di monete che vanno raccolte di tentativo in tentativo nel caso non si riuscisse proprio a superare un determinato; questa caratteristica di Kero Blaster viene particolarmente utile proprio nella già citata modalità Zangyou, ovvero una storia che segue gli eventi di quella principale e che rappresenta a tutti gli effetti un sequel dell’intreccio principale, con livelli graficamente simili, ma ridisegnati e popolati da tantissimi nemici addizionali.

In Giappone i lavoratori dormono sui treni e nella metropolitana. Tutto vero.

In tal senso, questa seconda parte – aggiunta in un secondo momento alla produzione, ma inclusa in questa edizione disponibile su PC e PS4 – non può che essere consigliata soprattutto a giocatori appassionati del genere e in vena di un’esperienza particolarmente intensa. E questo senza tenere conto della modalità in cui si affronta un boss dopo l’altro.

Per il resto ci troviamo di fronte ad un altro titolo made in Studio Pixel, e lo dico nel modo più lusinghiero possibile: il comparto grafico è “squisitamente retrò” ed è portato in vita da una pixel art minimale, ma di grande fascino; il commento melodico sembra provenire direttamente dall’inizio degli anni ’90 (in barba ai sedicenti artisti chiptune che possono solo sognarsi un grado di ispirazione simile) e la cornice tematica voluta per la produzione, con protagonisti animali antropomorfi che non potranno che riportare alla mente i cari vecchi platform di una volta, dimostrano come sia possibile proporre uno shooter davvero hardcore pur non indugiando nella violenza o nell’iperrealismo delle produzioni odierne. E senza nemmeno co-protagoniste furry dai caratteri sessuali caricaturali, pensate un po’!

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store


Tecmo Koei Cave Story 3D, Nintendo 3DS (Videogioco)


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Kero Blaster non punta a ridefinire un genere, e sarebbe ingiusto paragonarlo al ben più complesso Cave Story, titolo per cui Studio Pixel è divenuto famoso in tutto il mondo, ma se in voi rimane un po’ di amore per il retrogaming e per le sfide che impegnano sia le mani sul joypad, che gli ingranaggi nel cervello, quest’ultimo videogioco firmato dal talentuoso Daisuke Amaya non può che far per voi.

semafori indie-03

Good

  • Ottimo ritmo e level design d'autore.
  • Curva di difficoltà mitigabile a suon di potenziamenti e oggetti.
  • Tornano lo humour e l'estetica retrò di Studio Pixel
  • Lo Zangyou mode raddoppia la durata dell'esperienza...

Bad

  • ... ma potrebbe risultare troppo ostico per i neofiti.
  • Pur essendo consigliabile a tutti, rimane un prodotto per pochi eletti.
8

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.