Lentezza e frustrazione: il gioco.

Ilya Muromets

htoL#NiQ: The Firefly Diary

Sviluppatore: Nippon Ichi Software
Publisher: NIS America
Genere: Puzzle/Platform
Disponibile: Digital
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Noi di GeekGamer, ogni tanto, amiamo sperimentare qualche rischio di natura “editoriale”: affidiamo a uno dei membri del nostro staff un gioco appartenente a un genere a lui poco congeniale, quando non assolutamente estraneo. Concordando – è ovvio – con chi ritiene che la valutazione di ogni prodotto dell’industria culturale debba essere necessariamente fondato su un’adeguata conoscenza della tradizione di riferimento, allo stesso tempo siamo convinti che la critica videoludica sia sufficientemente matura per aver sviluppato strumenti ermeneutici propri e indipendenti, tali da poter essere applicati anche a prescindere dal possesso di un (vero o presunto) “pedigree” dietrologico. Pedigree che, peraltro, ormai si riesce a simulare con sconcertante facilità, grazie alla sola consultazione di Wikipedia.

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La premessa è indispensabile per spiegare per quale ragione colui che vi scrive, già sottoposto all’esperienza abbastanza straniante di Way of the Samurai 3, si trova ora a recensire un titolo come htoL#NiQ: The Firefly Diary, puzzle-platform di Nippon Ichi Software pubblicato nell’ormai lontano 2014 per PSVita – console che credo di aver tenuto in mano per un paio di volte al massimo – e recentemente convertito in una versione per PC. Vogliamo infatti verificare in che modo un frequentatore quasi assoluto di cRPG può riuscire ad avvicinarsi a un gioco così avulso dalla sua formazione e dai suoi gusti personali.

UN VIAGGIO MNEMONICO TRA LUCE E OMBRA

htoL#NiQ: The Firefly Diary non lascia molto spazio a verbose introduzioni esplicative. Una volta avviato il titolo, alcune laconiche scritte in sovraimpressione forniscono informazioni basilari in merito a quanto visibile sullo schermo, senza tuttavia dilungarsi in spiegazioni di sorta. Il giocatore viene dunque a conoscenza del nome della strana bambina protagonista, Mion: una creaturina pallida, fragile ed evanescente, dotata di due considerevoli corna cervine sulla testa, e risvegliatasi all’improvviso all’interno di un desolante magazzino in rovina. A farle compagnia, un piccolo essere luminoso e svolazzante, che corrisponde essenzialmente al cursore del mouse, e che è di fatto il “motore” di ogni possibile azione compiuta da Mion. Muovendo la lucciola attraverso lo schermo, è possibile far spostare la bambina, farle salire o scendere le scale, e farle eseguire una limitata gamma di azioni attraverso il tasto sinistro del mouse. Questo elementare sistema di gameplay presenta un aspetto alternativo: attraverso il tasto destro del mouse, infatti, lo schermo di gioco si trasforma nella propria controparte “oscura”, costituita dalle sole ombre dell’ambientazione “in chiaro”. Si tratta di una sorta di quadro parallelo nel quale Mion non può compiere azioni personalmente: una seconda lucciola di colore rosa, tuttavia, permette al giocatore di effettuare ulteriori operazioni (azionare leve, far crollare ponti e soffitti etc.), in grado di condizionare anche lo spazio “reale”.

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htoL#NiQ: The Firefly Diary si fonda interamente sulla compenetrazione tra le due dimensioni della luce e del buio, attraverso le quali il giocatore è chiamato a salvaguardare l’incolumità di Mion e a guidarla verso una destinazione la cui natura – intenzionalmente – non è mai del tutto chiara. Gli scenari tratteggiano chiaramente un universo post-apocalittico dalle tinte a cavallo tra la fantascienza, lo steampunk e l’horror: un universo popolato da voracissime creature d’ombra, ma anche da ruote dentate, pistoni, recinti elettrificati, piante ipertrofiche e misteriosi cadaveri di bambini. Gli unici possibili indizi che dovrebbero consentire al fruitore di comprendere cosa sta accadendo sono rappresentati da rari frammenti di “memorie” che Mion può recuperare nel corso della sua traversata. Raggiungendo ciascuna di queste “memorie”, si viene catapultati brevemente all’interno di piccoli quadretti isometrici, nei quali la bambina, non più (o non ancora?) cornuta, sembra vivere allegra e serena con la sua famiglia in una sorta di casa-laboratorio.

 

 

 

 

Contenuti

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A PASSO DI LUMACA NELLA NEBBIA

htoL#NiQ The Firefly Diary img009Rispettando un’ormai consolidata tendenza – dal sottoscritto non propriamente amatissima – nel genere puzzle-game (ma si potrebbero includere nella lista anche certi platform e molti walking-simulator), i dettagli specifici della trama vengono appena sussurrati per mezzo di allusioni e suggestioni di natura metaludica, mentre al giocatore si affida l’onere di ricostruire da sé l’intero impianto del racconto. L’espediente è ormai vecchiotto, e se impiegato senza effettivo criterio rischia quasi sempre di risultare vanamente artistoide e pretenzioso, quando non addirittura troppo comodo: nascondere l’essenza contenutistica di un prodotto dietro i fumi del mistero serve spesso a mascherare l’assenza di una direzione specifica. Il nostro htoL#NiQ: The Firefly Diary si comporta esattamente alla stessa maniera, rivestendosi di una vaghezza impressionistica talmente nebulosa da sollevare più di qualche perplessità, visto che buona parte delle innumerevoli domande poste dal gioco sono destinate a rimanere prive di risposta alla fine dell’esperienza. C’è chi si accontenta di questo approccio vagamente post-moderno, chi anzi lo osanna come se esso rappresentasse il raggiungimento di un agognato “stato di maturità” del medium. Buon per lui.

Il problema principale dell’incarnazione Steam di htoL#NiQ: The Firefly Diary, tuttavia, non va tanto individuato nell’inconsistente “polpa” diegetica, quanto nella totale inadeguatezza del prodotto rispetto al formato scelto per la conversione. In parole povere, si tratta di un titolo che su PC non riesce a funzionare nemmeno nelle battute iniziali, e ci si domanda anzi come sia possibile che nessuno dalle parti di Nippon Ichi Software si sia accorto di nulla. Non avendo provato la versione PSVita, non sono in grado di valutare quanto htoL#NiQ: The Firefly Diary fosse performante con i controlli touch, ma posso senz’altro affermare che affrontarlo per mezzo di un comune mouse costituisce una prova di forza morale da martire protocristiano.

Per prima cosa, su PC Mion risulta drammaticamente, inequivocabilmente lenta. Riuscire a farla spostare da una parte all’altra del monitor richiede una pazienza ai limiti dello zen, messa a dura prova dal fatto che tutto, sullo schermo, è almeno due volte più veloce di lei. Una volta perduto l’aspetto tattile dei controlli PSVita, anche solo una semplice fuga in linea retta implica furibondi strascinamenti di mouse sopra l’intero piano della scrivania, mentre la sonnolenta bambina avanza di centimetro in centimetro a forza di micro-passettini lillipuziani. Ad aggravare la già frustrante situazione, interviene l’impianto squisitamente trial-and-error del titolo, il quale, considerando la reattività rimbambita dei comandi e una risoluzione che impedisce una chiara visuale del livello nella sua interezza, si traduce inevitabilmente in un error e basta. Circondata da tutti i più letali pericoli immaginabili – che non si riescono mai a percepire finché non ci si inciampa letteralmente sopra – Mion viene trucidata ogni due per tre, divorata dalle velocissime ombre, schiacciata dalle impalcature e dai massi in caduta, affettata dalle lame rotanti. Non se la cavano meglio le lucciole, potenzialmente più agili ma viziate da un costante ritardo nella risposta al movimento del mouse: riuscire ad affrontare il delirante labirinto elettrificato posto a metà gioco senza toccarne le pareti letali costituisce un’impresa a dir poco erculea.

Al netto di una veste grafica piacevole e suggestiva, htoL#NiQ: The Firefly Diary non riesce in alcun modo a salvarsi da deficienze tecniche che funestano l’intera esperienza di gioco fin dalla fine del tutorial. La farraginosità dei comandi e la frustrante impostazione trial-and-error dei puzzle conferiscono al titolo una difficoltà artificiosa e volubile capace di mettere a durissima prova anche i nervi più allenati. Tutto, in htoL#NiQ: The Firefly Diary, risulta casuale e arbitrario: non certo un buon risultato, per un puzzle-game che voglia definirsi tale.

rosso

Good

  • Veste grafica gradevole.
  • Colonna sonora adeguata.
  • Trama interessante nelle premesse…

Bad

  • …ma eccessivamente contorta e nebbiosa.
  • Controlli assolutamente poco reattivi.
  • Giocabilità frustrantissima.
4.8

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.