Il gioco continua

Edoardo Carusillo

Higurashi When They Cry Hou – Ch.2 Watanagashi

Sviluppatore: 07th Expansion
Publisher: MangaGamer
Genere: Visual Novel
Disponibile: Digital
PEGI: 18+
Lingua: Inglese

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Rieccomi a recensire questo secondo capitolo di Higurashi When They Cry, Wataganashi, ovvero il capitolo del “cotone alla deriva”. Lo scorso episodio, Onikakushi, si era concluso con la morte di ben tre dei personaggi principali, un finale talmente tragico e criptico da non lasciare molto spazio ad ulteriori sviluppi per la trama.
Tuttavia, è proprio qui che si nota la peculiarità narrativa della saga di Higurashi: dopo la morte del protagonista, la storia ritorna al punto di partenza e tutti resuscitano, come se nulla fosse successo. Poiché la novel dà per scontata la conoscenza regressa del giocatore con i personaggi, le loro morti e i misteri intorno al villaggio, non sarà necessario sorbirsi nuovamente altre reintroduzioni ad essi.

La vicenda riparte nel mese di giugno del 1983, dopo un mese dal trasloco di Keichi Maebara nel villaggio di Hinamizawa. Come già assodato nel capitolo precedente, il gioco si suddivide in due parti, una dedicata al genere “slice of life”, l’altra incentrata sugli eventi più orrorifici della storia. Sfortunatamente, per chi ha trovato la prima parte di Onikakushi eccessivamente tediosa, mi duole informare che anche in Watanagashi essa si protrae per cinque abbondanti ore prima della svolta vera e propria; ad ogni modo, stavolta non mi farò scrupolo di consigliarvi di attivare la modalità auto-read e ingannare il tempo smanettando col cellulare durante le scene più scanzonate.

A TALE OF TWO SISTERS

Nonostante il protagonista narratore rimanga sempre Keiichi Maebara, questa volta i riflettori sono rivolti a Mion Sonozaki, intorno alla quale si scoprono le più importanti rivelazioni. Per esempio, durante una giornata qualunque per Keiichi, veniamo a conoscenza di Shion Sonozaki, la sorella gemella di Mion, impegnata a lavorare come cameriera in un bar vestita in abiti molto provocanti. All’inizio, il ragazzo pensa che il nome e i modi introversi di Shion non siano che una personalità inventata per giustificare il suo lavoretto part-time, e così ne approfitta per stuzzicarla e umiliarla. Si tratta di una delle scene di fanservice ecchi parzialmente rimossa dall’adattamento animato del 2006, ma che si avvicina per contenuti a quelle di Higurashi no Naku Koro ni Kira, perciò, se avete un ricordo spiacevole di quegli OAV pruriginosi, potete saltare questa sezione tranquillamente. Dopo un po’, il disguido si risolve nel momento in cui Keiichi incontra finalmente Mion e Shion insieme nello stesso luogo.
Passano i giorni, e arriva di nuovo il festival del Watanagashi, evento che puntualmente interrompe la spensieratezza della vita di tutti i giorni di Hinamizawa. Questa volta, però, Keiichi non è più il solo a esplorare il magazzino delle torture retrostante al tempio, bensì vi viene condotto dalla sua nuova amica Shion Sonozaki, insieme al fotografo Jirou Tomitake e la ricercatrice Miyo Takano; qui discutono della maledizione di Oyashiro, secondo cui durante ogni festival, una persona viene uccisa e un’altra viene fatta sparire, e svelano alcuni dettagli sulle macabre origini di Hinamizawa.
Il giorno dopo, il ragazzo scopre che sia Tomitake che Takano sono stati trovati morti assassinati, presumibilmente per aver profanato il magazzino delle torture, e comincia a temere per la sua vita. La tensione sale quando nel villaggio iniziano a scomparire misteriosamente sempre più persone, così Shion confessa a Keiichi le sue preoccupazioni, ma il ragazzo comincia a sfogare la sua ansia, non capendo perché lei, consapevole della maledizione, lo abbia trascinato dentro al magazzino.  Nel frattempo, anche Mion inizia a comportarsi stranamente…

A differenza del primo capitolo, dove Keiichi veniva risucchiato dalla spirale dalla paranoia, qui appare molto più lucido e addolorato dalle recenti tragedie abbattutesi nel villaggio, mentre viene sostenuto emotivamente Rena Ryugu; quest’ultima, infatti, sembra aver abbandonato il suo ruolo antagonistico di Onikakushi, finendo per interpretare una parte più di supporto per il protagonista. D’altro canto, Mion ritorna a ricoprire il suo ruolo di villain, dimostrandosi capace di compiere da sola dei crimini ancora più spietati – d’altronde, chi fa da sé,  fa per tre.Lo stile di scrittura si mantiene ai livelli di Onikakushi, tuttavia, vorrei evidenziare un aspetto dello storytelling su cui ho voluto soprassedere nella scorsa recensione, ma che adesso non posso fare a meno di ignorare. Il problema principale di Watanagashi risiede infatti in un ritmo narrativo a tratti troppo flemmatico se paragonato allo stile del capitolo precedente, e lo dico io che ho sopportato le interminabili digressioni del sequel Umineko When They Cry.
Un esempio di questa lentezza si può notare, come ho già accennato, nella prima metà della storia, soprattutto durante la presentazione di Shion Sonozaki, una scena perfettamente condensabile in meno di venti minuti, ma dilungata all’inverosimile in nome del fanservice. Io capisco che il target originale di questo gioco era un pubblico di “otaku libidinosi”, ma queste scene, prese a se stanti, sono fastidiose, inutili e imbarazzanti, e rappresentano uno stallo della trama del tutto indigeribile.
Per non parlare degli excursus storici di Miyo Takano e Mion: se la prima era quasi giustificata in virtù del suo lavoro, lo stesso non posso dire della seconda, in quanto la confessione dei suoi delitti è seguita da un infodumping tremendo. Se consideriamo poi l’abilità di Keichi e Rena di continuare a vedere Mion come un’amica, nonostante tutti i crimini atroci commessi, probabilmente andremo a spezzare quel poco di sospensione dell’incredulità rimasta per accettare la surrealtà della situazione.

Perfino la colonna sonora inizia a manifestare i suoi limiti: la soundtrack, infatti, è la stessa del capitolo precedente, e benché le nuove tracce appaiono musicalmente più pregevoli, la maggior parte di loro sembra riprodotta da un sintetizzatore retrodatato, minandone la qualità del suono. Fatto ancora più grave, è come queste tracce risultino eccessivamente stucchevoli, contrastanti o addirittura fuori luogo con le scene che accompagnano – specialmente quelle di maggior climax.
È un peccato se ricordiamo la superba direzione del suono a cui ci aveva abituato Umineko

Infine, vorrei menzionare un mio pet peeve sul nuovo design dei personaggi. Solitamente tendo a chiudere un occhio sulle licenze stilistiche con cui gli artisti giapponesi deformano l’anatomia dei propri personaggi, tra cui, la curva della spina dorsale inventata, le proporzioni bizzarre, eccetera.
Ad ogni modo, la cosa che mi disturba profondamente degli sprite è la “fisica applicata ai vestiti”:  laddove gli abiti coprono i seni, anziché cadere secondo la legge di gravità, questi si RIPIEGANO negli spacchi del petto, come per evidenziarne la forma; la cosa più tragicomica è il fatto che tale regola non viene applicata solo ai personaggi femminili, ma anche a quelli maschili, in modo da sottolineare i pettorali di Tomitake e il seno adiposo del detective Ooishi. Veramente inquietante.

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Ancora adesso, con quest’altro “finale”, è difficile capire con precisione cos’è avvenuto durante la notte del Watanagashi: alla fine del capitolo, abbiamo ottenuto tante domande e ben poche risposte.
Dopotutto, come dice la schermata iniziale, il livello di difficoltà è ancora “estremamente elevato”.
Higurashi rimane una serie horror efficace e qualitativamente valida, tuttavia, ci sono state alcune scelte narrative che mi hanno fatto dubitare della bontà complessiva dell’opera. Spero comunque che questi miei dubbi vengano smentiti nei capitoli successivi.

 

verde

Good

  • Sviluppo caratteriale interessante.
  • Si entra nel vivo del mistero.

Bad

  • Ritmo narrativo troppo lento.
  • Fanservice molto invadente.
  • Soundtrack di bassa qualità.
6.9

Edoardo Carusillo
Studente, attivista LGBTQ+ e auto-proclamato paladino della giustizia!