La ruota dentata non perdona…

Ilya Muromets

Guilty Gear Xrd -Revelator-

Sviluppatore: Arc System Works
Publisher: Arc System Works
Genere: Picchiaduro 2D
Disponibile: Digital
PEGI: 16+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Nell’ormai lontanissimo 1998, i possessori di Playstation videro apparire sugli schermi delle proprie camerette il primo Guilty Gear, capostipite di una saga di picchiaduro a incontri che conta ad oggi ben diciassette titoli, tra episodi ufficiali, riedizioni ed esclusive arcade. Non si trattava decisamente di un gioco eccezionale. Graficamente farraginoso, spesso zoppicante nelle collisioni, piuttosto rozzo nelle animazioni, e dotato di un cast di personaggi che sembravano essere stati concepiti estraendo a forza con una centrifuga i minimi comuni denominatori dei grandi attori delle epopee Capcom e SNK: c’erano il solito Pegasus vestito di rosso, la sua variante “omosessuale”, la sua variante metal, il ninja che tira le stellette, le due femmine d’ordinanza (una zinnona e una kawaii), la parodia americana ohyeah, la parodia russa cicciabomba, e il coglionazzo tutto storto con cui non gioca mai nessuno. Inutile recitare la parte dell’hipster: a quei tempi, lo degnai appena di uno sguardo. Le sale giochi avevano appena accolto a braccia aperte quel pinnacolare capolavoro di Street Fighter III, e per i senzadio incapaci di apprezzarne la perfezione c’erano sempre le ultime polluzioni in 3D, che a beneficio del massimo realismo possibile regalavano magnifiche compenetrazioni di bicipiti cubici e tette piramidali.

Mentre eravamo distratti a menarci altrove, il povero Guilty Gear, nella sua modestia creativa, si ritagliava il suo piccolo angolino, facendosi apprezzare dai pochi illuminati che avevano intuito il potenziale celato sotto quella crosta di banalità. Vale a dire, un sistema di gioco calibrato sui soli quattro tasti frontali del pad della console regina del mercato, e una certa quale indulgenza nei confronti della fluidità delle combo. Strategia pianificata o intuizioni fortunate? Chissà. Il fatto è che, al volgere della ruota e all’apparire della nuova generazione di console, all’improvviso Guilty Gear non sembrò più il cuginetto sfigato della fine degli anni ‘90. Qualcosa stava decisamente cambiando.

UN RITORNO TRIONFALE

Sin dalla seconda incarnazione (Guilty Gear X, 2000) Arc System Work dimostrò di aver ben compreso quali potessero essere i reali cavalli di battaglia della serie, e dove invece era necessario intervenire. Da allora in avanti, si è assistito a una continua crescita della qualità del prodotto, che ha incontrato i suoi momenti più significativi soprattutto con Guilty Gear XX (2002), capostipite di una serie di notevoli riedizioni. In questa sede, tuttavia, ci occupiamo nello specifico di Guilty Gear Xrd -Revelator-, seconda riedizione del nuovo capitolo Xrd dopo l’uscita di Sign, già approdato nel 2014 su PS3/PS4 e PC. Per risparmiare tempo, lo dichiariamo subito: si tratta di un lavoro ottimo, che non ha nulla da invidiare a nessuna delle saghe concorrenti, ma che anzi si rivela capace di elevarsi di una spanna abbondante al di sopra di esse.

Seppure non inedita (essendo già stata adottata due anni fa nella precedente edizione) vi è innanzitutto da segnalare la rutilante veste grafica messa a punto dagli sviluppatori, capaci di non far rimpiangere il tradizionale design in 2D a cui la saga era rimasta legata, e di modellare un universo tridimensionale di caratura eccellente. Tutto ciò che si vede sullo schermo risulta infatti assolutamente persuasivo da qualsiasi angolazione lo si prenda, sia che la telecamera ruoti attorno ai personaggi e alle ambientazioni (succede solo nelle scene di introduzione e di epilogo), sia che si fermi lateralmente per inquadrare lo scontro da posizione fissa. La solidità corporea dei personaggi, infatti, non impedisce loro di mostrarsi convincenti anche nelle fasi bidimensionali, grazie a un leggero cel-shading che disegna i contorni dalla distanza laddove più servono. L’effetto finale è migliore anni luce delle colate di catrame che deturpano i modelli di Street Fighter V, e si colloca a livelli qualitativi non lontani da quelli della migliore animazione nipponica contemporanea.

A un comparto tecnico-grafico di spessore, Revelator associa un sistema di gioco perfezionato anche rispetto al pur convincente Sign, non soltanto per merito della politura di alcune meccaniche, ma anche grazie all’introduzione di modalità volte a facilitare l’ingresso dei neofiti nel mondo di Guilty Gear. Oltre all’esauriente tutorial, infatti, è stata inaugurata la cosiddetta “Stylish Mode”, rivolta a coloro che non conoscono ancora bene tutti i segreti per sfruttare al meglio i personaggi. Semplificando le sequenze di pressione tasti, la Stylish consente ai principianti di godersi appieno la spettacolarità del titolo, riequilibrando però il tenore dei danni inflitti e subiti, così da non creare sbilanciamenti contro gli altri giocatori. Il titolo incoraggia del resto in tutti i modi l’esecuzione delle combo e delle mosse Overdrive, limitando il più possibile i danni inferti dai colpi singoli, ed enfatizzando invece la continuità e l’efficacia delle sequenze. In ogni caso, lo sforzo profuso da Arc System Works è notevole, e ha il vantaggio di garantire a chiunque l’apprezzamento del prodotto, senza creare necessariamente delle “nicchie” di esclusività. Le differenze, casomai, emergono nella modalità online, laddove i giocatori più corazzati possono dimostrare che non c’è Stylish (o tutorial) che tenga: aver acquisito esperienza nella gestione dei personaggi vale più di qualsiasi possibile facilitazione per dilettanti. Per la fortuna dei novellini, la modalità arcade offre sufficienti regioni di apprezzamento, e soprattutto esiste: dettaglio, questo, da non sottovalutare, considerate le scelte suicide di Capcom su tale fronte…

 

 

 

 

Contenuti

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CORPI STELLARI

Per non lasciare nulla al caso, Revelator decide di mettere in campo un ventaglio di protagonisti capaci di far invidia a qualsiasi titolo concorrente. Una volta assunta una specifica identità stilistica già nei primi anni 2000, quando la genericità un po’ misera del debutto era stata ripensata in favore di una coloritura futurista un po’ steampunk e un po’ surrealistica, il concept dei personaggi di Guilty Gear è andato via via evolvendosi, assorbendo e rielaborando in modo originale spunti diversi dall’industria culturale circostante. Intendiamoci: scorrendo la lista iniziale, chiunque è in grado di riconoscere gli archetipi alla base di molte delle creazioni di Arc System Work. Il merito dei character designer, però, è stato quello di saper introdurre variazioni significative e spesso inaspettate entro tali archetipi, sicché non è sempre scontato indovinare le caratteristiche tecniche dei personaggi esclusivamente in base al loro aspetto: non sempre, insomma, le ragazze saranno le più rapide e i forzuti necessariamente più lenti. Grazie all’ambientazione fantascientifica e misticheggiante, i lottatori possono sfoggiare tecniche altamente spettacolari, forti di una resa poligonale che restituisce al giocatore un’efficace sensazione di fisicità negli impatti. Anche di fronte alle mosse più inverosimili avrete comunque l’impressione di stare maneggiando degli enti vivi, plastici, dotati di peso e consistenza. In Revelator, il senso del tatto è esaltato in ogni aspetto, non solo nel corso dei combattimenti, ma anche durante le brevi scene di intermezzo, che contribuiscono a creare un senso narrativo (pur blando) all’interno del titolo: i personaggi sfoggiano fieramente una turgida antologia di pettorali, seni, cosce, polpacci, rispettando quella sana attitudine alla corporeità che pertiene alla migliore tradizione “pop” giapponese, e che viene sovente scambiata per volgare fanservice da parte delle fronde censorie bigotte e fintamente progressiste di tradizione statunitense.
Ingrediente fondamentale di Revelator resta l’accompagnamento musicale, da sempre punto di forza della saga. I combattimenti, le schermate dei menu e gli episodi della Story Mode sono sottolineati da brani di eccellente qualità, che spaziano senza soluzione di continuità dal jazz all’heavy metal, e che non sfigurerebbero affatto all’interno di un disco indipendente.

Guilty Gear -Revelator- prende le mosse dalle pur ottime premesse di Sign, e riesce a fare meglio. Il cast dei personaggi si amplia, vengono aggiunte nuove modalità adatte sia ai principianti che agli esperti, l’intero prodotto viene ripulito e sistemato ad uso e consumo di una fascia potenzialmente più ampia di giocatori. Il carisma dei lottatori è tale da far impallidire le sempre più opache riproposizioni dei titoli Capcom e SNK, e la qualità estetica generale del titolo lo colloca ai vertici della categoria. Seriamente, se vi procurate questo gioco, non avrete più alcuna ragione di mettere mano a Street Fighter V et similia. Tutto quello che serve al genere dei picchiaduro a incontri è qui.

verde

Good

  • Tecnicamente pregevole.
  • Adatto per ogni livello di esperienza.
  • Eccellente cast di personaggi .
  • Colonna sonora sbalorditiva.

Bad

  • Qualche problemuccio iniziale con l’antialias, in fase di risoluzione.
  • Al momento è presente un bug che limita l'utilizzo di due joypad nel multiplayer locale.
8.5

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.