Il 2015 è il nuovo 2013

Redazione GeekGamer

Con un ritardo di circa un anno e mezzo rispetto alla prima pubblicazione su PlayStation 3 e Xbox 360, la titanica serie sandbox open world di Rockstar Games fa finalmente il suo ritorno sugli avantguardistici lidi della tanto celebrata “PC master race”, portando con sé una trafila di novità che faranno la gioia di appassionati e non.

Tagliamo subito la testa al toro e andiamo al punto della questione: dopo essere stato proposto sulla passata generazione di console e su quella attuale, cosa potrebbe offrire di nuovo questa ultima – e definitiva? – variante del quinto episodio della serie Grand Theft Auto? Vale davvero il fatidico esborso di sessanta cucuzze? Si allontana poi tanto dalla variante “current gen” pubblicata su PlayStation 4 e Xbox One?

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TRE PROTAGONISTI SONO MEGLIO DI UNO

GTA-5-1024x576Quando abbiamo sentito parlare per la prima volta di un GTA con tre personaggi principali non vi nascondiamo che una certa preoccupazione c’è stata abituati come eravamo a considerare questo gioco territorio di un solo spietato protagonista. Non riuscivamo a capire questo cambio di politica da parte del team di sviluppo della RockStar che mai aveva usato fino a ora più personaggi principali per un suo titolo. La paura più grande era quella di trovarsi di fronte all’errore di caratterizzare un personaggio più di un altro, oppure ancora peggio quello di non creare un perfetto equilibrio tra loro rendndoli alla fine tutti e tre insignificanti e privi di appeal. Ma questi nostri timori sono stati spazzati via in un attimo sin dai primi video anteprime del gioco, quando ci siamo trovati di fronte a Michael, Frankiln e Trevor, tre protagonisti con le loro caratteristiche precipue, perfettamente allineati al gioco, violenti e folli oltre misura e capaci di regalarci un’esperienza video ludica unica e irripetibile.

Il primo personaggio che incontriamo è Michael De Santa ex delinquente oggi sotto la protezione dell’FBI, padre di famiglia, benestante, che si è ritirato da molti anni dal mondo del crimine per cercare di condurre una vita all’apparenza tranquilla ma che non funziona come dovrebbe. Una moglie sempre ostile e due figli con cui non riesce ad avere un dialogo costruttivo, soprattutto con Jimmy, un ragazzo molto complicato e chiuso che passa le giornate in camera sua tra droga e videogiochi violenti come Righteous Slaughter 7 estraniandosi dal mondo tanto quasi a voler punire il padre per un passato non proprio pulito tanto che sia Michael che sua moglie non riescono a trovare un minimo punto di contatto con lui. Di certo la situazione non è migliore con la figlia Tracey, assetata di soldi e gloria facile, disposta a tutto pur di avere successo. Fotografia impietosa della società occidentale di oggi, tutta immersa nella voglia sfrenata di arrivare, disposta a scendere a qualsiasi compromesso pur di vedere la propria stella brillare anche solo per qualche ora. Come al solito la Rock Star riesce a dipingere in maniera impietosa la realtà che ci circonda immergendo i suoi giochi in una quotidianità che facilmente potremo riconoscere come nostra e come quella che affrontiamo ogni giorno, una quotidianità fatta soprattutto di miserie umane, quella che questo gioco ci sbatte davanti agli occhi senza tanti giri di parole.

Michael è un uomo frustrato, un ex rapinatore di banche che trova nel fondo della bottiglia il suo unico conforto, al quale la vita passata bussa di nuovo alla porta e questa volta lui decide di farla entrare quando nella sua vita irrompe Trevor Philips, il secondo dei tra personaggi giocabili. Trevor è un folle scatenato, uno schizoide autolesionista completamente pazzo a cui droga e alcol hanno fritto il cervello, abituato a vedersela con gang violente e a vivere tra povertà e spacciatori nella zona divorata dal deserto della California. Sarà proprio il suo legame con Michael a scatenare gli eventi narrati in GTA5. A completare questo duo criminale arriverà Franklin, forse il meno carismatico dei tre, ragazzo di colore cresciuto ad un paio di isolati da Groove Street, con un passato da spacciatore del ghetto e nessuna famiglia dietro le spalle.

GTA-5-3Tre personaggi diversi l’uno dagli altri ma perfetti se messi insieme proprio perché la loro diversità serve a colmare le loro stesse lacune, e mano a mano che la storia progredirà ci accorgeremo di come la RockStar abbia fatto davvero un buon lavoro di caratterizzazione precisa e puntuale. Più andremo avanti più cose scopriremo su Michael, Trevor e Franklin, conosceremo il loro ambiente, i loro desideri ciò che pensano e come agiscono, scopriremo che Frankiln magari non è così cattivo e che la voglia di riscatto da una vita tutta vissuta ben oltre la legalità adesso gli sta un po’ stretta. Vedremo Michael fare la spola tra la sua lussuosa villa e lo studio del suo psicanalista, dove si reca un giorno si e uno no per poter raccontare a qualcuno le miserie della sua vita insoddisfatta. E scopriremo le loro capacità, ognuna diversa, ognuna utile alla causa soprattutto quando i tre si troveremmo costretti a unire le loro forze per uscire da una situazione alquanto complicata da cui però magari potranno ricavare un piccolo gruzzolo da spartirsi.

Una caratterizzazione anche psicologica dei personaggi che li rende oltre modo credibili ai nostri occhi (basta pensare allo slang tipico delle gang di colore utilizzato da Franklin) e che non risulta mai caricaturale o tale da rendere i tre protagonisti delle macchiette da avanspettacolo, che ci aiuterà a immedesimarci nella storia e a camminare spediti per le strade di Los Santos assaporando questo gioco fino in fondo.

GTA 5 racconta una storia adulta, poco adatta a coloro che sono al di sotto della soglia consigliata dei 18 anni. Una sceneggiatura degna di Hollywood, sempre tesa e brillante e mai ripetitiva, capace di passare da un protagonista all’altro senza difficoltà, che riesce a gestire tre differenti caratteri ottimi se presi singolarmente ma ancora più interessanti quando si trovano ad operare tutti insieme, il tutto accompagnato da dialoghi veritieri, tipici di un mondo dove la parlata è un marchio di fabbrica soprattutto tra le gang ci regaleranno un gioco violento e mai sdolcinato, capace di alternare all’interno della storia momenti di assoluta serietà ad altri dove l’ironia la fa da padrona. Nulla è lasciato al caso, neppure la caratterizzazione fisica e psicologica di altri personaggi, alcuni semplici comparse altri piccoli comprimari, sempre perfettamente funzionali alla storia e capaci di ricalcare gli usi e i costumi (non sempre puliti) della società attuale, come i poliziotti corrotti, vera e propria piaga di città come Los Angeles-Los Santos,e i drogati pronti a tutto pur di avere una dosa, passando per gli stalker professionisti che frugano nell’immondizia sotto le ville dei loro artisti preferiti e perseguitati, alle starlette della TV in cerca di gloria passando anche attraverso qualche letto di un impresario compiacente, alle prostitute vecchie e nuove, donne di strada o eleganti entreneuse, moglie, figli, amici, parenti, tutti pronti a costruire l’universo perfetto di Grand Theft Auto attraverso i loro modi di vivere e porsi in questa società che ricorda tanto quella che noi viviamo tutti i giorni.

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Assisteremo a sparatorie, rapine, scene di sesso e di tortura mentre i tre protagonisti, insieme o divisi porteranno a termine compiti diversi a cui non possiamo non aggiungere il mitico Chop, il fidato cane di Frankiln, vera star di questo gioco, che potremo utilizzare in alcune missioni addestrandolo tramite l’applicazione per smartphon e Tablet chiamata iFruit. Le missioni principali saranno in tutto 69, mentre 42 saranno legate a passatempi vari dei protagonisti, 57 a eventi casuali per avere tre finali differenti in circa 40 ore di gioco idonee a finire la sola campagna single player andando dritti nella storia principale senza deviazioni di sorta. Ma se vorrete finirlo al 100% le ore di gioco saliranno notevolmente sforando le oltre 100 ore. Ma in fin dei conti non è questo il bello di GTA, ossia una longevità fuori dal comune?

LOS SANTOS CORRE SULLA SCIA DI LOS ANGELES

Ammirare da lontano la città all’alba, mentre le luci elettriche lasciano lo spazio ai raggi del caldo sole di Los Santos è un’esperienza davvero magica.

È fuori discussione che gran parte del successo di questo titolo sia dovuto anche alla splendida scenografia in cui sono immersi i nostri tre protagonisti. La città di Los Santos è un cuore vivo che pulsa, ci accompagna, ride con noi, ironizza della società attuale, attraversa le nostre disgrazie e ci osserva con occhio attento e vigile pronta a criticarci o a difenderci, a venderci al miglior offerente. Los Santos gioca a poker ed è una città a cui piace l’azzardo.

Già durante le prime poche ore di gioco ci rendiamo conto di come Los Santos altro non sai che una Los Angeles vista attraverso gli occhi del team di sviluppo della RockStar. Ritroviamo scorci di alcuni quartieri tipici della città degli angeli, come Hollywood, Venice Beach e Santa Monica riprodotti sin nei minimi dettagli. Le atmosfere tipiche di una terra di confine, tra Stati Uniti e Messico, il sole abbagliante, le strade che brulicano di automobili, i clacson impazziti, le camice hawaiane, tutto quello che conosciamo di LA è stato trasposto qui in Los Santos. Tutto è stato curato in maniera maniacale. Per capirlo basta osservare la abitazioni dei tre protagonisti, dove nulla è lasciato al caso, neppure quando ci sediamo su un divano a guardare la televisione cambiando programma col telecomando. Oppure possiamo farci un innocuo giro in macchina per le strade della città, osservare le vetrine dei negozi, il cambio di paesaggio quando passiamo dal centro alla zona del deserto, attraversando i quartieri malfamati e il degrado suburbano, ogni più piccolo dettaglio è stato curato, ogni angolo ricostruito alla perfezione, niente è stato trascurato tanto che potremo ritrovarci a passare delle ore in giro per la città solo per ammirare il paesaggio e tutto ciò che ci circonda, letteralmente dal’alba al tramonto, quando il sole scende dolcemente dietro i palazzi, la luce cambia, le ombre si allungano e l’universo figlio del buio si risveglia regalandoci una città nuova e inaspettata che vive di notte e dorme di giorno.

Ecco perché Los Santos si può considerare a ragione il quarto protagonista di questa storia, che vive attraverso gli occhi dei suoi abitanti, che dorme e si risveglia, che prende in giro gli stereotipi di una società sull’orlo del baratro, che osserva ma non giudica e che alla fine ci abbandona come una puttana pagata per poche ore. Los Santos gioca con noi e per noi, potremo pescare l’asso o il jolly e lei sarà lì a osservare le nostre fortune e il vento che cambia mentre la musica proveniente dalla auto o dalla nostra barca a vela fa da colonna sonora ad un attimo di smarrimento pronto a trasformare il paradiso in inferno con la semplice pressione su un grilletto. E allora gli angeli caduti ci spalancano di nuovo le porte della dannazione e mentre noi ci risvegliamo dal torpore e dallo smarrimento il gioco ricomincia accompagnato da una nuova e crescente violenza.

gta v mappaLos Santos è un vero e proprio spaccato della California e di Los Angeles, una sorta di parco giochi dove potremo seguire corsi di paracadutismo e golf, giocare a freccette, andare a scuola di volo o frequentare il poligono di tiro. Tra una rapina in banca e un’altra potremo passare qualche ora di svago negli strip club e al cinema, oppure aggiornare il nostro taglio di capelli, compare vestiti alla moda,, giocare a tennis farci qualche bel tatuaggio nuovo di zecca. Percorreremo le lunghissime strade californiane immersi nelle atmosfere tipiche della West Coast, passando dal sole del deserto alle acque delle spiagge affollate. E bellissimo è il passaggio dai quartieri di lusso, tutti ordinati e puliti alla periferia estrema dove regnano caos e disordine e dove la delinquenza la fa da padrona. Grattaceli che lasciano il posto a vegetazione selvaggia, fiumi, mare, strade piene di vita, persone, animali, cagnolini al guinzaglio, gatti randagi, condizioni metereologi che cambiano rendono Los Santos un mondo vivo e pulsante tanto che non possiamo trattenerci dall’affermare che RockStar non abbia svolto  davvero un grandissimo lavoro di ottimizzazione, soprattutto se si considera che questo gioco fu pubblicato sua PS3 e Xbox 360.

Los Santos è una città multiculturale e multirazziale, una metropoli estesa oltre misura dove i personaggi vivono di vita propria, vanno a lavoro in giacca e cravatta, si allenano nei centri sportivi, passeggiano tranquilli sulle spiagge assolate, tutto ricostruito in maniera perfetta e credibile grazie ad uno straordinario lavoro di ricerca fatto proprio dal team di sviluppo del gioco compreso l’utilizzo da parte dei protagonisti di Life Invader (il nome è tutto un programma) una sorta di FaceBook targato GTA che ci rimanda una volta di più la misura della nostra società tutta imperniata su social network e tablet, dove la comunicazione è ormai inesistente e il quarto d’ora di gloria non si nega a nessuno.

La sceneggiatura offre svariati punti di riflessione e un susseguirsi continuo di aspre critiche ai vizi e alle deformazioni della società contemporanea.

LOS SANTOS UN ANNO E MEZZO DOPO

È difficile non aver incontrato in precedenza il nome della fantomatica serie Rockstar, vuoi per il suo peso di vero e proprio standard setter tecnologico del genere di riferimento, vuoi per le sue tematiche “scomode” e la sua narrativa tesa fra satira e momenti hardboiled. Molti ricorderanno il marchio e le sue iterazioni tridimensionali al centro di innumerevoli polemiche legate alla violenza e ai presunti messaggi contenuti all’interno delle trame raccontate, spesso bollate dalla stampa generalista come “diseducative”, quando non addirittura di “incitamento all’odio” o alla “misoginia”. Quel che è certo è che Rockstar è riuscita a svettare a testa alta nel mondo del declino delle vendite videoludiche anche grazie alla pubblicità gratuita e ai riflettori che i massmedia hanno sempre riservato al suo controverso titolo nonostante, questo, fosse da sempre esplicitamente destinato solo ed unicamente ad pubblico adulto. La scarsa attenzione di genitori poco inclini all’educazione dei propri pargoli, ma evidentemente interessati a lanciarsi in class action nella vana speranza di affossare una società che fungesse da capro espiatorio per spiegare la violenza in età giovanile, fece però modo che fin dall’era PlayStation 2 Grand Theft Auto fosse uno dei titoli più giocati in assoluto da grandi… e, paradossalmente, piccini.

Oggi come allora, non importava se davanti al televisore ci fosse un 32 enne di ritorno dal turno lavorativo notturno o una brufolosa 13 enne appassionata di videoludo, l’unica priorità era quella di divertirsi sfrecciando a velocità sconsiderata fra le grige strade di Liberty City o i neon e le atmosfere acide di Vice City in compagnia dei carismatici protagonisti e degli altrettanto sboccati comprimari.

Il concetto di divertimento d’altronde sfugge alla logica e al bisogno di astrazione del giocatore. C’è chi apprezza Grand Theft Auto V per la mole incredibile di contenuti racchiusi nel suo gargantuesco codice, mentre c’è chi preferisce dedicarsi alle follie, le corse e le sparatorie rese il più verosimili possibile da un motore che gestisce le animazioni dei personaggi, l’euphoria, in grado di creare movenze “on the fly” che poco hanno a che vedere con le tremende rag doll che accompagnano il movimento per nulla armonioso dei corpi esanimi visti, ad esempio, nel recente Bloodborne e in tanti altre produzioni blasonatissime. Quando i tre protagonisti del gioco e le loro storie verranno dimenticate, di Grand Theft Auto V continueremo a sentire parlare nella storia per essere stata una delle produzioni più tecnicamente ineccepibili approdate su PlayStation 3 e Xbox 360, due console con quasi una decade sul groppone all’epoca della pubblicazione del titolo. Eppure, solamente due anni fa, davano in pasto ai nostri famelici joypad una Los Santos viva, vibrante, con tanto di integrazione con i social network, modalità online, una quotazione finanziaria o “borsa fittizia” persistente e tantissimi corti animati, trasmissioni radiofoniche e migliaia di linee di testo registrate per adornare gli interni dei palazzi, gli incontaminati prati della campagna di San Andreas e le spericolate avventure a bordo dei tanti mezzi controllabili.

IL FULL HD CHE (NON) TI ASPETTAVI!

Un lavoro di ottimizzazione e di dedizione, quello svolto da Rockstar Games al tempo della pubblicazione su console last gen, che accompagna allo stesso modo lo sbarco di Trevor, Mike e co. anche sul mondo del gaming PC, allontanando lo spettro di quell’indicibile porting che riservarono, invece, a Grand Theft Auto IV, tutt’ora considerato una delle peggiori conversioni da console mai eseguite da una software house occidentale.

Grand Theft Auto V è senza alcun dubbio una delle produzioni provenienti da console da gioco meglio decifrate su hardware PC. Riuscire a toccare gli agognati 60 FPS, accompagnati da una rigorosa risoluzione a 1080p, non è appannaggio delle sole configurazioni di alta fascia, pur dovendo venire a compromessi con alcuni effetti secondari, come la qualità del dettaglio della vegetazione o delle texture. Riuscire a toccare i vertici qualitativi già conosciuti su PlayStation 4 e Xbox One (le quali, ricordiamo, raggiungono “solamente” un counter FPS ballerino che si assesta sui 30 FPS) è quindi un’operazione tutto sommato alla portata di chiunque abbia potuto investire in una configurazione hardware da gaming negli ultimi 5 anni.

Abbiamo potuto testare il titolo su una macchina accompagnata da una NVIDIA GTX 670 e un processore I5 3570K da 3.40 GHz, certamente non una macchina al passo con i tempi, eppure il tempo passato ad armeggiare nella schermata delle configurazioni grafiche non è stato più di quanto ci saremmo aspettati. E ve lo preannunciamo, la scalabilità da questo punto di vista è totale, con tantissime opzioni fra cui scegliere. FXAA, MSAA, VSync, Post FX, qualità delle ombre, degli shader, dei riflessi, dell’acqua, degli effetti particellari, della vegetazione… un tripudio di sliders con cui divertirsi per testare la resistenza tecnica della propria macchina da gioco.

Si conferma, quindi, come uno dei titoli più “scalabili” in assoluto in ambito gaming PC e sebbene il nostro consiglio sia quello di goderselo alla più alta qualità grafica possibile, l’inedita possibilità di sfrecciare sul rovente asfalto di Los Santos sospinti dalla sinuosità dei 60FPS è sicuramente la più gradita delle “innovazioni” portate da questa edizione postuma del mastodontico titolo Rockstar Games. Il titolo è ovviamente preferibile pad alla mano per la sua provenienza da console, ma ciò non toglie che i giocatori più accaniti possono intestardirsi e provare a cavare un ragno dal buco anche con tastiera e mouse, specie grazie al ritorno della modalità di gioco in prima persona proveniente direttamente dalla versione per console current gen del titolo. Fra le novità gradite – ma per lo più accessorie – troviamo inoltre una colonna sonora sorprendentemente ampliata con oltre 150 brani musicali, la possibilità di gestire una stazione radio propria con tracce mp3 lette on-air e intervallate da stacchi pubblicitari e talk show fittizi e un editor video integrato dalle capacità davvero sorprendenti. Tutte le novità apportate a GTA Online dal 2013 ad oggi sono già incluse nel pacchetto iniziali di gioco che, nella sua edizione digitale, tocca la vertiginosa e non indifferente dimensione di oltre 60GB. Giocatori digital only e steam enthusiasts, siete avvisati.

Grand Theft Auto V coverGrand Theft Auto V

Sviluppatore: Rockstar Games
Publisher: Rockstar Games
Genere: Third Person Shooter/Sandbox
Disponibile: Retail + Digital
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PC

Rockstar Games si fa perdonare il terribile episodio rappresentato da GTA IV e consegna all’utenza PC la versione definitiva del suo sandbox ad ambientazione metropolitana. Ma questa riedizione vale davvero il riacquisto da parte di chi, l’avventura nella malavita di Los Santos, l’ha già vissuta sui propri polpastrelli? La risposta è solamente da commisurare all’entusiasmo con cui si è accolta all’epoca la produzione videoludica. Certamente chi non ha potuto saggiare la potenza del titolo nella sua versione PlayStation 4 è fortemente invitato a farsi un giro in quel di Los Santos, magari a 4K e su una configurazione PC in grado di reggere il peso dell’orgia grafica imbastita dai ragazzacci di Rockstar Games.
Per tutti i neofiti, invece, il consiglio è solo uno: giocatelo. Saggiate almeno una volta nella vostra vita di giocatori e fate la conoscenza dello standard setter nel campo dei sandbox. Con buona pace di Ubisoft e del suo deludente Watch Dogs.

verde

Good

  • Ottimizzazione tecnica notevole e supporto alle risoluzioni 4K
  • La città più viva e credibile di sempre in arrivo anche su PC
  • GTA Online funziona una meraviglia
  • L'editor video integrato è una gradita sorpresa
  • E ora, finalmente, arriveranno le mod!

Bad

  • Edizione digitale da 60GB di download: un vero incubo per chi non possiede fibra ottica!
  • Per giocare è necessario essere sempre connessi in rete
  • I.A. nemici migliorabile
9.5