La dura vita del mercenario

Grand Kingdom

Sviluppatore: Spike Chunsoft
Publisher: NIS America
Genere: RPG Tattico
Disponibile: Digital+Retail
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

grand-kingdom-artwork-11A nessuno piacciono i mercenari.
Naturalmente si parla di quelli veri, che ai tempi della canzone cavalleresca e delle epiche imprese di grandi uomini al servizio di uno stendardo nobiliare decidevano di offrire la loro incrollabile fedeltà solo al vil denaro, pronti a voltare le spalle al committente originale non appena veniva loro offerta una somma più allettante dal signorotto rivale.

Per dirla tutta, nelle grandi storie di cappa e spada i mercenari ricoprivano il ruolo di antagonisti, primi a perire sotto la lama baluginante dell’eroe che, a differenza loro, rischiava la vita per i propri ideali e per difendere la sua patria. Proprio per questo è raro che nel mondo del videogioco i mercenari vengano rappresentati in modo realistico poiché, pur offrendo un efficace mezzo narrativo per catapultare il giocatore nel mondo delle battaglie medievali, l’elemento “morale” della trama prevale sulla rappresentazione fedele di una compagnia di “spade in affitto”.

In Grand Kingdom, gioco strategico sviluppato da una “costola” scissionista di Vanillaware chiamata Monochrome Corporation, non c’è alcun pericolo che il gameplay e le meccaniche collegate debbano cedere il passo alle esigenze di trama, dato che questa – oltre a essere blanda e poco ispirata – viene relegata a un ruolo assolutamente marginale non appena terminato il tutorial, ripresentandosi solo occasionalmente, in modo quasi timido, per ricordare al giocatore che “oltre al grinding c’è di più”.

A NESSUNO PIACCIONO I MERCENARI

Le premesse narrative del gioco sono le solite, un’insalata mista di cliché talmente abusati da diventare veri e propri elementi archetipici del genere: la caduta di un potente impero (Uldein) ha fatto sorgere quattro differenti nazioni, tutte decise a non accontentarsi dei territori e dei beni ottenuti dalla spartizione e altrettanto propense a versare ettolitri di sangue per perseguire le proprie mire espansionistiche.
A differenza di tanti, troppi, giochi del genere, Grand Kingdom non ci mette nei panni del legittimo erede al trono deciso a fermare la guerra e unificare il regno ma piuttosto in quelli, decisamente meno poetici, di un giovane comandate mercenario che sembra avere le idee chiare su quanto un conflitto su così vasta scala possa contribuire a rendere gonfie moneta sonante le tasche di un intraprendente soldato di ventura.

L’avventura del venale protagonista inizia proprio nel momento in cui decide di unirsi alla Gilda, la più grande compagnia mercenaria del continente, nella speranza di rendere il suo esercito personale il più rinomato e potente del regno. A supportare il muto eroe e tentare di dare più ritmo e personalità alle sezioni narrate sono i due ufficiali della Gilda, Flint e Lillia, personaggi il cui ruolo si limita esclusivamente a quello di “spalla” e – come per il protagonista – non prenderanno mai parte alle vere e proprie battaglie.

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Il compito di “carne da cannone” delle compagnie (fino a sei squadre da quattro componenti ciascuna) che il giocatore è tenuto a formare e dirigere in battaglia è affidato a unità “anonime” che non hanno alcun ruolo nello sviluppo della trama e vengono create, al momento del reclutamento tramite una comoda e decisamente fornita modalità di creazione personaggio.
La profondità del sistema di reclutamento, però, non si limita semplicemente a farci decidere colore di pelle e capelli del personaggio, ma offre anche una selezione di classi disponibili ampia e variegata, introducendo classi originali che dispongono di meccaniche molto particolari. Accanto agli onnipresenti Fighter, Paladin e simili, trovano posto classi come l’Arcanist, abile nel creare “zone” di buff e debuff magico, il pistolero Gunner e il Challenger, unità dedita al piazzamento di barili esplosivi in grado di trasformare il campo di battaglia in una polveriera pronta a saltare.

Questa grande varietà di stili di gioco ed elementi strategici da sfruttare a dovere è solo una piccola parte del indiscutibile punto di forza di Grand Kingdom: il gameplay. Una volta creata la propria squadra di mercenari non resta che accettare una delle missioni disponibili e scendere finalmente in campo per affrontare lo scontro diretto.
La prima fase di ogni missione è quella esplorativa, che  avviene tramite una mappa simile in tutto e per tutto a quelle di molti giochi di ruolo da tavolo e vede il giocatore impegnato a muovere la propria pedina in un sistema di corridoi e incroci, ricco di scorciatoie, forzieri nascosti ed eventi ma anche di segnalini nemici, trappole o scontri “boss” che attivano scontri molto più ostici del solito. Una volta incrociato uno dei segnalini avversari, o dopo essere incappati in uno degli “eventi scontro” necessari per far proseguire la trama, avrà il via la seconda, più brillante, fase: lo scontro.

 

 

 

 

Contenuti

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BOTTE DA ORBI FRA AFFASCINANTI CAVALIERI

Durante i combattimenti le unità delle due squadre si dispongono in tre linee orizzontali, tramite una barra dedicata ai punti movimento ogni personaggio può – durante il proprio turno – spostarsi in avanti e indietro sulla propria linea o, con un maggior dispendio di punti, “scavalcare” verso una delle bande laterali.
Una volta posizionata l’unità ha inizio la fase d’attacco vero e proprio: le skill di ogni personaggio sono mappate a uno dei tasti frontali del controller e, tramite un sistema piuttosto simile a quanto visto in Valkyrie Profile (e nella demo del progetto indie intitolato Indivisible), si ha la possibilità di incatenare diverse abilità marziali tramite la loro esecuzione con il giusto tempismo, il tutto tenendo d’occhio la barra dei punti attacco che limiterà le mosse a disposizione di ogni unità.

A rendere ancora più avvincente e imprevedibile ogni scontro è la presenza sul campo di battaglia di numerosi elementi ambientali, come scudi di legno, casse dietro cui ripararsi e addirittura torrette su cui posizionare gli arcieri per ottenere un notevole vantaggio tattico. Uno dei punti deboli di questo sistema, forse l’unico, è la mancanza di “visione d’insieme” del campo di battaglia, la cui inquadratura standard molto stretta tende a rendere piuttosto comuni gli episodi di “fuoco amico”: durante l’utilizzo di certe skill degli arcieri o dei maghi basta un momento di distrazione per ficcare una freccia tra le scapole del nostro guerriero di prima linea piuttosto che sul nemico, un’evenienza decisamente spiacevole.

La modalità di battaglia di Grand Kingdom è talmente ingegnosa e divertente da spingere anche il più critico dei giocatori a chiudere un occhio sulle numerose mancanze e continuare a grindare per ore e ore unicamente per il gusto di apprendere nuove abilità e perfezionare la sinergia tra i membri della squadra. Ad arricchire l’offerta del gioco, espandendone la longevità in modo virtualmente illimitato, viene anche la modalità Guerra, un’opzione multigiocatore online asincrona che vede i giocatori impegnati a creare squadre e schierarsi con uno dei regni in rete, decidendo di volta in volta la “linea di condotta” che la compagnia rispetterà durante gli scontri con gli avversari o direttamente affrontando una delle squadre create da un altro giocatore, ma controllate dalla CPU.

Grand Kingdom è un gioco al contrario, che diverte dove ci si aspetterebbe il tedio, come nelle lunghe sessioni di grinding e nelle numerose battaglie contro nemici sempre uguali, ma tedia dove dovrebbe interessare, nella trama debole e poco incisiva, nella caratterizzazione quasi assente del cast e nello stile artistico, piuttosto generico.
Se non siete in cerca di una trama avvincente o di personaggi carismatici, Grand Kingdom è il gioco che fa per voi, con la sua spropositata mole di missioni e classi da potenziare tramite infinite sequele di combattimenti, se siete in cerca di una storia che stimoli la vostra curiosità, invece, cercate altrove.

 

verde

Good

  • Battle System divertentissimo.
  • Una mole infinita di cose da fare.
  • Classi giocabili originali.

Bad

  • Comparto narrativo sottotono.
  • Lento a decollare.
  • Character design poco ispirato.
7.5

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l’anno.
La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis.
Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.