Il Dio della Guerra non è compiaciuto.

Majkol

PsVita è ormai divenuta la tomba del gioco portatile. Nonostante Sony abbia furbamente promosso l’arrivo di centinaia di titoli sviluppati da team indipendenti per la sua sfortunata console, il problema alla base del suo insuccesso rimane uno solo e, paradossalmente, è lo stesso che decretò il semi-fallimento del progetto PSP: mancanza di un parco titoli esclusivo.

A distanza di ormai due anni dal lancio, Sony non è riuscita a ritagliare attorno al proprio notevolissimo hardware portatile una dimensione ludica tale da renderne l’acquisto effettivamente attraente agli occhi di persone che non siano malati di gadgettistica o geek dell’ultima ora. Fatto sta che, dopo la recente riproposizione di Jak & Daxter Trilogy, The Sly Trilogy e l’approdo a lunga distanza di una versione portatile del celebre Borderlands 2, ecco arrivare un altro titolo che va ad aggiungersi alla già lunga fila di porting e de-make,  portando sullo splendido OLED di Vita God of War Collection, edizione portatile della rimasterizzazione HD dei due primi capitoli della serie usciti su PS2, ma riproposti solo quattro anni fa su PS3 nella God of War Hd Collection. Ma ne varrà davvero la pena?

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Kratos, fantasma di Sparta

image-01c0b3bc-1c71-430c-8773-537e11800a3cIl passaggio di testimone fra le software house che hanno curato questi porting è giunto quindi al terzo atto: sviluppato su PS2 da Studios Santa Monica, portato su PS3 da Bluepoint Games (lo stesso team dietro all’edizione HD de titoli racchiusi nella Metal Gear Solid HD Collection), questa volta l’onere di ridare smalto alle avventure dell’iracondo guerriero spartano è stato affidato a Sanzaru Games, studio sul quale sono stati recentemente puntati i riflettori per aver creato l’ultimo episodio della serie Sly Cooper, Sly Cooper: Thieves in Time.

La storia proposta dai primi due episodi della quadrilogia di God of War segue le vicende di Kratos, guerriero alla mercé di divinità crudeli che, per uno scherzo del destino, si riveleranno ben presto più mortali di quanto non credano. Il primo episodio ha la funzione di mero pre-ambolo a quella che si traduce nel seguito in una vera e proprio tragedia greca, dove il dolore e la violenza si mescolano nei ricordi di un protagonista tormentato, ma che risulta, purtroppo, decisamente bidimensionale nella sua caratterizzazione. Fortunatamente God of War non ha bisogno di una componente narrativa particolarmente studiata per funzionare perfettamente nelle sua logica di hack’n’slash, svelando quindi un intreccio volutamente pretestuoso e lineare per fare da sfondo alla mattanza e all’iperviolenza di cui il franchise si fregia senza alcuna remore. Il mondo in cui Kratos muove le proprie lame adirate è rappresento in un meltin’ pot di folklore, storia e credenze antiche riproposte in una ambiziosa rappresentazione a carattere quasi super-eroistico e dal sapore fumettoso – via via che gli episodi del franchise si alternano nel tray delle console PlayStation – , sublimando in quella che è la sequenza iniziale di God of War 3, dove la carrellata di divinità a fianco del temibile Zeus sembra essere uscita direttamente da un cinecomic Marvel.

God of War Collection inserisce nella lista trofei dei giocatori ben due titoli distinti: il primo e il secondo God of War, entrambi aventi un trofeo di platino per un totale di ben due ambite coppe. Il primo GoW presenta un totale di 36 trofei dove, oltre il già citato platino, troviamo cinque trofei dorati, dieci argentati e venti di bronzo. Gow 2, invece, presenta 18 trofei bronzei, 11 argentati, 5 dorati e la coppa platinata, epr un totale di 35 obiettivi raccimolabili. Francamente non capiamo come mai Sony abbia deciso di non permettere la funzione cross-trophies fra versione PsVita e versione homeconsole.
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Il gameplay è funzionale e veloce. Le fasi hack’n’slash sono caratterizzate dalla necessità di concentrarsi su diverse meccaniche, come la concatenazione di colpi, le schivate, le parate e l’uso di poteri sovrannaturali che verranno sbloccati nel prosieguo dell’avventura. I ciclopici – ma lineari – livelli che fanno da sfondo all’avventura di Kratos sono ben realizzati, dinamici e strutturati seguendo un level design che mira a sottolineare, sì, la drammaticità degli scontri su larga scala, ma che permette anche di affrontare enigmi ambientali e fasi di gioco leggermente più votate alla riflessione, per quanto il videogioco racchiuda la sua ragione di essere principalmente nelle dinamiche che definiscono le battaglie. Il sistema di crescita del personaggio è legato al potenziamento di armi e poteri, definiti da un livello che è possibile incrementare andando a barattare i numerosi globi rossi rintracciabili nei vari livelli che compongono l’avventura. Lo spettacolo traculento di sangue, tragedie e tante tante botte offerto da questa collection è completabile in circa 7-8 ore per capitolo, dove entrambi i giochi offrono quattro livelli di difficoltà di cui uno sbloccabile solo dopo aver portato a termine l’avventura almeno una volta.

E’ facile notare come il capostipite della serie risulti ancora divertente nella sua veste low-poly votata all’azione, ma venga completamente offuscato dalla qualità generale del secondo episodio, meglio scritto, realizzato e dal sapore decisamente più maturo.

Per tutti gli Dei, cosa sono diventato?

GodofWarVita_3Purtroppo la versione PsVita soffre di diversi problemi tecnici. Il più grave è sicuramente quello che intacca la fluidità del gioco che dai 60fps marmorei della versione PS3 arriva a toccare un valore medio di 30fps ballerini. Questo fa sì che il gameplay venga brutalmente stravolto in quelli che sono i ritmi e le necessità ludiche di un sistema di combattimento dove ogni frame d’animazione può fare la differenza fra la vita e la morte. Anche i QTE, i famosi Quick Time Event che sanciscono la vittoria del giocatore in numerosi scontri presenti sia nel primo sia nel secondo episodio della serie, risultano meno chiari che in passato a causa delle ridotte dimensioni dell’HUD su schermo e della sostituzione dei colori caratteristici dei pulsanti con l’anonimo pallore dei tasti PsVita, il che non rappresenta un problema particolare a livelli di difficoltà medio-bassi, ma  potrebbe diventarlo alzando l’asticella della curva di apprendimento selezionando un livello di sfida maggiore, dove un solo colpo andato a vuoto può portare al game over. La risoluzione generale è stata ovviamente abbassata, andando a creare un fastidioso effetto sfocato che grida vendetta ai cieli, considerando che i titoli raccolti in questa riedizione sono giochi PS2 e che PsVita è stata in grado fin dal lancio di far girare senza problemi veri e propri prodigi grafici come Uncharted: Golden Abyss. Effettistica, texture in alta risoluzione e altri shader presenti nella riedizione PS3 sono inspiegabilmente assenti, con il risultato di ritrovarsi a giocare delle versioni di God of War tecnicamente molto simili alle controparti PS2.

Il sistema di controllo soffre l’assenza di quattro tasti dorsali, due dei quali sono rimpiazzati dal touch pad posto sul retro di PsVita, benché questo non risulti particolarmente reattivo. Altro inspiegabile problema della versione portatile è la qualità generale grafica e sonora, probabilmente influenzata da limiti tecnici dell’handheld Sony nella gestione della grandezza dei file di gioco. Questo si concretizza in filmati in CGI – ancora in 4:3, quando lo schermo PsVita è a 16:9 – afflitti da artefatti grafici tipici delle compressioni video smodate e in una traccia parlata che sembra essere riprodotta da un vecchio mangianastri. Il problema è ancora maggiore quando scene in cgi e cinematiche in-game si alternano, dimostrando il notevole distacco fra la qualità audio dei filmati e quella in-game. Per concludere, una buona notizia: andando ad acquistare la versione PsVita si riceverà in omaggio l’edizione PS3 della collection, tuttavia sarà impossibile scambiare con essa i propri dati di salvataggio.

Un’operazione riuscita a metà, esattamente come la natura di questo porting.

god-of-war-collection-psvita-_God of War Collection

Sviluppatore: SCE Santa Monica
Publisher: Sony Entertainment
Genere: Action Adventure
Disponibile: Digital + Retail
PEGI: 18+
Lingua: Italiano

Facendo due calcoli, la probabilità che un giocatore non si sia mai potuto approcciare né alle versioni PS2, nè quelle PS3 dei titoli proposti in questa collection è francamente molto bassa. Questo ennesimo porting delle avventure del fantasma di Sparta, benché rappresenti l’ennesima possibilità di vivere i panni di uno dei volti più iconici del gaming firmato Sony PlayStation, sembrerebbe quindi diretto agli irriducibili del franchise o a quei pochi, rarissimi casi di giocatori in possesso di una sola console: PsVita.

La qualità dei primi episodi – specialmente del secondo – è testimoniabile da chiunque, ma se dovessimo consigliare una versione specifica fra quelle in commercio, questa sarebbe l’ultima scelta.

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Good

  • Il capostipite della serie e il suo sequel giocabili praticamente ovunque!
  • Prezzo ridotto
  • Implementa il cross-buy (ma solo nella versione digitale)
  • God of War 2 è tuttora un ottimo titolo

Bad

  • Non è presente il cross-save
  • Gameplay penalizzato da FPS ballerini
  • Sonoro troppo compresso
  • Filmati in CGI e aspetto video non adattati allo schermo di PsVita
5.5

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.