IN PRINCIPIO FURONO LE PAROLE

Gianluca Santilio

Football Manager 2017

Sviluppatore: Sports Interactive
Publisher: SEGA
Genere: Gestionale calcistico
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 3+
Lingua: Italiano

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Intorno a ottobre/novembre di ogni anno, la mia personalità si scinde in tre parti che definiscono “me” osservando un preciso ordine. La prima è quella che si domanda solo: “è uscito il nuovo Football Manager?”. Dopodiché, lo acquista. La seconda, invece, si premura di non giocare mai alla beta. Nella beta non c’è l’editor, e questo Gianluca è un creatore e giocatore esclusivo di universi paralleli in cui esistono campionati composti da squadre sconosciute di lega medio-bassa. Appena arriva l’editor, si costruisce il suo campionato giacché è ormai più esperto degli stessi programmatori, e si crea un posto in cui i milioni di euro sono lontani miraggi. Da anni, così spendo le mie prime 4-5 ore di gameplay.
La terza personalità è quella puramente virtuale, fondamentalmente quella che più interessa il lettore/giocatore. Non è noto a tutti, ma fra le altre cose, Football Manager appartiene alla categoria dei giochi di ruolo, ma il calcio mesmerizza l’identità di fondo, conducendo magari dopo anni ed anni di episodi acquistati il giocatore ad uno stato di serendipità nel momento in cui gli ingranaggi dietro il tutto vengono svelati un pochino meglio come nelle ultime edizioni.

Il primo atto in Football Manager è la creazione. Noi, divinità, creiamo l’uomo e la donna e, attenzione, stavolta possiamo addirittura prendere una nostra foto affinché il nostro avatar ci somigli maggiormente (nel mio caso non ha azzeccato un’acca, ma Football Manager ha una vocazione straordinaria per l’approssimazione tecnica). A quel punto, dobbiamo spendere i punti di creazione del nostro personaggio: niente forza, agilità o magia, ma conoscenze tattiche, allenamento di attacco, difesa, gestione spogliatoio… A seconda del livello della competizione che sceglieremo, potremo crearci un allenatore più o meno qualificato. Nel mio caso, sono un tizio che ha una vaga idea della forma del pallone e poco altro. Essere stronzi non è un parametro selezionabile, ma ne do immediata dimostrazione scegliendo di partire senza squadra, come un Guybrush Threepwood del pallone che va dai presidenti di squadre di calcio e dice “Ehi, sono Gianluca Santilio e voglio fare l’allenatore!”. È l’ultimo stadio (mai termine fu più appropriato) del football manager d’annata. Ché poi le panchine sono occupate, quindi devi star lì qualche mese a gufare per l’esonero dei primi straccioni. Eccola, la mia squadra: c’è un colloquio preliminare. Che ansia i colloqui. Un paio vanno male, ma perché non prometto sogni ma solide realtà, e scopro che alla gente non piace sentirsi dire che con te la sua barca continuerà ad affondare. Poi, però, incontro il tipo giusto, quello che fa per me che si accontenta di sapere che ho la capacità di fare meglio dell’incompetente di prima.

Panchina acquisita. Mi offrono solo 43.000 € annuali lordi di compenso, ma ho voglia di lavorare e li avessi nella vita reale… Tanto il contratto è di un anno, se faccio bene estorcerò loro qualche spicciolo in più per comprarmi birre virtuali. Diamine, sembra come tutti gli altri anni. Faccio sempre fatica a individuare le “novità della nuova edizione” e faccio ancora più fatica ad andarmele a cercare nelle press release. Accade perché non me ne frega niente, voglio solo che la vecchia formula sia stata migliorata. Non voglio sapere neppure cosa ne pensano gli altri. Inoltre, dato che ho preso una squadra a campionato in corso, non ho neppure un mercato da fare, quindi posso subito concentrarmi sulle scoppole che prenderò in partita.

LE PAROLE CREARONO IL MONDO

Non l’ho specificato, ma che sia chiaro che fino ad ora abbiamo parlato solo ed esclusivamente di un gioco testuale. Se un paio di foto e bandierini non li riteniamo rilevanti, abbiamo navigato tra nomi e numeri, ma nella mente dell’appassionato si sono tirate le fila di un universo parallelo. Ora, però, è tempo di calcare la terra. Forse per la prima volta, ho l’impressione concreta che Sports Interactive abbia apportato dei miglioramenti che sono più che altro doverosi addobbi al suo spartano engine. Ci sono alcune entrate scenografiche per le partite, la grafica sembra in generale più dettagliata ed ottimizzata, i giocatori si prodigano in qualche fotogramma che non ricordavo. E le partite le segui con più naturalezza. Vuoi anche per le numerose patch che migliorano l’esperienza di gioco durante l’anno, l’arrivo di un nuovo Football Manager è raramente traumatico, in questo caso meno che mai. Nessuno stravolgimento di interfaccia, anzi, c’è maggiore leggibilità, capisci meglio l’editor di tattiche e piccole cose come gli allenamenti e i suggerimenti dello staff sono meglio presentati e più sbrigativi da trattare. Senza offesa per i puristi dei dettagli, che tanto ci sono tutti.

Torniamo alla partita. I perfezionamenti vanno ricercati anche in ciò che manca. Ogni edizione, per un motivo o per l’altro, presentava dei comportamenti anomali dei calciatori in determinate situazioni di gioco: per esempio, un’ala poteva tranquillamente percorrere mezzo campo palla al piede a passo di lumaca pur con un marcatore accanto; i colpi di punizione assumevano traiettorie ingiustificabilmente sbagliate; in certi casi, l’intelligenza artificiale sembrava valutare soluzioni univoche. Adesso, è tutto più naturale, i giocatori forti e quelli deboli sono differenziati più credibilmente e la migliore interazione tra essi ispessisce la quarta parete della simulazione. L’incisività di noi, il football manager, è declinata in vari livelli e, rispettando le pretese di realismo, non tutto è possibile. Non esistono le ricette perfette, le soluzioni migliori per tutto. Raramente il nostro avatar potrà permettersi di prevedere delle situazioni. Tutto questo spinge le tensioni da allenatori contro il nostro monitor creando la sensazione che esso sia permeabile e che qualcosa di quasi vero ci tocchi, causando ansia per una partita importante, frustrazione per una dirigenza che non ci concede abbastanza soldi per il mercato, disperazione per uno spogliatoio che ci vuole estromettere. È tutto simulato, ma la nostra sfida è verosimile e Football Manager ci consente ancora una volta di assorbirla senza limiti.

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

TUTTO IL RESTO È (QUASI) NOIA

Quello che abbiamo raccontato finora è solo uno spaccato di Football Manager. O meglio, ciò che contava dire. Difficilmente vi serve sapere altro per stringere un nuovo accordo con Sports Interactive se non la promessa che la galassia calcistica, professionistica od amatoriale che preferiate, sia ancora lì ad attendervi, con un leggero lifting come ci aspettavamo. C’è sempre la possibilità di organizzare campionati in multiplayer o il fantasy draft dell’anno scorso. Persiste e viene affinato il Football Manager Touch per coloro i quali non volessero andare oltre una simulazione dei meri fondamentali del calcio. Altrettanto mantenuta è la simbiosi con lo Steam Workshop dal quale scaricare innumerevoli contenuti aggiuntivi per personalizzare ulteriormente la propria esperienza come le skin, o per completarla aggiungendo foto mancanti dei giocatori del database, intere leghe, nuove divise e tutto quanto di altro gli appassionati riusciranno ad inventarsi.

E non abbiamo citato le nuove domande e le nuove reazioni che potremo causare nelle conferenze stampa, nelle interviste nel tunnel degli spogliatoi, la simulazione di social network che cianceranno sulle nostre gesta a botte di hashtag, per non parlare di un sistema politico-economico che considera permessi di lavoro per gli extracomunitari a seconda del campionato o calcola in dettaglio le tasse da pagare per ogni Stato al punto da integrare i parametri per l’eventuale Brexit, col conseguente e teorico impatto che potrebbe avere sul calcio britannico. Nulla di nuovo o rivoluzionario è stato introdotto. Se avete già acquistato Football Manager 2016, il nuovo episodio non è un passo imperativo. Anzi, è un curioso aggiornamento dei contenuti precedenti, in quanto rischia persino meno del solito ma convince ottimizzando a tutto tondo quanto già esisteva. La domanda, semmai, è: cosa ci aspetterà l’anno prossimo? Football Manager 2017 ha tutti i connotati di un punto di arrivo e non di un episodio transitorio. Soprattutto, restringe i margini di miglioramento di un engine di visualizzazione che potrebbe aver fatto il suo tempo.

Football Manager 2017 è il nuovo punto di riferimento della sua categoria. O metacategoria, ormai, considerando quanti generi videoludici è arrivato a coinvolgere. Non ha rivali né può realmente averne, dato che è il frutto di un lavoro modulare che si evolve da decenni e che ha raggiunto proporzioni mostruose e inarrivabili. Il punto è che questo nuovo colosso rimpiazza un colosso solo appena più piccolo e più grezzo. L’appassionato storico di Football Manager sa che periodicamente si presenta il richiamo di una nuova avventura calcistica virtuale e quest’edizione 2017 è da ora il migliore passaporto per essa. L’utente debuttante, invece, deve solo essere incuriosito perché, preso il dovuto coraggio, non gli si potrebbe consigliare esperienza più immersiva della gargantuesca opera Sports Interactive.

verde

Good

  • Non esiste simulazione più dettagliata.
  • Migliorati tutti i reparti della precedente edizione.
  • Componente ruolistica più avvertibile.

Bad

  • Mancanza di introduzioni significative.
  • Meno che in passato, ma la grafica della partita resta obsoleta.
  • L’apprendimento richiede molto studio ai neofiti
9

Gianluca Santilio

Si diletta coi videogiochi in attesa dell’ispirazione per diventare adulto