Si torna ad Ivalice per un'ultima volta

Majkol

Final Fantasy XII: The Zodiac Age

Sviluppatore: Square Enix
Publisher: Square Enix
Genere: JRPG
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 16+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Ora che Square Enix ha scoperto il mercato digitale di Steam e l’utenza PC si è finalmente riappacificata con il genere JRPG, era solo questione di tempo prima che Final Fantasy XII The Zodiac Age arrivasse a noi dopo il suo walzer in HD ballato nella sala da ballo di PlayStation 4. Chiaramente la recensione in questione non può essere poi dissimile da quella realizzata dal mio collega Ilya Muromets in occasione del lancio su console Sony, essendo il prodotto in questione il medesimo in tutto e per tutto, ma è giusto fare quattro chiacchiere sul tanto incompreso dodicesimo capitolo della serie, reo di aver cercato di abbandonare le atmosfere tipicamente adolescenziali della saga in favore di un piglio più maturo e “matsuniano”.

Fran e Balthier sono fra i personaggi più iconici di questa iterazione della saga Final Fantasy.

Il termine non è usato a caso e deriva proprio dal nome di Yasumi Matsuno, director originale del progetto e autore ai più conosciuto per il suo lavoro certosino dietro a titoli come Final Fantasy Tactics, Vagrant Story e altre opere minori approdate successivamente su console portatili, come l’eccellente Tactics Ogre.

Final Fantasy XII: The Zodiac Age non è quello che sarebbe dovuto essere il dodicesimo capitolo della saga Final Fantasy, ma solamente un prodotto confezionato in fretta e furia da un team che si è trovato, nel bel mezzo dei lavori, orfano di una guida il cui solo nome è considerato sinonimo di eccellenza; quello che ci è dato sapere oggi, tramite fonti ufficiali, è che il talentuoso designer dovette lasciare lo staff tecnico per problemi di salute, vedendo quindi il suo progetto rimaneggiato da terzi e reso più appetibile a quel tipo di utenza a cui Square Enix parlò nel decennio precedente, durante l’era tecnologica 32 bit e quella subito successiva. Chiaramente se oggi siamo costretti negli insipidi panni di un protagonista efebo e dall’indole fanciullesca e del suo telefonato love interest è solamente una conseguenza del travagliato sviluppo di un progetto che avrebbe voluto separarsi con forza dalle linee narrative fatte di sequenze con adolescenti con occhi lucidi e ballate d’amore sdolcinate. Il prodotto arrivato a noi oggi, è questo: una storia difficile da seguire, scritta da uno sceneggiatore che si è trovato a dovere letteralmente riconnettere in modo sensato delle sequenze narrative realizzate a priori, nel disperato tentativo di dare un senso a quei termini esotici e a quei conflitti politici presenti nel soggetto originale. E in più, Vaan e Penelo (che culo).

EPPURE…

Malgrado questo, il videogioco Square Enix vanta ancora oggi uno scheletro ludico che gli permette di essere godibile e fruibile da tutti, anche dai più impazienti: vuoi per l’inserimento di opzioni che permettono di massimizzare le statistiche del proprio party per evitare monotone sessioni di leveling selvaggio, vuoi per la salvifica possibilità di velocizzare il gameplay di ben quattro volte rispetto l’originale – caratteristica già presente nell’edizione “International” arrivata su PlayStation 2 solamente in territorio nipponico, e qui potenziata -, oggi ci si può sbizzarrire senza darsi troppo pena per quella trama a tratti impenetrabile che scorre sullo sfondo del nostro girovagare per le strada di Dalmasca. E quindi, con la possibilità di saltare a pié pari le scene cinematiche di una narrativa traballante – ma non per questo povera di atmosfera e momenti potenzialmente ispirati -, ci si può dedicare a quello che di meglio oggi Final Fantasy XII offre: l’esplorazione di magnifiche ambientazioni baciate dall’alta risoluzione (e finalmente i tanto agognati 60fps!) e la creazione di un gruppo di guerrieri in grado di ibridare due classi per creare autentiche combinazioni letali da schierare contro i nemici più coriacei presenti nel gioco.

Qui e là il titolo cerca di lanciarsi in scene più riuscite di altre, ma non fatevi ingannare: rimane un polpettone narrativo mal gestito.

Ci sarebbe tanto da dire sul capitolo di Final Fantasy che per primo scelse la possibilità di aprirsi al giocatore nella sua vastità, dandogli la possibilità di esplorare un mondo sconosciuto senza sentirsi guidato da una mano invisibile o imprigionato in soffocanti corridoi, ma la storia ha già detto la sua al riguardo: proprio da Final Fantasy XII International nacquero poi tanti emuli in grado di sfruttarne le intuizioni, tanto da poterlo considerare oggi come il capostipite di un genere di JRPG a parte, dominato da scontri su mappa con nemici visibili e nessuna transizione fra esplorazione e combat. Laddove la saga Xenoblade ha scelto di rendere il giocatore sempre più partecipe dell’azione, inserendo quick time event e sommando meccaniche a schermo più o meno riuscite, Final Fantasy XII :The Zodiac Age risponde nel 2018 con i “Gambit”, la più sofisticata meccanica di personalizzazione dell’intelligenza artificiale mai vista in un JRPG, ancora oggi capace di dare vita ad ogni membro della propria squadra. Una scelta che da molti venne considerata, all’epoca, come una sorta di automatismo voluto per facilitare il compito ai giocatori più “casual”, ma che di casual e superficiale ha (e aveva) davvero ben poco. Se è vero che al giorno d’oggi le pecche più rilevanti del titolo riguardano ancora una volta la sua narrativa frastagliata e disomogenea, si può dire che questo remaster riesca in ogni caso a brillare di luce propria grazie al solo gameplay, rendendo ogni partita a Final Fantasy XII The Zodiac Age un’esperienza che da dedicare soprattutto alle attività collaterali che l’avventura di Vaan e soci propone.Sembra paradossale, ma l’estrema semplicità con cui questo JRPG permette di approcciarsi al suo sistema di crescita dei personaggi, basato su un sistema di tavole suddivise in caselle chiamate “licenze”, rimane tutt’oggi appagante ed estremamente flessibile. Certo, rispetto alla versione europea arriva da noi su PlayStation 2, oggi i personaggi sono “costretti” in specifici ruoli classici (in modo da evitare il precedente disastro della sferografia in Final Fantasy X), ma il ritmo che ne deriva, basato sulle tempistiche con cui ora si sbloccano specifiche abilità, è decisamente più assennato che in passato. Riomane in ogni caso un sistema altamente flessibile, e l’incedere di licenza in licenza nel potenziamento dei protagonisti non fa altro che invitare i giocatori a darsi da fare nella caccia ai ricercati, mostri dall’aspetto unico da ritrovare e cacciare nelle sterminate ambientazioni che danno vita al mondo di Ivalice. Un aspetto, questo, che banalmente sottovalutai all’epoca della prima pubblicazione, affamato com’ero di scoprire la storia di questo nuovo ed esotico capitolo della saga. O forse ero semplicemente scoraggiato dell’estrema lentezza con cui il tutto si proponeva. Al giorno d’oggi però, se si scusa l’ancora presente lentezza che deriva dal dover rintracciare ogni NPC richiedente l’uccisione di un mostro, credo che con la velocizzazione del gameplay attivata e la possibilità di riprendere dall’inizio di ogni mappa in caso di game over accidentali, grazie ai salvifici salvataggi automatici, questo sia l’unico modo per potersi godere questo fantastico JRPG nato solamente a metà.

Secondo fonti piuttosto affidabili, Basch sarebbe dovuto essere il protagonista di Final Fantasy XII, ma il suo ruolo venne in un secondo momento affidato a Vaan per avvicinare l’eroe della storia al profilo anagrafico dell’utente medio di Final Fantasy, ovvero per ragioni di marketing. Proprio in questa fase la storia è stata riscritta più e più volte. Qui uno dei primi design de “il fu” protagonista di Final Fantasy 12 secondo la visione “matsuniana” del progetto.

Per il resto ci troviamo di fronte ad un porting PC tutto sommato ben fatto, malgrado alcuni utenti abbiano riscontrato problemi qua e là e l’impossibilità di avviare il gioco a tutto schermo. Se il conteggio poligonale è rimasto immutato, i personaggi principali (e solo loro) possono oggi vantare texture in alta definizione e shader di ultima generazione, mentre le ambientazioni sono rese più vivide da un filtro che ne acuisce la trama. Un’operazione tutt’altro che virtuosa, ma vista la mole di lavoro che sarebbe stata necessaria per ritoccare i numerosi asset tridimensionali presenti, bisogna tenere a mente che non ci si trova di fronte di certo ad un remake al pari di Shadow of the Colossus di BluePoint Games. Se non altro l’alta risoluzione non fa altro che rendere ancora più vive le palette cromatiche scelte per ogni ambientazione, con risultati davvero apprezzabili. Infine, Final Fantasy XII The Zodiac Age su PC gira a 60fps, cutscene comprese, e supporta un ampio ventaglio di risoluzioni video, includendo anche ben tre versioni della colonna sonora che su PlayStation 4 erano appannaggio dei soli giocatori che preordinarono il gioco. Il commento musicale, ad opera di Hitoshi Sakimoto è solenne e maestoso, senz’ombra di dubbio al livello di quello di un kolossal cinematografico (non per nulla questa iterazione della saga è spesso affiancata all’universo cinematografico di Star Wars) e si può scegliere in qualsiasi momento se lo si vuole apprezzare nella sua forma originale, in versione orchestrale o addirittura con tracce riarrangiate prelevate dalla soundtrack originale. Considerando la grande qualità di questa colonna sonora non è un aspetto da sottovalutare. I puristi possono anche provare l’ebbrezza di sentire parlare i personaggi in giapponese, per quanto l’adattamento inglese, coi suoi toni teatrali e dalle tinte quasi Shakespeariane, sia stato in lungo e in largo decantato come uno dei migliori. Ma qui siamo in territorio di gusti personali: voi Saint Seiya lo guardate in giapponese o doppiato da Ivo de Palma?

 

 

 

 

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L’edizione PC di Final Fantasy XII The Zodiac Age è sicuramente la versione definitiva del dodicesimo episodio della saga JRPG di Square Enix. Ha tutto quello che avreste voluto chiedere all’edizione PS4, ma che Square Enix vi negò poiché non lo preordinaste quando ne avevate la possibilità. Rimane comunque il pesantissimo rimpianto di non aver mai potuto vedere il prodotto come fu concepito inizialmente dal suo director originale. Ci proverai ancora, Matsuno-san?

verde

Good

  • Gameplay arricchito da alcune novità, ma ugualmente moderno, anche oggi.
  • Opzioni QoL che snelliscono l’esperienza in modo egregio.
  • Colonna sonora maestosa e saggiabile in ben tre versioni differenti.
  • Si possono saltare le cutscene e i filmati.

Bad

  • Coloro che amavano la versione PS2 giunta a noi europei nel lontano 2007 potrebbero trovarsi di fronte ad uno stravolgimento delle meccaniche di gioco fin troppo radicale.
  • Intreccio dimenticabile e cast poco memorabile (a parte qualche rara eccezione).
8.1

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.