More of the same, ora con più elefanti!

Majkol

distanza di soli due anni dal convincente, seppur non privo di difetti, Far Cry 3, Ubisoft Montreal ci proietta nuovamente nei suoi giganteschi sandbox esotici. Questa volta il biglietto di sola andata ci porta fra le montagne rocciose del Kyrat, per fare la conoscenza di un nuovo protagonista tuttofare, Ajay, e della sua nemesi più oscura, Pagan Min. Costretto dal rispetto che portava per la madre da poco deceduta, il giovane americano scoprirà presto che le sue origini lo porteranno a diventare un vero e proprio one man army in grado di cambiare il destino di un’intera nazione.

Seguendo praticamente alla lettera quanto visto nel terzo episodio, la quarta iterazione della serie FPS Far Cry cerca di riproporre una formula già sperimentata e ampiamente celebrata nei mesi scorsi, potendo contare su un comparto tecnico affinato e su una nuova ambientazione che nulla ha da invidiare ai panorami offerti dalla precedente vacanza sulle Isole Rook. Magari giusto il clima.

Non solo sparatorie, ma anche caccia, psichedelia, corse, sfide in rete, un’arena da affrontare con tanto di leaderboard e, nel caso non si fosse del tutto soddisfatti da quanto realizzato da Ubisoft Montreal, anche un potente tool con cui creare mappe personalizzate e inventare nuove fantastiche scene d’azione dal sapore esotico.

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Le ultime di volontà di mia madre

L’aspetto survival è appena abbozzato, ma gli attacchi di animali selvatici saranno comunque all’ordine del giorno. Scuoiateli per guadagnare pelli con cui potenziare il vostro equipaggiamento o partecipate alla caccia di animali rari per la moda del Kyrat.

L’aspetto survival è appena abbozzato, ma gli attacchi di animali selvatici saranno comunque all’ordine del giorno. Scuoiateli per guadagnare pelli con cui potenziare il vostro equipaggiamento o partecipate alla caccia di animali rari per la moda del Kyrat.

Far Cry 4 si apre con un’introduzione cinematica e con una breve sessione iniziale che chiarifica fin da subito i rapporti di potere che dominano la regione del Kyrat, una sorta di miscuglio fra il Tibet e l’Himalaya. Da una parte abbiamo un dispotico leader che piega la popolazione indigena a ogni suo piccolo capriccio, dall’altra un gruppo di ribelli scisso in due fazioni: la prima vorrebbe riportare il Kyrat all’antico splendore delle tradizioni, l’altra, capitaneggiata dalla sensuale Amita, vorrebbe un futuro diverso per le gli strapiombi rocciosi che dominano la regione, più progressista e aperto alla modernità, anche se questo dovesse significare compiere atti illeciti.

In tutto questo vi è poi il giocatore, Ajay, una sorta di eroe nazionale, figlio del fondatore della resistenza e in qualche modo legato alla seducente voce di Pagan Min, che non fa altro che parlargli alla radio per quasi tutta la durata dell’avventura, ricordandogli quanto amasse sua madre. La tensione è alta per quasi tutta la durata delle missioni, sempre sul filo del rasoio di una moralità che spesso fugge e si infrange sulle condizioni avverse in cui vivono gli abitanti del Kyrat. Benché il titolo proponga diverse scelte, ponendo sempre sul banco delle richieste non solo obiettivi e dettagli pragmatici, ma anche discussioni sulla morale che muovono le azioni del giocatore, il risultato finale è forse poco convincente, soprattutto in virtù dei personaggi che popolano la regione.

A ben vedere, fra rivoluzionari da strapazzo, preti in preda alle visioni mistiche e tossici ai deliri chimici, Pagan Min riesce a emergere come uno dei personaggi più drammatici, sebbene la storia voglia dipingerlo come l’unico, vero pericolo per la regione del Kyrat. Peccato che la sceneggiatura preferisca non dargli lo spazio che gli spetterebbe, relegandolo a poche scene all’inizio e alla fine dell’avventura, malgrado la sua figura sia vitale ai fini del background del protagonista. I due, infatti, sono legati da un rapporto piuttosto inusuale del quale non vogliamo anticiparvi nulla per non togliervi la sorpresa di scoprire in prima persona il passato dei Ajay e l’origine delle sue abilità.

Un paese difficile, un paese di folli

Uno degli aspetti meglio riusciti della produzione è sicuramente la caratterizzazione di Pagan Min, peccato sia praticamente assente durante l’avventura.

Uno degli aspetti meglio riusciti della produzione è sicuramente la caratterizzazione di Pagan Min, peccato sia praticamente assente durante l’avventura.

Parlando invece di gameplay, Far Cry 4 non fa altro che rielaborare e perfezionare quanto già visto nel gigantesco sandbox rappresentato dal terzo episodio della serie, fornendo comunque più di qualche motivazione per tornare a solcare i cieli con un deltaplano. Innanzitutto, la nuova location è, se vogliamo, la vera protagonista del titolo. Il Kyrat è una regione vasta e ricca di paesaggi naturali da togliere il fiato. La verticalità dell’azione è assicurata dalle scalate delle altissime montagne che incorniciano le colline e i boschi della regione, ma non mancano digressioni mistiche nel fumoso Shangri-La e scampagnate innevate sulle pareti di un ostile Himalaya. La formula di gioco, come sempre aperta alle sperimentazioni del giocatore, pur proponendo missioni principali, secondarie e compiti generati in modo aleatorio, è un vero e proprio invito al divertimento. Mettendo da parte la credibilità di un turista che in quattro e quattr’otto si trasforma in novello Rambo, il titolo propone un modello FPS aperto, in cui sta al giocatore scegliere cosa fare, senza limiti di sorta, se non quelli delineati dalla mappa esplorabile.

Le cose da fare sono tantissime e, senza impegnarsi troppo nelle missioni proposte dal titolo, si possono benissimo impiegare diverse decine di ore solo esplorando la regione alla ricerca di merce da barattare per migliorare il proprio equipaggiamento, fra centinaia (letteralmente) di collezionabili da raccogliere e fortini da liberare dal rossissimo esercito di Pagan Min. A ogni obiettivo raggiunto, la porzione della mappa liberata dal dominio del tiranno si renderà visibile dall’apposito menù, il fast travel nelle basi riconquistate sarà reso disponibile e diversi bonus verranno riconosciuti al giocatore, come la possibilità di evolvere il personaggio con abilità dal sapore RPG. Il sistema di crescita del personaggio si divide in due grandi ramificazioni evolutive, una rappresentata dalla tigre – votata all’attacco e all’azione -, mentre l’altra porta l’effige di un’elefante – riflessiva e specializzata nella difesa -. Man mano che l’avventura prosegue, ulteriori abilità saranno rese sbloccabili, permettendo ad Ajay di crescere non solo nell’ottica di una nuova consapevolezza delle proprie origini, ma soprattutto come guerriero, tema piuttosto sentito anche nel terzo episodio della serie.

Vi è poi il sistema karma, una sorta di motore che considera la posizione del giocatore e propone in modo casuale diversi eventi, come la comparsa di un predatore da cui è necessario difendersi o la presenza di guerriglieri in cerca d’aiuto. A ogni azione a favore di un karma positivo, il giocatore viene ricompensato con dei punti che ne determinano diverse caratteristiche, come, ad esempio, la possibilità di chiamare in proprio soccorso soldati appartenenti alla resistenza. Nel caso non ci si volesse affidare a una IA, Far Cry 4 permette anche di chiamare un amico e lanciarsi all’avventura in cooperativa online, caratteristica che risulta molto utile soprattutto quando si considerano le missioni più difficili, come quelle legate alla conquista delle fortezze nemiche. Ci teniamo tuttavia a segnalare alcune problematiche che affliggono il ciclopico sandbox di Ubisoft Montreal, come un’eccessiva semplificazione della gestione dell’IA nemica.

Nelle missioni furtive – specie a livelli di difficoltà alti – è lecito aspettarsi che una guardia allertata debba comunicare con gli altri prima di far scattare i compagni in suo soccorso, invece la cosa è stata completamente ignorata dagli sviluppatori, che hanno proposto un sistema di intelligenza artificiale tale da considerare la coscienza dei nemici come un unico grande sistema. Se siete individuati, insomma, preparatevi a correre. Fortunatamente, la componente FPS rimane quella competente già individuata negli episodi passati – così come le sessioni di guida dei veicoli sono ancora claudicanti e mal realizzate -, e Far Cry 4 nella fattispecie offre una scelta armi a dir poco spaventosa, con tanto di possibilità di modificare i singoli strumenti di morte con potenziamenti e quant’altro. Il gioco considera predefinita la mira automatica, quella che, insomma, porta direttamente al nemico se ci si trova a puntare l’arma verso una zona pericolosa, ma l’opzione è facilmente disattivabile dal menù opzioni nel caso si preferisse un’esperienza più pura e hardcore.

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Chi sei veramente?

Purtroppo c’è da sottolineare come Far Cry 4 proponga davvero poco di nuovo rispetto al predecessore, dal quale pesca a piene mani sia dal punto di vista ludico sia da quello della cosmesi, non riuscendo ad allontanare un generico senso di déjà vu quando ci si trova ad affrontare determinati compiti (specie se a bordo di una barca). La presenza di un cast di personaggi sopra le righe con cui è difficile empatizzare e, a nostro dire, l’ingiustificata assenza su schermo del vero protagonista, Pagan Min, non riesce a stigmatizzare nell’immaginario l’esperienza di gioco, soprattutto quando guardiamo al terzo episodio e al rapporto che si creava fra il giocatore e la sua nemesi, Vaas.

Il Kyrat è una meraviglia. Fermatevi ad ammirarlo fra un’uccisione e l’altra!

Parlando invece del comparto tecnico, è doveroso segnalare come per la prima volta la versione console di un episodio della serie riesce a non distanziarsi troppo dalla – comunque superiore – edizione PC, proponendo una veste grafica di tutto rispetto, in grado di girare a 1080p per 30fps su PS4 e 900p per 30fps su Xbox One. Il dettaglio grafico riservato ai modelli poligonali dei protagonisti è ammirevole, con punte di assoluta eccellenza quando si tratta di caratterizzare propriamente l’espressività degli sguardi e delle espressioni di chi parla al protagonista. La divisione artistica di Ubisoft Montreal ha fatto un ottimo lavoro nel caratterizzare la regione immaginaria del Kyrat, proponendo un miscuglio di folklore hindu e nepalese tale da renderne assolutamente verosimili i paesaggi, nonché gli indigeni presenti, con le loro usanze e i loro colori. Pollice alto anche per il design dei personaggi e delle surreali scene ambientate nel Shangri-La o quando ci si trova sotto l’effetto di sostanze psicotrope, quest’ultime sessioni di gioco assolutamente imperdibili anche per chi non fosse un grande appassionato di Shooter in prima persona. Non mancano i soliti difetti congeniti nelle produzioni ad alto budget, quali un play test talmente scarso da garantire glitch grafici qua e là, ma sostanzialmente la produzione è ampiamente promossa sia su console Sony sia su piattaforma Microsoft, nonostante in quest’ultima versione i 900p siano avvertibili e la stessa software house canadese avesse più volte espresso la volontà di offrire un prodotto di pari qualità sia su PS4  sia su Xbox One. Ottimo il comparto sonoro, specie sotto il profilo della campionatura di suoni ambientali, ma non mancano brani tipici delle regioni asiatiche e un buon doppiaggio in lingua inglese dove, ancora una volta, Troy Baker (Joel in The last of Us e Delsin in Infamous: Second Son) riesce a primeggiare nel ruolo di Pagan Min. Discreto, invece, il commento in lingua italiana, forse un po’ troppo enfatico, ma comunque all’altezza della situazione nella maggior parte delle circostanze, benché, gira e rigira, le voci italiane dedicate al videoludo siano sempre quelle dei soliti noti.

far cry 4 coverFar Cry 4

Sviluppatore: Ubisoft
Publisher: Ubisoft
Genere: FPS/Sand Box
Disponibile: Retail + Digital
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: Xbox One

Far Cry 4 è un FPS con derivazioni sandbox competente che non si discosta troppo dal predecessore seguendo la sacrosanta logica del “Squadra che vince non si cambia”. Speriamo che in futuro la serie riesca a rinnovarsi esplorando modelli ludici che esulino dalla formula già reiterata, magari con nuovi personaggi schizofrenici di cui fare la conoscenza e inesplorati paradisi esotici da esplorare. Se avete amato il terzo episodio, questo quarto capitolo ne eredita tutte le caratteristiche principali.

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Good

  • Tante cose da fare, soli o in coop
  • Molto lungo nel caso si decidesse di completare ogni singolo compito proposto
  • Più finali e scelte morali che per una volta non dividono il nero dal bianco
  • Comparto online da urlo: il Kyrat in cooperativa è un gigantesco parco giochi da esplorare in compagnia
  • L'editore mappe integrato è davvero ben realizzato

Bad

  • Troppo simile ai predecessori, in special modo il terzo episodio.
  • Pagan Min si vede troppo poco e gli altri personaggi sono poco interessanti, quasi macchiette.
  • Problematiche tecniche sparse.
  • Dai predecessori eredita anche i difetti il che, nell'ottica di un sequel, non è esattamente una gran cosa.
7.8

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.