JRPG in loop

Exist Archive: The Other Side of the Sky

Sviluppatore: tri-Ace/Spikechunsoft
Publisher: Aksys Games
Genere: JRPG
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 16+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

È sempre difficile, per un critico videoludico, approcciarsi nel modo corretto a un gioco pubblicato da una software house di cui si è fan sfegatati. La paura di ignorare i punti deboli del prodotto per incensarne eccessivamente i lati positivi è uno dei tanti spunti di riflessione che sarebbe interessante esplorare prima di dare un’opinione troppo partigiana, incapace di salvaguardare gli interessi del giocatore medio. Bisogna puntualizzare, però, che c’è un’altra faccia della stessa medaglia: l’appassionato di una determinata compagnia o saga si aspetta sempre di più dai propri “beniamini”, al punto da diventare quasi ipercritico nel caso di un prodotto che non sia all’altezza delle aspettative.

Exist Archive, frutto degli sforzi congiunti di SpikeChunsoft (Danganronpa, Conception) e tri-Ace (Star Ocean, Valkyrie Profile), ha delle scarpe davvero grandi da riempire, in parte perché entrambi gli studi “genitori” del progetto sono più noti per i loro lavori più canonici, in parte perché sin dalle prime immagini circolate in rete, questo progetto è stato immediatamente identificato come discendente diretto di uno dei titoli “cult” dei tri-Ace, il leggendario Valkyrie Profile che ancora oggi viene citato dal ristretto ma fedele zoccolo duro dei fan come uno dei più brillanti JRPG ibridi disponibili su Playstation.

UN MONDO SENZA SOLE

exist-archive-the-other-side-of-the-sky-art001A differenza dell’ormai vetusto – in termini videoludici – cult per PsOne, le storia di Exist Archive si apre con un setting urbano e moderno, indugiando sugli attimi di un tragico incidente che vede due ragazzi poco più che adolescenti cadere dentro una voragine apertasi nel manto stradale, finendo per morire l’uno fra le braccia dell’altro sotto gli occhi impotenti di un gruppo di amici che cercano di coordinarne i soccorsi mentre il cielo viene solcato da striature luminose. Un battito di ciglia dopo, sia l’azione che il protagonista ex-moribondo si spostano in uno scenario coperto di vegetazione lussureggante e cristalli sconosciuti, le ferite che sino a pochi istanti prima minacciavano la vita di Kanata (questo il nome dell’eroe platinato) sembrano essere sparite, e accanto a lui fa capolino la bella quanto confusa Mayura, procace ragazza dalla candida capigliatura che si unirà al viaggio di scoperta del protagonista.

Bastano pochi minuti di gioco per rendersi conto che il mondo dove si è risvegliato Kanata ha ben poco in comune con il pianeta terra: isole fluttuanti, l’apparizione progressiva degli amici del protagonista (tutti reclutabili nel party) e gli ermetici suggerimenti che la mano del protagonista dispenserà con voce baritonale (sul serio!) getteranno le basi per una trama misteriosa da ricostruire pezzo dopo pezzo come un buon puzzle. Se la narrazione in sé, pur peccando di ingenuità come molti degli intrecci narrativi mirati agli adolescenti, riesce a tenere vivo l’interesse del giocatore tramite una serie di espedienti abbastanza interessanti, il vero buco nell’acqua di Exist Archive risiede nelle modalità in cui la suddetta storia viene raccontata.

Da una parte vi è il lentissimo stillicidio di informazioni vere e proprie, con gli elementi strutturali della storia offuscati in mezzo a estenuanti e futili sezioni di vero e proprio fan service fine a sé stesso, dall’altra c’è la struttura stessa del gioco, apparentemente pensata per snervare anche il più paziente dei giocatori. A differenza della maggior parte dei titoli appartenenti a questo genere, infatti, in Exist Archive non c’è alcuna città o hub in cui girovagare liberamente tra una missione e l’altra, zone esplorabili il cui unico scopo è permettere un’avanzamento “organico” della trama e dei rapporti tra i personaggi; l’intero gioco è invece scandito da un menù a tendina che frammenta il gioco in missioni e piccoli intermezzi narrativi da selezionare con la pressione di un tasto.

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I compiti stessi, poi, sono spesso ambientati nella stessa location e obbligano il giocatore a ripetere più volte lo stesso percorso, affrontando gli stessi mostri, per venire “premiato” con una scenetta rappresentante i due protagonisti che si scambiano una battuta, solo per vedersi successivamente riportato alla schermata principale in attesa di rivisitare lo stesso stage nella speranza di vedere la trama avanzare. A tentare di mettere una pezza alla terribile interfaccia utente del gioco sono un sistema d’esplorazione in stile platform, che ci permette di controllare direttamente il protagonista tramite una visuale laterale in stile 2D, e un battle system dinamico e divertente, che dedica uno dei tasti frontali a ogni membro del party, che con il giusto tempismo permette di concatenare gli attacchi degli eroi in esibizioni di vera e propria giocoleria.

exist-archive-art-22Entrambi sarebbero due enormi punti di forza se non si trattasse di una semplice riproposizione del sistema di gioco di Valkyrie Profile, che presentava gli stessi elementi, in versione nettamente migliore, la bellezza di diciasette anni fa! Di male in peggio, poi, se decidiamo di prendere in esame il character design, uno sgraziato ibrido tra lo stile “urbano” e modaiolo dei titoli Persona applicato su archetipi anime decisamente privi di personalità il cui unico tratto distintivo sembra essere la scelta di accessori di vestiario dai colori al neon. Su schermo poi, complice un comparto grafico che mostra tutti i limiti tipici dei titoli pensati per PsVita e riproposti sulla console ammiraglia di Sony, i personaggi ricordano molto da vicino gli avatar di Xbox 360, sia per le proporzioni super deformed che per la scaristà di dettagli. L’eroico tentativo di salvare tutta la baracca tocca al compositore leggendario Motoi Sakuraba, che con il suo fedele sintetizzatore regala a Exist Archive una colonna sonora diverse spanne al di sopra della qualità media del titolo, riuscendo a tamponare – seppur lievemente – la monotonia che permea quasi ogni minuto di gioco.

Nel caso non foste già abbondantemente stufi di ripercorrere le solite mappe, una volta giunti alla fine dell’avventura avrete modo di moltiplicare la longevità del gioco iniziando l’immancabile NG, cercando di ottenere uno degli altri finali possibili o tentando di ottenere un piazzamento migliore nelle leaderboards online. Come detto in apertura, è difficile recensire il lavoro di una compagnia di cui si è fan, e lo è ancora di più quando il prodotto finale riesce a deludere praticamente qualsiasi aspettativa. Spike Chunsoft e tri-Ace sembrano aver espresso solo i loro lati peggiori nella loro prima collaborazione.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store

Exist Archive non riesce a lasciare il segno in un periodo in cui i JRPG stanno tornando alla ribalta con un gran numero di titoli in uscita; la sua inspiegabile natura frammentaria, l’eccessiva ispirazione tratta da un titolo come Valkyrie Profile, in grado di mettere completamente in ombra i pochi meriti del titolo, e le cattive scelte di design, lo rendono un titolo consigliabile, a prezzo ribassato, solo a chi è un vero fanatico del genere.

giallo

Good

  • Battle System dinamico.
  • Trama mai eccessivamente scontata.

Bad

  • Ripetitivo sino all'ossessione.
  • Ritmo narrativo soporifero.
  • Eccessivamente derivativo.
5.5

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.