Il re senza eredi

Ilya Muromets

Dragon’s Dogma: Dark Arisen

Sviluppatore: Capcom
Publisher: Capcom
Genere: Action RPG
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Se consideriamo il talento purissimo rivelato da Capcom nel devastare con precisione chirurgica tutte le IP che hanno contribuito a decretarne le glorie trascorse, è davvero un miracolo che l’ottimo Dragon’s Dogma sia sopravvissuto a cotanta strage e si sia limitato a riapparire esclusivamente in forma di riedizione: su PC lo scorso anno (comprensivo dell’espansione Dark Arisenqui la nostra recensione) e su PS4 poche settimane fa. La necessità di una versione per la nuova generazione di console è stata da più parti considerata discutibile, trattandosi di un titolo già “riattualizzato” di recente, e non sufficientemente vetusto – né sufficientemente fortunato fuori dal Giappone – da meritare ancora iniziative commemorative.

Castronerie: nel vuoto desolante lasciato nel panorama RPG open world dopo la cavalcata trionfale di Geralt di Rivia, di Dragon’s Dogma c’è sempre un disperato bisogno, tanto più che la sua importante lezione pare essere rimasta colpevolmente inascoltata, e che questa riedizione PS4, pur scolastica a livello tecnico e priva di contenuti inediti, porta a termine il proprio compito senza sbavature di rilievo.

UN TITOLO SOLIDO, ANCHE A DISTANZA DI ANNI

Si torna dunque più che volentieri a calcare le zolle argillose e le spiagge dell’assolata quanto misteriosa Gransys, a saltellare sui tetti di Gran Soren, a camminare in bilico sul ciglio di altissimi cornicioni e precipizi vertiginosi. Le impressioni squisitamente tattili fornite dal titolo Capcom, e che rappresentano forse il suo punto di forza maggiore, sono rimaste inalterate: le bisacce troppo pesanti rallentano i movimenti, i guerrieri si arrampicano faticosamente sui nemici di grandi dimensioni, gli incantesimi dei maghi provocano piogge di asteroidi e sconquassano il terreno, i grifoni e le chimere calcano il suolo con ponderosa lentezza. Tutto, in Dragon’s Dogma, continua a vantare una consistenza e una “sincerità” fisica rimasta ancora sconosciuta ai prodotti della concorrenza, compresa quella attuale. Inalterato è il sistema dei pawns o pedine, geniale multiplayer “scaleno” capace di rendere diversa ogni sessione di gioco, e in grado persino di veicolare specifici contenuti diegetici. Inalterata è anche l’immediatezza comunicativa dell’universo di gioco, che rinuncia a qualsiasi pretesa di costruirsi un background attraverso noiose descrizioni verbali e propone i suoi cliché fantasy con una spensieratezza e una generosità tali da rendere profonde persino le proprie superficialità.

Restano immutate, purtroppo, anche le piccole farraginosità già segnalate all’epoca della prima pubblicazione: un menu iperstrutturato ed eccessivamente complesso, un sistema di quest non troppo brillante, una miriade di inutile paccottiglia craftabile, e una linea narrativa principale dall’andamento un po’ ondivago, che sfocia talora in bizzarre esplosioni di misticismo non sempre a fuoco. Difetti assolutamente superabili nel corso dell’esperienza di gioco, ma che comunque occorre segnalare perché l’edizione PS4 continua a preservarli per intero.

Dal punto di vista tecnico, il titolo viaggia sui 30 FPS fissi – visti gli effetti discutibili ottenuti dall’aumento dei frame nella versione PC, questo è senz’altro un bene – e non si sono riscontrati rallentamenti o problemi di sorta. Considerate le difficoltà che il motore MT Framework si trovo ad affrontare ai tempi di PS3 e XboxOne, questa versione per PS4 restituisce il titolo nella sua forma più convincente. L’ammiraglia Sony può inoltre contare su texture migliorate rispetto alle precedenti incarnazioni, che ricoprono però impalcature poligonali ormai non più al passo con i tempi: l’effetto generale resta comunque piuttosto gradevole, grazie a una direzione artistica ancora capace di difendersi in modo più che dignitoso.

Contenuti

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La seconda opinione

Dragon’s Dogma: Dark Arisen rimane una delle produzioni giapponesi più moderne e affascinanti del genere RPG, capace di affermare la propria bontà senza pestare i piedi a prodotti similari, come la serie Souls di From Software. Per la prima volta in un videogioco giapponese di matrice fantasy ho avvertito sulla pelle la stanchezza del peregrinare, la paura di svoltare oltre un angolo buio, l’ebbrezza di usare incantesimi che non si limitassero alle scontate palle di fuoco, ormai d’ordinanza in un qualsivoglia videogioco. Se il futuro del franchise in Occidente è legato al filo delle vendite su Steam, in Giappone i nostri cugini dagli occhi a mandorla se la spassano con un sequel completamente online, già lanciato su PC e PS4: credo sia il caso di supportare questa produzione e puntare dritti verso il futuro. Se non altro, di questo team, mi fido ciecamente.

Voto (PC): 9.0/10 –
Majkol “Zaru” Robuschi

Poco da dire, davvero: la versione PS4 di Dragon’s Dogma: Dark Arisen rappresenta probabilmente l’incarnazione definitiva su console di un titolo le cui brillanti intuizioni non hanno ancora trovato eredi convincenti. L’assenza totale di contenuti inediti – si tratta davvero di un’edizione “filologica” – rende forse l’acquisto superfluo per chi già avesse avuto modo di godere dell’esperienza offerta da Capcom, ma respirare l’aria “mediterranea” delle coste di Gransys resta sempre piacevole. Prodotto invecchiato con grazia, che ha ancora molto da raccontare.

verde

Good

  • Si tratta di Dragon’s Dogma. Punto.

Bad

  • Nessun contenuto inedito.
8.9

Ilya Muromets

Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.