Quando il remake supera l'originale.

Majkol

Dragon Quest VII: Frammenti di un Mondo Dimenticato

Sviluppatore: ArtePiazza
Publisher: Square Enix
Genere: J-RPG
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Italiano
Copia regolarmente acquistata dallo staff di GeekGamer.it
Al lancio di PlayStation 2 Dragon Quest VII per PsOne si presentava così.

Al lancio di PlayStation 2 Dragon Quest VII per PsOne si presentava così.

A 16 anni dalla pubblicazione giapponese per PlayStation, giunge finalmente anche nel Vecchio Continente la settima – mastodontica! – iterazione del franchise Dragon Quest. Dopo aver piazzato milioni di copie nel solo Sol Levante senza tuttavia convincere il pubblico statunitense a causa di un aspetto grafico decisamente insipido, Square Enix ha deciso di sfruttare questa occasione di rilancio del suo Dragon Quest “più grande” (in tutti i sensi) affidando ad ArtePiazza un remake che ha saputo riscrivere e correggere tutti quei problemi considerati “sensibili” nell’opera dello sviluppatore Heartbeat, team dietro al sesto e, appunto, al settimo capitolo della serie. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando la serie baciata dall’estetica “Toriyamiana” si fregiava di essere pubblicata sotto l’etichetta Enix, e col susseguirsi degli anni il mondo dei videogiochi è cambiato. Può quindi questa operazione riuscire a donare al classico per PsOne un’identità capace di reggere il passaggio degli anni? La risposta è più complessa di quanto si possa pensare, poiché pur palesando gli sforzi profusi nell’intento di correggere alcune criticità dell’opera originale (che, ricordo, prevedeva oltre quattro ore di gioco per arrivare al primo combattimento), in questo remake batte il cuore dei J-RPG degli anni ’90, con tutti i pro e i contro connessi. Se Bravely Default vi sembrava la quintessenza del gioco di ruolo giapponese dell’età che fu, in Dragon Quest VII Frammenti di un Mondo Dimenticato verrete trasportati direttamente all’infanzia, sempre ne abbiate avuta una gioiosa e carica di buoni J-RPG, ovviamente. Ma vediamo di fare luce sulla faccenda…

UN REGNO, UN EROE, UN MISTERO

dragon-quest-vii-art000Come sempre la narrativa di Dragon Quest è ammantata da un’atmosfera favolesca, quasi uscisse a gamba tesa da un libro illustrato per bambini: facendosi strada fra tropi della narrazione a chiave fantasy e cliché delle serie manga di stampo shonen, i tre giovani protagonisti, guidati dall’immancabile eroe muto, scoprono un bel giorno che l’isola su cui vivono non è la sola esistente al mondo. Guidati dalla sete di conoscenza e da un pizzico di irresponsabilità, l’eroe di umili origini, la spocchiosa (ma affascinante) Maribel e lo scatenato principe Kiefer si mettono quindi in marcia sulla strada di un’avventura che li catapulterà direttamente nel passato, alla scoperta dell’origine della sparizione delle terre che in origine attorniavano la loro terra natia, nella speranza di riuscire a ripristinare l’ordine nei regni e riportare il presente allo stato originale. Se il quarto capitolo prevedeva un intrecciarsi di linee narrative parallele, il quinto proponeva una storia spalmata su più generazioni di guerrieri e il sesto alternava due mondi divisi fra sogno e realtà, Dragon Quest VII Frammenti di un mondo dimenticato basa la propria tecnica di storytelling su una struttura episodica che ben si confà alla natura portatile del remake di Square Enix, dove ad ogni partita mordi e fuggi può facilmente corrispondere un’avventura. Ogni isola prevede un mini-arco narrativo, ogni situazione di stallo una risoluzione definitiva, e in tal senso è davvero lodevole la cura risposta nel plasmare ogni storia attorno a situazioni man mano sempre più assurde eppure dal gusto così nostalgico. Una sensazione che accompagnerà chiunque abbia passato l’infanzia fra manga e anime nati a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, filone dal quale il prodotto Square Enix ha sicuramente ripreso l’estrema spinta ottimista che si respira anche nei momenti più bui. Non a caso la localizzazione italiana, pur se non all’altezza di quella più “colorita” nella lingua di Albione, riesce a conferire ai coloriti protagonisti e alle situazioni quella spinta in più che riesce a salvare la narrazione anche nei momenti più blandi. Bisogna ricordare che fra le tante ragioni dietro il ritardo della localizzazione di questo episodio della serie spicca quella brutalmente legata alla quantità di testo, praticamente superiore alla stragrande maggioranza dei J-RPG moderni. Dialoghi che si spalmano su ben oltre il centinaio di ore di durata nel caso si volesse scoprire lo scopribile, con una storia principale capace di trattenere anche il più agguerrito appassionati di giochi di ruolo giapponesi per oltre la sessantina di ore prima di arrivare ai fatidici titoli di coda.

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ArtePiazza ha comunque cercato di tagliare dove poteva per snellire il più possibile la lentezza con cui la storia procede, specialmente nelle fasi iniziali, ma bisogna ammettere che nella stragrande maggioranza dei casi chi ha giocato – e amato – l’originale per PsOne potrà tranquillamente sentirsi a casa anche fra le mura tridimensionali della nuova mise grafica inaugurata per la portatile Nintendo. Il gioco abbonda di momenti morti, spinge all’esplorazione ed a parlare con i personaggi non giocanti in cerca di indizi, in un’ossatura ludica che non fa altro che esaltare al massimo tutte quelle caratteristiche che oggi sono stigmatizzate nell’opinione comune come “difetti intrinsechi del genere J-RPG”, compreso l’immancabile bisogno di grindare ad oltranza, ovvero impegnare ore e ore a stendere nemici comuni alla ricerca di un level up facile per poter proseguire nell’avventura. Anche su questo frangente il remake tenta di svecchiare il più possibile la struttura di gioco, eliminando gli incontri casuali a favore di nemici visibili su schermo (ma praticamente impossibili da evitare nei dungeon, sicché…), integrando un indicatore su touch screen che segnala la presenza nelle vicinanze dei frammenti di pietra necessari a proseguire nella storia e addirittura inserendo nel menù la possibilità di parlare con i propri compagni alla ricerca di indizi, o ancora consultare un riassunto testuale degli eventi recenti, nel caso ci si ributtasse nell’avventura dopo una pausa più lunga del previsto, ma non si può far nulla per calmare l’implacabile spirito anni ’90 che abita il cuore ludico di Dragon Quest VII.

 

 

 

 

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Dove posso acquistarlo?

MA I DRAGHI CI SONO, VERO?

Non a caso, il sistema di battaglia, pur presentando degli automatismi opzionali, è fondamentalmente la cosa più basica che ci si potrebbe aspettare da un J-RPG a turni, senza guizzi di originalità particolari. L’unica caratteristica peculiare di questo capitolo è un sistema di crescita e personalizzazione del party in parte ispirato al sesto capitolo, che permette di ibridare tecniche di combattimento e abilità passive di molteplici classi personaggio, conferendo al giocatore una libertà virtualmente infinita per personalizzare il proprio gruppo di eroi. Non rimane quindi che prendere atto della cosa e lanciarsi nuovamente nei combattimenti, giacché le classi hanno un sistema di livelli parallelo a quello dei personaggi, e l’evoluzione delle specializzazioni sono legate al numero di combattimenti affrontati. Come dicevo: tanto tempo da investire, tante cose da fare, soprattutto se si vuole completare il tutto al massimo delle proprie possibilità.

La pubblicità giapponese della riedizione di Dragon Quest VII per Nintendo 3DS presenta dialoghi in spagnolo. Che i creatori immaginassero per i protagonisti una provenienza iberica..?

Eccellente e promosso su tutta la linea il comparto tecnico, sicuramente afflitto da una scarsa varietà di asset grafici (gli stessi personaggi e gli stessi interni si trovano praticamente dappertutto), ma basta volgere lo sguardo all’originale per preferire la nuova incarnazione senza troppi rimpianti. La direzione artistica curata da Bird Studio (ovvero made in Akira Toriyama) è esaltata da modelli poligonali dei personaggi principali belli da vedere e graziosi in movimento, oltretutto arricchiti da un numero di costumi pari a quello delle classi. Un peccato, invece, per la colonna sonora, che pur se in linea con l’ottimo lavoro svolto da Koichi Sugiyama nel passato della serie è giunta a noi solamente nella forma di campionamenti MIDI. L’edizione giapponese presentava un accompagnamento sonoro del tutto orchestrato, ma non si sa bene per quale motivo, l’edizione occidentale non ha potuto trarne vantaggio… che sia un problema legato alle licenze di sfruttamento delle registrazioni? A chiudere l’analisi, sicuramente positiva, bisogna segnalare la presenza di funzionalità streetpass con le quali è possibile scambiare “dungeon” opzionali con altri giocatori e l’opzione di download di avventure aggiuntive. Che Square Enix ampli la storia del titolo in futuro, magari facendo “tornare un certo personaggio”…?

Con Dragon Quest VII: Frammenti di un Mondo Dimenticato il publisher giapponese porta in Europa l’incarnazione definitiva del settimo capitolo della serie Enix. Il remake sottolinea i punti di forza della produzione sapendo soddisfare anche l’occhio del giocatore meno sfegatato, ma certe meccaniche tipiche del genere di riferimento, unitamente ad una narrazione non esattamente delle più originali, potrebbe dare qualche grattacapo ai più giovani e smaliziati giocatori in cerca di avventure dall’ampio respiro. Per tutti gli altri, beh, la favola è servita!

verde

Good

  • Potenziamento grafico ed artistico di grande pregio.
  • Ottima atmosfera da fiaba!
  • Ampio ventaglio di possibilità di personalizzazione del party di protagonisti.
  • Tante cose da fare, storia estremamente lunga...

Bad

  • ...forse anche troppo.
  • L'esaltazione di certi meccanismi dei J-RPG di una volta potrebbero farlo sembrare troppo conversatore.
  • L'assenza della colonna sonora orchestrale dell'edizione giapponese!
8

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.