Un’abbuffata di proiettili

DoDonPachi Resurrection

Sviluppatore: CAve
Publisher: Degica
Genere: Shoot’em up
Disponibile: Digital
Lingua: Inglese

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

La serie nasce nel 1997 sotto etichetta Atlus.

DoDonPachi Resurrection è la riproposizione HD (e completa) di alcune classiche versioni dell’omonimo shooter 2D di marchio Cave. L’argomento, lo premetto, è piuttosto spinoso: a fronte di un generale atteggiamento snobistico nei confronti del genere, bisogna riconoscerne al contrario la grande complessità e la vastissima cultura videoludica che si è creata nel corso degli anni, una cultura e una critica che rendono i giocatori del settore forse tra i più informati (ed esigenti) nel panorama del medium. Per questo motivo la mia psichedelica esperienza di gioco è stata completata da un continuo confronto testuale con il mio personale senpai, un vero guru degli shooter che risponde al nickname di Pantsu Jo.

DoDonPachi, posso dirlo subito, risulta essere un titolo solido, ma senza grandi slanci di originalità o divertimento. Tendenzialmente il titolo rimane in linea con le centinaia di altre produzioni affini. Il videogioco presenta due grossi blocchi di contenuto. Un primo blocco è quello relativo al cosiddetto gunplay. Il secondo invece attiene al sistema di punteggio. Chiaramente ci sono moltissimi altri aspetti da considerare: narrazione (praticamente assente), struttura tecnica, struttura grafica, comparto audio, ma pur affrontando anche queste ulteriori caratteristiche si può già anticipare che si trova di fronte a un lavoro pienamente nella media di settore. Invece il gunplay e lo score system spiccano, uno positivamente e l’altro negativamente, rispetto agli standard.

GUNPLAY ORIGINALE

Parlando delle modalità di combattimento risalta immediatamente la scelta coraggiosa e abbastanza originale degli sviluppatori, che hanno deciso di eliminare i power up, a favore di una struttura che si basa interamente sulla tipologia della nave e del sistema di fuoco. Inoltre, al contrario di molti altri concorrenti, DoDonPachi preferisce far distruggere i proiettili nemici (le bombe hanno questo potere, oltre chiaramente al danno) piuttosto che far evitare gli stessi. Le navicelle a disposizione sono 3, le cui peculiarità (al netto delle ovvie differenze visive) sono evidenti: si parte dalla più veloce e meno potente alla più lenta ma con maggiore potenza di fuoco. Successivamente il giocatore dovrà decidere quale dei 3 sistemi di sparo scegliere: il primo, consigliato ai principianti, consente l’utilizzo delle bombe ma offre due attacchi standard. Il secondo invece elimina le bombe, ma permette di cambiare rateo di fuoco, tra standard e potente. Il terzo e ultimo è il più aggressivo, permettendo sia l’uso delle bombe, sia lo stile di sparo più potente (ma risultando estremamente limitante nei movimenti). A prescindere dalla configurazione, gli attacchi delle vetture sono due: uno spray, che infligge danni minori ma che copre praticamente tutta la mappa, e un raggio di energia, che consiste in un piccolo fascio colorato con danni concentrati ed elevati. I settaggi, al netto dell’assioma “più danni=minore velocità”, sono abbastanza eterogenei. La possibilità di utilizzare le bombe (tali strumenti vengono inseriti nell’equipaggiamento dei veicoli in numero limitato a seconda delle diverse modalità di gioco), non consiste solo in un altro modo per seminare distruzione, ma risulta essere il principale strumento di difesa a disposizione dei piloti. Al momento della deflagrazione infatti tutti i proiettili nel raggio perderanno di efficacia (sto parlando dei proiettili nemici). Il primo sistema quindi, risulterà molto difensivo, danneggiando poco ma garantendo una nave veloce e fornita di bombe. Il secondo, intermedio, permetterà al giocatore di aumentare la velocità o la potenza, ma perderà il forte escamotage degli esplosivi. Il terzo è il meno versatile, caratterizzandosi per l’estrema lentezza, tale che solo l’uso degli ordigni potrà coprire il giocatore da spiacevoli perdite di vite. Spero sia chiaro adesso, una volta letto il lunghissimo spiegone, che Dodonpaki sia indubbiamente originale nel proporre un approccio che tende più al settaggio iniziale (invogliando magari la rigiocabilità delle mappe) della nave  e alla distruzione dei proiettili piuttosto che al classico dualismo powerup/elusione. Al fruitore spetta scegliere se tale impostazione possa stuzzicare o meno la propria curiosità. C’è da dire che il prodotto non presenta run molto lunghe o elaborate, un elemento che si sposa bene con la mancanza di power up o altri strumenti di gioco, risultando quindi bilanciato, almeno sotto questo punto di vista. Il problema risiede invece, come già accennato, nello score system. Il prodotto tende infatti, in maniera esagerata, a premiare la raccolta delle “medaglie”, ossia dei numerosissimi drop dei nemici abbattuti.

Sebbene sia presente anche il calcolo dei colpi (maggiorato dalla lunghezza della catena di hit) e il numero di continue, nella modalità storia e AR la bilancia pende tutta a favore del primo tipo di introito. Una scelta che mina il gameplay, o meglio va a esacerbare una sua già naturale tendenza: quella di non schivare e di sfruttare le bombe o l’assenza di un vero Game Over, a discapito di un elemento fondamentale in ogni shooter che si rispetti: la paura di morire (sotto il profilo meno metafisico del concetto chiaramente). Vero è che lo scopo di qualsiasi shooter (e DoDonPachi non fa eccezione) sarebbe quello di finire i livelli proposti senza mai dover inserire una nuova moneta. Ma è anche vero che l’assenza di qualsivoglia limitazione nel continuare a giocare rovina l’appeal del gioco. A questo si va a sommare una certa qual facilità di gameplay, soprattutto con i settaggi più equilibrati. L’utilizzo delle bombe, al posto giusto e al momento giusto, risolvono situazioni intricatissime, tanto che per quanto mi riguarda il vero scoglio sono sempre stati i boss finali (delle gigantesche fanciulle robotizzate).

DoDonPachi Resurrection si mostra subito con uno stile minimal e alquanto confuso, tanto che mi è capitato spesso di sbagliare modalità e dover ricominciare tutto da capo. Tendenzialmente le numerose modalità offerte (normale, 1.51, Arrange A, Arrange B, Black Label, Score Attack e le diverse declinazioni di ognuna) non spiegheranno mai al giocatore in via preventiva cosa offrono di diverso dalla struttura classica. Non voglio dilungarmi troppo sulle pur sensibili differenze che risiedono tra le varie specialità, ma indicherò quelle più significative. La prima è indubbiamente lo Score Attack, versione online del gioco che fa cimentare i diversi giocatori per l’egemonia della leaderboard europea. Consigliatissimo anche l’Arrange B, che introduce cinque zone di gioco nuove e un sistema di sparo automatico. Si tratta insomma della versione più caciarona e leggera del videogioco ma di indubbia soddisfazione. Segnalo infine il Training Mode, molto utile per poter capire e padroneggiare lo stile di sparo dei diversi settaggi delle navicelle.

L’edizione pubblicata su Xbox 360 anni fa non è che un mero assaggio di questa versione per PC Steam.

Dal punto di vista tecnico il prodotto svolge molto bene il lavoro di riproposizione. Ritengo necessario ricordare nuovamente che DoDonPachi Resurrection è una riproposizione per PC Steam (esiste anche la versione Xbox) del vecchio titolo Cave, completo di tutte le varianti e chiaramente “restaurato” in HD. Non si può quindi giudicare il videogioco, almeno nella sua veste visiva, con occhio contemporaneo. Il gioco risale infatti al 1997, e per l’epoca offriva una caratterizzazione delle navicelle, dei fondali terrestri e spaziali e dei boss di fine livello di pregevolissima fattura. Molto bella anche la palette di colori acidi e psichedelici, nonché gli effetti particellari e le animazioni. A volte la confusione regna sovrana (ma è elemento comune a tutti gli shoot’em up) e inoltre il design marcatamente nipponico rischia di allontanare i meno abituati a tale stile, ma nel complesso il lavoro di restyle funziona. Certo però che si tratta di un semplice contenitore retrocompatibile, il che non è un difetto, ma non permette certo di potersi discostare molto da quanto offerto dagli sviluppatori sin dal lontano 1997. Oggi, al netto della rinnovata passione per gli stili grafici pixellosi, qualche sbavatura potrebbe risaltare di più, e i non appassionati del genere potrebbero in più chiedersi perché acquistare proprio DoDonPachi, piuttosto che altri titoli allo stato attuale più freschi e con un gameplay più vario. La risposta, si sa, sta solo nelle esigenze dei fruitori.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?


DoDonPachi: Resurrection - Deluxe Edition [Edizione: Germania] (Videogioco)


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Per i più appassionati il voto potrebbe sembrare basso, se non addirittura bassissimo. Questo perché Cave è un mostro sacro e DoDonPachi ne è forse il fiore all’occhiello. Eppure esorto gli aficionados a riflettere: se bastasse riproporre a intervalli regolari lo stesso identico prodotto, la critica videoludica sarebbe ancora più intasata di 9 e 10. Non che già non lo sia. Ritengo quindi più giusto concentrare la valutazione su quanto fatto in sede di rimasterizzazione, ossia il compitino: textures messe a lucido e un menù pieno zeppo delle numerose versioni e modalità create nel corso degli anni. Mancano completamente quelle aggiunte ulteriori che avrebbero potuto rendere più appetibile il gioco anche per i meno ferrati (un rinnovato sistema di combattimento, nuove mappe, una modalità più in linea con gli standard odierni). Stando così le cose Resurrection si pone come acquisto obbligatorio solo per gli appassionati del genere o per chi vuole recuperare il titolo.

giallo

Good

  • Tutte le edizioni dello storico titolo cave.
  • Gameplay fresco a distanza di 20 anni dalla sua pubblicazione.
  • Tecnicamente gradevole.

Bad

  • Score system poco incisivo.
  • Pochissimi stimoli nel non abusare dei continue.
  • Ad oggi, adatto solo ai veri appassionati.
6.5

Originariamente un ragazzo normale, gli anni passati in cerca di un connubio tra gli studi giuridici e i videogiochi hanno generato un ibrido terrificante. Ora viene chiamato il "Jason Statham dello Steam controller".