Cyber Cliché

Majkol

So che molti attendevano trepidanti questa nuova produzione firmata Media. Vision (Wild Arms, Chaos Rings), specie dopo essere stati a digiuno di J-RPG dedicati ai Digital Monsters di Bandai per così tanti anni, ma lasciatemelo dire: che delusione. Già il titolo pare una dichiarazione di intenti, dove al solito “world” si è preferito vedere capeggiare sulla copertina un misterioso “Story”, e il motivo è subito detto: Cyber Sleuth è un classico J-RPG sulla falsariga dei recenti titoli Atlus che semplicemente affonda le mani nella mitologia e nell’immaginario del franchise videoludico Digimon (più famoso in occidente per gli adattamenti animati), senza realmente riprenderne le meccaniche né tantomeno le tematiche. Ad onore del vero questa distinzione fra i filoni “Story” e “World” esiste in Giappone già da anni, ma questo è la prima iterazione a giungere da noi con questa nomenclatura. Bof!

Una Misato Katsuragi in salsa Digimon corre in nostro soccorso.

Kyoko è una Misato Katsuragi in salsa Digimon e questa scena ne è la prova.

Ma i Manga Boys ce l’avevano con T.K. e Kari?

digimon cyber sleuth art002Quindi, sì, è vero, sono presenti (quasi) tutte le creature più famose fra quelle che tennero compagnia ai ragazzi cresciuti fra gli anni ’90 e i primi anni 2000, a cavallo dei palinsesti RAI e Mediaset e in un epico scontrarsi fra i fandom delle creaturine tascabili di Nintendo e quelle digitali dell’allora Bandai. Ma è anche vero che se si rimuovessero dal gioco e si sostituissero con qualsiasi altra divagazione sul genere del “collezionali tutti“, la situazione sarebbe tale e quale.

In Digimon Story: Cyber Sleuth i protagonisti sono soprattutto gli umani, coinvolti in una sceneggiatura originale che riprende tropi triti e ritriti della narrativa urban fantasy con richiami sci-fi. I digimon sono qui presentati come creature comunemente legate agli hacker, mentre internet è uno spazio tridimensionale chiamato Eden in cui ci si può immergere svolazzando da un URL all’altro come se ci si stesse librando in volo in un’autostrada futuristica (il gioco strizza prepotentemente l’occhio alle atmosfere cyberspaziali dei primi adattamenti cinematografici dell’omonima serie Toei firmati da Mamoru Hosoda, se potete recuperateli in lingua originale, che sono belli). Tra un cliché e l’altro (gente che rimane in coma dopo essere stata ferita nel mondo digitale, sul serio? Ancora??e il solito character development strabordante, tipico delle recenti sceneggiature nipponiche, si arriva a vestire il ruolo di Cyber Sleuth che, dizionario alla mano, significa detective cibernetico, e non quello che stavate immaginando. Perdendo temporaneamente il proprio corpo fisico e potendo saltellare dalla realtà al mondo digitale con nonchalance (d’altronde gli sviluppatori non si sono nemmeno presi la briga di distinguere l’esplorazione fra le due realtà in modo netto), si entra finalmente in contatto con le creaturine.

Ad onore del vero il comparto prettamente narrativo, seppur in grado di mettere alla prova anche il più paziente dei lettori, non è completamente da bocciare, e mi ha sorpreso più volte con riferimenti a contenuti LGBT, discreti sexual innuendo e approfondimenti sul folklore e la cultura pop del Sol Levante; tuttavia ho trovato estremamente irritante la lentezza con cui la storia si dipana e soprattutto il suo non cercare di differenziarsi dal solito cliché dei protagonisti hacker-virtuosi VS conglomerato informatico malvagio senza motivazioni plausibili. Una mancanza di originalità in fase di scrittura che sposa la totale assenza di idee anche sul piano prettamente ludico, con un sistema di scontri competente, ma estremamente derivativo e una gestione delle creature digitali comparabile a quella di un qualsiasi Shin Megami Tensei degli ultimi quindici anni.

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Delusione digitale

Ora potrei raccontare anche del complessissimo sistema imbastito dai papà di Wild Arms – e futuri sviluppatori di Valkyria: Azure Revolution, per il quale a questo punto incrocio tutte le appendici del corpo – per gestire la personalizzazione e l’evoluzione delle creature (pseudo) protagoniste, del fatto che ognuna di loro presenta non solo un’affiliazione elementale, ma anche una tipologia digitale che concorre ad un intricato sistema di debolezze di cui tenere conto nei combattimenti, ecc. ecc. ma in realtà il più del tempo si passa a sbadigliare fra una missione “filler” e l’altra – per di più strutturate tutte nello stesso modo – ed interessate da un livello di sfida talmente basso da avermi permesso di affrontare anche le boss fight affidando il tutto all’intelligenza artificiale dei membri del mio party. Un problema, quello del bilanciamento, già riscontrato dallo sviluppatore giapponese in madrepatria e leggermente rattoppato con un’esclusivo livello di difficoltà maggiorato per noi occidentali che non posso che sentirmi di consigliare, a meno che non si voglia davvero passare il tempo compiacendosi solamente con i modelli poligonali delle creature.

Infatti il merito più grande di Digimon Story: Cyber Sleuth è sicuramente quello di  sfoggiare quelli che, ad oggi, sono le migliori ricostruzioni in cel shading dei Digimon più conosciuti e amati dal pubblico. Poco più di duecento digital monsters, non tutti quelli esistenti nell’immenso bestiario in continua evoluzione purtroppo, ma in ogni caso abbastanza per poter ridurre in brodo di giuggiole chiunque sia ancora ancorato ai pomeriggi su Rai 2 in compagnia di Tai, Matt, Sora, Izzy, Mimi e Joe… e sono sicuro che avete letto mentalmente questo elenco riprendendo il medley della sigla originale. Non che il resto non sia apprezzabile, dopotutto il character design tagliente (ma forse un po’ troppo autoreferenziale) di Suzuhito Yasuda (Durararara!!, Baccano!, Shin Megami Tensei: Devil Survivor) è come sempre un gran bel vedere, anche e soprattutto grazie a una palette cromatica accesa che dà il meglio di sé sullo schermo di PS Vita; un idillio che deve presto fare i conti, su PS4, di schermi dal polliciaggio più generoso, che rivela immediatamente la natura a basso budget della produzione, con poche mappe tridimensionali esplorabili (aspettatevi TAAAAANTO backtracking), un numero di filmati e scene cinematiche ridotte all’osso e tanta tanta narrazione in stile visual novel, con dialoghi che spiegano quel che succede senza… mostrarlo per davvero. Un peccato.

In chiusura, una riflessione veloce: trattandosi del videogioco che festeggia i quindici anni del primo adattamento animato di Toei, non sarebbe forse stato meglio proporre una versione remaster di quel Digimon Adventure rimasto esclusiva delle PSP giapponesi, J-RPG che riprendeva la trama della prima stagione e che avrebbe avuto, senza ombra di dubbio, un’attrattiva commerciale molto superiore per l’Occidente tutto? 

Digimon Story: Cyber Sleuth

Sviluppatore: Media. Vision
Publisher: Bandai Namco
Genere: J-RPG
Disponibile: Digital+Retail
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PlayStation 4

Copia del gioco acquistata dallo staff di GeekGamer

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Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Galleria

Dopo tanti mesi di attesa, titoli su titoli dedicati ai Digimon non localizzati, raccolte firme, speranze affidate al mare del web e via dicendo, questo Digimon Story: Cyber Sleuth si presenta come una cocente delusione. Nulla che possa impensierire gli appassionati più sfegatati e affamati di avventure in salsa Digimon, chiaramente, ma personalmente non me la sento proprio di consigliare questo compitino mal realizzato ispirato a roba decisamente più competente.

rosso

Good

  • Piacevole da vedere, pur con i suoi limiti.
  • Modelli poligonali dei Digimon davvero eccezionali.
  • Sistema di gioco rodatissimo .
  • Personaggi piacevoli...

Bad

  • ... ma parlano davvero troppo.
  • Grave sbilanciamento del livello di difficoltà.
  • Derivativo su ogni fronte lo si voglia considerare.
  • Alcuni Digimon sono esclusivi DLC.
5.5

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.