Un mondo di potenziamenti... a portata di Praxis!

Francesco

Deus Ex: Mankind Divided

Sviluppatore: Eidos Montreal
Publisher: Square Enix
Genere: FPS/RPG
Disponibile: Digital+Retail
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Il modo in cui io ho giocato questo nuovo capitolo della fortunata saga cyberpunk di Deus ex potrebbe essere totalmente diverso da quello in cui lo giocherete voi.

Comincio la recensione con questo preambolo perchè è proprio in questa frase che risiede il più grande pregio di questo Mankind Divided, seguito di quello Human Revolution uscito per console di scorsa generazione che cinque anni or sono divise così tanto sia la critica che il pubblico. Quello che è sicuro è che il gioco continuava la tradizione dei precedenti Deus Ex per PC, Playstation 2 e Xbox proponendo un prequel dalla trama profonda e dalla lore (fanta)politica di tutto rispetto, ma al netto di una storia intrigante e di un protagonista carismatico, la precedente iterazione per Playstation 3 soffriva di diversi difetti dovuti proprio alla natura del gioco stesso, che veniva tradita da scelte di dinamiche e level design che andavano a cozzare con le ottime premesse ideate dagli sviluppatori di Eidos Montreal. Sin dalle prime battute il primo titolo della serie ad uscire sotto etichetta Square Enix proponeva infatti tre diversi stili di approccio, dal classico action in cui ci si faceva strada a suon di proiettili e abilità offensive da potenziati, allo stealth duro e puro fatto di agguati nell’ombra e armi non letali, all’hacking attraverso il quale volgere le difese poste dai nemici al proprio vantaggio. Purtroppo, però, le buone intenzioni degli sviluppatori si scontravano con delle boss fight fuori contesto che proponevano la sola risoluzione “violenta”, lasciando gli amanti della strategia e del soppiatto del tutto alla mercè del cattivo di turno.

Sarà riuscito questo seguito ad arginare il più grande limite del precedente capitolo? Non ci resta che indossare il nostro cappotto tecnologico migliore, accendere i potenziamenti e ficcarci nel primo vicolo piovoso e squallido di una Praga distopica: Adam Jansen ci sta aspettando ancora una volta.

HE NEVER ASKED FOR THIS (AGAIN)

La storia comincia nel 2029, due anni dopo l’epilogo di Human Revolution (non prima di un lungo recap utile a ripassare gli eventi del precedente gioco che, credetemi, risulta essenziale), in una sabbiosa e al contempo lussuosa Dubai presa in ostaggio da un gruppo terroristico di umani potenziati. La società è cambiata un sacco in questi anni in seguito all’incidente scatenato a Detroit e tra umani e potenziati la situazione è tesa. Questi ultimi ormai vengono sempre più isolati, chiusi nei ghetti, privati di qualsivoglia libertà in favore di una sicurezza che forse non esisterà mai. Come nelle migliori storie cospirazioniste c’è un’elite al comando che vuole regnare incontrastata invadendo le menti dei cittadini comuni, indottrinandoli con notizie a base di xenofobia e tecnica del terrore. Anche Adam non è più lo stesso, dismessi i panni di capo della sicurezza delle Sarif Industries si è unito a una frangia supersegreta dell’Interpol adibita proprio a contrastare la minaccia del terrorismo a base potenziata. La situazione di Dubai si risolve velocemente in un bel tutorial che introduce il giocatore alle dinamiche di gioco, per poi far approdare l’Agente Jansen in quella che di fatto è il main hub dell’intera avventura: una distopica Praga sull’orlo di una guerra civile. Sarà un mostruoso attentato che mieterà un discreto numero di vittime civili a cambiare le carte in regola, e proprio qui comincia un’avventura videoludica che risulta capace sin da subito di affascinare il giocatore, accompagnandolo con mano ferma per tutte le 15-20 ore necessarie per portarla a compimento. La sensazione durante i titoli di coda però non è stata del tutto soddisfacente, rivelando la vera natura di questo Mankind Divided: una storia di transizione nell’epica fantascientifica di Adam Jansen, situata tra un primo capitolo che ha gettato delle basi davvero interessanti e un terzo che, qualora verrà finanziato, si spera chiuderà tutti i punti lasciati in sospeso.

Adam Jansen è cambiato, dicevo, e con lui sono cambiati anche i suoi potenziamenti. A quanto pare nel coma avvenuto nel precedente capitolo qualcosa è successo all’ex capo sicurezza delle Industrie Sarif, e al suo risveglio ha scoperto una serie di potenziamenti latenti tutti da sbloccare proseguendo nel gioco. È proprio in questo continuo accumulare punti esperienza con cui sbloccare nuovi praxis (sorta di microchip atti a sbloccare capacità latenti nel roborganismo dei potenziati), e nel sistema dei dialoghi a scelta multipla che risiede la natura più gdr del titolo, che però si ferma qui. Tutto il resto rimanda ai topoi dello shooter e dello stealth game.

Parlando della parte propriamente ludica, questo Mankind Divided ripropone in pratica le stesse identiche dinamiche del predecessore, ma fortunatamente migliorate e rese più agili nell’esecuzione. Questa volta il giocatore può davvero scegliere il suo stile di gioco e portarlo avanti fino alla fine, persino nelle boss battle. Adam Jansen è dotato di un arsenale di tutto rispetto col quale fare ecatombe e, pad alla mano, si può scegliere se sviluppare le sue abilità da infiltratore o da hacker. Ogni missione può essere condotta in tutti e tre i modi che possono essere anche combinati, dando vita a possibilità praticamente infinite. Le già citate tremende boss battle del predecessore sono state quasi azzerate: il giocatore infatti può scegliere se convincere i nemici a rivedere il proprio stile di vita tramite un elaborato e davvero soddisfacente sistema di convincimento basato sul dialogo multiplo e sull’analisi del comportamento e del tono del personaggio interrogato, un po’ come succedeva nel bellissimo e ingiustamente dimenticato LA Noire dei Team Bondi. Io stesso sono arrivato alla fine del gioco incappando solo nella boss battle finale, che ho superato scegliendo di agire in un misto tra stealth e hacking, senza colpo ferire.

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Le side quest poi sono bellissime e varie, tutte inerenti alla trama e approfondite come quelle che abbiamo visto in The Witcher 3 dei CD Projekt RED, e alcune possono sbloccarsi solo parlando a determinate persone in specifici frangenti. La visuale è come abbiamo visto in Human Revolution un ibrido tra first e third person shooter, con la visuale alternata in fase di copertura, rendendo ancora una volta la saga di Deus Ex uno strano e piacevole ibrido distopico, a cavallo fra molteplici generi.

Il multiplayer di Mankind Divided merita un piccolo capitolo a parte: è infatti un gioco nel gioco, che ripropone in piccolo le dinamiche della campagna principale in una specie di versione in realtà virtuale del gioco principale. Il giocatore assume la sua identità registrata sul sistema (che sia Steam, Playstation o Xbox Live) e diventa un hacker chiamato a violare i sistemi della Palisade, la più grande e sicura banca mondiale, impenetrabile fortezza online custode di informazioni sensibili che se esposte farebbero crollare più di qualche testa nelle grandi elite mondiali. Come novelli Mr Robot (l’avete vista la serie tv, vero?) siamo insomma chiamati a violare una serie di nodi impersonando di volta in volta il nostro avatar fatto di pixel, impadronendoci di una serie di proxy protetti da una schiera di sistemi antivirus che in questo mondo virtuale hanno le fattezze di soldati robotici armati di tutto punto, laser, telecamere e torrette. In Breach insomma il giocatore viene chiamato a mettere in pratica tutto ciò che ha imparato nella campagna principale in una serie di missioni a difficoltà crescente che portate a termine lo ricompensano con esperienza, soldi e punti che servono poi ad avere accesso a diverse abilità prese di peso dall’avventura in singolo. Le ricompense sono informazioni sulla cospirazione alla base della lore di Deus Ex, mail, bio di personaggi e società chiave e la possibilità di competere con gli altri giocatori. Insomma, Breach rappresenta un piccolo grande supplemento al gioco principale capace di far lievitare di molto la longevità del titolo in toto, una modalità che riesce subito ad appassionare tutti coloro che hanno amato particolarmente le due avventure in singolo di Adam Jansen.

 

 

 

 

Contenuti

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La seconda opinione

Deus Ex Mankind Divided è il degno seguito del suo predecessore: pur mantenendo uno stile grafico simile, il nuovo motore Dawn Engine unitamente a un migliorato level design porta una spanna più in alto il coinvolgimento nella complicata storia del futuro del mondo. Non aspettatevi una rivoluzione in termini di gameplay, fin dai tempi del primo episodio (2000, ndr) la serie si propone il medesimo obiettivo: fornire più vie per portare a termine ogni missione, ognuna associata a uno “stile” diverso di gioco. A voi starà scoprire le varie possibilità e scegliere quale intraprendere. La storia si dipana tra i molti personaggi e le molte fazioni in campo che alternativamente cercano di aiutare, ostacolare o manipolare Jansen e finalmente ci avvicina sempre di più agli eventi del primo episodio originale della serie, spiegando come il mondo sia finito dalla situazione vista in Human Revolution a quella, triste e disastrosa, di Deus Ex.

9/10 – Andrea “Andy” Casagrande

“CI STANNO TRACCIANDO, STACCA! STACCA!!”

Se dal punto di vista del gameplay questo Deus Ex è la versione migliorata in toto di Human Revolution, sul comparto grafico cominciano i veri dolori. Al netto di una palette cromatica finalmente più differenziata e ispirata (l’atmosfera virata al giallo oro di tutto il gioco precedente stavolta è destinata solo al prologo a Dubai) e di ambientazioni davvero ispirate (Praga e Golem sono eccezionali), l’aspetto grafico di Mankind Divided semplicemente non è al passo con l’attuale generazione videoludica e col livello ormai settato da capolavori gdr open world come The Witcher 3. Ma se tutto alla fine pare funzionare grazie a un bel reparto artistico che farà la gioia degli amanti del cyberpunk (più ispirato alle atmosfere di Johnny Mnemonic e Io Robot che a Blade Runner) lo stesso non si può dire dei personaggi che popolano Praga e dintorni. Il vero problema risiede nel lip synch, praticamente improponibile. A volte il gioco non pare neanche essere stato testato, con doppiatori che continuano a parlare mentre il personaggio ha chiuso la bocca da un pezzo e viceversa. A esclusione di Adam Jansen e un paio di comprimari davvero ben fatti, gli npc sono praticamente dei manichini senz’anima, che più di una volta vi condurranno mano nella mano nell’uncanny valley. Per ore ed ore il giocatore quindi deve sorbirsi persone doppiate male con gli occhi vitrei fissi chissà dove che magari continuano a parlare sebbene abbiano smesso col labiale da venti secondi buoni. Il gioco insomma non sembra neanche essere stato testato per quella che dovrebbe essere la sua feature più peculiare e il suo pregio più grande: tutto ciò che può essere associato alla trama e all’immersione. A che pro avere un bellissimo mondo di gioco e una storia ispirata, se a raccontarcela sono figure prive di qualsivoglia vita ammazzate per giunta da un character design a tratti abbastanza imbarazzante?

L’audio ha anch’esso i suoi alti e bassi: al netto di una colonna sonora azzeccata e di ottimi effetti sonori, il doppiaggio italiano è scialbo, con l’unica eccezione di Adam Jansen, il cui doppiatore tenta quanto più possibile di imitare la sua controparte anglofona. Il mio consiglio ordunque è di giocare il gioco in lingua originale coi sottotitoli, essendo consci del fatto che però il problema del labiale rimane in qualsiasi lingua si decida di settare il gioco, alla stregua di un glitch che a quanto pare non verrà mai fixato.

Deus Ex Mankind Divided corregge tutti i difetti ludici che avevano rovinato l’esperienza comunque di pregio offerta da Human Revolution nel 2011, ma lo fa sacrificando un comparto tecnico che, sebbene forte di una cornice artistica di tutto rispetto non riesce a fare giustizia a un mondo di gioco splendido, dotato di una lore così valida che riesce ad essere ben più interessante della faccenda raccontata che al fin della fiera rimane abbastanza incompiuta, in attesa di un terzo capitolo che speriamo tiri le somme di quella che pare essere una delle più grandi cospirazioni videoludiche della storia.
Se vi è piaciuto il primo non lasciatevi scappare il suo sequel, consci del fatto che i fasti del capostipite della serie uscito nell’ormai lontanissimo 2000 e ambientato nel futuro 2052 sono ancora, ahimè, lontani.

 

giallo

Good

  • Un mondo di gioco narrato magistralmente reso ancora più prezioso dal comparto artistico.
  • Lima tutti i difetti ludici del precedente capitolo.
  • Ottima durata resa ancora più longeva dall’ottima modalità multiplayer.
  • Profondo e divertente.

Bad

  • Labiale atroce.
  • Modellazione poligonale dei personaggi secondari appartenente a una generazione fa.
  • Doppiaggio italiano senza infamia e senza lode.
  • A fronte di una lore tra le più ispirate degli ultimi anni la trama principale tirando le somme tradisce le ottime premesse rimandando al prossimo capitolo.
7.5

Francesco
Nato pigiando tasti a caso sul Commodore 64, cresciuto tra una partita a The Legend of Zelda e Super Mario Bros, Francesco è stato fulminato sulla via di Damasco da titoli come Xenogears, I Final Fantasy vecchia scuola, Metal Gear Solid, le avventure grafiche e i survival horror dell'era PSX. Fino a quando il medium videoludico racconterà una storia, XenoLink sarà lì pronto a viverle tutte!