"Mi porti sempre in vancanza negli stessi luoghi!"

Majkol

Dead Island: Definitive Collection

Sviluppatore: Techland
Publisher: Deep Silver
Genere: RPG/Avventura 3D
Disponibile: Digital+Retail
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Quello che accompagnò l’annuncio di Dead Island fu uno dei migliori trailer mai realizzati per un videogioco.

Anni fa lo sviluppatore polacco Techland presentò agli sguardi attoniti di centinaia di migliaia di persone un trailer che, da solo, finì per vendere Dead Island a scatola chiusa ad altrettanti giocatori, ben interessati a scoprire la trasposizione videoludica di quel frangente di human drama dipinto nella sequenza promozionale. Solamente dopo il lancio si venne a scoprire che il prodotto confezionato da Deep Silver non aveva proprio nulla della sofisticatezza e della sensibilità artistica con cui venne scritto e messo in scena l’eccellente corto in cgi, inabissando le aspettative dei più con scialbi paesaggi statici e un gameplay uguale dall’inizio alla fine dell’avventura. Nemmeno il semi-sequel, Dead Island Riptide (poco più di un’espansione), riuscì a correggere il tiro degli sviluppatori, e benché entrambe le produzioni potessero contare su un comparto grafico tutto sommato piacevole, le creatura di Techland vengono oggi ricordate come titoli destinati al solo multiplayer, unico compromesso attraverso il quale l’anonimato dell’azione di gioco assume i connotati di una produzione quantomeno piacevole da affrontare, magari accompagnati da amici online. Un destino, questo, riservato dai giocatori dai gusti più sofisticati anche agli ultimi episodi della serie Resident Evil: che siano gli zombie il vettore di mediocrità ludica?

A parte ciò, la struttura open world e la natura a metà fra un FPS e un RPG, rendono Dead Island e Riptide due titoli quantomeno comparabili alle attuali produzioni AAA free-roaming in quanto a contenuti e struttura, tanto da aver convinto il publisher e lo sviluppatore a dedicarsi alla distribuzione di una versione remastered che li unisce sotto uno stesso tetto, ovvero la Dead Island Definitive Collection che oggi andiamo ad esplorare assieme.

CREMA ABBRONZANTE E MACHETE 

A ricordare l’origine RPG di Dead Island, oltre al sistema di crescita, ci sono i punti ferita, ben visibili ad ogni colpo inferto ai nemici.

I giochi sono essenzialmente gli stessi e vedono protagonisti dei sopravvissuti a un’epidemia zombie che ha contagiato misteriosamente alcune zone costiere destinate al turismo: la dissonanza che vede protagoniste la bellezza degli assolati scorci naturalistici e la crudezza e il realismo con cui viene rappresentata la violenza sono sicuramente l’aspetto più evidente e affascinante di Dead Island, ma purtroppo la narrativa si limita a ciò che viene mostrato in copertina, appunto. Scegliendo fra uno dei tanti anonimi protagonisti – un po’ come succede in Left 4 Dead, ma senza il carisma degli eroi dei titoli Valve -, ci si lancia quindi in un’avventura che procede seguendo quanto dettato dagli RPG Bethesda dell’epoca Oblivion: da un punto A ad un punto B, seguendo le (fin troppo) opportune indicazioni di cartelli e segnalatori sulla mappa, fino alla fine del gioco, quando ci si accorge che nonostante la presenza di un abbozzato sistema di crescita RPG, si sono ripetute le stesse 3-4 azioni dall’inizio alla fine, senza che il titolo ricompensasse il giocatore con variazioni ludiche soddisfacenti. Un mondo statico percorribile sia a piedi che a bordo di veicoli a quattro ruote, alla ricerca del modo per esaudire le più assurde richieste con cui i personaggi non giocanti assillano i protagonisti: c’è spazio per tutto in Dead Island e in Riptide, soprattutto per la noia se ci si azzarda a giocarli in single player.

Il minigioco incluso nella raccolta è un'altra occasione sprecata.

Il minigioco incluso nella raccolta è un’altra occasione sprecata.

Un vero peccato, poiché sulla carta – e basandosi sull’efficacissima campagna pubblicitaria con la quale si era veicolato il titolo originale – il franchise Dead Island aveva tutte le carte in regola per poter sfondare nel mondo dei videogiochi e ritagliarsi un posto d’onore accanto a titoli similari, ma sicuramente più divertenti, come Dead Rising di Capcom. Curiosamente questa edizione include anche Dead Island: Retro Revenge, un rhythm game cammuffato da beat’em’up bidimensionale che omaggia graficamente alcuni dei capisaldi del retrogame d’autore inscenando la corsa contro il tempo di un altrettanto anonimo giovane protagonista in missione per rintracciare e salvare il suo amato gattino da un’organizzazione malefica: fra sbudellamenti, armi, magie (!) e colpi ben assestati premendo i tasti d’attacco quando l’indicatore dei nemici entra nel mirino del protagonista, anche questa piccola produzione si rivela un abbozzato spreco di buone intuizioni, velocemente raffazzonate per accompagnare il lancio di questa collection. Quasi a dire: vi ricordate di quella catastrofe story-focused che prende il nome di Escape Dead Island? Ecco, vi diamo qualcosa di differente e facciamo finta che non sia mai esistita. Peccato che non abbia ben capito se ci abbia perso o guadagnato.

Le ambientazioni tropicali rimangono comunque molto affascinanti.

Le ambientazioni tropicali rimangono comunque molto affascinanti.

Com’è normale in questi casi, questo remaster HD non tocca in alcun modo l’offerta contenutistica e ludica dei titoli originali, limitandosi ad includere i DLC e a tirare a lucido l’aspetto tecnico del tutto, forse quello che meno di tutti avrebbe necessitato di una sistematina. Oltretutto questo restyling, pur migliorando nettamente il sistema di illuminazione e la qualità generale delle texture grazie alle possibilità offerte dal Chrome Engine 6 e dagli hardware delle console di attuale generazione, non è comunque bastato ad assicurare i 60fps su PlayStation 4 e una qualità delle ombre anche solo paragonabile a quella vista in un qualsiasi titolo PC degli ultimi 10 anni spinto a dettagli grafici alti. L’applicazione di ambient occlusion e la risoluzione finalmente portata a 1080p finiscono comunque per dimostrare, se non altro, la buona fede dello staff tecnico impegnato nello sviluppo, ma problemi come compenetrazioni poligonali, fenomeni di tearing e rallentamenti permangono. Un vero peccato se si pensa che questa dovrebbe essere l’incarnazione, a detta dello sviluppatore, DEFINITIVA della sua visione e dei suoi zombie in bermuda.

 

 

 

 

Contenuti

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Dead Island: Definitive Collection è semplicemente una raccolta di giochi mediocri che punta a vendere qualche copia in previsione della pubblicazione del sequel, misteriosamente scomparso dai radar dopo il cambio di sviluppatore al timone del progetto. Techland e Deep Silver consegnano al mercato dei titoli che accusavano una stanchezza ravvisabile già al loro lancio, e che in pieno 2016, specie se rapportati al loro sequel-spirituale, Dying Light, non hanno nulla da offrire se non un’esperienza di gioco blanda e per nulla ispirata. A meno che non si punti al multiplayer, ma in quel caso anche la campagna di Chris Redfield in Resident Evil 6 diventa sopportabile. E per gli utenti PC, una considerazione in più: chi possiede già le versioni originali dei titoli Techland, può approfittare dello sconto valido fino ad agosto che permette di aggiornarle a questa nuova edizione spendendo solamente 3€.

rosso

Good

  • L’idea di sposare violenza putrefatta e bellezze naturali è ancora vincente.
  • Limatura tecnica se non altro apprezzabile.
  • In multiplayer può funzionare.
  • Gameplay solido…

Bad

  • … ma senza mordente e troppo ripetitivo.
  • Bug e glitch grafici ancora presenti.
  • Narrazione e personaggi talmente anonimi da non essere nemmeno sicuro che tutti abbiano un nome.
5

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.