Un uomo si erge per combattere... per amore!

Simone

Dandy Dungeon

Sviluppatore: Onion Games
Publisher: DMM.com
Genere: RPG/Dungeon Crawler
Disponibile: Digital
PEGI: 6+
Lingua: Inglese
Versione Testata: iOS, Android
FREE-TO-PLAY: iOS | Android

E’ cosa purtroppo nota che il genio creativo di Yoshiro Kimura spesso si traduca in vendite relativamente basse. Già autore dell’ottimo Little King’s Story (Osama Monogatari) il game designer giapponese ha da sempre rivelato una mentalità che difficilmente si mette a “viaggiare in sintonia” con il panorama videoludico del momento. Essere diversi spesso non paga, ma essere se stessi almeno paga a livello personale: da questi presupposti prende vita Dandy Dungeon: Legend of Brave Yamada, titolo sviluppato esclusivamente per IOS ed Android dal titolo originale (Yusha Yamada-Kun, ovvero “Sig. Yamada, l’eroe) e dalla storia davvero molto particolare. Se amate follemente il Giappone, i suoi classici “tropes” narrativi, il suo umorismo e gli RPG vecchia scuola con qualche tocco di modernità, allora la storia del Sig. Yamada conquisterà di certo i vostri cuori.

Yamada-kun è il tipico “salaryman” giapponese: ha 36 anni, è grassoccio e trascurato, vive in minuscolo appartamento senza molta compagnia e non ha mai avuto una ragazza nella sua vita. Lavora giorno e notte per l’enorme compagnia Empire Group e cova il segreto sogno di sviluppare un suo videogame. Diventare un famoso game developer per potersi finalmente liberare del suo attuale posto di lavoro e vivere finalmente una vita migliore: questa è l’aspirazione del Sig. Yamada. Un giorno prende la grande decisione e si butta anima e corpo iniziando a sviluppare il suo videogioco lavorando con intensità: la foga e la concentrazione sono talmente alte che si scorda persino di andare a lavorare, negligenza che ovviamente viene subito notata e prontamente punita. Il tapino affronta l’ira di Hidemaru Ayanokoji, presidente della compagnia: è un vecchio malvagio e violento che ha fatto fortuna con tutti i mezzi illeciti possibili, piazzando i suoi figli in posti prestigiosi e spadroneggiando con crudeltà. Dopo aver percosso il povero Yamada, gli annuncia il suo licenziamento immediato, lasciandolo senza lavoro e senza denari. Il nostro, dopo l’iniziale shock, decide di prendere la questione con filosofia e la utilizza come sprono per lavorare sul suo videogame ancor più intensamente, seppur necessiti di un’ispirazione vincente. Tale ispirazione gli viene fornita dall’incontro con la sua nuova vicina di casa diciottenne, Maria-chan: la ragazza bella ed innocente fa breccia nel cuore di Yamada, che si innamora perdutamente di lei e decide di inserirla nel suo videogioco come principessa da salvare.

“ARABESQUE!”

E’ impossibile descrivere efficacemente la mole di situazioni “meta” presenti in Dandy Dungeon: tutto il gioco è un calderone di citazioni, camei e situazioni assurde. La grande sorprese è che tutto funziona a meraviglia, regalando momenti davvero spassosi che un amante del Giappone non potrà evitare di amare a prima vista, un po’ come accade al nostro Yamada-kun quando incrocia lo sguardo di Maria-chan la prima volta. La narrazione accompagna il ricco comparto gameplay rendendolo ancor più divertente ed avvincente, sostenuto dall’arrivo di altri assurdi personaggi come il vicino di casa/ninja/otaku Sato ed il “più potente programmatore” indiano Aja. Tutti gli eventi, per quanto strambi, hanno la loro utilità in-game portando oggetti nelle tasche di Yamada-kun, sbloccando nuovi dungeon e variando il gameplay. Di fatto, cosa si fa in Dandy Dungeon? Le parti di gioco che si svolgono nell’appartamento di Yamada-kun sono principalmente organizzative: accedendo alle numerose sezioni del menu (che si arricchirà man mano di altre voci) sarà possibile cambiare equipaggiamento, upgradare quello già in possesso, acquistare e vendere oggetti consumabili, evocare dungeon ad utilizzi limitati ed altro ancora. Quando ci si sentirà pronti alla sfida, Yamada-kun chiederà al giocatore di aiutarlo nel “debug” del gioco in fase di sviluppo e qui la vera avventura inizia a prendere forma.

Le sezioni di gioco vero e proprio rappresentano una commistione di generi tra l’RPG ed il dungeon crawler: l’eroico avatar videoludico di Yamada-kun fa il suo ingresso nel dungeon corrente e sarà cura del giocatore “toccare” lo schermo dello smartphone e disegnare il percorso ottimale per arrivare all’uscita. Per ottenere un perfect score è necessario passare almeno una volta su tutte le caselle che compongono il livello, ma ovviamente ci saranno ostacoli da superare nel tragitto. Ogni dungeon è infatti abitato da numerose e variegate creature ostili, oltre che da trappole potenzialmente mortali: ogni nemico ha le sue caratteristiche specifiche che sono consultabili semplicemente “toccandolo” prima di iniziare a disegnare il percorso. Il tempo è tiranno soprattutto in Dandy Dungeon, considerato che dopo aver iniziato a tracciare il percorso sarà possibile ritentare più volte ma il timer inizierà a scendere inesorabilmente verso lo 0, punendo il povero Yamada-kun con palle di fuoco ad ogni secondo di ritardo. Il gameplay è semplicissimo da comprendere ma assai difficile da padroneggiare, considerato il numero veramente enorme il varianti e combinazioni possibili tra armi, upgrades e set completi.

Dungeon specifici, se superati, porteranno nelle tasche di Yamada-kun numerosi materiali per potenziare armi ed equipaggiamento nell’apposita sezione. Alcuni oggetti, se indossati insieme, formano set con specifiche skill extra ed è necessario variare spesso equipaggiamento in relazione ai tipi di dungeon affrontati. Nonostante l’impostazione narrativa “carefree”, Dandy Dungeon non è assolutamente un gioco facile e si rivela anzi una piacevole sfida anche per veterani del genere RPG. Oltre alle caratteristiche già citate, la longevità del gioco è garantita da numerosissimi eventi settimanali e giornalieri, dungeon rari e comparsate di alcuni elementi noti nel game developing nipponico che hanno gentilmente offerto la immagine a questo semi-sconosciuto eppur incredibilmente divertente progetto. L’unico neo della produzione si può ritrovare nelle micro-transazioni: il gioco è completamente gratuito (!!) ma tramite la corpulenta venditrice online Mamazon è possibile acquistare alcuni oggetti decisamente utili. Non si tratta di mere decorazioni, ma di items che possono davvero portare grandi cambiamenti al gameplay influenzandolo pesantemente. Per quanto riguarda la realizzazione tecnica, ci si può solo togliere il cappello: Dandy Dungeon si presenta in un’adorabile veste pixellosa di gran qualità, realizzata con cura e dalla quale trasuda amore verso il videoludo tutto. Il comparto sonoro merita una particolare menzione grazie all’idea di far parlare i personaggi tramite una specie di “giapponese maccheronico” assai spassoso che non mancherà di strappare un sorriso al giocatore. Una colonna sonora superlativa ad opera del trio Fujiwara/Sugiyama/Bonasu completa il pacchetto, con temi musicali che mescolano il chiptune a parti cantate in lingua originale. Concludendo personalmente posso dire che Dandy Dungeon, in pochi giorni, è riuscito a farmi cambiare completamente opinione sul mobile gaming. Un gioco davvero eccellente sotto ogni punto di vista, con difetti minimi ed una realizzazione che non lascia spazio a dubbi.

Dandy Dungeon è un titolo che stupisce, diverte e coinvolge sin dai primi minuti di gioco. Un gameplay ricchissimo e variegato, una narrazione sapiente supportata da personaggi assurdi, il tutto miscelato in modo funzionale come soltanto un vero game designer saprebbe fare. Le microtransazioni sono un “male necessario” e per fortuna mai troppo invadente: il resto è soltanto puro divertimento in compagnia di uno dei protagonista più simpatici di sempre. Dandy Dungeon è ingiustamente sconosciuto, ma le avventure di Yamada-kun meriterebbero un posto sotto ai riflettori. Provatelo, vi farà cambiare idea sul mondo del gaming mobile.

semafori indie-03

Good

  • Un ricettacolo di irresistibile umorismo nipponico, narrazione sapiente e spassosa.
  • Gameplay incredibilmente variegato e ricco di opzioni.
  • Stile grafico e sonoro ai massimi livelli per ispirazione e godibilità.

Bad

  • Qualche microtransazione molto utile, anche se fortunatamente mai indispensabile.
9

Simone

Entrato nel castello di Dracula negli anni ’80, non ne è più uscito e vaga per i saloni in 8-bit chiedendosi che fine abbiano fatto i bei videogiochi di una volta