Una stagione all’inferno

Ilya Muromets

Criminal Girls: Invite Only

Sviluppatore: Nippon Ichi Software
Publisher: NIS Americax
Genere: Dungeon Crawler 2D
Disponibile: Digital
PEGI: 18+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Ci risiamo. Sono arrivato al punto di sperare nella pubblicazione quotidiana di cRPG indie isometrici brutti e marroni pieni di infodump e paranoie sul terrore che incombe. Se disgraziatamente essi vengono a mancare, ecco che, puntuale come una purga dopo un abbondante cena di pesce, mi ritrovo a scrivere la recensione di qualche conversione Steam di un astruso titolo giapponese di cui ignoravo pacificamente l’esistenza fino a poche ore prima. Stavolta si tratta di Criminal Girls – Invite Only, prodotto di Nippon Ichi apparso nel lontano 2010 per PSP, rilanciato tra 2013 e 2015 per PSVita, e finalmente approdato sugli schermi PC all’inizio di quest’anno. Come spesso accade per giochi mobile, anche in questo caso siamo di fronte a un ibrido tra generi diversi (nello specifico una visual novel e un dungeon crawler) le cui scelte di design avevano in origine lo scopo di facilitarne la fruizione su schermi piccoli, magari touch. La presenza di un naturale “scarto” tra le suddette scelte e le moderne esigenze di impiego dell’utenza PC è purtroppo un elemento costante in queste conversioni a basso costo, e occorre imparare a considerarle come un attributo congenito da tenere in poca considerazione al momento del giudizio. Il discorso deve dunque focalizzarsi sulla qualità del prodotto: Criminal Girls – Invite Only è un buon titolo?

A COLPI DI FRUSTINO

Le premesse di Criminal Girls – Invite Only sono semplicissime, nella loro sfacciata assurdità: il giocatore è chiamato a interpretare il guardiano di un gruppo di graziose fanciulle defunte e condannate a scontare le pene degli inferi a causa di colpe commesse mentre erano in vita. Lo scopo del gioco è quello di “redimere” le succitate fanciulle e di consentire loro di purificarsi dal peccato. Questo sostrato vagamente cristianeggiante non ha davvero nulla a che fare né con la morale sottesa nel titolo, né tantomeno con il gameplay, il quale prevede essenzialmente tre fasi distinte: un percorso su mappa con visuale dall’alto, il combattimento a turni, e una sezione gestionale che costituisce probabilmente l’unica vera ragione per la quale il prodotto è stato messo in vendita – ne parleremo tra poco. Le tre fasi sono comunque del tutto funzionali allo sviluppo di una trama su cui si insiste moltissimo con una esorbitante quantità di dialoghi e bivi narrativi, che rendono Criminal Girls essenzialmente una visual novel appena “sporcata” da blandi elementi ruolistici.

Alla guida di un gruppo composto in principio di sole quattro ragazze (ma ci sarà modo di ampliare il cast procedendo con l’impresa), il protagonista percorre ambientazioni a corridoio assai lineari, il cui attraversamento è periodicamente interrotto dai tipici incontri casuali modello JRPG, durante i quali il party si trasferisce virtualmente sulla schermata di combattimento e si vede costretto ad affrontare mostruose creature infernali spuntate all’improvviso dal nulla. L’elemento di originalità sta nel fatto che le fanciulle sono molto recalcitranti e maldisposte nei confronti del personaggio giocante, e dunque vanno “persuase” con le buone (in genere mentendo spudoratamente durante i dialoghi) o, il più delle volte, con le cattive. E arriviamo al punto: per costringere le ragazze a concedere il proprio contributo in battaglia occorre “domarle” per mezzo di un apposito minigame di evidente coloritura ecchi, che si svolge in un’area – denominata “infermeria”, ma in realtà molto più somigliante alla camera da letto di un harem. Qui sarà possibile letteralmente frustare o titillare i corpi delle prigioniere con abili colpi di mouse, mentre le suddette si contorceranno in posizioni equivoche. Ogni mossa ben riuscita consente di diradare una fitta nebbia rosa che avvolge le ragazze, rivelando gradualmente le loro grazie sobbalzanti al fortunato giocatore di turno.

Non facciamo le Marie Goretti della situazione: l’elemento erotico non è certo una novità in questo genere di prodotti, e chiunque stia leggendo la presente recensione avrà visto certamente di peggio nel corso della propria vita. Il problema principale di Criminal Girls – Invite Only, del resto, non va individuato in tale componente, che invece risulta adeguata ai temi centrali della vicenda: le ragazze protagoniste del gioco sono a tutti gli effetti delle “dannate”, e i sottintesi licenziosi dei dialoghi e del minigame di cui sopra finiscono per ben adattarsi a una vicenda che si svolge all’interno di un mondo infernale. E questo a prescindere dal fatto che la censura occidentale sia premurosamente intervenuta per coprire con una nebbia ancor più densa le curve delle fanciulle, non sia mai poi che poi si diventi ciechi.

Ciò che davvero non funziona in Criminal Girls è piuttosto l’assoluta inconsistenza e gratuità dell’elemento dungeon crawler. In sostanza, non si nutre alcun interesse ludico nel percorrere noiosissimi corridoi a senso unico con il solo scopo di raggiungere il successivo interruttore di dialogo, e nel frattempo limitarsi ad aprire forzieri e farsi attaccare dal mostriciattolo di turno. Quel che è peggio, il combattimento non offre possibilità di controllo o personalizzazione: si può solo ordinare alle ragazze di compiere un’azione, e quelle decideranno in maniera del tutto casuale se attaccare, difendersi o lanciare un incantesimo. L’unico modo per condizionare l’esito di una battaglia è quello di aumentare le statistiche e le abilità delle protagoniste a colpi di frusta, ma si tratta di un’operazione di grinding preliminare da condursi puramente ex bello. Per farla breve, l’introduzione della componente dungeon crawler appare del tutto superflua, e ha il solo risultato di indurre facilmente alla noia. È paradossale, perché la vicenda di redenzione malandrina di Criminal Girls si sarebbe potuta reggere benissimo grazie al solo comparto erotico, magari offrendo un maggior numero di varianti nei minigame. Allo stato attuale, il titolo appare come un astruso mix di generi che, nel complesso, non funziona perché privo di una direzione specifica. Non aiuta del resto il comparto tecnico del port PC, funestato da una risoluzione a quadrettoni che risente tristemente dell’origine da console portatile della versione primigenia, e che contrasta fin troppo con il nitore delle sezioni narrative.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store

Complessivamente Criminal Girls – Invite Only appare come una visual novel dalle tematiche anche interessanti, ma rovinata da una sezione dungeon crawler troppo povera e ripetitiva per risultare piacevole. Si finisce per augurarsi di raggiungere la successiva “infermeria” il prima possibile, per potersi almeno godere le sezioni gestionali dal sapore erotizzante. Le sfumature piccanti del titolo, e qualche buona trovata a livello di trama non bastano a renderlo consigliabile.

rosso

Good

  • Trama interessante e piuttosto originale.
  • Protagoniste ben caratterizzate.

Bad

  • Mediocre qualità tecnica della conversione.
  • Gameplay ripetitivo e noioso.
  • Scarsissima personalizzazione delle sezioni di combattimento.
5

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.