SHOT-FOR-SHOT

Antonino

Crash Bandicoot: N. Sane Trilogy

Sviluppatore: Naughty Dog/Vicarious Visions
Publisher: Activision
Genere: Platform 3D
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 7+
Lingua: Italiano

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Innanzitutto sveliamo il mistero che per anni ha attanagliato i cuori di milioni di giocatori in tutto il mondo: col nome bandicoot vengono indicate circa venti specie di marsupiali onnivori terricoli, di piccole o medie dimensioni, appartenenti all’ordine dei Peramelemorfi. Il termine bandicoot è la forma anglicizzata della parola “telugu pandi-kokku” (letteralmente, “ratto-porco”), utilizzata originariamente per indicare il ratto bandicoot indiano. Chiariamo fin da subito dunque che Crash è un bandicoot fasciato orientale e non un diavolo della Tasmania o chissà quale altro animale sconosciuto. Oggi, a distanza di oltre vent’anni dalla sua nascita, o per meglio dire creazione, siamo di nuovo alle prese con le sue mirabolanti avventure, fatte di personaggi stralunati, comicità demenziale e scatole piene di frutta.

Secondo il parere di chi scrive, sbagliereste a definire Crash Bandicoot N. Sane Trilogy una semplice remastered. Non si tratta infatti di un restauro in alta definizione della trilogia classica per la prima PlayStation, ma di quello che in gergo tecnico cinematografico si chiama remake shot-for-shot, ossia un rifacimento scena per scena, pedissequo e fedele fin nei minimi dettagli all’originale, inquadrature comprese.  Ecco dunque che il team dei Vicarious Visions si è messo a ricostruire da zero Crash Bandicoot, Crash Bandicoot 2: Cortex Strikes Back e Crash Bandicoot Warped, poligono su poligono, seguendo rigidamente il lavoro svolto nel vecchio millennio dai Naughty Dog. Il passaggio di testimone sarà stato indolore?

OPERAZIONE NOSTALGIA

Fortunatamente si può scegliere liberamente a quale capitolo della serie giocare, anche senza completarli, permettendo di spezzare un po’ la forse troppo rigida monotonia del gameplay. In questa riedizione di Crash, infatti, (praticamente) nulla è cambiato delle meccaniche originali: il nostro eroe può correre, saltare e difendersi dai pericoli con il celebre calcio rotante, destreggiandosi tra un ostacolo e l’altro, come buche e piattaforme mobili.

Vicarious Visions non ha aggiunto assolutamente nulla, forse per via del non indifferente fardello che comportava il riportare ai fasti del tempo un’icona scolpita nella storia videoludica come quella di Crash Bandicoot. Ogni tanto sarà possibile cavalcare qualche animale (come cinghiali e tigri) e guidare qualche veicolo (ricordate la mitica moto in Warped?), ma sempre comunque in modo estremamente lineare su binari, dovendo solo schivare gli ostacoli sul percorso. Un retaggio, insomma, trascinato direttamente dagli anni ’90. Distruggendo le scatole e raccogliendo cento frutti wumpa (le mele più famose dei videogiochi), si otterrà una vita, di cui non vi sentirete mai veramente sazi, dato che, come sempre, basta un solo errore per ucciderci (toccare un nemico, cadere in burrone, scottarsi, proprio qualunque cosa). 

Raccogliendo i collezionabili, come gemme, cristalli e sprite di Tawna N. Brio, si possono sbloccare aree bonus e finali alternativi, mentre se si raccolgono tre maschere di Aku Aku si diviene invulnerabili per alcuni secondi. Qualche problema forse c’è stato in fase di programmazione per quanto riguarda i salti, che sono sensibilissimi: basterà sfiorare appena il direzionale (o l’analogico se preferite) per slittare direttamente giù nei burroni, anche solo di un millimetro. Questo può rendere la risoluzione dei livelli estremamente frustrante, oltre ad alzare l’asticella di un livello di difficoltà che, con tutta sincerità, vi confesso non ricordare così tosto nella versione classica. Una piccola novità è costituita dalla possibilità di switchare a proprio piacimento fra Crash e sua sorella Coco come personaggio giocabile, ma badate che non ci saranno cambiamenti al gameplay, è come se si trattasse semplicemente di un cambio di skin. Molto apprezzato il rinnovato sistema di salvataggio automatico, davvero efficiente e accessibile in ogni momento anche manualmente.

E ora una considerazione piuttosto banale, ma doverosa: quella portata avanti da Vicarious Visions e Activision è una pura operazione commerciale, basata sulla nostalgia che sapevano avrebbe fatto presa su milioni di videogiocatori in tutto il mondo. E non che la raccolta sia da buttare, anzi, in sé è un prodotto valido, ma anacronistico, oltre che, forse, inutile. Se lo scopo del remake era solo quello di migliorare la grafica, davvero ottima in questa versione, specie su PlayStation 4 Pro, allora tanto valeva giocare di nuovo ai vecchi titoli (che non hanno problemi coi salti, tra l’altro), e per chi non li aveva più sarebbe bastato renderli disponibili sullo Store e acquistarli in digitale. In sede di recensione mi sembra persino superfluo accennare a qualsivoglia altro aspetto della produzione. Il pretesto narrativo è il medesimo, con Crash che deve prima salvare la fidanzata Tawna (un po’ meno “princess in distress” del solito, a dire il vero) dalle grinfie di Cortex e poi il mondo dal risveglio dello spirito malvagio Uka Uka, la colonna sonora è stata riarrangiata, ma suona allo stesso modo, inclusi la rumoristica e gli effetti sonori, e anche i livelli presentano lo stesso level design (minimale). Il doppiaggio italiano è stato invece rifatto da zero, ma con voci diverse rispetto all’originale. Buona la longevità che si attesta sulle oltre venti ore sommando i tre titoli e che aumenta se si sceglie di cercare tutti i collezionabili… sempre se il livello di difficoltà estremamente alto non finisca per farvi desistere.

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store


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La seconda opinione

Crash Bandicoot: N. Sane Trilogy è il frutto di un’operazione nostalgica che cavalca in modo bieco i ricordi dei giocatori più attempati. Nemmeno a dirlo,
dietro il sontuoso comparto grafico messo in scena da Vicarious Visions si cela un titolo estremamente punitivo e dal feeling estremamente classico, anche al netto degli “aggiornamenti” al sistema di salvataggio e alle integrazioni delle leaderboards online. Quello che proprio non mi va giù è come gli sviluppatori, al posto di rendere più accessibili questi titoli, abbiano deciso di trincerarsi dietro “la fedeltà” all’opera originale, finendo addirittura per complicare uno cammino, già arduo in origine, con una fisica dei salti poco convincente. Per il resto questo Crash Bandicoot: N. Sane Trilogy rimane un reskin sicuramente piacevole da vedere (pur non molto rispettoso della direzione artistica originale), ma anche poco significativo.

6.8/10 – Majkol “Zaru” Robuschi

Foto + Copia = X. Risolvete l’equazione e otterrete quello che Crash Bandicoot N. Sane Trilogy di fatto è. Tolti i menù di gioco, che comunque trattasi di pura veste grafica, e il doppiaggio, che come accennavo è stato realizzato ex novo, i tre titoli inclusi nella raccolta sono identici a quelli che eravamo soliti lodare vent’anni fa. Ma vent’anni fa, appunto: oggi non può reggere un gameplay così semplicistico come quello di correre e saltare e stop, senza nessun altro sbocco degno di nota. Non per dei giochi che girano su PlayStation 4, durante quella che chiamiamo ancora next-gen. La grafica è sicuramente spettacolare, specialmente il modello poligonale di Crash, ma come già detto più volte in passato, non basta da sola a fare un gioco che, divertente per la prima ora, finisce con l’annoiare per la ripetitività. Ma se siete fan accaniti, allora rimarrete di certo contenti. E poi a quel prezzo… vale la pena di dargli una chance.

Good

  • Colonna sonora indimenticabile e nuovo doppiaggio dai toni scanzonati azzeccato.
  • Grafica di alto livello.
  • Prezzo di lancio aggressivo.
  • Il rispolvero di una vecchia icona storica dei videogiochi.

Bad

  • Switch tra Crash e Coco assolutamente inutile e puramente d’estetica (o politically correct?).
  • Gameplay fotocopia dell’originale, troppo semplicistico al giorno d’oggi.
  • Divertente sulle prime ma alla lunga ripetitivo.
7

Antonino
Con il joypad in mano fin da quando aveva 5 anni, ai tempi della PlayStation One, è laureato in Scienze della Comunicazione con specialistica in Editoria. Grande appassionato di cinema, doppiaggio, letteratura e videogiochi, lo chiamano internauta videoludico, o giocatore incallito.