AMERICA UBER ALLES

Simone

Call of Duty: WWII

Sviluppatore: Raven Software, Sledgehammer Games
Publisher: Activision
Genere: FPS
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

La serie Call of Duty è di certo una delle più longeve, celebri e famose del genere FPS, pur essendosi ritagliata una certa nomea “tossica” nell’ambito multiplayer competitivo, dove la sua community è spesso accostata alle figure di ragazzini irascibili, personaggi dall’insulto facile e pronti a sfruttare bug e cheat pur di vincere. Fortunatamente, negli ultimi anni, è stato possibile fare la conoscenza di giocatori più virtuosi, pronti a proiettarsi nel mondo competitivo più impegnato, come ci hanno insegnato anni e anni di streaming online e tornei ufficiali e non. Quel che spesso viene ignorato dal pubblico è che nel tempo la saga targata Activision ha subìto un’importante flessione in termini di vendite e popolarità del brand agli occhi del suo principale target: una tendenza, questa, che era obbligatorio invertire iniziando a strizzare l’occhio ai giocatori veterani, richiamandoli alle armi con intense campagne pubblicitarie dirette in particolar modo a chi scoprì la serie agli albori, seguendo il tracciato

Dopo anni di focus su guerre moderne fino ad arrivare a battaglie “interstellari” con Infinity Warfare, Call of Duty fa marcia indietro e torna alle origini, riprendendo tra le mani l’epoca della seconda guerra mondiale: anni “bui” della storia recente che così fortemente hanno plasmato il mondo come tutti lo conoscono oggi. Call of Duty: WWII riporta il giocatore al fatidico sbarco in Normandia del 6 Giugno 1944.

HO UN DEJA VU

Il D-Day ha rappresentato il giorno di svolta della guerra, da sempre noto come momento storico che ha segnato l’inizio della fine per la Germania nazista comandata dal dittatore austriaco Adolf Hitler. In realtà, se si vuol far i pignoli, il giorno che davvero ha segnato un cambiamento radicale portando la sedicente “invincibile” Wehrmacht tedesca al primo tracollo è il 2 Febbraio 1943, data nella quale l’Armata Rossa del dittatore russo Iosif Stalin bloccò i tedeschi nella città di Stalingrado. Le vicende narrate in Call of Duty: WWII iniziano durante lo sbarco in Normandia sulle barcacce di trasporto truppe che lentamente si avvicinano alla spiaggia nota con il nome in codice Omaha Beach, in tripudio di americanosità che riesce ad essere patinata anche quando si trova a indugiare nel ritratto delle sofferenze sul campo di battaglia. Nei panni del soldato Ronald “Red” Daniels il giocatore dovrà farsi largo tra le pesanti fortificazioni tedesche per creare la testa di ponte che permetterà agli Alleati di conquistare la spiaggia ed inoltrarsi nel territorio francese per liberare Parigi e poi, lentamente, sfondare nel territorio del Terzo Reich per vincere la guerra.

Niente di nuovo sul fronte occidentale (cit.) per quanto riguarda un’ambientazione vista e rivista in molti titoli del genere, primo fra tutti Medal of Honor: Allied Assault del 2002, titolo sicuramente meritevole di menzione. Oggi, con la tecnologia a disposizione, lo sbarco in Normandia e tutte le successive battaglie fondamentali della storia sono ricreate con un ottimo livello di dettaglio ed incredibile immersione. Ci si ferma ad una spettacolarità “cinematografica” considerando che tutte le scene sono appunto poco più di eventi scriptati che non portano alcun reale pericolo al giocatore. Il livello di difficoltà è buono, la campagna scorre piacevolmente, non fosse per quel perenne senso di trovarsi di fronte ad una vera e propria ode dell’esercito americano – tanto da sfociare in episodi al limite della propaganda -, qui ritratto come salvatore del mondo grazie ad un corposo manipolo di eroi senza macchia e senza paura. Chissà quando sarà possibile vedere un titolo che tratti la seconda guerra mondiale in modo realistico, magari approcciando la narrativa “corale” dell’ultimo Battlefield ambientato durante la prima guerra mondiale, dove si possono vivere gli scontri dal punto di vista dei vari schieramenti impegnati. I soldati nazisti, come era facile aspettarsi, non sono ritratti come esseri umani pensanti e con motivazioni reali, ma come semplici(stici) sciami di locuste pronte per essere fatte arrosto. Ciò può funzionare in una narrativa volutamente macchiettistica come quella promossa dalla serie Wolfenstein di Bethesda, ma in un prodotto che si arroga il diritto di ritrarre con realismo gli eventi di un avvenimento storico così importante ci saremmo aspettati un occhio di riguardo in più per l’aspetto prettamente “umano” della vicenda. Una pesante nota di demerito per l’orripilante scelta di censurare il 90% dell’iconografia (nella fattispecie le svastiche) presenti negli scenari in un gioco che dovrebbe rappresentare un preciso periodo storico: la faccenda del “potrebbero offendere” regge davvero poco, considerata l’abbondante dose di violenza presente nel gioco. Ovviamente, come sempre in questi casi, terminata la campagna single player, la “guerra” è davvero appena iniziata.

Il corposo comparto multiplayer sono le fondamenta di questo episodio della serie.  Call of Duty: WWII propone una vasta scelta di scenari con i quali mettersi in competizione con altri giocatori, ma la scelta senza dubbio più piacevole è quella di rendere la classica “lobby” d’attesa in modo del tutto nuovo. Al giocatore è data la possibilità di spostarsi in un campo base fedelmente ricreato per ottenere ricompense, casse giornaliere, missioni a tempo, scegliendo la propria divisione per avere strumenti base differenti, in base alle proprie preferenze. Il multiplayer competitivo si snoda nelle classiche schermaglie a due squadre, ma la vera novità è rappresentata dalla modalità Guerra: due fronti si scontrano per decretare la supremazia su specifiche aree alternando una fase di attacco ad una fase di difesa. Di certo questa introduzione è la cosa meglio riuscita per quanto riguarda il multiplayer competitivo in Call of Duty: WWII, e ci si augura caldamente che Sledgehammer voglia proseguire sulla strada intrapresa.

Parlando invece di multiplayer cooperativo si giunge alla corposa modalità Nazi Zombie, ormai quasi immancabile in un FPS. Questa è sicuramente ben strutturata e divertente in compagnia di amici, ma soffre di una certa ripetitività (anche tematica, se guardiamo al passato della saga). Fortunatamente l’ultimo nato in casa Activision si sforza di mettere a disposizione una vera e propria marea di opzioni, personalizzazioni e variazioni in ambito gunplay per diversificare, per quanto possibile, la sua fruizione. Ottima l’idea di creare il team di quattro “sopravvissuti” con la partecipazione di attori celebri come David Tennant (Doctor Who, Harry Potter) e Ving Rhames (il bestione de Il Miglio Verde) che fanno comunque la loro porca figura. In questa modalità i giocatori dovranno collaborare tra loro per sopravvivere ad ondate di non morti di potenza e resistenza crescenti mentre si aggirano nella cittadina di Mittelburg alla ricerca di opere d’arte trafugate dai nazisti. I malcapitati scopriranno, loro malgrado, che il posto è infestato dai non-morti creati in laboratorio dagli scienziati del Terzo Reich e dovranno fuggire dal posto compiendo svariati compiti. La “valuta” della modalità sono le Scosse, ottenibili eliminando i nemici, e possono essere spese in potenziamenti ed armi durante le battaglie. Ogni personaggio si può legare ad una specifica classe per ottenere bonus temporanei utili in situazioni disperate. Ottimo il livello di difficoltà generale: uscire vivi da Mittelburg è tutt’altro che facile e si finisce spesso per avere la sensazione di avere tra le mani un buon “clone” del mai troppo celebrato Left 4 Dead di Valve.

Il comparto tecnico è, al solito, su alti livelli: i 60fps sono sempre garantiti anche in situazioni caotiche e con molta “merce” su schermo. Un plauso alle texture ed alla precisione nel creare i volti dei personaggi, realistici e molto espressivi, al punto di proiettare il giocatore negli scenari della seconda guerra mondiale in una storia che si districa tra battaglie campali ed infiltrazioni. Molto buono anche il comparto sonoro, con temi musicali di ottimo impatto, ma che perde un po’ di punti per il doppiaggio italiano (nella versione digitale a noi destinata non era possibile scegliere il doppiaggio in lingua inglese) come sempre penalizzato da un mixing poco convincente e una generale performance “overacting” abbastanza fastidiosa che non perde occasione per far calare l’immersione nelle vicende narrate. Tutto sommato Call of Duty: WWII è certamente un titolo che farà la felicità di molti appassionati, soprattutto grazie all’azzeccata idea di tornare “alle origini” della serie senza però rinunciare ad un’evidente volontà di rinnovamento che, senza esagerare, trasporta nell’era videoludica moderna i ricordi di una serie molto amata fin dai suoi albori.

 

 

 

 

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Rise of the Tomb Raider su PlayStation 4 è semplicemente la versione completa “all inclusive” dell’action adventure uscito lo scorso anno su PC e Xbox One, e propone la stessa sfilza e pro contro che abbiamo già ampiamente trattato nella nostra precedente recensione. Di fronte ad un nuovo acquisto è chiaro che dirigersi verso questa edizione sia la mossa più saggia, ma gli extra potrebbero non essere poi così imprescindibili nel caso lo si avesse (giustamente) già spolpato all’epoca di prima pubblicazione.

verde

Good

  • Ambientazione sempre evocativa, intrigante e ben resa soprattutto a livello grafico/sonoro.
  • Campagna single player godibile e variegata.
  • Comparto multiplayer di enormi proporzioni tra matchmaking, nazi zombie co-op e missioni giornaliere.

Bad

  • Sventramenti, colpi in testa, zombie, imprecazioni a non finire...però le svastiche si censurano perché sono “offensive”.
  • Doppiaggio italiano poco piacevole.
  • IA nemica della modalità single player poco convincente.
8

Simone

Entrato nel castello di Dracula negli anni ’80, non ne è più uscito e vaga per i saloni in 8-bit chiedendosi che fine abbiano fatto i bei videogiochi di una volta