Osservare un piccolo mondo mentre cuoce nel forno

Ilya Muromets

Birthdays the Beginning

Sviluppatore: TOYBOX Inc., Arc System Works
Publisher: NIS America
Genere: Sandbox Gestionale
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 3+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Mettiamo pure da parte i rantoli catacombali dei fondamentalisti della Bible Belt, dei dittatori mediorientali e di certi ministri dell’istruzione nostrani: la teoria dell’evoluzione rappresenta una delle conquiste intellettuali e scientifiche più straordinarie e affascinati nella storia dell’umanità, e, contemporaneamente, un’eccezionale fonte di ispirazione per l’universo videoludico, che proprio sui capisaldi teorici darwiniani ha saputo costruire più o meno consapevolmente alcune delle meccaniche fondamentali di generi quali lo strategico e il gestionale. Tuttavia, nel momento in cui il videogioco ha tentato di affrontare esplicitamente il tema evoluzionistico, rendendolo cioè il contenuto centrale dell’offerta e non solo sussumendolo a livello funzionale, i risultati non sono mai stati troppo sensazionali. L’esempio più eclatante resta senza dubbio quel controverso Spore su cui Will Wright aveva investito considerevolissimi sforzi creativi ed economici, per ottenere di fatto un’opera acerba e confusa, soffocata da intenzionalità irrisolte e – diciamolo – da aspettative generali che sarebbe stato impossibile soddisfare appieno. Il problema principale delle trasposizioni videoludiche a tema evoluzionistico risiede, molto probabilmente, nella difficoltà di far convivere la componente casuale – che è il fondamento della teoria darwiniana – con l’ineliminabile presenza del giocatore: una sorta di deus ex machina esterno ai meccanismi evolutivi e che la stessa teoria non può prevedere. Ammesso dunque che un videogioco del tutto fedele al concetto darwiniano non potrà mai sussistere – a meno di non ridurre il fruitore allo status di mero spettatore – qualsiasi tentativo in tale direzione dovrà essere valutata sulla base di un inevitabile compromesso.

IL SENSO DELLA VITA?

Tenendo a mente tale principio ci avviciniamo dunque a Birthdays the Beginning, curioso titolo dalle velleità didattico-scientifiche approdato da non molto su PS4 e PC e nato da un’intuizione di quel Yasuhiro Wada già noto per la serie di Harvest Moon (ora trasposta in Occidente col nome di Story of Seasons). Si tratta essenzialmente di un “simulatore biologico” che richiede al giocatore di rivestire i panni di un demiurgo digitale, nel tentativo di far nascere la vita entri un minuscolo mondo desolato. La scarna premessa narrativa, dalla durata irrisoria e dalla logica non molto cristallina, lascia comprendere sin dall’inizio come Birthdays non conceda troppo spazio a ciò che non sia pura funzione: si viene infatti quasi immediatamente catapultati all’interno della schermata principale, nella quale si fa la conoscenza dal misterioso Navi, una specie di piccolo cubo-tutore il cui compito è quello di elargire suggerimenti su come ripopolare di creature vegetali e animali il campo di gioco. Lo sviluppo della vita si basa in linea di massima sui principi della catena alimentare, cosicché la nascita e la moltiplicazione di una specie più complessa richiede quasi sempre la presenza di una o più specie inferiori in quantità tali da provvedere al suo sostentamento. A garantire il successo (o l’insuccesso) della missione è tuttavia un fattore molto più importante, ossia il clima, vero e proprio elemento regolatore di tutta l’esperienza: nessuna specie, infatti, è in grado di generarsi e sopravvivere se le condizioni climatiche dell’ecosistema non risultano ottimali, o perlomeno ragionevolmente tollerabili. Su questo versante, il giocatore è chiamato a intervenire sollevando o abbassando il terreno, in modo da creare montagne (che riducono la temperatura) oppure specchi d’acqua (che invece la innalzano, garantendo nel contempo un aumento dell’umidità). Per di più, nel momento in cui si soddisfano determinati requisiti, vengono messi a disposizione alcuni strumenti ulteriori sotto forma di “consumabili” con i quali riplasmare il paesaggio, determinare la nascita immediata di una nuova specie, o promuoverne l’estinzione.

Se i meccanismi alla base di Birthdays sono dunque piuttosto lineari a livello teorico, ben diversa risulta la loro applicazione nella pratica. E su questo frangente il titolo di Arc System rivela parecchie incertezze, dimostrando in più occasioni una certa incapacità di veicolare i propri contenuti al target di riferimento. Ma quale sarebbe, questo target di riferimento? Il problema è proprio questo: non si capisce bene. La grafica tenera e pupazzosa, la semplificazione iperbolica delle meccaniche evolutive, nonché il marcato didascalismo nella descrizione delle varie specie lascerebbe infatti supporre un’intenzionalità schiettamente educativa, e indurrebbe a immaginare un bacino di utenti essenzialmente di età scolare, o quasi. È tuttavia difficile credere che bambini e bambine possano trovare stimolante un titolo nel quale le azioni possibili si riducono alla modellazione di alture e bacini idrici, e nel quale non è mai possibile interagire con piante e animali se non modificando l’ecosistema attraverso l’innalzamento o l’abbassamento della temperatura. I medesimi limiti si palesano se si presuppone invece la fruizione da parte di un pubblico più maturo, al quale Birthdays non offre un livello di complessità sufficiente. O meglio, la sua complessità si manifesta laddove non dovrebbe, ossia nella gestione dell’interfaccia, che risulta rugginosa ai limiti dell’inverosimile. Complice l’infausto posizionamento del cursore di gioco a distanza notevole dal suolo, la modifica geologica può infatti diventare un’impresa a dir poco titanica, considerando che soprattutto all’inizio è consentito intervenire soltanto su minuscole porzioni di terreno. Sicché in assenza di bonus consumabili (quali per esempio l’ambitissimo “Crea Montagna”) ogni minimo cambiamento si traduce in un vero e proprio calvario, anche a causa di una responsività del mouse particolarmente farraginosa e una mappatura dei comandi PC che si estende assurdamente a tutta la tastiera, nemmeno fossimo nel 1985. Una volta conclusa l’operazione, al giocatore non resta che portarsi all’esterno del mondo attraverso l’apposita visuale, avviare il conteggio del tempo e aspettare che la natura faccia il suo corso, determinando autonomamente nascite ed estinzioni delle specie rimaste all’interno. E poi si ricomincia da capo. Insomma, si ha l’impressione di trovarsi di fronte alla simulazione della cottura in forno di un delicatissimo soufflé, più che a un sandbox gestionale.

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store

Birthdays the Beginning tenta la strada del gioco evolutivo senza individuare i propri obiettivi con sufficiente lucidità. A soffrirne è l’esperienza complessiva, frustrata da un lato da meccaniche troppo lineari e ripetitive, dall’altro da un’interfaccia lenta e inutilmente complicata, in grado di allontanare qualsiasi genere di pubblico. Nonostante le buone intenzioni, allo stato attuale il gioco non presenta qualità sufficienti per consigliarne l’acquisto, specie considerando il prezzo davvero molto elevato.

rosso

Good

  • Concept interessante.
  • Veste grafica piacevole.

Bad

  • Interfaccia letteralmente impossibile.
  • Eccessiva linearità.
  • Estrema brevità della campagna “base”.
5

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.