Travestiti da agnello...

Simone

Beholder

Sviluppatore: Warm Lamp Games
Publisher: Alawar Entertainment
Genere: Adventure/Strategia
Disponibile: Digital
PEGI: 16+
Lingua: Inglese

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Per farsi largo nell’intricato panorama indie è ormai necessario presentare un prodotto davvero valido e particolare, qualcosa che sfugga alle regole generali. Cosa fa di un titolo indie un prodotto qualitativamente convincente? In assenza dei grandi budget delle opere AAA bisogna darsi da fare con le idee. Gli sviluppatori indipendenti Warm Lamp Games hanno deciso di puntare sull’ambientazione e sul character design fuori dagli schemi per attirare l’attenzione su Beholder, opera prima del promettente team.

Beholder pone il giocatore nei panni di Carl Stein, padre di famiglia con moglie e due figli al seguito che si trasferisce in un condominio per prenderne le redini in qualità di amministratore. Un setting decisamente banale, quindi? Non proprio, considerato che Carl in realtà non è un normale amministratore di condominio ma lavora come spia per il governo. Gli eventi narrati in Beholder si svolgono in un “passato alternativo”, ovvero una versione modificata degli anni ’80 in cui un paese di stampo sovietico viene governato da un regime dittatoriale molto evoluto. Il Ministero dell’Ordine ha capito che la chiave per mantenere il potere sta nel controllo totale ma inconsapevole delle masse: ogni cittadino è, a sua insaputa, tenuto sotto sorveglianza dai vari insospettabili agenti sparsi sul territorio. Carl Stein è uno di loro e si presenta per sostituire l’agente che ha fallito la sua missione, e per questo è destinato ad essere deportato verso un orribile destino. Al giocatore viene affidato il compito di guidare Carl nelle varie missioni affidategli dal governo: egli dovrà spiare, ricattare, minacciare i condomini dello stabile al fine di mantenere un perfetto controllo dell’edificio. In alternativa, potrà scegliere di divincolarsi dalla feroce macchina dittatoriale, e tentare di sabotare abilmente i piani del governo… senza dimenticarsi ovviamente di provvedere ai bisogni della sua famiglia.

IL PREZZO DEL SUCCESSO

Carl Stein è un uomo molto pratico, che pensa principalmente ai vantaggi economici ottenibili tramite l’asservimento totale al regime dittatoriale. Tuttavia, con il tempo che passa, il giocatore potrebbe avere la tentazione di “disobbedire” ai continui ordini provenienti dal Ministero e quindi diventare una sorta di ribelle, un pezzetto di legno incastrato tra le ruote dentate della macchina propagandistica. Il gioco si rivela impegnativo in entrambi i casi, anche se giocare al ribelle può comunque rendere il tutto ancor più complesso: trovare le prove contro qualcuno, ricattare un condomino ed al tempo stesso comprare i libri per l’università del figlio sono compiti gravosi e spesso ci si ritrova soverchiati dalla mole di operazioni da effettuare. L’interfaccia è molto semplice da padroneggiare tramite un semplice click del mouse; lo stesso non si può dire dei vari menù, spesso funzionanti tramite immagini poco immediate. Carl si può muovere camminando o correndo con un click, ma le altre azioni appariranno sotto forma di menù in puro stile adventure: studiare i movimenti dei condomini e le loro abitudini si rivela presto fondamentale per raggiungere l’obiettivo. Una società basata sul controllo totale non sarebbe tale senza apparecchiature per lo spionaggio, e Carl ha a sua disposizione telecamere da installare negli appartamenti dei condomini: all’insaputa di tutti, il protagonista possiede le chiavi di tutti gli appartamenti e può infiltrarsi in ciascuno di essi per installare dispositivi, rubare prove o scoprire prodotti illegali conservati all’interno. Tali oggetti vanno poi inseriti nel “profilo” dell’NPC corrispondente, per compilare una scheda completa: quando il Ministero riceve sufficienti informazioni per poter arrestare il malcapitato, arrivano puntualmente nuovi ordini.

Beholder sottopone il giocatore a continue scelte morali che vanno a modificare attivamente il proseguo della storia. In generale il gioco mostra quanto orrenda possa essere una realtà in cui nessun luogo è al sicuro dall’occhio vigile di uno stato totalitario. I temi, molto maturi, vengono veicolati attraverso uno stile grafico basato sulle silhouette dei personaggi ed ambientazioni disegnate a mano: nonostante questa scelta stilistica sia molto in voga attualmente nelle produzioni indie, Beholder riesce a impiegarla in modo efficace, componendo atmosfere oscure e intrise di colori plumbei. I temi musicali sono molto semplici ma di buon effetto: un accompagnamento musicale degno di nota, anche se purtroppo non sufficientemente incisivo da risultare eccellente.

Beholder si rivela infine un ottimo gioco, un ibrido tra adventure e strategia ambientato in un mondo distopico di grande impatto. Nonostante alcuni difetti, il prodotto Warm Lamp Games riesce nell’impresa di rendere “giocabile” una dittatura dal suo interno, nei panni di un uomo inizialmente corrotto, ma non estraneo alla possibilità di redimersi.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

Beholder è un esperimento interessante, basato su classici degli adventure punta-e-clicca con alcune “sporcature” ispirate ai giochi di strategia. Sebbene l’interfaccia non sia delle più agevoli, il gioco riesce a ispirare una certa empatia per Carl. L’ambientazione è sicuramente il punto forte della produzione: ricorda per certi versi This War of Mine ma con ombre più oscure visto il coinvolgimento del protagonista nella macchina malefica dello stato totalitario. Un gioco consigliato, sotto più punti di vista.

semafori indie-03

Good

  • Ambientazione molto interessante e ben resa.
  • Gameplay variegato e non lineare.
  • La narrazione procede in base alle scelte del giocatore.

Bad

  • Interfaccia non propriamente user friendly.
  • Le cose da fare a volte sovrastano le capacità gestionali del giocatore.
8

Simone
Entrato nel castello di Dracula negli anni '80, non ne è più uscito e vaga per i saloni in 8-bit chiedendosi che fine abbiano fatto i bei videogiochi di una volta