NOW IT'S TIME TO BE NAUGHTY

Pietro

Bayonetta

Sviluppatore: Platinum Games
Publisher: SEGA
Genere: Azione 3D
Disponibile: Digital
PEGI: 18+
Lingua: Italiano

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Trovarsi a recensire il primo Bayonetta nel 2017 è sostanzialmente un atto anacronistico, non solo per una mera questione temporale quanto per la natura quasi da retrogame del titolo Platinum Games: sviluppato all’apice del successo di un genere ora quasi abbandonato, nato su console della passata generazione che costringevano a compromessi tecnici consistenti e diretto da un guru dei giochi d’azione che negli ultimi anni si è dedicato ad altri progetti. Tutti tasselli che in altre occasioni definirebbero il classico gioco magari dal passato glorioso ma difficilmente in grado di essere apprezzabile oggi. Eppure, invece, mettendo per l’ennesima volta le mani sul pad per (ri)vivere le avventure della strega di Umbra, ci si rende conto di come questi 7 anni siano stati come congelati nel tempo e quanto l’opera di Hideki Kamiya svetti ancora indiscutibilmente come miglior action game di sempre (al netto di qualche piccola incertezza), anche oltre il suo stesso sequel acclamato dalla critica nel 2014. È tempo per l’utenza Steam di scoprire questa magia.

DON’T FU*K WITH A WITCH!

Quando il cuore di un’esperienza risiede nel gameplay non sono certo trama e narrazione a prendersi la scena, lasciando spazio dunque a meccaniche  identificative – e alla crescita delle stesse – capaci di immergere il giocatore in una sfida con il gioco e con sé stesso, settando di volta in volta nuovi obiettivi. Bayonetta, dall’alto del suo profondo battle system, potrebbe tranquillamente fare a meno di tanti elementi dell’impianto scenico, ma ci tiene a farci sapere quanto sia cool la sua protagonista e l’indice di spettacolarità che permea il mondo messo insieme dal team creativo, dove angeli e streghe combattono tra sensualità e blasfemia mantendo però sempre altissima la qualità generale, soprattutto per quel che concerne la direzione artistica. La nostra protagonista sarà pure una sexy bellona con gambe lunghissime e la tendenza a rimanere nuda ad ogni occasione, con immancabili inquadrature a fil di imbarazzo che possono far perdere la credibilità della produzione agli occhi dei più sensibili (o superficialmente bacchettoni), ma esprime la sua provocante femminilità in un modo così estremizzato da dettare fin da subito i toni dell’esperienza. Per tutto il resto c’è il PEGI. In questa lotta per riconquistare il proprio passato e salvare il mondo – come nel 99% dei casi nel genere – il nostro avatar non solo è ben cosciente di essere potente e quasi oltre la comprensione stessa dei suoi nemici, ma non si pone mai sullo stesso piano di alcuno dei personaggi, qualunque sia la sfida posta. Forse troppo per qualcuno, abituato ad associare il potere ad un paio di bicipiti ben torniti?

Il viaggio lungo i vari capitoli della storia pone fin da subito domande troppo complesse per le informazioni a nostra disposizione, lasciando indizi della storia che fu con flashback che altro non fanno che aumentare la confusione nella nostra testa: un consiglio spassionato è non dare troppo peso a tutto ciò e calpestare le carcasse dei nostri nemici nell’attesa di ricevere risposte più consistenti sul finale… sempre che possano essere considerate sufficienti. La scala su cui arrivano a dipanarsi gli eventi è di certo vasta, oltre quanto ci si possa aspettare inizialmente, ma la reale consistenza si ritrova solo nel percorso compiuto da Bayonetta, che attraversa domande, ricordi e fraintendimenti per ricomporre i frammenti di una realtà che viene svelata per poi richiudersi su sé stessa, in linea anche con quanto visto nel secondo capitolo – che competa il “cerchio” narrativo nel senso più letterale del termine. Tanto vale dunque godersi la consapevole sfacciataggine e il contrasto tra il tono epico dei nemici e quello irriverente della nostra eroina, constatando quanto l’eccentricità di ogni situazione renda fallimentare il comic relief di turno sovrastato dalla personalità di ogni altro elemento del cast.

Perfection.

Azione frenetica, violenza spropositata, sangue quanto basta e un po’ di sadismo: ecco la ricetta perfetta che ha dato vita al capolavoro diretto da Hideki Kamiya, che non stravolge la tradizione in ambito controlli bensì si preoccupa di creare mix di combo e situazioni che valorizzino ogni tasto. Pugni, calci, armi da fuoco, schivata e lock: tutti presenti all’appello e tutti ugualmente utili, siano usati per causare grande danno o per collegare le combo per massimizzare i contatori, è difficile immaginare di poter godere appieno del sistema di combattimento senza diversificare il proprio approccio. La forza del titolo Platinum risiede sicuramente nella capacità di introdurre gradualmente i diversi elementi a nostra disposizione per renderci vere e proprie macchine da guerra e poi, al momento opportuno, mescolare le carte in tavola. Il primo sguardo ci offre sì un action molto reattivo, ma a tratti incapace di brillare a dovere proprio per la sua intrinseca profondità che fatica ad emergere per via di fasi iniziali che premiano il button mashing e l’enfatizzazione del Witch Time, che consente di rallentare in nemici a seguito di una schivata perfetta, quest’ultimo al punto di essere abusato dai giocatori più attendisti. Ma Bayonetta è, come detto in precedenza, una guerriera strepitosa e volgersi all’attacco è pratica consigliata, in particolare quando il nostro arsenale si amplia con spade e fruste (è possibile equipaggiare un’arma alle braccia e un’altra alle gambe) recuperate con i collezionabili, così come nell’utilizzare le armi angeliche lasciate cadere dai nemici, utili a variare i nostri pattern d’attacco e capaci di fornirci nuove abilità… tra le più divertenti non poteva mancare un’attacco lap dance che meriterebbe un posto nella storia del gaming. Ma la nostra strega è senza pietà e ce lo ricorda con i suoi Torture Attack, finisher attivabili al riempimento dell’indicatore di magia che causano danni elevati e inscenano – appunto – torture caratteristiche a seconda del nemico. Sculacciate comprese.

L’arte di Bayonetta sta nel distillare la propria sfida in scaglioni di durata e struttura ogni volta differenti, alternando con efficacia sequenze studiate di minion con mini boss più fasi, stravolgendo regole e convenzioni con i giganteschi boss o immergendoci in sequenze citazionistiche del classici arcade Sega, quest’ultime forse un po’ lunghette e ripetitive per risultare realmente soddisfacenti se paragonate al resto del gioco. La graduale scoperta delle nostre abilità è realmente, nel senso emotivo del termine, un continuo susseguirsi di sorprese e gratifiche, seguendo in maniera coerente la ricostruzione delle memorie della protagonista. Al solito, come spesso avviene nel genere, le maggiori soddisfazioni giungono dagli scontri con nemici umanoidi, che consentono di alzare l’asticella dell’assurdo quando entrano in gioco scambi di razzi (no kiddin’, bro) o esplosioni cosmiche, con scontri molto coreografici in cui la tensione dell’attesa di cogliere il passo falso nemico pompa con prepotenza. Le grandi creature, invece, tendono a volte a diventare esse stesse dei “microlivelli” che raggruppano prove che testano la nostra conoscenza dei mezzi a disposizione, senza mai banalizzarsi nei differenti incontri. Ogni momento può essere rivissuto e reinterpretato grazie alla suddivisione in capitoli che consente di rigiocare quelli già superati con libertà di ordine e numero di tentativi, magari per scoprire i segreti e ottenere tutti gli oggetti. Una – ovvia e lecita – linearità che garantisce libertà nel ritmo di gioco, regolabile a piacimento anche per quel che concerne la difficoltà, impegnandoci senza soluzione di continuità di capitolo in capitolo o vedendoci sostare per accumulare materiali per creare oggetti curativi, che restiuiscano magia o ci rendano addirittura immortali. Bayonetta non è un gioco facile nel senso stretto del termine, né difficile per via delle varie possibilità offerte al giocatore, che viene comunque premiato o penalizzato per la sua efficacia in battaglia o nell’uso di oggetti. Essere bravi garantisce grandi quantità di Halos (aureole d’angelo fin troppo simili agli anelli di Sonic) da spendere nello shop, mentre i più incerti joypad alla mano potranno ripetere le missioni e – tutto sommato – riuscire comunque a mettere da parte abbastanza moneta per le proprie necessità.

 

 

 

 

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Bayonetta è un capolavoro, il miglior stylish-action di sempre che trova paragoni solo nel suo seguito (che su Steam non è disponibile) o nell’ormai vecchiotto Devil May Cry 3, invecchiato un po’ maluccio per quel che concerne velocità e reattività dell’esperienza. Il fatto che negli ultimi anni nessuno abbia fatto di meglio non deve ingannare: non si tratta di pigrizia dettata dal poco successo del genere, ma bensì dell’estrema difficoltà nel ricreare sistemi di combattimento flessibili, creativi e solidi come questo. In un mondo in cui esiste un tasto per ogni azione, anche per aprire l’ombrello se piove, e l’abilità massima richiesta al giocatore è di rispondere per tempo al prompt su schermo, l’offerta di Bayonetta è oro puro, testimonianza inattaccabile di cosa significhi creare un videogioco capace di cambiare ed evolvere nelle nostre mani. Comprate, provate e sperimentate, dimenticando per un instante i lustrini e badando alla sostanza. Per 20€ e con una resa grafica di altissimo livello perfino su pc poco performanti, il rischio di rimanere delusi è davvero minimo.

verde

Good

  • Stylish Action ai massimi livelli.
  • Pulito, preciso, responsivo, mai frustrante, sempre avvincente.
  • Protagonista incredibile in un universo affascinante.

Bad

  • Un paio di capitoli che non entusiasmano al 100%.
9.6

Pietro
Forgiato dal fuoco di mille console war, affrontate con indomito coraggio e tanto nonsense, questo figlio degli 8 bit ne è uscito indenne grazie alla genuina (o forse ingenua) passione per il mondo del videgioco. Trae piacere dal parlare di questo variegato mondo quasi quanto dal giocare effettivamente e ama Nintendo alla follia anche se a conti fatti è un multipiattaforma convinto. In tanti anni ha consumato infiniti caratteri digitali su numerosi siti... e non ha intenzione di smettere adesso.