agazzine colorate e botte da orbi

Majkol

Che Nippon Ichi voglia differenziare la propria offerta ludica è ormai noto a tutti. The Guided Fate ParadoxThe Witch and the Hundred Knight sono due titoli che difficilmente passeranno alla storia, a differenza di ben più noti RPG tempestati di pinguini assassini decisamente più famosi e riconducibili facilmente al marchio della nota software house giapponese, ma rimangono comunque buoni esempi di come l’industria del videogioco tenti placidamente di rinnovarsi. Chiaramente senza abbandonare l’utenza specifica che da anni segna il successo di vendite di titoli come Disgaea e co., l’action rpg a volo d’uccello e il roguelike a tinte apocalittiche cercarono loro malgrado di portare qualcosa di nuovo sotto i riflettori di una softco forse troppo insicura e alla ricerca di una nuova identità all’albeggiare della nuova generazione videoludica.

Battle Princess of Arcadias rientra esattamente nello stesso filone di prodotti, e malgrado il co-sviluppo con il team Apollosoft Inc. è facilmente riconoscibile l’impronta di coloro che diedero i natali a Laharl e alle sue strampalate avventure nell’oltretomba. Se questo rappresenti un bene o un male, lo scoprirete solo continuando a leggere.

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Girl Power!

battle-princess-of-arcadia-artworkPlume non è la solita principessa delle fiabe. È una vivacissima ragazzina amante delle cose carine e zuccherose. Ha cresciuto un gatto da sola senza chiedere aiuto a nessuno ed è dotata di un senso della giustizia davvero encomiabile, tanto da spingerla a imparare l’arte della spada e a vestire il ruolo di Battle Princess. Se pensate che una bella ragazza dall’aspetto aggraziato non sia in grado di difendersi o di farsi valere, beh, Plume vi farà cambiare idea.

Praticamente eletta valchiria cremisi del proprio regno, Plume combatte le ingiustizie in prima fila affiancando i soldati del proprio esercito. Certo, la forza che la muove è un dono speciale e non è ben conscia di come le cose vadano nel mondo, ma la sua ingenuità è tale da renderla agli occhi di tutti i suoi servitori un vero e proprio esempio di purezza e valore. Il fratello della giovane pulzella regna incontrastato, malgrado abbia preso la forma di un’anatra a causa di una maledizione, ma, diciamolo, la nostra eroina ha altri problemi a cui badare, come l’inizio di una guerra e la scoperta di diverse verità celate ai più che andranno a sconvolgere l’ordine e la pace del regno, sommandosi in una fila pretestuosa di eventi che andrà a comporre la semplice e vivace narrazione dominata da toni leggeri che accompagnerà l’offerta ludica del titolo Nippon Ichi.

A metà fra un action RPG di Vanillaware e un tattico dalle meccaniche semplificate, Battle Princess of Arcadias flette i muscoli di una struttura ludica che cerca di accontentare gli appassionati del genere di riferimento senza dimenticarsi di donare al tutto una profondità se vogliamo anche maggiore del necessario.

Zuccherosi, ma non troppo.

battle-princess-of-arcadias-screen-2Al di là delle meccaniche che muovono gli scontri Player VS enemies, dove il giocatore è chiamato a comportarsi come in un picchiaduro a scorrimento qualsiasi con la possibilità di incrementare le abilità dei protagonisti e cambiare personaggio in tempo reale, il prodotto confezionato dagli sviluppatori giapponesi promette schermaglie su vasta scala gestite in tempo reale, dove il protagonista degli scontri non solo è impegnato a tentare di infliggere il maggior numero di danni possibili ai nemici, ma è anche obbligato a dare ordini a un esercito di PNG dall’estetica super deformed. Proprio in questi frangenti il gameplay dimostra la sua fragilità, imbastendo un meccanismo ludico stratificato reso quasi inaccessibile da una mappatura dei controlli astrusa, davvero poco indovinata.

 Battle Princess of Arcadias presenta 43 trofei trofei sbloccabili, di cui 30 bronzei, 8 argentei, 4 dorati e uno di platino. La maggior parte degli obiettivi legati all’acquisizione dei tanti agognati trophies sono sbloccabili solamente attraverso la modalità di gioco principale, mentre gli obiettivi prevedono (ma va?) di buttarsi a capofitto in tutte le missioni cercando di portare a casa un giudizio di grado “S”. Time consuming achievements in arrivo, chi vuole accettare questa sfida?

battle-princess-of-arcadias-screen-5Se le meccaniche che governano gli scontri classici si rivelano tutto sommato piacevoli, con meccaniche sfaccettate per ogni singolo personaggio controllabile e capaci di intrattenere con la loro lenta evoluzione, tutto quello che riguarda la gestione degli ordini delle truppe e la crescita di queste è semplicemente mal realizzato, legato a logiche time consuming atte ad allungare un titolo che probabilmente si sarebbe retto in piedi su un numero di ore di gameplay troppo esiguo per accontentare i produttori del gioco. Nonostante il genere di appartenenza non contempli sempre questa opzione, anche Battle Princess of Arcadias obbliga il giocatore a ripetere più e più volte le singole missioni – generalmente con l’obiettivo “ammazza tutto ciò che si muove su schermo” – per effettuare quel grinding tanto amato dai Giapponesi quanto ostentato da gran parte dei titoli a basso budget da qualche anno a questa parte. Purtroppo il gioco rende necessario crescere tutti i personaggi controllabili in egual misura per poter proseguire nella storia, sottoponendo così l’avventore a lunghe sessioni incentrate sul leveling dei protagonisti e poco altro. Il gioco implementa anche la possibilità di potenziare le proprie armi seguendo un sistema di crafting molto basilare, ma difficilmente questa caratteristica risulta realmente utile ai fini della storia principale.

Colorato teatrino low-budget. Basterà?Anche il livello di difficoltà si dimostra estremamente scostante, con picchi di tedio e frustrazione che sembrano voler punire la sperimentazione dei moveset dei personaggi da parte del giocatore, via via in espansione a ogni level up conquistato a furia di botte fra colorate lolite.

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L’aspetto tecnico è caratterizzato da una grafica bidimensionale in alta risoluzione che richiama da vicino le linee tondeggianti degli anime moderni del genere Mahou Shojo, molto apprezzabile e ben caratterizzata. Le atmosfere sono rese pulsanti da un reparto animazioni funzionale, ma dalla qualità non particolarmente sconvolgente, specie quando si guarda alle battaglie e alle movenze dei nemici. Il richiamo al movimento de “il teatrino” è ovvio, ma purtroppo le movenze appaiono quasi sempre poco convincenti. Anche in questo senso il gioco sviluppato da Nippon Ichi non riesce a fare propria una personale dimensione estetica e iconografica, finendo per sembrare uno dei tanti browser game/online game che da tempo infestano il web di origine coreana e cinese. A concludere la parentesi tecnica, un commento musicale poco ispirato e un doppiaggio – solamente in lingua giapponese – decisamente migliore di quanto ci si potesse aspettare, viste le premesse.

battle princess of arcadias coverBattle Princess of Arcadias

Sviluppatore: Nippon Ichi
Publisher: NIS America
Genere: Action RPG
Disponibile: Digital
PEGI: 12+
Lingua: Inglese

A conti fatti l’action RPG di Nippon Ichi non rappresenta un competitor al pari di mostri sacri del genere, come Dragon’s Crown o l’occidentalissimo Castle Crashers, né tanto meno sfocia in una modalità online capace di intrattenere più persone contemporaneamente come ci si aspetterebbe da un titolo del genere pubblicato nel 2014. La verità è che Battle Princess of Arcadias è un titolo non in grado di trovare una propria dimensione e una propria identità senza rimbalzare su terreni già battuti ed estetiche ormai sterili, incapaci di acchiappare un’utenza sempre più smaliziata e poco propensa a supportare titoli onesti, ma piegato da diverse problematiche più o meno gravi.

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Good

  • Stile grafico fumettoso e atmosfere leggere ben realizzate
  • Ottimo ritmo di evoluzione del gameplay

Bad

  • Sistema di controllo inconcepibile
  • Leveling delle truppe tedioso
  • Troppo grinding obbligato
  • Musicalmente anonimo
6.2

Majkol

C’è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d’epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.