Prigionieri di un legame

Ilya Muromets

Bastard Bonds

Sviluppatore: Bigfingers
Publisher: Bigfingers
Genere: RPG Tattico
Disponibile: Digital
PEGI: 18+
Lingua: Inglese
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

“I progetti sviluppati da Bigfingers possono includere contenuti non adatti ai minori, quali violenza, nudità e sesso, e pertanto non dovresti acquistarli o utilizzarli se hai un’età inferiore ai 18 anni, o se i suddetti contenuti risultano illegali nel tuo paese”. Questo è quanto si può leggere nella home page del sito ufficiale di Bigfingers, emergente software house canadese responsabile della produzione e della pubblicazione di questo Bastard Bonds: un RPG in pixel art pubblicato durante questa primavera, e giunto solo ora sulla scrivania virtuale del sottoscritto. Parlare di software house, in questo caso, risulta un po’ fuori luogo, giacché dietro il nome Bigfingers si cela in realtà una sola persona. Si tratta di Geremy Walker, sviluppatore e disegnatore da molto tempo attivo nel campo dell’illustrazione omoerotica con lo pseudonimo di CaptainGerBear, e già autore di altri esperimenti videoludici (peraltro assai interessanti) improntati su tematiche per adulti. Sebbene Bastard Bonds non possa in alcun modo definirsi come un prodotto erotico, il suo acquisto rischia di mettere il giocatore di fronte a verità scomode e compromettenti: per esempio, il fatto che una buona percentuale di esseri viventi è in possesso di un pene, e che, horribile dictu, può persino capitare che alcuni esseri viventi in possesso di un pene desiderino copulare con altri esseri umani analogamente in possesso di un pene. Signora mia, che fa, così mi si scompagna il servizio.

Ciò premesso, Bastard Bonds è di gran lunga il migliore cRPG indipendente che abbia mai avuto il piacere di provare da parecchi anni a questa parte. Non si tratta certo di una creazione perfetta, tutt’altro. E tuttavia si dimostra capace di distaccarsi intelligentemente dalla nefasta tradizione nostalgica degli “RPG-Savonarola” (che abbiamo definito in questa occasione), ricercando sì un’allure retrospettiva, ma aggiornando con sapienza le meccaniche e le atmosfere sulla base di un processo di semplificazione mai banale. Ma andiamo con ordine.

GIUDIZIO, SENTENZA, ESECUZIONE

bastard-bonds-art002Senza lasciare spazio a fronzoli introduttivi, Bastard Bonds si apre direttamente con un processo: il giocatore viene infatti chiamato a interpretare il ruolo di un criminale condannato a marcire in prigione per il resto dei suoi giorni. In base al comportamento tenuto dal personaggio durante tale processo, e in base al genere di crimine confessato (si va dallo stupro all’apostasia, dalla rapina all’omicidio) si delinea subito buona parte del suo profilo morale, delle sue inclinazioni, nonché della tipologia di compagni che si potranno incontrare nel corso dell’avventura. Il nostro protagonista, marchiato a fuoco da un’accusa infamante, sembra ormai rassegnato a deperire in catene, quando gli viene offerta una preziosa opportunità di fuga: la cella viene infatti spalancata da un non meglio definito alleato – che si rivelerà poi essere il primo componente del party – e ci si ritrova all’improvviso nelle vesti di evasi e fuggiaschi, a calcare il suolo della pericolosa isola di Lukatt con l’unico scopo di sopravvivere. Da questa premessa, di per sé piuttosto oscura, la storia di Bastard Bonds si dipana gradualmente attraverso l’esplorazione del territorio circostante, il superamento di locazioni organizzate secondo la formula del tradizionale dungeon-crawler, e l’interazione con la variegata fauna di personaggi incontrati lungo la via. Man mano che le suddette locazioni vengono ripulite dalle perniciose creature che le abitano, la mappa generale si arricchisce di ulteriori dungeon da penetrare, organizzati secondo una difficoltà per lo più crescente. A questa struttura di ordine progressivo, parallela al discorso diegetico, si sovrappone anche una corposa sezione gestionale, costituita dai cosiddetti stronghold. Si tratta di locazioni speciali che, una volta liberate da mostri e nemici, possono essere sfruttate come avamposto per il protagonista e il suo gruppo sempre più sostanzioso di alleati, tra i quali è possibile scegliere di volta in volta i tre compagni per il party. Una corretta gestione dello stronghold, da effettuarsi soprattutto tramite l’arruolamento di unità di supporto come mercanti, fabbri e guaritori, risulta di vitale importanza per la sopravvivenza e il rafforzamento di tutto il gruppo.

Il punto di forza maggiore di Bastard Bonds va individuato senz’altro nella considerazione che esso dimostra nei confronti del tempo e delle energie dell’acquirente. Si tratta di un rarissimo caso di cRPG indie di stampo retrò nel quale la struttura del titolo non mira a soddisfare esclusivamente le masturbazioni passatiste e filonumeriche degli sviluppatori, ma risulta interamente funzionale al divertimento del giocatore moderno. Geremy Walker, insomma, ha dimostrato di voler trattare con rispetto il denaro speso dal cliente per comperare il suo prodotto. L’impalcatura di schermate, sottosezioni e menu è dunque ridotta ai minimi termini, e risulta perfettamente navigabile grazie al solo impiego del mouse. Davvero impressionante per pulizia e fruibilità è la pagina del salvataggio, i cui slot sono attivabili grazie alla semplice pressione prolungata del tasto sinistro: una trovata di game design ai limiti del puerile, ma che fa risparmiare al giocatore l’apparizione un ulteriore e noioso sottomenu di conferma. Quanti blasonati blockbuster implementano una modalità simile?

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Tutto il titolo, a ben vedere, è orientato secondo una visione generale asciutta e dinamica, sicché tutti gli apparati residuali e ipertrofici dei cRPG vecchia maniera sono stati eliminati alla radice. Bastard Bonds non seppellisce il giocatore con valanghe di statistiche e numeretti, né propone sterminati inventari, migliaia di oggetti superflui, o centinaia di abilità duplicate: non c’è nulla, cioè, di quello che si trovava nei gloriosi Baldur’s Gate e compagnia, e che con i gloriosi Baldur’s Gate e compagnia dovrebbe rimanere seppellito nei secoli dei secoli. Lo stesso combattimento, improntato secondo un semplice sistema tattico a turni, può essere gestito esclusivamente con il mouse, senza mai dover poggiare mano sulla tastiera, o aprire un sottomenù.

Attenzione, però, perché in questo caso non stiamo parlando di una banalizzazione ad usum delphini del genere Bioware recente. Paradossalmente, infatti, a fronte di tanta mirabile sintesi, Bastard Bonds si dimostra un gioco iperstrutturato e assai complesso: a cominciare dalla personalizzazione caratteriale e grafica dell’eroe (che offre decine di opzioni differenti secondo un gradevolissimo sistema di vestizione “a strati”), fino alla costruzione stessa del mondo di gioco, che non soltanto è sterminato (si sfiorano le duecento locazioni esplorabili), ma risulta anche coeso e approfondito nei dettagli. Semplicemente, lo sviluppatore ha pensato bene di non punire il giocatore rovesciandogli addosso il peso di tale complessità, ma far sì che egli potesse divertirsi con essa. Un’impresa che – tanto per essere chiari – in questo periodo non sta riuscendo nemmeno ad Obsidian. Ed è tutto dire.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

bastard bonds art002QUALCHE OMBRA, QUALCHE LUCE

Bastard Bonds, dicevamo, non è comunque un gioco perfetto. Soffre per esempio di un’evidente ripetitività delle sezioni di combattimento, la cui curva progressiva di difficoltà tende man mano ad appianarsi, e che nel complesso non propone grandi soluzioni in termini di varietà tattica. Cosicché, una volta apprese le tecniche base e montato il proprio party ideale, difficilmente ci si trova di fronte a sfide che richiedono grande acume strategico. Si sarebbe potuto fare senz’altro di più anche dal punto di vista della narrazione: non tanto per la trama, che appare insolita e piuttosto armoniosamente integrata nella lore del gioco, quanto nella cadenza con cui la stessa si sviluppa, e nella plausibilità di alcuni dettagli narrativi. A causa del gran numero di locazioni visitabili, infatti, le vicende finiscono per avanzare a un ritmo eccessivamente blando e sfilacciato. Al contrario, i compagni disponibili, che variano a seconda dell’allineamento dell’eroe principale, si uniscono un po’ troppo frettolosamente alla compagnia, adducendo peraltro motivazioni non sempre convincenti: e a poco servono le occasionali schermate di dialogo con le quali si viene a conoscenza della loro storia precedente e delle loro reazioni alle circostanze contingenti. Manca, insomma, un po’ di calore emotivo, che forse si sarebbe dovuto meglio esprimere attraverso gli eventi, piuttosto che semplicemente descrivere con le parole. Un vero peccato, perché quasi sempre Walker dimostra di aver appreso alla perfezione la sacrosanta norma dello show, don’t tell, a cominciare dalla veste grafica del suo gioco, che è davvero piacevole ed efficace. La pixel-art concepita per Bastard Bonds è fresca, aggiornata e mai didascalica, e conferisce un fascino del tutto riconoscibile al mondo di gioco. I ritratti dei personaggi, in maggioranza mascolini e corpulenti, sono improntati secondo lo specifico orizzonte estetico dell’autore, pur non offrendo nudità né essendo di per loro funzionali a veicolare l’esperienza erotica – che nel gioco è prevista, seppure non esplicitamente mostrata. Nel complesso, un lavoro molto valido, che assume ancora più spessore grazie all’accompagnamento musicale composto da Peter Olsen.

Bastard Bonds rappresenta la sorprendente dimostrazione di come persino in un settore come quello dei cRPG, in assoluto il più difficile tra tutti, il possesso di una buona testa pensante e l’attenzione privilegiata rivolta alle esigenze del giocatore possano trascendere la modestia degli strumenti tecnici e qualche occasionale passo falso. Filtrando la complessità della ruolistica vecchia maniera con una sintesi meccanica degna dei migliori board games, Geremy Walker propone un lavoro originale e ben strutturato, in grado di attrarre anche un tipo di pubblico poco avvezzo al genere. Non vi sono strascichi nostalgici, né snobismi videoludici da “bei vecchi tempi”: Bastard Bonds è un gioco del XXI secolo, concepito e rilasciato per un pubblico del XXI secolo. Il che è molto più di quanto si possa affermare per la quasi totalità dei cRPG indipendenti, e anche per moltissimi titoli di prima fascia. C’è da chiedersi cosa avrebbe potuto combinare l’autore, se i mezzi fossero stati superiori. Per chi fosse curioso di provarlo, sulla pagina ufficiale di Steam è disponibile un demo gratuita.

semafori indie-03

Good

  • Struttura asciutta ed efficace.
  • Ambientazione suggestiva e interessante.
  • Ottima colonna sonora.

Bad

  • Ripetitività dell’esperienza bellica.
  • Ritmo narrativo non esaltante.
7.5

Ilya Muromets

Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.