Punto e a capo!

Atelier Sophie – The Alchemist of the Mysterious Book

Sviluppatore: Gust
Publisher: Koei Tecmo
Genere: J-RPG
Disponibile: Digital+Retail
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

In natura, per assicurarsi che i propri geni sopravvivano al crudele processo della selezione naturale, alcuni animali hanno sviluppato mezzi efficacissimi per garantirsi la posizione di predatore numero uno – basti pensare all’incredibile velocità del falco -, altri si sono resi delle prede talmente difficili da non poter essere prese di mira da nessuno, come l’elefante e la sua mole o la potenza del rinoceronte.
Una delle strategie più interessanti per garantire la sopravvivenza della specie, però, è sicuramente quella adottata dai conigli, piccole vulnerabili prede che sembrano non avere niente di speciale, ma sono capaci di riprodursi a una velocità tale da impedire ai predatori di estinguerne la specie.

Trasportando il medesimo discorso nel mondo dei JRPG, se i titoli celebrati ancor prima della pubblicazione come Final Fantasy XV sono indubbiamente i falchi mentre quelli più di nicchia, ma comunque di altissimo livello, come Persona 5 sono gli elefanti, allora il franchise di Atelier non può che rappresentare il paragone più calzante con gli adorabili leporidi. Dopotutto parliamo di una serie che, agli occhi della maggior parte dei giocatori occidentali, è praticamente sconosciuta, ma ha dimostrato di essere capace di scavarsi una “nicchia nella nicchia” del genere di riferimento. Eppure, mentre gli altri erano impegnati a fissare le peripezie dei vari giochi tripla A, Atelier ha prodotto l’incredibile numero di 17 titoli principali, accompagnati poi da un’altra dozzina di spin-off e rifacimenti per console portatili.
Un numero impressionante, che non può non spingere a una riflessione sul rapporto simbiotico che si è formato tra Gust (la casa di sviluppo) e i lealissimi fan che hanno continuato, gioco dopo gioco, a premiare una serie così peculiare, impedendone la cancellazione. Proprio questo rapporto sinergico così importante è la “posta” messa sul piatto da Gust con Atelier Sophie: The Alchemist of the Mysterious Book.

Quest’ultima incarnazione, infatti, rappresenta una vera e propria “testa di ponte”: non solo si tratta dell’apertura di una nuova saga dopo l’apprezzata – e sfortunata – trilogia di Atelier Dusk per PS3, ma è anche il primo titolo Gust ad approdare su PS4. Per inaugurare al meglio l’avventura nella “nuova generazione” di console, poi, Gust ha deciso di introdurre un gran numero di novità e miglioramenti che rendono Atelier Sophie un titolo quasi sperimentale rispetto alla natura formulaica dei suoi predecessori.

“UNA BOTTE!”

Il primo drastico cambiamento di rotta viene dall’ambientazione e dal taglio della narrazione, bucolica e distesa piuttosto che agrodolce e dai risvolti apocalittici come visto nella precedente trilogia, forse anche per corteggiare quella fanbase che si era allontanata negli ultimi anni. La giovane Sophie è un’alchimista novizia che gestisce da sola il laboratorio della nonna nella ridente cittadina di Kirchen Bell e nonostante la volontà non le manchi, i suoi tentativi di migliorare nell’arte alchemica si rivelano dei clamorosi fallimenti.

Il gioco ci permette di calarci nei suoi panni proprio nel fatidico giorno in cui, frugando per caso tra i libri di sua nonna, incontra un tomo parlante che afferma di chiamarsi Plachta. È proprio la figura di Plachta a fungere da mentore e motivatrice per la giovane Sophie. Il libro magico rivela subito di soffrire di amnesia e l’unico modo per fargli tornare la memoria è quello di scoprire o inventare nuove formule alchemiche da scrivere tra le sue pagine.
Naturalmente il cast di personaggi non è limitato a questo semplice duo, ma è composto da una moltitudine di amici di Sophie, semplici abitanti di Kirchen Bell e persino avventurieri di passaggio, tutte figure che renderanno il “viaggio di formazione” della giovane apprendista una vera e propria avventura in piena regola.

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Se la vita dell’alchimista potrebbe sembrare una scelta abbastanza sedentaria ai non iniziati, nel mondo di Atelier le cose non sono mai facili come sembrano. Sebbene l’importanza del crafting sia fondamentale per lo sviluppo della storia di gioco, l’elemento puramente avventuroso è presente nella forma del recupero degli ingredienti necessari a sviluppare nuove ricette: i preziosi materiali sono recuperabili quasi esclusivamente grazie all’esplorazione di zone infestate da mostri il cui livello, e di conseguenza la difficoltà degli scontri, cresce con il procedere del gioco e la rarità degli oggetti presenti nell’area.

Il sistema di crafting (o “sintesi”, come lo chiama il gioco), ancora piuttosto simile ai precedenti capitoli, vede semplicemente l’aggiunta di un ulteriore elemento di raffinazione, consistente nel posizionare gli ingredienti (sotto forma di tetramini) su una griglia, mentre le meccaniche che permettono a Sophie di apprendere nuove ricette sono affidate al cosiddetto “intuition system”. Il sistema d’intuizione, come prevedibile dal nome, permette alla giovane alchimista di “generare” nuove ricette tramite l’osservazione del mondo che la circonda, l’acquisizione di nuovi elementi di sintesi o addirittura la semplice interazione con altri personaggi. Questa meccanica, che sulla carta sembra promettere uno sviluppo più organico e naturale delle abilità della protagonista, soffre forse di una semplificazione eccessiva in grado di dare vita a situazioni al limite dell’assurdo, come Sophie che “inventa” la bomba a mano dopo aver raccolto abbastanza erbacce e secchi d’acqua e completato alcune delle semplici quest che il barista propone in continuazione.

 

 

 

 

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La seconda opinione

Atelier Sophie: The Alchemist of the Mysterious Book segna l’inizio di una nuova identità per la serie, probabilmente mirata ai neofiti e della ricerca di una nuova fanbase dopo la progressiva perdita di popolarità coincisa con la pubblicazione dei tre capitoli della trilogia di Dusk. Per certi versi questo episodio del franchise sembra viaggiare col pilota automatico, ma la conferma di un sequel in arrivo in Giappone entro la fine dell’anno sembrerebbe confermare la bontà di questa rinnovata politica. Staremo a vedere.

7.0/10 Majkol “Zaru” Robuschi

UNA PROMESSA È UNA PROMESSA!

Un’altra assenza inspiegabile nel gameplay di Atelier Sophie e il limite di tempo che caratterizzava molti dei titoli precedenti, i quali imponevano al giocatore una “tabella di marcia” da rispettare grazie a una serie di traguardi da raggiungere. Sebbene i giorni di Sophie siano comunque scanditi da un calendario e un orologio che avanza inesorabile durante le varie escursioni di raccolta elementi, non viene posto nessun paletto alla libertà del giocatore, libero di spendere tutto il tempo che vuole prima di proseguire nella trama e nello sviluppo delle abilità. Dal lato grafico, invece, c’è poco di nuovo sotto il sole: mentre i modelli dei personaggi godono di una cura maniacale per il design, merito anche di cel shading e texture acquerellate in grado di dare ai personaggi un feeling da vero anime giocabile, le ambientazioni soffrono parecchio di uno scarso numero di poligoni e di cura che ricorda da vicino certe operazioni di “reskin” fatte su giochi di una o addirittura due generazioni fa.

Atelier Sophie: The Alchemist of the Mysterious Book crea un ottimo punto d’accesso per chi volesse iniziare a conoscere il mondo della serie, ma lo fa sacrificando tanti degli elementi più cari ai fan hardcore, neutralizzando persino buona parte del fanservice, ormai limitato alla presenza di alcuni personaggi ricorrenti. Buon titolo per i novizi, lascerà i veterani della serie con un senso di incompletezza.

giallo

Good

  • Trama leggera.
  • Gameplay accessibile.
  • Stile grafico grazioso.

Bad

  • Crafting eccessivamente semplificato.
  • Eccessivamente ripetitivo.
  • Trama priva di mordente.
7

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.