Punto e a capo, parte seconda

Luca 'LkMsWb' Balducci

Atelier Sophie – The Alchemist of the Mysterious Book

Sviluppatore: Gust
Publisher: Koei Tecmo
Genere: JRPG
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Il mondo PC dà il benvenuto alla serie Atelier, che sbarca per la prima volta su Steam con il suo diciassettesimo capitolo; la cabala italica lo vorrebbe come numero nefasto, ma dietro la scelta di Gust e Koei Tecmo c’è una scelta ben precisa: spianare la strada all’uscita di Atelier Firis, il secondo capitolo della trilogia “Mysterious” (aperta proprio da Sophie) e pubblicato in questi giorni in Nord America e in Europa, addirittura in contemporanea PC, PS4 e PS Vita.
Sophie in realtà ha ben poco di mysteriouscome Manuel Piredda ha già evidenziato recensendo l’edizione PlayStation 4, quindi dirò poche cose prima di passare con occhio attento alla qualità dell’edizione PC.

Atelier Sophie prosegue ovviamente nella strada tracciata dai suoi predecessori, quella di offrire ai giocatori un JRPG diverso, concentrato principalmente sulle meccaniche di crafting (sintesi) e sulla ricerca dei materiali ad esso necessari: è un ritmo completamente diverso da quanto solitamente si trova nei giochi del genere, e proprio per questo ha diviso quasi nettamente il pubblico, creandosi una nicchia di appassionati che nel tempo è divenuta un vero e proprio zoccolo duro.

QUANDO FINISCE UN AMORE

Questo Atelier porta in dote una serie di caratteristiche, alcune delle quali vantate già da Atelier Shallie, che sicuramente possono favorire l’approccio di nuovi giocatori alla serie: il tempo non è più tiranno, anzi, serve solo a scandire le giornate, distanziare gli eventi e dare un termine – comunque sempre abbondante – alle missioni secondarie. Quelle principali sono assolutamente libere, e il termine più “difficile” che mi sono trovato ad affrontare è stato “ricordati che domani mattina ci dobbiamo vedere”; anche il sistema di crafting e apprendimento è decisamente più rapido e immediato rispetto al passato, e nei primi momenti procurerà più confusione ai “veterani” della serie che ai neofiti. Piccolo dettaglio che farà felici i maniaci degli achievements: basta un playthrough per sbloccare tutti gli achievements, una novità rispetto alla precedente trilogia “Dusk”.

Sophie purtroppo è lontano dalla perfezione, e gli utenti PC possono avvicinarsi alla serie tramite uno dei capitoli più blandi recentemente pubblicati. Capiamoci, la serie Atelier non si è mai contraddistinta per la profondità di trame e personaggi, ma quello che viene decisamente a mancare in questo diciassettesimo capitolo è la simpatia e la spinta empatica: l’atmosfera torna bucolica come nella trilogia di Arland (quella precedente a Dusk, per intenderci), ma rispetto a quella di quest’ultima risulta meno vivace ed attraente. I personaggi si rivelano presto poco interessanti, le relazioni ed interazioni decisamente più limitate, e anche lo sviluppo della storia principale procede ad una lentezza tale che spesso ci si dimentica di Plachta e della sua voglia di scoprire il famoso “mistero” del titolo. Si parte con un incipit quasi casuale, si prosegue per eventi troppo slegati fra di loro, e si assiste a colloqui che evidenziano la scarsa varietà di motivazioni che spingono Sophie ad andare avanti nella sua ricerca per diventare un’alchimista provetta; se escludiamo Plachta e il mistero che inizialmente aleggia intorno al suo essere libro parlante/mentore, il resto delle situazioni è un pot-pourri di scenette dove qualcuno intorno alla giovane alchimista fa qualcosa con dedizione, lei guarda affascinata e decide che “deve impegnarsi di più”. E questo accade una, due, tre… tante… troppe volte. Una spinta motivazionale per lei, ma decisamente troppo prevedibile per chiunque abbia visto anche solo una serie animata giapponese nella propria vita.

Anche il sistema di combattimento fa un passo indietro rispetto ai capitoli recenti, riuscendo nell’impresa di risultare più confusionario e meno convincente nonostante la riduzione degli elementi attivi del party a 4. Ancora una volta è l’equilibrio che regola crafting e potenziamenti che salva il tutto e permette di risolvere le situazioni, seppur anche da questo lato si possano riscontrare facilitazioni sparse.

Koei Tecmo sta portando su Steam tantissimi titoli, il che è bene, ma la qualità dei porting è sempre stata più sul sufficiente che sull’ottimo. Atelier Sophie ricade appena sotto la media delle pubblicazioni PC della casa nipponica. Giunto nello store per eccellenza del mondo PC in coppia con Nights of Azure, Sophie mostra il fianco a qualche critica in più, perlomeno ora che il suo compagno di viaggio è stato corretto dei suoi più gravi difetti di gioventù, che invece sono ancora palesi in Atelier 17 – basti dire che per sbloccare i DLC al momento è necessario utilizzare una semplice patch amatoriale, perché ufficialmente ne funziona solamente uno… ma permettetemi di andare con ordine.

Si parte con un launcher che sembra in versione beta, e la possibilità di settare la risoluzione, se giocare in finestra, la qualità delle ombre e del filtro anti-aliasing. Stop.
Nel menù di gioco sono presenti altre 2-3 scelte: la possibilità di invertire la rotazione della telecamera (sia verticalmente che orizzontalmente), il settaggio volumi, il selettore lingua, o meglio, del voice-over inglese o giapponese (evitate il primo), e stop. Esatto, non si possono personalizzare i comandi, e chi vuole giocare con la tastiera è obbligato a usare software esterni per “bindare” i tasti dove vuole; fortunatamente il sempreverde gamepad Xbox 360 funziona senza problemi di sorta, benché le icone a schermo seguano lo schema del pad Xbox One.

Arrivando al gioco vero e proprio, va detto che la grafica 3D è identica alla versione PlayStation 4, escluse le ombre che risultano in qualche modo diverse, e che fortunatamente il gioco è davvero leggero: con una scheda video di fascia medio-alta è possibile giocarlo anche in 4k con filtri – meglio ancora tramite DSR/VSR, in modo da annullare del tutto l’aliasing; forzare i filtri non è un problema, perché Atelier Sophie utilizza le DirectX 9… Tutto un altro discorso per gli asset 2D, visto che tutti gli elementi bidimensionali del gioco sono di risoluzione inferiore rispetto a quanto visto su PS4, tanto da sembrare delle versioni provenienti da PlayStation Vita; lo stesso problema si riscontra nelle sequenze d’animazione, che mostrano il fianco a quadrettature e artefatti assenti nell’edizione console. Il reparto sonoro è identico alla versione PS4, e se il doppiaggio giapponese è sempre “on spot”, non si può dire altrettanto di quello inglese, carente anche da un punto di vista quantitativo oltre che da quello qualitativo, probabilmente per arginare i costi di localizzazione. Le musiche seguono l’andamento blando del gioco, e risultano davvero dimenticabili – per fortuna anche su PC è presente il DLC che permette di inserire le musiche dei precedenti capitoli in Sophie.

 

 

 

 

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La seconda opinione

Atelier Sophie: The Alchemist of the Mysterious Book segna l’inizio di una nuova identità per la serie, probabilmente mirando ai neofiti e alla disperata ricerca di una nuova fetta di fanbase dopo la progressiva perdita di popolarità coincisa con la pubblicazione dei tre capitoli della trilogia di Dusk. Per certi versi questo episodio del franchise sembra viaggiare col pilota automatico, ma il sequel potrebbe nascondere sorprese davvero interessanti.

7.0/10 Majkol “Zaru” Robuschi

L’edizione PC di Atelier Sophie si limita a fare il compitino, e risulta evidente come Koei Tecmo e Gust si siano preoccupate più che altro di avere un titolo che facesse da apripista ad Atelier Firis, il primo vero capitolo sviluppato per PlayStation 4 (e PS Vita). Atelier Sophie per certi versi va preso come una demo, che dimostra tutti i suoi limiti ma che può essere anche dannatamente divertente. Chi possiede già l’edizione PS4 non ha motivo di riacquistare il gioco, ma chi è indeciso su quale versione buttarsi ora ha un’arma in più: i saldi Steam.

giallo

Good

  • Porta una nuova serie giapponese su PC.
  • Decisamente rilassante.
  • Il porting è leggerissimo.

Bad

  • Asset 2D e video presi dalla versione PS Vita.
  • Narrativamente insignificante.
  • Combat system che non regala soddisfazioni al giocatore.
6.7

Luca 'LkMsWb' Balducci
Dai videogiochi al PC, dal PC ai videogiochi: il cerchio è terminato. Convinto PCistamassterrace, cede puntualmente al lato oscuro delle console ad ogni esclusiva degna di nota.