Il mistero da non risolvere

Luca 'LkMsWb' Balducci

Atelier Lydie & Suelle: The Alchemists and the Mysterious Paintings

Sviluppatore: Gust
Publisher: Koei Tecmo
Genere: JRPG
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PS4, PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

C’era una volta una serie di videogiochi di nicchia (anche in terra natia), nata negli studi di Gust nel lontano 1997 e capace di attrarre un seguito minuto – ma fedele – grazie alla sua capacità di narrare piccole gesta, desideri semplici e sentimenti umani così distanti dal tipico canovaccio JRPG “salviamo il mondo”. Essa lasciava ai giocatori la possibilità dapprima di conoscere i personaggi, poi di condividerne difficoltà ed avventure e infine gioire per le nuove amicizie, le persone aiutate, la soddisfazione di trovare un posto nel mondo non tanto per le abilità dimostrate sul campo di battaglia, quanto per la capacità del tutto magica di creare oggetti da un calderone.

C’era una volta… ed è incredibile pensare come questo “una volta” sia tanto vicino, visto che proprio su PlayStation 3 e su PlayStation Vita la serie ha toccato forse i suoi punti più alti; ma non tutte le ricette riescono col buco, o meglio, alcune di esse sono un buco nell’acqua, e Atelier Lydie & Suelle conferma la pessima reputazione dell’ormai conclusa trilogia “Mysterious”, che di misterioso ha solo il precipizio qualitativo che la contraddistingue dalla precedente “Dusk”.

In realtà la trilogia non era iniziata così male. Certo, Sophie (qui la mia recensione) non rimarrà negli annali come uno dei capitoli migliori della serie, ma seppur con alti e bassi, riusciva a presentare un nuovo sistema di crafting facile da imparare e difficile da padroneggiare, unito ad una esperienza di gioco tutto sommato coerente e godibile, seppur stantia. Dal secondo capitolo, Firis (qui la mia recensione), la trilogia ha abbandonato Playstation 3, tuffandosi nella moda tutta occidentale dell’open world, annacquando quei tratti che permisero alla serie Atelier di mantenere fidelizzati i suoi fan, forse grazie ad una cadenza di uscite annuale e quindi fin troppo ravvicinata per lo sviluppo sulle attuali console.

MORE IS LESS

Atelier Lydie & Suelle ~The Alchemists and the Mysterious Paintings~ porta all’attenzione le vicende di due sorelle orfane di madre, che ora vivono assieme al papà pittore in un piccolo Atelier, fra difficoltà economiche e una concorrenza spietata: quella dell’Atelier Borthayre, decisamente più celebre e frequentato; le sorelle hanno però un sogno, quello di far diventare l’atelier di famiglia il migliore del regno, proprio come promesso alla mamma. La situazione di stasi si sblocca quando inspiegabilmente le due sentono una voce provenire dal piano interrato, più precisamente da un dipinto ritraente un luogo bucolico e ameno; improvvisamente sembrano cadere all’interno del dipinto stesso… uscendone successivamente senza capire esattamente come, e provocando l’ira del padre; non solo: grazie ad una nuova legge emanata nel regno di Adalett, gli Atelier del reame verranno suddivisi in diversi ranghi a seconda della loro qualità, così nella capitale Melvielle si trasferisce tale Ilmeria Von Leinweber, alchimista già conosciuta in Atelier Firis, che assume ben presto il ruolo di maestra per la volenterosa ma impacciata coppia.

Se l’incipit iniziale di Atelier Lydie&Suelle (L&S d’ora in poi) può sembrare in linea con altri capitoli della serie, la realizzazione regala l’impressione di un progetto senza un focus specifico, creato quasi più come conseguenza delle esperienze di Sophie e Firis che non come un’idea chiara e strutturata. L&S abbandona sia il sistema open world, sia il sistema a tempo limitato, perlomeno per quanto riguarda i compiti principali e secondari, lasciando un limite alquanto aleatorio (ma più che confortevoli) soltanto per i lavori che si accettano di svolgere come Atelier, siano questi di caccia, raccolta o creazione.

Il lento scandire dei capitoli della storia è definito solamente dagli esami per aumentare il rango dell’Atelier nel già menzionato sistema di classificazione, e si svolge più o meno così:
Punto primo: aumentare la propria fama, secondo un “Diario dei propositi” che di volta in volta aggiunge nuovi obiettivi da raggiungere. Punto secondo: presentarsi al castello e ottenere una missione da compiere, che sia la consegna di un oggetto o il dover affrontare mostri. Punto terzo: consegnare o riportare quanto fatto e ricevere una ricompensa, che di significa avere l’accesso ad un nuovo “quadro misterioso”, di quelli dove il gruppo di protagonisti può entrare. Questi quadri, vera novità del gioco, non fanno altro che contenere altre aree esplorabili, con tematiche e descrizioni ad hoc che però si limitano a dare accesso a nuovi materiali o versioni migliori di altri già reperibili, finendo per essere distinguibili dalle tradizionali aree esterne semplicemente per fattori quasi puramente estetici, al di là della presenza di bonus o malus durante i combattimenti.
Un po’ poco per fan della serie, che alle sperimentazioni proposte dalla trilogia Mysterious avrebbero forse preferito una maggiore attenzione alla narrazione e al gameplay; il ritmo proposto è infatti pachidermico e spesso sono poco chiare alcune cose da fare o raggiungere: i “buoni propositi” spesso sono descritti solo come accenni, e nelle parti finali di gioco risulta difficile capire in che ordine tentare di risolverli, dato che si intrecciano l’un l’altro senza che il giocatore possa avere la minima idea di quale sia il bandolo della matassa per risolvere lo stallo. Anche il sistema di crafting, per quanto evoluto nell’arco della trilogia, soffre di una eccessiva dispersione: forse cominciano ad essere troppi i bonus che si possono ottenere dalle risorse, specie considerando che per quasi ogni effetto esistono almeno 5 variabili di potenza, il che costringe talvolta a dover affrontare un (bel) po’ di farming per ottenere quanto necessario o quanto desiderato; il rapporto fra impegno e beneficio è decisamente sbilanciato, e personalmente non ho quasi mai provato quella soddisfazione che solitamente gli Atelier sanno regalare quando si riesce a creare l’oggetto ambito e studiato. Stanchezza per il format? Forse, ma sicuramente non solo.

La vera star del gioco.

La principale novità del sistema di combattimento consiste nel poter realizzare oggetti in grado di restituire quei bonus e malus propri dei vari dipinti in qualsiasi situazione di combattimento, altrimenti si tratta del classico sistema a turni della serie Atelier, che questa volta propone tre personaggi in prima fila e tre di supporto, in grado di giungere in aiuto tramite attacchi o offrendo supporto extra in risposta a determinate azioni svolte dai primi.
Sei è anche il numero totale di personaggi giocabili; due sono ovviamente Lydie e Suelle: le sorelle rispondono come al solito a classici stereotipi della scena manga/anime/videoludica giapponese, ma hanno il colpevolissimo difetto di sapersi evolvere davvero troppo poco in un titolo di questa lunghezza, lasciando nel giocatore una sgradevolissima sensazione di indifferenza, già pericolosa per qualsiasi JRPG di fascia bassa, figuriamoci in una serie dove l’affezionarsi ai protagonisti rappresenta l’essenza stessa del gioco. A risollevare in parte le sorti di un cast quanto mai anonimo devono pensarci principalmente Sophie e Plachta, che in L&S hanno finalmente la possibilità di chiudere il loro arco narrativo, decisamente più interessante delle spente vicende delle sorelle Malen.

Come anticipato, design, musica, scrittura, attenzione ai dettagli: la parte creativa paga pegno. Le aree di gioco, generalmente poco ispirate con 2-3 buonissime eccezioni, sono relativamente ampie per la serie, sfruttando l’esperienza maturata con Firis, ma sono altresì poco pratiche, tra l’impossibilità di vedere la mappa completa e il fatto che ci si può muovere solo fra aree iniziali. Il tutto si tramuta in minuti e minuti di corsa per raggiungere gli obiettivi, specie nella parte finale di gioco. Immancabili le pareti invisibili, che costringono il giocatore a seguire percorsi predeterminati, anche quando con un semplice salto si potrebbero risparmiare tranquillamente 20 secondi.
Deboli anche le musiche, mai fastidiose ma mai memorabili (il che, per un titolo della tradizione Gust, sembra quasi incredibile), mentre il doppiaggio – solo in lingua giapponese –  mantiene le voci originali per i personaggi già presenti nei due precedenti capitoli; indubbiamente abili le seiyuu di Lydie e Suelle, che però pagano la scelta stilistica di rendere le nuove protagoniste fin troppo infantili e spesso piagnucolose.

Per l’edizione PC la qualità grafica questa volta è perfettamente in linea con Playstation 4 in ambito 3D, con l’ambient occlusion finalmente funzionante; questo significa che L&S restituisce un impatto visivo non al passo con i tempi ma comunque confrontabile con altre produzioni giapponesi di nicchia. Diverso il discorso per i (pochi) filmati, che su PC continuano ad essere decisamente più compressi del corrispettivo console; e sono sempre in grado di far disperare gli appassionati le opzioni grafiche, anzi, l’opzione grafica: si può impostare solo la risoluzione di gioco. Per fortuna è possibile utilizzare il gamepad senza problemi, ed è presente la possibilità di rimappare i comandi da tastiera, ma nel caso vogliate utilizzarla dovrete installare un fix amatoriale che va a correggere lo stuttering altrimenti presente con questo sistema di controllo. Da segnalare se non altro l’ottima stabilità, anche in condizioni di riduzione del gioco a icona e successivo ripristino. Una scheda video di fascia media di due anni fa riesce a gestire il gioco in FullHD sopra i 60fps, o in QWHD sopra i 40fps, i possessori di top di gamma possono provare ad avventurarsi nel 4k. Quantità, qualità e prezzi dei DLC non sono neanche degni di commento.

 

 

 

 

Dove posso acquistarlo?

PS Store

Atelier Lydie & Suelle: The Alchemists and the Mysterious Paintings non è un gioco pessimo, ma non è appetibile per la gran parte dei giocatori e smarrisce anche i tratti caratteristici che hanno regalato alla serie una nicchia di fedeli appassionati; La trilogia Mysterious si conferma un progetto sbagliato, e sebbene L&S sia sicuramente più solido di Firis, finisce per affondare insieme alla barca. Ora per Gust, Koei Tecmo e Atelier è bene che il già vicino Nelke & The Legendary Alchemists: Ateliers of the New World si dimostri di tutt’altra pasta.

rosso

Good

  • L’edizione PC funziona.
  • Sophie ha un arco narrativo tutto sommato soddisfacente.
  • È finita la trilogia.

Bad

  • È difficile legarsi alle vicende delle nuove protagoniste.
  • È difficile sopportare le sorelle per tutta la durata del gioco.
  • Non c’è più il cuore tipico della serie.
  • Pareti invisibili ovunque.
5.5

Luca 'LkMsWb' Balducci
Dai videogiochi al PC, dal PC ai videogiochi: il cerchio è terminato. Convinto PCistamassterrace, cede puntualmente al lato oscuro delle console ad ogni esclusiva degna di nota.