Open world Low-poly!

Luca 'LkMsWb' Balducci

Atelier Firis: The Alchemist and the Mysterious Journey

Sviluppatore: Gust
Publisher: Koei Tecmo
Genere: JRPG a turni
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PS4, PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Atelier Firis: The Alchemist and the Mysterious Journey è (o dovrebbe essere!) il capitolo della maggiore età per la saga di Gust: con questo sono ben 18 i capitoli della serie Atelier. Per chi non conoscesse il franchise, nato addirittura su PsOne, trattasi di una saga di JRPG con combattimenti a turni, incentrata sulla raccolta di risorse, l’alchimia – che in questo caso identifica il crafting, ovvero la creazione degli oggetti più disparati partendo da materie prime – e su avventure dal sapore “slice of life: prendete una giovane ragazza con dei sogni, aggiungete un pizzico di follia tipicamente nipponica, qualche personaggio eccentrico, togliete eroi senza macchia e senza paura, abolite l’idea di essere l’ultima e unica speranza per il mondo e l’umanità, mescolate il tutto ed avrete la tipica formula di un prodotto Atelier.

L’incipit narrativo di Atlier Firis è – un po’ come per il prequel, Atelier Sophie – piuttosto debole; Firis Mistlud è la protagonista che à dil nome al gioco, una ragazza che ha sempre vissuto ad Ertona, una cittadina mineraria che ha la peculiarità di essere effettivamente sotto terra; il cielo è visibile solo in certe zone, e quasi nessun abitante ha l’autorizzazione di varcare il pesante portone d’uscita, quasi a ricordare come il mondo là fuori sia pieno di pericoli e inospitale. La protagonista cresce in questo contesto, e fra la sua innata capacità di saper trovare minerali e la sua debolezza cronica, è praticamente condannata a vivere senza mai vedere il resto del mondo; ovviamente sogna di poterlo fare, così legge ogni cosa possibile riguardo al “mondo esterno” e tormenta la sorella, una delle poche persone che escono regolarmente in quanto cacciatrice, con domande di qualsiasi tipo. Il tutto si risolverà nelle primissime ore di gioco grazie all’intervento di Sophie – la protagonista del precedente capitolo -, che aprirà a Firis le porte necessarie, fisiche e non.

QUANTA STORIA!

Questo incipit sembra una metafora della condizione della serie, chiusa nella sua nicchia di affezionati giocatori, ma al contempo bisognosa di aprirsi ad un mondo più grande, anche solo per sopravvivere in seguito all’abbassamento dei risultati di vendita in madrepatria: lo sviluppo dell’edizione PC, la riduzione degli obiettivi a tempo, così come il nuovo sistema di esplorazione sembrano tutte caratteristiche innovative capaci di strizzare l’occhio a quel pubblico che fin ora non ha mai dato credito alla piccola, ma ingegnosa serie.

Atelier Firis è per molti versi un capitolo di rifondazione: abbandonata PlayStation 3, gli sviluppatori si son trovati fra le mani macchine dal quantitativo di memoria molto più alto (PS4 e PC) e capaci di donare nuova linfa al modello esplorativo, proprio come il sottotitolo evidenzia; le mappe sono ora molto più estese, e vanno esplorate per conoscerne sentieri e confini. Può sembrare una novità da poco, ma in realtà cambia drasticamente l’approccio alle aree di gioco, che passano da piccole zone esplorabili e raggiungibili tramite una mappa 2D a volo d’uccello a vere e proprie zone interconnesse fra loro che, sommate, vanno a creare il mondo di gioco. Intendiamoci, non siamo davanti ad un MMO, ma i percorsi non sono più lineari come in passato, e il piacere di esplorare non raggiungeva queste vette dai tempi delle mappe bidimensionali di diversi capitoli fa.

Per gestire tanta potenzialità esplorativa il team Gust ha avuto un’idea niente male: fornire al giocatore un Atelier mobile, ovvero la struttura dove l’alchimia gioca protagonista, e dove si possono trovare i compagni; una tenda tuttofare che Firis può portarsi appresso e richiamare ogni qual volta ci sia bisogno di accamparsi, cosa che conviene fare spesso sia per depositare i materiali raccolti, sia per riposare e recuperare le forze, cosa ancor più importante in questo capitolo che nei precedenti, visto che quasi qualsiasi attività farà calare gli LP, i Life Points: camminare, raccogliere, correre, interagire con la mappa… tutto ha un prezzo! E attenzione: se c’è un acquazzone o si alza improvvisamente nebbia, gli LP calano anche più rapidamente!

 

Guarda chi c’è!

Se l’esplorazione è la vera novità apportata da questo diciottesimo sequel, è altrettanto vero che il titolo non osa in nessun altro ambito. Il sistema di crafting è preso quasi pari da Sophie, ma al posto di dare importanza al tipo di calderone usato durante l’alchimia, introduce un sistema di conoscenza delle singole ricette: più volte Firis crea un oggetto, più variazioni dello stesso sarà in grado di produrre, ed è carino come la cosa valga anche a famiglia di oggetti, per cui creando una bomba si migliora di un poco anche la capacità di creare tutte le altre bombe.

Tornano alcuni limiti di tempo, ma sono lontani da quelli angosciosi presenti in Atelier Rorona (per dirne uno). Due volte solamente comparirà il terribile conto alla rovescia, e generalmente non è assolutamente difficile rispettare le scadenze, a patto di non perdersi eccessivamente nell’esplorazione della mappa o nella ricerca e risoluzione delle missioni secondarie, almeno fino ad un certo punto della storia; sì, perché completata la seconda scadenza i giocatori sono liberi di girare, esplorare, alchimizzare e quant’altro completamente a piacere. Le uniche difficoltà? Se siete appassionati di achievement dovrete lottare un poco con la seconda scadenza, o sfruttare la modalità “New Game +”; per tutti gli altri l’unica confusione può essere data dalla lunghezza della scadenza: gestire le attività di un anno può non essere semplice.

Anche dal punto di vista del sistema di combattimento Atelier Firis non osa, ed anzi abbandona il sistema offensivo/difensivo di Sophie andando a recuperare una meccanica simile a quella vista in Atelier Totori, con alcune differenze fondamentali. Senza entrare troppo nel dettaglio, basti dire che è un sistema decisamente più prevedibile e gestibile rispetto al precedente capitolo, ma allo stesso tempo appare piuttosto povero e poco accattivante, con l’unica novità rappresentata dalla possibilità di avere due armi (e relative abilità) per personaggio – Firis esclusa; nel combattimento è stata semplificata anche la gestione degli oggetti, che ora sono condivisi fra i personaggi – ma togliendo le alchimiste (sì, plurale!), nessun personaggio è in grado di utilizzare tutti gli oggetti.

 

 

 

 

Contenuti

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PS Store

La seconda opinione

Con questo “Atelier Firis: The Alchemist and the Mysterious Journey” Gust sembra quasi aver perso la bussola. Dopo Atelier Sophie e la sua struttura talmente basilare da risultare insipida, l’ambizione dimostrata – almeno sulla carta – da Atelier Firis doveva in qualche modo dare uno scossone alla struttura ludica a cui la serie ci aveva abituato eppure non basta puntare ad un modello esplorativo “open world” senza un know how tecnico a rimescolare le carte in vista del prossimo sequel. Un gesto incosciente che, unito ad un cast di personaggi dimenticabile (ad eccezione della protagonista) e ad un modello ludico ben lontano dall’essere rivoluzionario, non può che far temere per il futuro del franchise. E le vendite registrate in Sol levante sembrerebbero proprio pensarla allo stesso modo.

6,5 (PS4) – Majkol “Zaru” Robuschi


Atelier Firis - PlayStation 4 (Videogioco)


List Price: EUR 59,99
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Atelier Sophie - PlayStation 4 (Videogioco)


List Price: EUR 59,99
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GIORNI DI UN FUTURO PASSATO

Un incipit che sebbene non faccia gridare al miracolo dimostra tante potenzialità, un nuovo sistema esplorativo, personaggi che dagli artwork sembrano promettere benissimo… ma poi? Tanta, tanta amarezza. Dico così perché narrativamente sembra si faccia apposta ad evitare di sfruttare quanto le premesse fanno presagire, perché i personaggi secondari sono davvero poco presenti, e si uniscono al gruppo per motivi assurdi – capita di raccattarne uno solo perché “ha scarso senso dell’orientamento, sarà meglio che venga con noi”. No, non è una cosa inventata. Lo stesso design dei personaggi, così bello negli artwork bidimensionali a corredo del materiale promozionale, è parzialmente rovinato dalla modellazione pressapochista dei corpi tridimensionali dei personaggi, oltretutto adornati da volti in qualche modo più generici e meno espressivi dello squisito stile anime cel shading che ha sempre caratterizzato la serie dal suo approdo su PS3 (la prima console che ne offriva l’attuazione tecnica). Si tratta di una scelta che ad alcuni potrebbe anche piacere, ma che francamente trovo davvero discutibile. Musicalmente ci troviamo di fronte ad un titolo sul livello di Sophie, il che vuol dire giusto sufficiente. Il doppiaggio giapponese risulta ancora una volta il migliore disponibile, ma in qualche modo, anche questo, sembra meno ispirato del solito.

Il porting PC, poi, è quasi da masochismo. Atelier Sophie non faceva di certo gridare al miracolo, ma fra la leggerezza generale ed il fatto che fosse un titolo DX9, l’edizione “Master Race” permetteva agli appassionati di giocare con filtri vari; nel caso di Atelier Firis, invece, non si può praticamente fare nulla di tutto questo. Questa edizione approdata su Steam, ancora una volta derivato dall’edizione PS Vita (per quanto riguarda il lato bidimensionale), è DX11 – previene quindi i filtri anti-aliasing forzati tramite pannello delle schede video – e non è affatto leggero, anzi, soffre di cali di framerate già in full HD, esattamente come l’edizione PS4; alcune mappe o condizioni atmosferiche peggiorano ulteriormente la situazione; come se non bastasse il gioco soffre terribilmente di aliasing, ma visti i cali è quasi improponibile giocare tramite DSR/VSR, a meno di possedere schede video di fascia alta.

Le stesse opzioni disponibili ai giocatori PC sono ridotte all’osso, limitandosi a risoluzione, qualità delle ombre, lingua e mappatura tasti – mappatura fatta senza neanche permettere il libero inserimento di un pulsante – se si vuole cambiare un keybind, il nuovo va selezionato da un elenco a discesa. Koei Tecmo deve fare decisamente di più per promuovere questo brand presso il mercato PC, perché ora come ora optare per le versioni PC quando si è in possesso delle console Sony è assimilabile all’autolesionismo.

Atelier Firis: The Alchemist and the Mysterious Journey promette benissimo, ma purtroppo soffre di difetti di gioventù. Sì, perché per realizzare il nuovo sistema di esplorazione – che può davvero portare la serie ad un nuovo livello – sembra che durante la produzione si sia lasciato un po’ correre su tutto il resto del gioco, ed è un vero peccato. Firis rimane un titolo piacevole per tutti gli appassionati della serie, ma per attirare nuovi giocatori si è sprecata un’ottima occasione; la speranza è che ora si tratti solo di registrare i vari dettagli per poter assemblare “il miglior Atelier di sempre”. Nota a parte per l’edizione PC: per favore, curate meglio questa edizione, davvero, può essere la chiave per la sopravvivenza della serie. I numeri sono dalla parte della piattaforma Valve.

giallo

Good

  • Pone le basi per il futuro.
  • Il sistema di raccoglimento sfrutta gli oggetti craftabili.

Bad

  • La versione PC ha origine da quella PS Vita e rimane un porting insufficiente.
  • Personaggi e narrazione davvero sottotono.
  • Combat system che non regala soddisfazioni al giocatore.
6.3

Luca 'LkMsWb' Balducci
Dai videogiochi al PC, dal PC ai videogiochi: il cerchio è terminato. Convinto PCistamassterrace, cede puntualmente al lato oscuro delle console ad ogni esclusiva degna di nota.