Il troppo stroppia

Piccola e doverosa premessa: nonostante gli alti e bassi della serie Assassin’s Creed, sono sempre rimasto un fedele fan della saga Ubisoft. Ho giocato ogni nuova avventura della setta degli Assassini, apprezzando titoli come Brotherhood e annoiandomi a morte con Unity. Questo per dire che mi sono avvicinato a Syndicate con occhio quanto più obiettivo possibile, cercando di cogliere pregi e difetti di questo titolo, che nelle premesse rischiava di essere una fotocopia dei suoi molti predecessori.

Il vero punto di forza di Syndicate è sicuramente l’ambientazione. La Londra vittoriana è una città ancipite: da una parte la nera melma degli slums, generati come conseguenza dell’industrializzazione selvaggia; dall’altra la grandeur della City, centro vitale e pulsante della città e della nazione intera. La realizzazione grafica dei palazzi, dei vicoli malfamati, delle nere ciminiere che si stagliano sul cielo plumbeo è una vera gioia per gli occhi. Le lampade a gas si accendono all’imbrunire, i vicoli si popolano di loschi figuri che svaniscono alle prime luci dell’alba, per lasciare spazio a gentlemen impettiti in gabardine, mentre stuoli di bambini mendicanti ci circondano malevoli.

Contro questo scenario, esteticamente eccezionale, si intrecciano le vicende dei due gemelli Jacob e Evie, che affrontano il perfido Crawford Starrick, ricco magnate che ha instaurato nella città l’egemonia dei Templari, distendendo i suoi tentacoli nelle spire della politica, dell’economia e persino delle forze di polizia. Dal canto loro due fratelli , provenienti dalla periferia, ambiscono a conquistare con ogni mezzo possibile il cuore pulsante dell’Impero.

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Assassin's Creed Syndicate art002Poiché Starrick ha trovato appoggio incondizionato in una una potente gang, The Blighters, il nostro Jackob intende fondare una banda rivale per sconfiggerlo, mentre sua sorella Evie si impegna a recuperare un importato manufatto, il “Piece of Eden”, che nelle mani dei Templari rappresenterebbe una minaccia per il mondo intero.

Date le premesse, mi aspettavo di trovarmi di fronte a un capitolo soddisfacente, ma in parte mi sono dovuto ricredere. Per quanto la ricostruzione della mastodontica città di Londra e della sua popolazione sia veramente ottima, Assassin’s Creed Syndicate manifesta seri problemi nei contenuti narrativi: la trama, infatti, si riduce a un semplice pretesto per avanzare di zona in zona, senza mostrare un vero e proprio filo conduttore. La presenza dei due gemelli, che possono esser utilizzati alternativamente, avrebbe potuto creare l’occasione per sviluppare due distinte linee , tali da costruire, una volta intrecciate, la spina dorsale di tutto il gioco. Purtroppo il rapporto tra i due protagonisti, e per certi versi la loro stessa caratterizzazione, sono stati trattati in modo superficiale, tanto da rendere vano tutto il potenziale del gioco.

Fratelli coltelli

Jackob è infatti una testosteronica macchietta, sempre pronta a lanciarsi in imprese puramente muscolari senza usare un minimo di materia grigia; la gemella Evie è, al contrario, ossessionata dalla ricerca del “Piece of Eden”. Tutta la vicenda si esprime attraverso dei piatti dialoghi, che si attivano di volta in volta al momento dell’assassinio dei nostri bersagli. La vicenda scorre in avanti senza alcuna scossa emozionale, ridotta com’è a semplice pretesto per l’assegnazione dei compiti:andare dal punto A al punto B della mappa, uccidere o rapire il bersaglio, reclutare membri della gang, liberare una zona e passare ad un’altra. Ogni “sequenza” si ripete sempre uguale a se stessa. Anche in Metal Gear Solid – per considerare un caso recente – si notava questo genere di ripetitività, ma nel gioco di Kojima essa era abilmente mascherata da un gameplay variegato e appagante. Questo, purtroppo, non accade con Syndacate.

Assassin's Creed Syndicate img003Il confronto con MGS è inoltre utile per affrontare un altro argomento spinoso: la componente stealth. Su questo frangente, in Syndacate si raggiungono vette di ridicolo: per entrare in modalità “sneak”, i nostri personaggi si limitano a mettersi acquattati e a calarsi un cappuccio sulla testa. Si possono compiere alcune azioni speciali in questa modalità, come tirare coltelli o uccidere di nascosto, ma tutto sembra molto forzato e decisamente poco naturale. Mi sono domandato più volte come, alla distanza di due centimetri, un nemico possa non vedermi soltanto perché resto accovacciato.

Purtroppo le dolenti note non finiscono qui. Come già in Unity, il sistema di controllo del “free-run” è stato semplificato al massimo, e per di più in Syndicate ci si mette anche un bel rampino a togliere qualsiasi livello di sfida. Il buon Graham Alexander Bell ci regala infatti questo potentissimo articolo (ripreso pari pari dal Just Cause) con il quale ogni difficoltà viene letteralmente azzerata. Se nei capitoli precedenti dovevamo usare un po’ di cervello per raggiungere le postazioni più elevate, ora è sufficiente prendere la mira, sparare, e in uno “ziiiiiip” saremo là dove volevamo andare. Addio dunque ai puzzle ambientali, viva la semplicità.

Noia Next Gen

Speravo di trovare un po’ di conforto nel combattimento, ma anche in questo caso le mie speranze sono state vane. I nostri intrepidi gemelli sono dotati di tre armi di base, un bastone animato, un tirapugni e una lama. Non esiste alcuna reale differenza nell’utilizzo pratico queste armi: sarà possibile potenziarle via via, e costruirne nuove versioni con un crafting molto all’acqua di rose, ma alla fine si aumenterà soltanto la quantità di danno che arrecano. Quasi dimenticavo: ci sono anche revolver e coltelli da lancio, ma essi potranno essere impiegati solo dalla distanza, mai nel corpo a corpo. I combattimenti ravvicinati si svolgono per mezzo dell’utilizzo di tre tasti, da usarsi in combo, con sequenze noiose e prevedibili, così come noiosi e prevedibili sono gli avversari: tutti cloni dei soliti tre/quattro modelli, tutti uguali, senza personalità e dotati dell’intelligenza di un’ameba essiccata.

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Quindi cosa c’è da salvare di questo gioco? Sicuramente il comparto artistico, e l’ambiziosa costruzione di una città mastodontica e particolareggiata. Passabili anche le rapide sequenze a bordo dei treni o delle barche sul Tamigi, divertenti e abbastanza impegnative. Volendo, sono accettabili anche alcune sequenze cinematiche e certi dettagli grafici rendono onore alla potenza delle console di ultima generazione.

Syndicate è, come al solito, l’ennesimo esercizio di stile che dimostra quasi esclusivamente la bontà e l’efficacia del concept iniziale della serie Ubisoft. Ma con i difetti strutturali evidenziati nell’articolo rischiano di perdere il consenso dei fan più accaniti, senza contare quello di coloro i quali ricercherebbero spunti di originalità. Da buon blockbuster qual è, questo gioco venderà comunque moltissimo, ma questo non toglie che si tratti di una splendida confezione senza contenuti significativi.

Assassin's Creed Syndicate coverAssassin’s Creed: Syndicate

Sviluppatore: Ubisoft
Publisher: Ubisoft
Genere: Action/Adventure
Disponibile: Retail + Digital
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: Xbox One
Sito Ufficiale

Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Avendo combattuto con Desmond, Ezio, Altair attraverso i secoli e le nazioni, lo dico con la morte nel cuore: Assassin’s Creed sta diventando sempre più una specie di guida Lonely Planet in campo videoludico. Ben prodotta e ottima per esplorare le città, ma immensamente noiosa se letta in salotto.

prezzoridotto

Good

  • Londra è una citta viva
  • Alcune sequenze sono estremamente divertenti

Bad

  • La storia è solo una scusa per proseguire nello sbloccare zone su zone
  • La componente “Stealth” sfiora il ridicolo
  • Gameplay semplificato in maniera eccessiva
6

Senza pretese mi reputo un giocatore anziano: passati 8 lustri ancora mi appassiono e mi diverto immergendomi in sogni digitali che stimolano il mio animo bambino.