La storia e la Storia si intrecciano

Roberto Di Letizia

Assassin’s Creed Origins

Sviluppatore: Ubisoft
Publisher: Ubisoft
Genere: Avventura azione 3D
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Il nuovo capitolo della saga di Ubisoft ha provato a rilanciare un prodotto che negli ultimi anni aveva vissuto una crisi di creatività e di identità da più punti di vista (narrativa, estetica, game design) riconosciuta sia dal pubblico che dalla critica. La nostra opinione è che Assassin’s Creed Origins mostra delle novità che cambiano certamente l’esperienza di gioco cristallizzatasi negli ultimi episodi, ma che continua ad esibire alcune problematiche che incidono sul giudizio finale.

Bayek di Siwa è il protagonista di una storia che si svolge in un periodo di decadenza e di transizione. Il regno egizio del I sec. d. C., in mano da secoli alla dinastica ellenica dei tolemaici, vive di luce riflessa del proprio glorioso passato e sta lasciando il passo ad un’altra imponente forza che già da tempo sta cambiando la storia del Mediterraneo, vale a dire Roma. Ad accompagnare Bayek è una forte co-protagonista, la moglie Aya, che, com’è noto, avremo anche occasione di controllare in alcuni frangenti. I due eroi avranno come obiettivo vendicare la morte del piccolo figlio, Khemu, ucciso da un misterioso ordine.

La struttura narrativa di Assassin’s Creed Origins non si discosta da quella insita in altre episodi della serie. Da un lato, abbiamo il protagonista impegnato in una personale vendetta a causa della perdita di una persona cara, si pensi al primo Ezio Auditore, a Connor Kenway o a Arno Victor Dorian. Dall’altro lato, i fini personali si sovrappongono e talvolta si influenzano con quelli di importanti personaggi, veri e propri individui cosmicostorici destinati a cambiare la storia, determinando un passaggio di visioni del mondo. Anche qui, mi vengono in mente Assassin’s Creed III con la rivoluzione americana e Assassin’s Creed Unity con la rivoluzione francese. Nel caso di Origins, la storia personale di Bayek si intreccia con centrali eventi storici che porteranno alla caduta della dinastia tolemaica nell’antico Egitto e l’affermazione di Roma. Da questo punto di vista, si potrebbe dire che non vi è nulla di nuovo sotto il sole. Allo stesso tempo, i personaggi coinvolti appaiono spesso piatti, in particolare Bayek, la cui personalità ancora una volta – penso a quella di Arno di Unity – risulta essere monodimensionale, piegata totalmente dalle esigenze ludiche, quindi privo di qualsiasi riflessione su ciò che sta avvenendo o su ciò che dovrà fare, e ridotta ad emozioni basilari come l’odio per gli assassini del figlio e l’amore per la moglie.

NUOVO EPISODIO, VECCHI PROBLEMI

Un’opinione non propriamente positiva è emersa, dopo circa 60 ore di gioco, anche nei confronti della scrittura dei personaggi secondari e delle missioni. Nel loro insieme le quest sono ripetitive incentrate, principalmente sul recupero di oggetti (per es., attraverso la caccia, o rubandoli da presidi nemici) o sul salvataggio di persone. Le missioni secondarie sono davvero tante, forse troppe, mostrando poco rispetto per il tempo del giocatore, nella misura in cui tale abuso dà la sensazione che gli sviluppatori abbiano voluto riempire a più non posso il mondo di piccole storie, non badando alla loro qualità ludo-narrativa. I personaggi che incontreremo sono quasi sempre ornamenti di un mondo che sembrerebbe essere stato progettato eccessivamente sul solo protagonista, un mondo “player-centred” che riduce tutto il resto (soprattutto i vari character) a semplici inneschi per le attività del protagonista. In altre parole, un siffatto mondo sembra non vivere di vita propria, ma sembra girare tutto intorno al giocatore.

A queste critiche riguardo la scrittura del gioco va aggiunta anche quella sul sistema di combattimento. Questo permette di agganciare il nemico con cui si vuole combattere, ma spesso tale meccanica risulta poco efficace perdendo di vista il proprio obiettivo. I nemici, inoltre, durante i combattimento si muovono in modo davvero innaturale, tradendo una certa artificiosità. In sintesi, i combattimenti sono ciò che più influisce negativamente sull’esperienza di gioco.

Nonostante questi punti negativi, occorre sottolineare che Origins, tutto sommato, ha compiuto passi in avanti rispetto agli ultimi episodi a partire da Unity. Troviamo, infatti, un nuovo sistema di esperienza che fornisce un’impronta più in linea con alcuni recenti rpg. Impronta che ricorda per alcuni aspetti giochi come The Witcher 3 e Horizon Zero Dawn.

In primo luogo, ogni attività che svolgeremo – dalle missioni, all’uccisione di nemici fino alla caccia – ci permetterà di raccogliere oggetti di vario genere – da armi più o meno rare e potenti a materiali per migliorare armi e armature o che potremo vendere dai vari mercanti – e punti esperienza. L’accumulo di punti esperienza ci consentirà di salire di livello di acquisire nuove abilità passive o attive. In tal senso, il gioco rimane open world e free roaming, ma l’enorme mappa sarà suddivisa in regioni geografiche la cui esplorazione è consigliabile solo quando si raggiunge un certo livello di esperienza in quanto al loro interno si troveranno missioni e nemici proporzionati a tale livello. In secondo luogo, viene data molta importanza alla raccolta di materie prime (pietre, metalli, pellicce, legname) finalizzata al crafting per migliorare armi e armature, il cui prodotto finito potrà facilitare le nostre attività di gioco o potrà essere semplicemente venduto ai tanti mercanti che troveremo nelle varie città e villaggi.

In terzo luogo, gli sviluppatori Ubisoft, nonostante l’infinità di attività che hanno offerto, hanno mostrato un discreto miglioramento nel creare un mondo che non sia semplicemente uno scatolone pieno di cose da fare totalmente disconnesse e incoerenti tra loro. Sebbene non siamo ai livelli di The Witcher 3, il mondo di Origins ha le sembianze di un’unità più organica.

Ma sicuramente l’elemento di novità più efficace che incide in modo più che positivo sull’intera esperienza di gioco è l’esplorazione. Ad aiutare ciò è certamente un buon bilanciamento tra quantità (la mappa è davvero enorme) e qualità, la bellezza delle ambientazioni sia naturali che architettoniche sostenute da un’estetica paesaggistica e artistica davvero ispirata. In particolare, le ambientazioni naturali ci catapultano in un contesto di decadenza, dove le sabbie rivendicano il loro diritto di fagocitare i resti di una civiltà, quelle egizia, che stava finendo. La varietà dei siti è rimarcabile: si va dalle paludi che costeggiano il Nilo alla costa del Mediterraneo, al deserto alla macchia mediterranea intorno a Cirene. Tutto finemente progettato, tanto da sollecitare il piacere dell’esplorazione fine a se stesso che ho riscontrato non frequentemente in altri titoli. Ecco, Assassin’s Creed Origins invoglia ad esplorare, scoprire, stanare luoghi e nuovi siti, come le numerose tombe sparse nel territorio che ci permettono di entrare, seppur marginalmente, con la cultura egizia, con la loro visione del mondo (partendo soprattutto dalle credenze religiose), informazioni inscritte spesso su papiri che consiglio di leggere avidamente. Così anche ambientazioni architettoniche, sebbene non abbia competenze storico-artistiche così approfondite, posso dire che gli sviluppatori hanno raggiunto il loro obiettivo di lasciare fare esperienza del sincretismo che si respirava in Egitto in quel periodo, dove cultura greca ed egizia convergevano, mostrando una convivenza e ricchezza di elementi architettonici, il cui culmine è visibile in città come Alessandria. Si nota molto, e da ciò si evince il successo di questo compito specifico degli sviluppatori, la rottura di questo sincretismo ellenico-egizio quando si giunge a Cirene dove a dominare è l’architettura romana.

 

 

 

 

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Assassin’s Creed Origins segna una piccola discontinuità con gli ultimi episodi della serie. Sebbene la scrittura dei personaggi e delle missioni presentino i soliti problemi delle produzioni Ubisoft e un sistema di combattimento troppo macchinoso ed impreciso, in Origins si possono notare nuovi elementi e meccaniche che si adeguano allo standard dei più recenti action rpg open world. Tuttavia, il vero valore aggiunto di questa produzione è il lato esplorativo. Il design che invoglia il giocatore ad esplorare, sostenuto anche da un eccellente comparto estetico, è un design, almeno da questo punto di vista, ben riuscito che non lascia cadere il gioco nell’assoluta mediocrità.

giallo

Good

  • Spiccato spirito esplorativo.
  • Ambientazioni affascinanti.

Bad

  • Sistema di combattimento ancora macchinoso ed impreciso.
  • Storia principale poco avvincente.
  • Tantissime missioni secondarie ma pochissime di qualità.
7.1

Roberto Di Letizia
Ha mosso i primi passi con il Commodore 64. Ha un'insana tendenza a scovare tutto ciò che di filosofico, estetico ed etico si insinua nel medium videoludico. Sogna un giorno di scrivere un trattato dal titolo "Trattato logico-filosofico sui Polli di gomma con la carrucola in mezzo".