Evoluzioni in 2,5D!

Sono uno storico fan del franchise di Assassin Creed, anche se purtroppo gli ultimi titoli della serie mi hanno molto deluso a causa della totale assenza di guizzi creativi da parte di Ubisoft. Nonostante ciò, ho guardato con molto interesse all’uscita della serie Chronicles. Paradossalmente, infatti, già mentre stavo giocando a Unity ero stato già attratto dalle vicende dell’assassina di Chronicles: China, sicuramente meno noiose delle tiepide esplorazioni parigine. In questo secondo capitolo della serie Assassin’s Creed Chronicles il protagonista non è più una donna, ma un giovane proveniente da una famiglia musulmana, di nome Arbaaz Mir. Siamo nel 1841 e ancora l’India non è completamente dominata dagli inglesi. La scelta narrativa è sicuramente da premiare, visto che l’India costituisce un’ambientazione non ancora inflazionata in campo videoludico. Considerando che ad introdurla è uno dei franchise più tradizionalisti del settore, dobbiamo dare atto a Ubisoft che, almeno in questo caso, ha dimostrato un certo coraggio.
L’India coloniale messa in scena in Assassin’s Creed è un ambiente magnificamente vibrante: forse un po’ troppo simile esteticamente al Medio Oriente già visto per esempio in Prince of Persia, ma dotata di un fascino misterioso e avvolgente. I colori vivaci dei mercati e le peculiari architetture contribuiscono a rendere Chronicles India un suggestivo viaggio esotico.

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Assassins_Creed_Chronicles_India-PC-2016Cronache degli assassini, parte seconda

Climax Studios, al quale è stato assegnato l’incarico di realizzare sia questo che il primo capitolo di Chronicles, riesce a dimostrare che anche l’utilizzo di una grafica 2.5 D – unitamente a un gameplay immediato e per nulla macchinoso nei comandi – non fa rimpiangere in alcun modo le megaproduzioni del franchise principale, anzi. Tutto sommato, infatti, nonostante i suoi evidenti limiti strutturali questo platform è capace di essere ben più divertente dei suoi “fratelli maggiori”. Se consideriamo che, in fin dei conti, le missioni dei vari Unity o Syndicate prevedono comunque di spostarsi da un punto A ad un punto B e poco altro, è molto più onesto un gioco come Chronicles che fa di questo sistema il fondamento stesso del suo gameplay.

Dal punto di vista artistico il gioco è stato realizzato in maniera degna: spiccano gli sgargianti colori dei costumi, le ambientazioni intriganti che punteggiano livelli ben costruiti e divertenti da esplorare. Anche le brevi cutscene sono realizzate con cura, e dimostrano l’impegno profuso da Climax Studio nella ricostruzione dell’epoca coloniale indiana.
Non mi aspettavo certo una dissertazione scientificamente impeccabile, ma la trattazione delle politiche sociali e delle tensioni che scuotevano l’India di metà ’800 sono in linea con quanto realmente accaduto. La narrazione si svolge sia attraverso le summenzionate scene di intermezzo, sia attraverso il rinvenimento di manufatti e documenti nascosti all’interno di ogni livello. Mi son ritrovato più volte a ricercare su Wikipedia alcuni degli eventi citati per comprendere meglio alcuni dettagli che mi erano sinceramente sconosciuti, e che non mi erano stati nominati ai tempi della scuola.

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India mon amour

Se proprio volessimo fare un paragone tra la serie principale di Assassin’s Creed e Chronicles, potremmo affermare che i vari capitoli ad alto budget sono da considerarsi come dei romanzi storici molto ridondanti, a volte troppo lunghi e tediosi; India e China, al contrario, sono racconti completi e di rapida fruizione, che possono essere affrontati in poche ore. Il gioco comunque presenta contenuti adeguati al prezzo richiesto: con meno di dieci euro, infatti, avrete tra le mani un titolo che vi permetterà di giocare fattivamente per tutto il tempo, e che non vi costringerà a subire passivamente ore ed ore di cutscene allo scopo di allungare il minutaggio.
L’azione è per lo più improntata a dinamiche stealth: il nostro alter-ego digitale non è certo un combattente provetto, per cui per attraversare indenni ogni livello sarà bene armarsi di pazienza e dedizione. I nemici, che spaziano dai soldati Sikh alle milizie britanniche, sono dotati di un proprio campo di visuale, per cui sarà necessario prestare la massima attenzione a non essere individuati. Attraversando ogni livello senza essere scoperti, oppure senza commettere uccisioni, si otterranno dei bonus spendibili per migliorare il personaggio.
In alcuni punti del gioco ho dovuto procedere per tentativi, ma senza eccessiva frustrazione, visto che i checkpoint sono abbastanza frequenti e l’intelligenza artificiale dei nemici è molto meccanica. Ciò mi ha portato ad imparare velocemente i loro schemi di movimento da poterli oltrepassare senza troppo sforzo. Proprio tale meccanicità è forse l’elemento più debole del gioco, ma la soddisfazione di terminare il livello alla perfezione è comunque molto appagante.

Le animazioni sono ben realizzate, e la grazia felina di Arbaaz Mir è resa alla perfezione, anche durante i combattimenti; anzi, è quasi un peccato che il nostro protagonista sia costretto raramente ad affrontare i nemici in battaglia. La fluidità delle schivate, delle parate e delle finte è spettacolare, ma forse gli sviluppatori hanno scelto di limitare questo genere di azioni per evitare che il gioco perdesse la sua componente furtiva.

Assassin’s Creed: SyndicateAssassin's Creed Chronicles: India

Sviluppatore: Climax Studio
Publisher: Ubisoft
Genere: Platform/Stealth
Disponibile: Digital
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: Xbox One

Dove trovo posso acquistarlo?

PS Store

Xbox Marketplace

Steam

Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Mi era piaciuto molto Assassin’s Creed Chronicles: China, ma penso che con questo India si sia fatto un enorme passo avanti. I meccanismi fondamentali restano gli stessi, ma l’ambientazione inusuale, il brillante design dei livelli, la narrazione efficace rendono India un titolo ancor più appetibile del suo predecessore. Sono molto impaziente di giocare il capitolo conclusivo di questa trilogia, ambientato nella Russia degli Zar, per vedere se questo “crescendo” ci consegnerà un titolo altrettanto divertente..

verde

Good

  • Ambientazione inusuale ed esotica
  • Veloce e coinvolgente

Bad

  • Troppo breve
7.5

Senza pretese mi reputo un giocatore anziano: passati 8 lustri ancora mi appassiono e mi diverto immergendomi in sogni digitali che stimolano il mio animo bambino.