Non tutti i musou riescono col buco

Majkol

Le immagini a corredo dell’articolo potrebbero trarre in inganno, ma prima di essere un manga, The heroic Legend of Arslan nasce come serie di light novels illustrate da Yoshitaka Amano e concepite dalla prolifica penna del romanziere nipponico Yoshiki Tanaka. L’autore ha firmato alcuni dei più celebri racconti di genere sci-fi e fantasy di matrice giapponese, tanto da ispirare molteplici adattamenti fumettistici e animati. In tal senso, questo Arslan: Warriors of Legend si colloca come trasposizione videoludica dell’ultimo adattamento animato, basato su un fumetto curato da Hiromu Arakawa, già nota al pubblico italiano per essere l’autrice di Full Metal Alchemist.

Se in occidente il serial tv di Game of Thrones, a sua volta tratto da una serie di romanzi fantasy, viene tradotto in un’avventura grafica da Telltale Games, in Giappone il destino di condottieri ed eroi ispirati alla storia persiana è affidato alla sempre più prolifica produzione di Omega Force, da diversi mesi sulla cresta dell’onda grazie alle molteplici collaborazioni con Nintendo, Square Enix e Bandai Namco.

Arslan The Warriors of Legend art

È così che il ragazzo divenne Re

L’ultimo lavoro degli autori della serie Dynasty Warriors non si fa sicuramente pregare quando si tratta di immergere nell’azione il giocatore, e praticamente fin da subito dopo il title screen si è introdotti ai rudimenti dell’ossatura ludica direttamente a suon di fendenti sul campo di battaglia. Sullo sfondo di uno scontro di dimensioni titaniche fra parsiani e lusitani, i due schieramenti politici contrapposti nella storia, le meccaniche di gioco si schiudono in una serie di deja vù piuttosto evidenti, a partire dalla necessità di correre sul campo di battaglia in cerca di specifici obiettivi da portare a termine, senza prestare troppa attenzioni alle centinaia di migliaia di avversari a schermo.

Tenuti col fiato sospeso dall’incedere di un timer che, man mano che il tempo passa, abbassa la valutazione finale, ci si impegna quindi a concatenare i “soliti” fendenti deboli e potenti, cambiare arma a seconda della necessità e attivare una super mossa una volta caricata una barra dedicata; fortunatamente i pilastri del genere musou sono affiancati da diverse caratteristiche inedite, come un sistema di crescita ibrido in cui oltre al livello del personaggio – in buon stile RPG – si deve tenere conto anche delle skill cards, ovvero carte che se equipaggiate permettono di godere di incrementi statistici e bonus assortiti. La personalizzazione degli eroi non si limita tuttavia a questo e può contare anche sulla possibilità di modificare le combo in dotazione alle armi dei guerrieri protagonisti e le loro affiliazioni elementali, sfruttando il più basilare sistema di debolezze in stile pokémon. Un’idea non particolarmente evoluta, ma che nell’impianto “musou”, da sempre intrappolato in strutture ludiche ripetute fino allo sfinimento, riesce a donare al gioco quella marcia in più necessaria a distinguerlo da un semplice Dynasty Warriors re-skinnato.

Arslan The Warriors of Legend img2

In realtà le piccole novità incastonate dagli Omega Force in questo Arslan: Warriors of Legend sono diverse, ma tutte mediamente poco riuscite. Prendo ad esempio i “Mardan Rush”, ovvero azioni scriptate che possono essere iniziate posizionandosi in punti prestabiliti della mappa per poter portare a termine alcuni passaggi obbligati nell’avventura principale. In questi casi una luce bluastra si solleva sul campo di battaglia, identificando l’area in cui ci si deve posizionare per poter richiamare a sé fanti, cavalleria o arcieri e portare così a compimento un’azione altrimenti impossibile. Una soluzione che trova un suo lato “giocoso” solo nella possibilità di infliggere più uccisioni concatenate possibili ai danni dell’esercito nemico, ma che ricompensano il giocatore più virtuoso solamente con trofei di guerra già facilmente rintracciabili sguainando la spada o tendendo l’arco contro i generali facilmente riconoscibili nella mischia. Se poi si considera che le meccaniche hack’n’slash fanno acqua da tutte le parti e che nemmeno le boss fight riescono a risollevare le sorti di un combat system fin troppo basilare, in cui le schivate e le combo non possono nemmeno contare su un sistema di lock on all’alba del 2016… lo scenario si fa chiaramente preoccupante.

arslan-110_jpg_1400x0_q85Libri che si fanno manga e guerrieri in cel shading

Oltre alla campagna principale è presente una modalità di gioco libera in cui è possibile rivivere le missioni già portate a termine, magari a difficoltà più alte, vestendo i panni dei propri guerrieri preferiti. Se solitamente consiglio di giocare a questi titoli “musou” approfittando dei livelli di sfida più alti, in questo caso è forse preferibile optare per quello standard, a causa di uno spropositato squilibrio del livello di potenza dei nemici. Una difficoltà ascendente determinata non tanto da una IA maggiormente combattiva, ma da un’erculea resistenza che obbliga a scontri lunghissimi senza alcun vero mordente. Un mezzuccio un po’ cheap che fa guardare ai recenti Samurai Warriors 4 o Dynasty Warriors Legend 8 con ammirazione e stupore. Il che è tutto dire.

Anche il comparto visivo, tanto pubblicizzato da Koei Tecmo in questi mesi tramite trailer promozionali e illustrazioni, palesa i limiti di una produzione dal basso profilo tecnologico, con buoni modelli poligonali per i protagonisti e una generale assenza di cura per… praticamente tutto il resto. La versione PS4 risulta decisamente più performante della controparte Microsoft, con una fludità d’azione decisamente più convincente e una pulizia grafica assicurata da un anti-aliasing più o meno accorto, effetto praticamente assente su Xbox One. Questo nonostante non si accenni in alcun momento a flettere i muscoli della tanto decantata “nuova generazione tecnologica”, tant’è che in madre patria è stato lanciato anche su PlayStation 3 senza dover soffrire particolari downgrade. Infine, per chiunque fosse interessato alle gesta del principe parsiano Arslan, è giusto chiarie che pur seguendo più o meno la trama dell’adattamento animato, gli inserti proposti dal titolo Koei Tecmo in forma di estratti animati e scene in-game, finiscono per banalizzare gran parte del buon lavoro di character development dell’opera originale. In Italia il cartone animato giapponese “Arslan Senki” rimane appannaggio del solo web 2.0, figlio dei recenti accordi di licensing fra il publisher bolognese Dynit e VVVVID.it, portale che da diverso tempo gestisce il simulcast di serie animate giapponesi in contemporanea col Giappone. Non si tratta, ovviamente, di una licenza anime “popolare” quanto quelle esibite nel portfolio di Bandai Namco, ma essendo un’opera ricca di fascino e diretta dal regista dell’apprezzatissimo anime GTO: Great Teacher Onizuka, non posso che consigliarvela. VVVVID.it è gratuito!

Arslan: The Warriors of Legend

Sviluppatore: Omega Force
Publisher: Koei Tecmo
Genere: Hack’n’slash
Disponibile: Digital+ Retail
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PlayStation 4 e Xbox One

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Galleria

Questo titolo musou su licenza è forse uno dei più deboli fra gli ultimi curati da Omega Force. Dopo un discreto Hyrule Warriors, un buon ultimo episodio di One Piece Pirate Warriors e il tanto apprezzato Dragon Quest Heroes, Arslan: The Warriors of Legend risulta un po’ deludente. Il suo attenersi fin troppo alla formula basilare del genere musou è forse il suo più grande difetto, ma anche le novità introdotte per differenziarlo dai colleghi “warriors” lasciano un po’ il tempo che trovano. È un peccato, specie considerando la buona qualità dell’opera animata a cui si ispira, ma considerando la grande mole di progetti in contemporanea portati avanti da Omega Force negli ultimi tempi, è quasi miracoloso il fatto che sia il primo esponente debole di una catena di produzione che sembra non accennare a fermarsi.

giallo

Good

  • Personaggi affascinanti e scene cinematiche ben realizzate
  • Buon comparto sonoro
  • Il tipico divertimento spensierato dei titoli "musou"

Bad

  • Poche modalità di gioco
  • Tecnicamente deludente (e imbarazzante su Xbox One)
  • Le aggiunte alla formula tipica dei Dynasty Warriors non sono granché
  • IA dei nemici M.I.A.
6.3

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.