La Polonia che delude.

Simone

Agony

Sviluppatore: MadMind Studio
Publisher: PlayWay
Genere: Survival Horror
Disponibile: Digital
PEGI: 18+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Non so quanti tra voi, cari lettori, abbiano la “malsana” passione per l’orrore, il sangue e l’occultismo. Parlando a livello personale posso dire di essere assolutamente a mio agio con i temi appena citati: per questo motivo trovo molto interessanti titoli che vengono presentati come punti di rottura, sfide a convenzioni di massa e soprattutto progetti che tentano di scardinare i tabù sui contenuti. Alcuni vanno cianciando della necessità di controllare e regolamentare ciò che viene mostrato in un prodotto videoludico: nulla di più sbagliato a mio avviso. Considerato che i videogiochi, per me, sono una forma d’arte a tutti gli effetti (checché ne dica Hideki Kamiya) dovrebbero esser liberi di mostrare ciò che vogliono. Peccato che, purtroppo, spesso le promesse non vengano mantenute e ci si limiti a sperare di acchiappare l’attenzione del pubblico mostrando scene saguinose senza nulla “attorno”. Agony, del team MadMind Studio, rappresenta questo.

È necessario partire da una doverosa premessa: chi, come il sottoscritto, è “mezzo giornalista-mezzo sviluppatore” tiene molto in considerazione in sede di recensione ciò che circonda un determinato progetto indipendente. Il team MadMind Studio in particolare ha potuto contare su una campagna Kickstarter di successo, con più di 180.000 dollari raggranellati. Un bel pò di soldi, contando che molti studi indie devono barcamenarsi con fondi insufficienti e spesso arrangiarsi con soluzioni artigianali per portare a termine il progetto. Il gioco veniva presentato come scioccante, rivoluzionario per il genere survival horror: a conti fatti invece si ha tra le mani un titolo mal realizzato, mal concepito, che punta tutto sullo stile grafico e sull’effetto-shock in grado di instillare nel giocatore con le tematiche forti trattate e mostrate.

PERCHE’ ESISTE L’INFERNO?

Il giocatore muove i passi di un misterioso personaggio che si ritrova intrappolato all’inferno, una sorta di anima (probabilmente dannata) bloccata nelle fiammeggianti profondità: l’obiettivo è farsi largo tra osceni spettacoli e pericolosi nemici per fuggire e ritrovare la libertà. L’incipit sarebbe pure interessante, potrebbe offrire spunti di riflessione sia psicologici che teologici ma nulla di questo avviene. Il gioco si limita ad offrire un gameplay fiacco e ripetitivo, privo di qualsivoglia mordente che mescola il “walking simulator” ad abbozzate meccanice da survival horror con tanto di sezioni-nascondino. E’ davvero tremendo veder sciupata un’ambientazione così intrigante e così ben resa (se vogliamo) per creare l’ennesimo titolo che punta tutto sulla grafica e lascia pochissimo spazio al gameplay reale.

La progressione del gioco avviene di fatto tramite tappe precise: ricerca di documenti/simboli che dovrebbero spiegare qualcosa (ma a conti fatti non accade) e momenti stealth che spezzano il ritmo delle camminate tra ambienti composti di ossa, carne, sangue, vene pulsanti. Morire in Agony è, decisamente, un’agonia: i checkpoints sono spesso piazzati a caso e, se il giocatore dovesse morire più di tre volte, costringono a ritornare al checkpoint precedente rispetto all’ultimo sbloccato. Una sorta di scherzo a livello di design, uno stratagemma che sembra appositamente realizzato per “allungare il brodo” e tentare di aggiungere minuti al monte ore necessario per completare il gioco.

Di fatto Agony rappresenta tutto ciò che di sbagliato è possibile trovare nella moderna concezione di “titolo che presenta trailer stratosferici e poi consegna un prodotto finale assai diverso”. Il team di sviluppo aveva soldi, attenzione mediatica e fanbase: tutto ciò che si potrebbe desiderare per tirar fuori un’opera prima di tutto rispetto, salvo poi giungere al traguardo con un titolo che su console è quasi ingiocabile e su PC si salva solo per comparto estetico e qualche trovata sparsa. Il gioco ha da subito attirato l’attenzione per i contenuti annunciati: gore, scene scioccanti, erotismo spinto al massimo e quant’altro. In definitiva, soprattutto dopo le iniziali pesanti censure e la minaccia di classificare il gioco come “prodotto per adulti” (che ne avrebbe impedita la pubblicazione sulle principali piattaforme) il team di sviluppo ha iniziato ad edulcorare i contenuti per ammorbidirli alla bisogna.

A livello tecnico/estetico il gioco si difende decisamente bene, nonostante la maggior parte dell’esperienza sia funestata da bug, rallentamenti inspiegabili e collisioni imprecise. Se si trattasse di dover semplicemente osservare una tech-demo, Agony sarebbe interessante e di grande ispirazione: purtroppo ci si deve anche giocare, e dopo i primi istanti di piacevole stupore ci si ritrova a vagare in ambienti ripetitivi e demoni che mostrano una certa mancanza di fantasia. Non basta mostrare capezzoli e corpi nudi con appendici demoniache per creare una “simulazione d’inferno” interessante. A livello sonoro niente da segnalare: un doppiaggio inglese decente, molti effetti sonori ambientali e praticamente nessun tema musicale. In conclusione? Le ultime speranze su questo genere sono affidate a Scorn. Ma a questo punto aver fede è davvero difficile.

 

 

 

 

Dove posso acquistarlo?

PS Store

XBOX MARKETPLACE

Agony rappresenta il classico esempio di ciò che non andrebbe fatto quando si presenta un prodotto indie: è inutile tirar fuori “graficona” da urlo (o almeno così dovrebbe essere) se poi ci si perde in meccaniche di gameplay orrende/poco interessanti, horror gratuito piazzato lì solo per tentare di scioccare il giocatore senza dare un adeguato supporto narrativo. Quando si hanno tra le mani hype enorme, una campagna crowdfunding andata molto bene e capacità tecnica come quella mostrata, tirar fuori prodotti di iniqua qualità è imperdonabile.

semafori indie-01

Good

  • Graficamente iper-dettagliato e ricco di ispirazione, frutto di un setting affascinante...

Bad

  • ...utilizzato nel modo peggiore possibile a causa di un gameplay poco funzionale e grezzo.
  • Titolo mal ottimizzato, estremamente pesante e difficile da utilizzare su macchine non iper-potenziate.
  • Le versioni su console sono persino peggiori di quella PC.
  • Versione "non censurata" cancellata a poche ore dal lancio. Beccatevi questo, backers!
4

Simone
Entrato nel castello di Dracula negli anni '80, non ne è più uscito e vaga per i saloni in 8-bit chiedendosi che fine abbiano fatto i bei videogiochi di una volta