Le cronache degli esponenti della famiglia Joestar arrivano con vent'anni di ritardo su PS3

Majkol

Continua il matrimonio fra CyberConnect2 e Bandai Namco, stavolta alle prese con un picchiaduro che, Dio ce ne scampi, non ha a che fare con il biondo ninja nato dalla penne di Kishimoto sensei. In realtà, l’opera adattata dallo studio giapponese reso celebre dalla grande maestria dimostrata nell’uso del cel shading non è il solito prodotto d’animazione dozzinale che, ciclicamente, arriva alla ribalta grazie a una commistione di moda, qualità e fortuna, bensì uno dei fumetti più longevi, nonché uno dei più importanti del panorama shonen, ossia di quella parte della narrativa fumettistica dedicata a giovani ragazzi in età adolescenziale. JoJo’s Bizarre Adventure o, per meglio dire, Le bizzarre Avventure di JoJo, è una serie a fumetti che fin dal lontanissimo 1986 non ha mai smesso di emozionare, stupire e divertire milioni e milioni di lettori in tutto il Mondo grazie a uno stile grafico e narrativo in perenne evoluzione, fra episodi “bizzarri”, come vuole il nome della serie, e… pose! Saranno riusciti i grafici di CyberConnect2 a tratteggiare con la dovuta fedeltà gli istrionici personaggi della serie in tutta la loro metrosessualità? Date un’occhiata alle immagini e datevi una risposta.

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jojos-bizarre-adventure-all-star-battle-screenshot-02-ps3-us-29Apr14Se pensavate di aver visto ormai tutto sulle vostre nere console targate Sony PlayStation, beh, lasciatevelo dire, vi sbagliavate. JoJo’s Bizarre Adventure: All Star Battle è un prodotto confezionato e rifinito con grande personalità, una sorta di lettera d’amore ai fans dell’opera quasi trentennale del maestro Hirohiko Araki, mangaka ma anche illustratore alle prese con tanti altri progetti, fra cui svariate collaborazioni nel campo della promozione di capi di abbigliamento e della moda tutta. Il titolo, dal canto suo, non fa altro che prendere ispirazione dalle pagine della longeva opera a fumetti e spalmare sul codice binario che lo compone una sana dose di demenzialità e follia, tanto da andare a contagiare un po’ tutti i reparti che compongono l’esperienza prettamente ludica che Bandai Namco ha voluto presentarci in questo All Star Battle.

Partiamo col dire che il titolo confezionato da CyberConnect2 non ha la pretesa di reinventare il genere d’appartenenza, e benché si appelli a logiche picchiaduristiche fatte di schivate, uppercut, movimenti in profondità e concatenazioni di colpi più o meno spettacolari, l’ossatura generale del sistema di gioco si rivela ben presto piuttosto povera. Ciò è da imputare alla penuria di contenuti pressoché cronica del gioco, sia sul fronte della quantità – moveset dei personaggi poco vari, mancanza di stage e di personaggi storici della serie – sia della credibilità. E’ infatti strano constatare come questo JoJo’s Bizarre Adventure: All Star Battle non possa affatto godere delle magnifiche sequenze cinematiche che hanno reso celebre lo studio degli sviluppatori e che lo story mode venga addirittura abbandonato ad una sequela di schermate testuali sommarie e per nulla degne di raccontare con il giusto pathos le gesta degli esponenti della casata Joestar.

Il sistema di combattimento è, come anticipato poco sopra, caratterizzato da una certa ripetitività degli input necessari ad eseguire le poche mosse a disposizione dei combattenti, ciononostante è lungi dall’essere difficilmente acquisito in tutte le sue varianti. Innanzitutto i personaggi sono definiti da uno stile di combattimento, che varia a seconda del loro background narrativo: c’è chi usa l’energia concentrica, chi preferisce affidarsi agli stand o chi sfoggia le proprie tecniche cavalcando un poderoso destriero quadrupede. E’ necessario adattare la propria strategia di combattimento tenendo conto di questo. Secondariamente, pad alla mano ci si accorge subito di quanto gli sviluppatori abbiano lavorato ad un sistema di input che potesse essere accomodante per neofiti ed interessante per i più smaliziati. Alla pressione sequenziale del tasto quadrato il gioco risponde con una “easy beat“, una sorta di combo semplificata. La successione di colpi è senza ombra di dubbio di grande effetto scenografico e sottolineata in tutta la sua drammaticità dalla regia digitale del gioco, ma l’ammontare del danno che essa infligge è inferiore a quello che un utente smaliziato potrebbe mettere a segno andando ad inserire, uno dopo l’altro, gli attacchi inclusi nella combo semplificata, nella loro sequenza di tasti originale. Altra meccanica interessante è quella della stylish dodge, con la quale i personaggi possono, previa la pressione del tasto X nel momento esatto in cui l’avversario sferra l’attacco, schivare i colpi inferti dai nemici e portarsi in posizione di vantaggio. Andando invece ad atterrare su specifiche zone lampeggianti degli stage di gioco, si attiverà la meccanica detta “Stage Hazard“, una sorta di evento che va ad attivarsi in specifiche parti delle arene e che infligge danni ai personaggi presenti nella zona indicata. I “super colpi”, come tradizione di cyberconnect 2, lanciano il giocatore nel mezzo di sequenze tridimensionali elaboratissime e con animazioni spacca mascella. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma.

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MUDA MUDA MUDA MUDA MUDA MUDA MUDA MUDA MUDA MUDA MUDA

key-art-1Un problema piuttosto singolare, considerando sempre il genere d’appartenenza del gioco, è la logica che muove la modalità campagna, fulcro del l’esperienza in single player subito dopo la sopra citata modalità storia. In questa sorta di iterazione single player, il giocatore è chiamato ad affrontare una serie di combattimenti con avversari estratti a caso, alcuni definiti “boss” e necessari al completamento della missione, altri chiamati “avatar” che espongono in bella vista nickname di giocatori in possesso del gioco. L’eliminazione degli avversari è in ogni caso moderata dalla necessità di riempire una barretta dell’energia che, fra scontri e potenziamenti, andrà ad esaurirsi. L’unico modo per riempirla e ricominciare a giocare?

Attendere che passi del tempo o comprare – con soldi veri – la possibilità di tornare a combattere. Sì, avete letto bene: è esattamente il funzionamento di un social game di bassa lega applicato ad un picchiaduro su console. Incredibile ma vero, la modalità campagna è anche quella più ricca di contenuti sbloccabili, va da sé quindi intuire dove volessero arrivare gli sviluppatori con questa scelta.

Dei 41 personaggi presenti nel gioco, solo 32 sono resi giocabili seguendo le modalità single player: i nove restanti saranno aggiunti col tempo tramite DLC, probabilmente a pagamento, e andranno ad ampliare il roster di combattimenti selezionabili con i volti di alcuni degli assenti più ingiustificati, come Lisa Lisa, Kira, Fugo, Anasui o Iggy.

PIZZA MOZZARELLA! -RELLA -RELLA -RELLA!

Giocando in single player è possibile sbloccare costumi, pose, citazioni e onomatopee con cui agghindare i propri protagonisti per poi lanciarli nei sempre più pomposi scontri all’ultimo sangue. Da notare inoltre come ogni singolo menù, mossa, oggetto collezionabile e quant’altro provenga dal manga originale, spesso citato letteralmente o omaggiato con rifacimenti tridimensionali delle vignette che lo compongono. Il tutto risulta estremamente curato, e il rispetto riservato daCyberConnect2 e Namco Bandai verso l’opera originale è palese. Il che, a dirla tutta, in un mondo fatto di tie-in beceri, non può che far piacere sia ai fan che ai semplici avventori del titolo in questione.

jojo0041L’estetica proposta dai grafici del team di .hack per JoJo’s Bizarre Adventure: All Star Battle è un inno all’eccesso, allo spirito funky e gioioso che si respira in ogni singola illustrazione dell’opera originale. I modelli poligonali dei personaggi sono estremamente fedeli ai bozzetti preparati dall’autore – vedere la galleria interna al gioco per credere! – e le animazioni con cui essi prendono vita sono altrettanto ipertrofiche, irrealistiche e assurde… quanto lo sono le movenze volute dall’autore per i suoi colorati eroi. Effetti di luce, movimenti di camera, linee cinetiche e grandi onomatopee – rimaste rigorosamente in lingua giapponese – suggellano il tutto andando ad amplificare l’effetto “fumetto in movimento” da sempre – ma mai del tutto raggiunto – da coloro che fino a oggi si sono occupati di realizzare adattamenti videoludici di opere fumettistiche. La verità è che JoJo’s Bizarre Adventure: All Star Battle varrebbe l’acquisto a prezzo pieno, anche solo per essere sfoggiato con gli amici per il livello qualitativo del cel shading di cui si fregia e, signori, forse siamo di fronte alla migliore applicazione del suddetto stile grafico in un videogioco tratto da un fumetto. Chikayo Fukuda torna ancora una volta ad arrangiare pezzi melodici per un titolo CyberConnect2, tant’è che ormai il suo sound è indissolubilmente legato al nome della stessa software house. Il risultato è altalenante, ma tutto sommato godibile, benché sarebbe stato interessante andare a pescare dalle moltitudini di citazioni/omaggi musicali voluti dall’autore all’interno del fumetto per dare maggiore coerenza alle atmosfere di gioco. A concludere, il doppiaggio – in sola lingua giapponese – è grandioso, epico in ogni singolo “muda” proferito dalle carnose labbra di Takehito Koyasu e altrettanto convincente in ogni singola interpretazione degli esponenti della famiglia (allargata) Joestar. Piccola postilla riservata alla qualità della localizzazione: dando per scontato che la modifica dei nomi di alcuni personaggi fosse necessaria per non incorrere in problemi legati ai diritti delle band cui facevano riferimento nella loro versione originale (Polnareff è stato rinominato Jean-Pierre Eiffell…), il gioco soffre – soprattutto nella sua versione italiana – di numerosi refusi, problemi legati all’adattamento dei testi e bug grafici di sorta legati ai text box. Davvero un peccato doverlo sottolineare.

JoJo’s Bizarre Adventure All Star Battle cover coverJoJo’s: All Star Battle

Sviluppatore: Cyberconnect2
Publisher: Bandai Namco
Genere: Picchiaduro
Disponibile: Retail + Digital
PEGI: 12+
Lingua: Italiano

JoJo’s Bizarre Adventure: All Star Battle è una lettera d’amore scritta da Namco Bandai e Cyberconnect2 ad una fanbase che, da sempre, urla a gran voce la volontà di vedere il proprio manga preferito celebrato con l’opportuna passione. Potrebbe non risultare il picchiaduro più profondo e vario di sempre, ma grazie all’estro di Araki, adattato dalle sapienti mani degli sviluppatori, l’essenza delle battaglie fra mondi ed epoche dei rampolli di casa Joestar non è mai risultata così spettacolare da vedere, sentire ed ammirare. Consigliatissimo ai fan del fumetto, e a chi non lo fosse consigliamo solo di… iniziare a leggerlo!

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Good

  • Graficamente maestoso
  • Sistema di combattimento facilmente assimilabile
  • Le poche sequenze cinematiche in grafica in-game rendono degno omaggio al capolavoro di Araki.
  • HORAHORAHORAHORAHORA

Bad

  • Localizzazione a tratti penosa
  • Modalità campagna mossa da logiche indegne
  • Oltre 9 pg distribuiti come DLC...
  • MUDAMUDAMUDAMUDAMUDA
7

Majkol

C’è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d’epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.