Il compositore di Dragon Quest contro la comunità LGBTQ+: Square Enix risponde

Square Enix

Una bufera di proteste da parte della comunità LGBTQ+ giapponese (e non) si è scatenata in seguito alla pubblicazione di un controverso articolo della rivista Shinchō 45 la scorsa settimana a firma di Mio Sugita, membro del Partito Liberal-Democratico. All’interno di questo articolo, Sugita aveva espresso opinioni fortemente discriminatorie nei confronti della comunità, definita “improduttiva” in quanto non intenzionata a generare figli.

La notizia potrebbe sembrare poco rilevante per l’universo videoludico. Tuttavia, proprio in concomitanza della pubblicazione dell’articolo di cui sopra, è stato riportato alla luce un’intervista televisiva trasmessa nel corso del programma Hi Izuru Kuni yori nel 2015. Il video mostra la stessa Mio Sugita insieme alla collega Kyōko Nakayama e a Koichi Sugiyama, il celeberrimo compositore – tra l’altro – delle colonne sonore della serie Dragon Quest. Nel corso dell’intervista, erano state avanzate dichiarazioni ancor più controverse: si negava l’importanza dell’educazione di genere nelle scuole, si esprimeva indifferenza nei confronti degli altissimi tassi di suicidio presso la cominità LGBTQ+ in Giappone, e si affermava che una sana politica dovrebbe mirare alla “differenziazione” della stessa comunità. Durante la discussione, Sugiyama si era manifestato del tutto concorde con simili affermazioni, aggiungendo inoltre che l’assenza di prole da parte delle coppie omosessuali costituirebbe un preoccupante argomento di discussione, osservando tangenzialmente come le donne avessero conquistato un’indipendenza molto maggiore in Giappone rispetto ad altri paesi quali la Corea.

L’ottantasettenne Sugiyama non è certamente nuovo a uscite di carattere fortemente conservatore, molto spesso misogino e/o razzista – e per molti versi in linea con la linea di condotta dell’anziana classe dirigente che controlla le principali istituzioni del Sol Levante. La reazione dei videogiocatori, tuttavia, non si è fatta attendere, e in molti hanno manifestato il proprio dissenso minacciando boicottaggio nei confronti di Dragon Quest – il cui undicesimo episodio è prossimo all’uscita in Occidente. In seguito a queste reazioni, e sollecitata in particolare da Anime News Network, la risposta di Square Enix non si è fatta attendere:

Le opinioni di una singola persona non riflettono la visione e gli sforzi della compagnia. Square Enix accoglie uno staff globale e multiculturale dalle differenti religioni e identità. La nostra politica è quella di non ammettere discriminazioni o offese di alcun tipo e rispettiamo la diversità sessuale e di identità di genere di chiunque nel mondo.

A domanda diretta, Square Enix non ha dichiarato se ha intenzione di collaborare ancora con Sugiyama per eventuali titoli futuri.

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.