Kingdom Come: Deliverance – Il creatore Dan Vavra lamenta aggressioni personali

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Avevo promesso di non discuterne ancora, ma vabbè… A quanto pare, il direttore creativo e co-fondatore di Warhorse, Dan Vavra si è recentemente espresso alla conferenza di Reboot Develop per rispondere alle accuse di chi lo ha personalmente attaccato in occasione dello sviluppo e della pubblicazione di Kingdom: Come Deliverance (qui il nostro speciale dedicato al gioco – che, per dirla tutta, ci ha fatto orrore).

Vavra si è reso noto presso la comunità videoludica per una serie di comportamenti e immagini volte a rimarcare la sua natura di “bad boy” – a partire dalle magliette con slogan controversi fino alle diapositive d’introduzione delle sue presentazioni, che recitavano cose tipo “Trigger Warning: Explicit Content” oppure “I am a horrible person, I say horrible things”. Accusata da più parti di aver promosso nel suo gioco (ambientato nella Boemia del ‘400) un immaginario sociale esclusivamente bianco e suprematista, Warhorse si è spesso dovuta difendere mettendo in campo i valori di “realismo storico” che avrebbero impedito, per esempio, la rappresentazione di personaggi dai caratteri etnici differenziati.

Vavra ha rimarcato che le ragioni che stanno alla base della creazione di Kingdom Come: Deliverance vanno ricercate nella sua passione per la storia medievale e per il proprio paese. Si augura anzi che il suo gioco possa diventare quello che Braveheart è stato per la cultura scozzese. Si è poi lamentato del trattamento ricevuto da parte di molti giornalisti, che avrebbero impiegato fonti non accertate e che avrebbero invaso la sua privacy indagando nei suoi social network e nelle sue preferenze su Youtube. La presenza di video dedicati a UFO e alieni avrebbero spinto molti giornali a parlare di lui come di un fanatico delle teorie del complotto, e avrebbe impedito ai critici di distinguere tra l’opera e il suo creatore.

Per fortuna i giocatori sono in gran parte dalla nostra parte […] La situazione peggiora ogni giorno di più. Due anni fa ci si concentrava su quello che dicevi, ora invece sui link che clicchi“.

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.