Tutti cantano Sanrem… ehm, SingStar Celebration

Singstar Celebration

Chiunque abbia avuto il privilegio di sentirmi cantare è ben conscio del fatto che al solo tenue vibrare delle mie corde vocali le fiere dei boschi si adagiano quiete sui manti erbosi dell’Elicona, le Furie piangono lacrime di commozione nelle viscere oscure dell’Ade, mentre neofocene e capodogli si avvitano leggiadri sulle distese degli oceani per poter cogliere almeno l’eco lontana della soavissima melodia. Considerate queste premesse, non ho potuto che accogliere con un sorriso condiscendente la richiesta disperata di tutti i maggiori discografici italiani di non partecipare alla kermesse sanremese di quest’anno, dato che mi sarebbero occorse solo un paio di note per vincere automaticamente la competizione. Rinchiuso nel mio appartamento più o meno come santa Barbara che fu confinata nella torre per la sua eccessiva bellezza, ho accolto con favore la richiesta di commentare al volo questo SingStar Celebration, un’effervescente party game canterino per PS4, pur senza nascondere una certa dose di perplessità: in che modo mi sarebbe stato possibile valutare un gioco nel quale avrei per forza ottenuto il punteggio più alto a disposizione in ogni partita?

In realtà, senz’altro a causa di intrinseche quanto ineliminabili debolezze del gameplay, ciò non è avvenuto. Archiviata dunque una certa iniziale irritazione per il mancato riconoscimento di un dono divino che l’umanità evidentemente non merita, non ho potuto che constatare come di SingStar Celebration ci sia in effetti ben poco da dire: si tratta di un titolo che, alla stregua delle sue precedenti incarnazioni, ha il solo scopo di presentare le funzionalità indispensabili a una fruizione collettiva votata al puro intrattenimento. Una volta scaricata la relativa app, è possibile impiegare il proprio smartphone come microfono e affrontare uno dei video musicali messi a disposizione dal gioco, in modalità singola o multiplayer (sino a 8 partecipanti). L’impiego opzionale della Playstation Camera consente altresì di usufruire di una blanda componente social, caricando le proprie performance a beneficio (?) della comunità online. Tutto ciò che si deve fare, dunque, è cercare di seguire pedissequamente quanto eseguito dal cantante originale, mentre sullo schermo scorrono in contemporanea le linee di testo e le rappresentazioni grafiche delle note da eseguire, distinte per altezza e lunghezza come da tradizione.
SingStar Celebration scivola via senza scossoni, da party game ben rodato qual è. Si potrebbe senz’altro questionare sulla tipologia di brani che il titolo mette inizialmente a disposizione, votati al 90% al più corrivo pop contemporaneo, con una preoccupante dose di rap per far star buono il mercato statunitense. Se si è fuori da un certo target merceologico, o se si è appassionati di musica più vintage (anche se non necessariamente di nicchia) il gioco base offre davvero molto poco, e ci si trova costretti a ricorrere alle librerie a pagamento, decisamente costosette. Qualche riserva andrebbe avanzata anche alla trasposizione delle melodie da eseguire, che per venire incontro alle esigenze del gameplay tendono a rinunciare talvolta alla fedeltà assoluta rispetto al cantato originale. Per dire: per quanto sia assodato che le vocette stridule di Agnetha e Frida risultano imparagonabili a quel miracolo cristallino prodotto dalla mia ugola, sono sicuro che la “i” di “You come to look for the Kiiiing” in Dancing Queen non suoni così lunga come pretende il gioco.

SingStar Celebration è un titolo che fa quel che deve, senza guizzi di genio ma senza effettive sbavature. Resta consigliabile a chi vanta una vita sociale parecchio attiva, un tinello insonorizzato o vicini molto tolleranti. La selezione un po’ troppo modaiola dei brani inclusi nel titolo base e il costo decisamente importante di quelli in vendita potrebbero tuttavia scoraggiare chi non prevede di organizzare molte feste nel prossimo futuro.

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.