Stranger Things: The Game – “Bello” e “totalmente gratuito” possono coesistere?

Stranger Things: The Game – “Bello” e “totalmente gratuito” possono coesistere?

Per lanciare la seconda stagione della serie TV Stranger Things, Netflix ha commissionato allo studio texano BonusXP un videogioco per Android e iOS intitolato, in modo molto poco sorprendente, Stranger Things: The Game. Il gioco, completamente gratuito e senza pubblicità, riprende i temi nostalgici del telefilm sin dalla icona, a guisa di cartuccia grigia simil-Nintendo, e utilizza la visuale dall’alto tipica dei JRPG classici: viene infatti presentato come il videogioco che i protagonisti del telefilm giocherebbero se solo fosse esistito in quel 1984.

Ora, anche fingendo che nel 1984 in una cittadina dell’Indiana fosse arrivato il NES e che tale NES immaginario supportasse una grafica del genere, non possiamo non notare che il gioco sfrutta una serie di innovazioni che sono venute molto dopo e che sono frutto dell’evoluzione del medium e della tecnologia. La prima cosa che salta all’occhio è il sistema di controllo minimalista, basato su semplici tap e concepito proprio per smartphone.

L’immancabile citazione che fa tutti felici. E ha un nesso con…

Funziona alla perfezione, anche quando le cose iniziano a farsi più complicate: dopo un dungeon iniziale con nemici poco coriacei e puzzle elementari, i tap devono farsi più precisi e veloci per tenere testa a un mondo che ci vuole menare tantissimo o almeno bloccare il nostro cammino in modo da costringerci a progressivamente più complicati round di sokoban per proseguire.

Quel che non funziona, alle volte, è il pathfinding, soprattutto quando si è vicini a un’uscita: capita dunque che, per compiere un’azione all’interno dell’ambiente in cui ci si trova, il personaggio esca dalla stanza. Capita anche che, per un level design punitivo della peggior specie, entrando in una stanza si trovino dei nemici pronti a spararci a bruciapelo. Gli autori del gioco non sono degli sprovveduti, anche se elencano 35 persone per “additional design”, e questa scelta sembra sia nata più da una pigrizia citazionistica che vuole i bei giochi di una volta assurdamente difficili fino al punto di essere disonesti col giocatore, che non da un’effettiva ignoranza di principi base di buon design.

I testi sono pochi, davvero pochi. Tranne in rarissimi casi, non è rilevante chi interagirà con un oggetto, il testo visualizzato, la battuta del personaggio, sarà sempre la stessa, senza contare che ogni volta che interagirete con lo stesso oggetto otterrete lo stesso risultato. I dialoghi avvengono come gli attacchi: tappando su un altro personaggio. Leggo che il gioco è stato localizzato in italiano, ma non posso portarne testimonianza in quanto è assente un selettore per la lingua e il programma va direttamente a prendersi quella del sistema operativo – non che la lingua sia appunto fondamentale.

Chi non ricorda con così tanta nostalgia le videocassette da non resistere al lanciarle in aria quando le ritrova negli angoli più bizzarri della propria casa?

Tutte le informazioni importanti vengono comunicate in modo visivo, dalla mappa con i suoi marker, agli elementi dell’interfaccia che prendono a lampeggiare quando serve. Esiste una mappa in quanto il gioco è longevo, suddiviso in capitoli, con dei dungeon pieni di puzzle e nemici da attraversare per trovare gli altri 7 personaggi che si uniranno al party, ognuno dotato di caratteristiche differenti. Per essere un gioco promozionale gratuito, il mondo è sorprendentemente vasto e vario, ma non abbastanza da non far pesare le ripetizioni, le idee reskinnate, e da non sfociare alla fine nella monotonia.

Può valere la pena provare Stranger Things: The Game perché al di là dell’appeal nostalgico furbetto è un prodotto abbastanza curato, e se si è dei grandi fan si può cercare di trovare tutte le VHS in modo da rivelare un trailer esclusivo (ovviamente già ripubblicato in rete, per i più pigri). Se non si sa di cosa tratti il telefilm, non v’è alcuna barriera che impedisca di usufruire del gioco, si tratta di un puzzle con molte fasi d’azione ma pressoché privo di trama, e per questo non dovrebbe neanche spingere realmente a vedere il telefilm chi non è già addentro.

Per chi volesse continuare a esplorare questo universo in modo interattivo, ricordo l’omaggio in punta e clicca pixelloso pubblicato un anno fa.

Monica Neddi

“se non editi sei inutile” cit.