Castlevania – La serie di Netflix è “un buon inizio”

Castlevania – La serie di Netflix è “un buon inizio”

E’ necessario partire da una premessa importante: chi scrive queste righe ha, da sempre, una naturale avversione alle trasposizioni cinematografiche o televisive di qualsivoglia serie videoludica. Sarà perchè ritengo che i videogiochi siano medium separato dai restanti, sarà che finora sono state create quasi esclusivamente ciofeche quando si è parlato di trasformare l’ambientazione di un videogioco in un film/serie TV…sia quel che sia, mi sono avvicinato alla serie Castlevania prodotta da Netflix con una certa paura ed un certo scetticismo.

Quando sento parlare di “videogioco X che diventa film/serie TV” mi va il sangue alla testa quasi immediatamente, soprattutto in un’epoca nella quale si tenta di spremere denaro dal videoludo diventato intrattenimento di massa con tutti i mezzi possibili. Il rischio di tirar fuori schifezze innominabili per accontentare la fetta più ampia di pubblico possibile è sempre molto alto: alla fine un prodotto deve portare guadagni, e di solito il metodo più rapido per arrivare all’obiettivo è creare qualcosa che sia alla portata di tutti o quasi. In passato questo tipo di ragionamento ha creato veri e propri mostri, ma qui siamo di fronte a qualcosa di diverso. La serie Castlevania, nota in Giappone come Akumajo Dracula, ha viaggiato attraverso tutte le ere videoludiche dai lontani anni ’80 ad oggi con diverse incarnazioni. Una caratteristica interessante della saga si può trovare nella ricca backstory, ma nella quasi totale assenza di storia vera e propria narrata durante i vari episodi che si sono da sempre contraddistinti per l’ottimo gameplay ed il superbo comparto sonoro.

Nonostante la saga abbia proseguito per decenni, spesso confinata nel sottobosco videoludico senza emergere in modo netto per dati di vendita, l’ultimo lustro ha visto un ritorno di fiamma per la serie vampiresca targata Konami con la creazione degli episodi in 3D “Lord of Shadows” che non hanno mancato di attirare numerose (e spesso meritate) critiche. Non solo per il gameplay sostanzialmente variato ma anche per lo snaturamento dello spirito originale della saga, per molti perfettamente incarnato dall’episodio zero Symphony of the Night per PSX, ma anche dopo l’allontanamento di Igarashi da Konami stessa. Vedere il logo Castlevania associato ad una serie a cartoni animati prodotta da Netflix mi ha causato non pochi rigurgiti sin dal primo momento: la tentazione di distruggere il prodotto ancor prima che uscisse era grande, quasi irresistibile.

Poi mi sono fatto forza ed ho deciso di affrontare i quattro episodi che compongono la prima stagione. Dopo aver assistito allo spettacolo in tre lingue differenti (italiano, inglese e giapponese) penso di essermi fatto un’idea abbastanza buona del prodotto. Inizio subito con la cosa migliore: la serie Castlevania NON è per nulla male, anzi devo dire che ne sono rimasto positivamente impressionato su più fronti. Complici le bassissime aspettative, il risultato finale è sicuramente superiore a ciò che mi sarei aspettato di vedere da una serie creata, scritta e diretta da un team quasi interamente americano. Risulta chiarissimo fin da subito il tentativo degli autori di imitare il più possibile lo stile classico degli anime giapponesi: a livello di character design ho notato alcune somiglianze/ispirazioni alle serie Berserk ed Alexander, e nonostante le animazioni siano davvero PESSIME (probabilmente a causa dello scarso budget messo a disposizione) la direzione artistica mi ha soddisfatto. I personaggi sono piacevoli da scoprire, soprattutto Trevor che viene descritto come un pigro e disinteressato avventuriero dedito al cibo, alle bevute sostanziose ed al sopravvivere senza curarsi degli altri.

Sicuramente una delle cose che mi ha più colpito è stata l’ampia dose di cruda violenza inserita nel contesto della serie, supportata ancor meglio da una feroce critica contro la Chiesa e le sue opere durante il medioevo: la rappresentazione malefica dell’inquisizione e le conseguenze nefaste di quell’intolleranza caparbia hanno dato il via al vero inferno sulla terra. Dracula, per la prima volta, viene esplorato in modo più approfondito e non semplicemente descritto come “il cattivo finale da sconfiggere”. E’ un personaggio con una certa profondità e la sua rabbia verso il genere umano diventa persino comprensibile ad un certo punto, poichè defraudato dell’unica cosa che avesse mai amato. L’ambientazione in generale, sempre molto cupa e resa splendidamente da colori desaturati ed una “cappa ovattata” che sembra permeare tutto, si adatta molto bene alle vicende narrate e di certo è uno dei punti di forza maggiori.

E’ decisamente presto per formulare un’opinione completa su una serie appena iniziata e che conta solamente quattro episodi, ma certamente si tratta di una piacevole sorpresa. Mi aspettavo l’ennesimo stupro di una saga videoludica che amo da molti anni, invece devo ammettere di aver concluso il quarto episodio con un sorriso sulle labbra e con il desiderio di proseguire la visione. Se il team che ha creato la serie proseguirà su questa strada, potrò senza ombra di dubbio dire “finalmente un prodotto cinematografico che rende giustizia all’opera originale”. E trattandosi proprio di Castlevania, non potrei esserne più felice.

Simone
Entrato nel castello di Dracula negli anni '80, non ne è più uscito e vaga per i saloni in 8-bit chiedendosi che fine abbiano fatto i bei videogiochi di una volta