World of Final Fantasy, o “Come ho riscoperto di amare la saga Square Enix”

World of Final Fantasy, o “Come ho riscoperto di amare la saga Square Enix”

Di giocare a World of Final Fantasy, originariamente, non mi era passato per la testa.

Innanzitutto non si può dire che io giochi più granché. Difficile isolare le ragioni. Vai a sapere, sarà che uno, in vecchiaia, diventa sempre più tristo e nefando. Sarà che l’individuo contemporaneo si ritrova alienato dal soverchiante ingranaggio capitalista atto a schiacciarlo con ritmi insostenibili, e soprattutto a compensarlo con stipendi simbolici del tutto inadatti al mettersi in pari con le console. O sarà che faccio parte della disordinata schiera bipolare, che comincia decine di progetti nei momenti di ottimismo dorato, e si ritrova in quelli di bigio contrappasso con una quarantina di opere incominciate e neanche un pixel di tempo per pensare di finirne una, figurarsi per giocare. In secondo luogo poi, oltre alla schedule fitta come kapok amazzonici, c’è anche che sono una di quelle persone sinistre che, anche quando hanno occasione di darsi al joystick, si acciambellano senza pudore in quell’oasi di sicurezza che ti può dare solo il ricominciare titoli amati e collaudati da anni, e il fingere che dopo il dodicesimo non vi siano altri Final Fantasy.

Quando la botta sale male.

In parole povere, ci sono state diverse ragioni, una meno probabile dell’altra, se non ho calcolato i trailer di World of Final Fantasy quando li ho visti uscire. 

Accade però che un giorno Majkol (il capo supremo di GeekGamer, per intenderci NdR), che a quanto pare conosce i suoi polli, mi notifica che è stato fatto l’annuncio di Balthier come Campione scaricabile. Io avrò pure tutte le tare di cui sopra, ma sono fatta di carne, sangue e fangasm e, trovandomi al cospetto di una cosa così inammissibilmente caruccia, esplose le sinapsi, cedute le coronarie, ho formulato quel pensiero irrazionale che formulano tutte le menti infortunate del mio stampo di fronte ad un articolo di un livello dissennato di pucciosità: devo averlo SUBITO. Da lì a fulminare il carrello di Amazon e finanche a fare inversione a U, per precedere a casa il celestiale corriere Bartolini avvistato da lontano, il passo è stato breve. Il succo della cosa è che nessuno potrebbe mai affermare che non farei qualsiasi cosa per Balthier. Datasi questa importante (?) introduzione, vengo presa decisamente in contropiede da WOFF, dal quale non mi aspettavo nulla, date le premesse decisamente random ancorché nobili (??) con cui l’ho acquistato, e che invece inizia fin dalle prime battute di gioco a sorprendermi molto positivamente.

Non che l’immediato inizio mi entusiasmi al massimo. Le danze vengono aperte da una gothic lolita dedita a ticchettare in maniera piuttosto seccante, prima che una specie di Roxas con il braccio di Edward Elric si risvegli in cima a una torre kingdomheartsiana in una versione più figa di Twilight Town.

Tutti i lunedì mattina.

Per tutta questa serie di congiunture, io, oppressa da più stilemi nomuriani di quelli che a un umano dovrebbe essere permesso sopportare, sulle prime sperimento il serpeggiante timore d’aver perso nuovamente il ritegno e di aver effettuato, senza pensarci, un luminoso esemplare di Acquisto del Cazzo. Per giunta, in breve veniamo a sapere che i nostri avatar hanno perso la memoria, e alzi la mano chi non ha assistito nella sua vita a non meno di settecentocinquantamila avventure che cominciano così.

Ma gradualmente cominciano ad aggiungersi elementi originali e divertenti, e la mia impressione iniziale, così corrosa dal pregiudizio nei confronti della Square contemporanea, si dissipa rapidamente.

Humor

Il primo di questi elementi è l’umorismo, che mi lascia piacevolmente meravigliata. Si tenga presente, infatti, che questo è stato un acquisto impulsivo, senza la previa consultazione di recensioni di alcun genere (tipo quella di GeekGamer), pertanto ogni cosa, compresa questa, è risultata una sorpresa.

“Well no shit, Lann. “

Mi piace che ogni dialogo, appena si comincia a profilare il rischio di diventare troppo quadrato, venga stemperato, nel tono, da battute e freddure. E il modo in cui un gioco di parole meravigliosamente orribile o una gag davvero idiota vengono tirate in lungo per sette o otto battute, come uno sketch dei Griffin (però in edizione E 10+), mi sembra adorabile.  In particolare, apprezzo tutte quelle frecciatine rivolte al giocatore pratico della saga, che quasi infrangono il 4th wall, e che ironizzano sulle meccaniche di gioco e sulle loro occasionali assurdità (come in questo caso, a proposito della “resurrezione”). Del resto, qualunque individuo dal moderatamente geek al disgraziatamente nerd semplicemente adora essere stuzzicato con inside joke e riferimenti di ogni genere.

Non è un gioco che vuole prendersi troppo sul serio o che vuole gravare troppo pesantemente sulle nostre gonadi. Ne sappiamo a pacchi di fantasy aulico, di fantasy epico, di fantasy che fa piangere, ma il fantasy così strettamente fuso alla commedia ci rinfresca piacevolmente i pori della pelle, occlusi da troppa solennità. Il modo in cui Enna Kros riempie la tazza di zollette di zucchero sotto lo sguardo sempre più sconvolto di Lann mi ha strappato il primo sorriso della partita. Dove per sorriso ovviamente si intende un’increspatura appena accennata del margine destro della bocca, dato che quando gioco tendo ad assumere l’espressione di una che stia assistendo al terzo mattineè di Ritorno a Cold Mountain.

E poi beh, forse lo avevamo sospettato tutti dove andava a parare, ma è comunque carino il momento in cui dice di essere dio, o per lo meno qualcosa di affine. Carino perché tutto avviene nella più completa leggerezza, e il gioco si lascia giocare, liscio come un bicchier d’acqua, piacevole e ameno.

Anche qui mi sono prodotta in un sorriso (configurato come un accennato spasmo alla parte inferiore della guancia sinistra) per il modo in cui il solito discorso sulle leggi che governano i mondi viene smontato da un’uscita in stile classic-Lann, del tutto insensibile alla pretesa serietà del momento.

Ho capito che sei il Padreterno, ma sono certa che un’affermazione del genere sia considerata scortese in molte culture.

Beh, naturalmente. I termini e le condizioni di utilizzo o si accettano a scatola chiusa o niente. Senza contare che, a questo punto, avremmo in ogni caso ascoltato fin troppi tutorial per una sola vita mortale, e avremmo accettato qualsiasi cosa in ogni caso.

A Lann che se la prende coi programmatori viene tosto riservato un esemplare diniego in raro Pig Latin.

Probabilmente ci sarebbe da discutere per un bel po’ delle particolarità linguistiche di questa localizzazione statunitense, niente affatto estranea all’utilizzo di termini ricercati e poco comuni per incrementare l’effetto umoristico, in stile Lemony Snicket. Ci sono parole rare che vengono utilizzate a sproposito da Lann, latinismi nella sub-quest più demenziale, e infiniti giochi di parole. Un delizioso piccolo cioccolatino al cocco, per gli amanti delle parole.

Personalmente trovo adorabili tutte le volte che Lann non capisce quando lo si sta insultando, o finisce involontariamente per provvedervi da solo, continuando la battuta di qualcun altro.

La reazione media del fan di Final Fantasy quando si trova di fronte a spin-off indegni della sua memoria storica.

Certo c’è da dire che non tutti condividono il mio apprezzamento. Da quello che ho potuto vedere, è diffuso su Internet un certo fastidio per i suoi continui “dude”, e per gli “honk”. Probabilmente perché la gente avrebbe ritenuto più legittimo che Lann si lasciasse andare ad un verace e sanguigno “what the fuck are you talking about you dumbass fuck”, oppure, molto più probabilmente, perché Internet prova un certo fastidio in verità per tutto, particolarmente per ciò che di carino c’è al mondo.

CUTENESS

Il secondo aspetto che per me rende il gioco davvero simpatico and fresh and nice è QUANTO E’ CARINO TUTTO CIO’. Seriamente.

Nel momento in cui Tama comincia a parlare, superato quel primo impatto di molestia per i suoi continui “the-“, sono già pervasa da una rosea nube radioattiva di carineria che è destinata a fluire dagli altoparlanti di  PS Vita ogni volta che accenderò il gioco da ora in poi. Quando appare il primo chocochick i miei recettori della tenerezza sono ormai in fatale sovraccarico neurale, e riesco a stento a contenere dolorosi spasmi alle estremità nello struggimento quasi intollerabile di non poter avere un pulcino di chocobo fra le mani per poterlo prendere violentemente a martellate dal bene che gli voglio. Quando poi imposto la mandragora su Stroll, e mi ritrovo con un simpatico ortaggio con i piedini e la giacchettina che mi segue dappertutto, subisco copiosa epistassi nasale per l’esplosione violenta dei capillari, e un coro di serafini volanti accompagna la mia esperienza di gioco resa ormai simile ad un trip metanfetaminico per l’eccessiva tenerezza di tutto ciò.

In sostanza, non credo di potercela fare. E’ proprio difficile che io possa farcela, ma nel caso in cui io ce la faccia, si sappia che ce l’ho fatta per miracolo. E’ semplicemente troppo. E oh, tutto questo c’ha una scienza alle spalle, non sono io che do di matto aggratis. Il cute response, trattato in certi virilissimi documentari BBC, è stato teorizzato addirittura da Konrad Lorenz, mica da Franchino quello dell’alimentari all’angolo di via Verdi. Ho tutto il diritto di reagire in maniera inopinata e sconsiderata di fronte a tutti questi occhioni, tutte queste orecchie, tutte queste zampette e in generale tutto questo ben d’Iddio di pucciosità che fa quasi schifo da quant’è bellina.

Tra l’altro è molto simpatico questo fatto che si possa cambiar forma da Jiant a Lilikin di propria volontà. In questo modo si diventa praticamente dei chibi consapevoli di essere la versione super deformed di sé stessi.

A proposito di cose carine, parliamo della prima volta nel corso della partita che ho effettivamente letteralmente sorriso (voglio dire, tenuto conto della faccenda dell’espressione imperturbabile di gioco; quindi interiormente è come se avessi riso istericamente fino a sputare il pomo d’Adamo): il capotreno cactuar. Io vorrei avere parole per descrivere quant’è adorabilmente scemo tutto ciò, ma non ne ho. E vorrei anche esprimere la mia profonda stima per il povero cristo che si è occupato della traduzione, trovandosi a inventare una sfilza di giochi di parole e figure retoriche tutti a tema spine e piante grasse (“In all my succulentious glory!”) per far parlare il nostro beniamino.

Come era più che lecito aspettarsi, trattandosi di un cactuar, il capotreno è ovviamente un troll. Tutti abbiamo odiato l’agilità di questi efferati esserini, e qui vediamo il malnato vegetale intento a prendersi gioco dell’avversario sia nella intervention quest di Tonberry, facendo pappappero alla povera Tifa, che nella sua apparizione nella terra della notte eterna, come se io non fossi già deceduta abbastanza alla sua prima entrata in scena.

Quest’ultima gag mi ha lasciato a soffriggere senza pietà nel desiderio di farla vedere immediatamente a qualcuno, ma tutto ciò che ho potuto fare è stato mostrarla al mio ragazzo, il quale pover’uomo, ignaro di Final Fantasy, è apparso tiepidamente sconcertato del genere di passatempi in cui mi diletto, lasciandomi in solitudine a dimenarmi dall’entusiasto per quanto sia bellino il cactuar conductor.

Gli eroi di Final Fantasy

E infine parliamo di ciò che è più importante di tutto, i personaggi dei Final Fantasy.

Ecco che, come un vecchio barbogio consumato dall’artrosi, ti ritrovi del tutto avviluppato dalla nostalgia. Certo per provare nostalgia di ogni personaggio che entra in scena bisognerebbe avere della saga una conoscienza vieppiù enciclopedica. Ma se non è la nave di Faris allora sarà la danza di Yuna, se non è il costume da bagno di Celes allora sarà quello di Rikku: c’è per tutti, da qualche parte, un motivo per sperimentare quel roseo e tenero senso di felicità nel riascoltare la musica di un gioco della propria infanzia, o rivedere un volto noto, alle prese con nuove storie e scenette.

Perciò, dal momento in cui cominciano a fare la loro comparsa i vari personaggi dai capitoli della saga, comincio a giocare nell’attesa entusiastica di sapere chi sarà il prossimo.

Come non voler mangiare di baci questa Tifa in outfit nibelheimiano alle prese con l’allenamento di Zangan? Anche perché è interessante notare come l’abbiano tenuta più simile a sé stessa in quattro scenette, che in altre più serie apparizioni della sventurata Compilation.

Questo, e tutta la finalfantasità che ricopre e inzuppa totalmente il gioco, che se lo strizzi esce fuori succo di moguri, forse si potrebbe imputare al fatto che il team che si è occupato di questo gioco doveva avere veramente tanta stima e tanta passione per praticamente tutto quello che riguarda Final Fantasy, altrimenti non avrebbero potuto tratteggiare con amore e in poche, leggere pennellate, dei piccoli ritratti dei nostri personaggi preferiti, in così tanto rispetto degli originali.

Che dire invece della versione pestifera e demenziale di Shiva e Ifrit, destinati qui, nelle loro apparizioni, al ruolo di simpatico duo di spostati, valevole addirittura di un deciso sorriso di apprezzamento (configurato, come ormai dovreste aver capito, come un micro-tremito a stento percettibile del labbro inferiore). Oltre a ciò, come tutte le creature di Grymoire, vantano un design talmente grazioso, colorato e morbidone da far sorgere il desiderio di mangiarli. What’s not to love?

In ossequio, invece, alla regola umoristica per cui tanto maggiore è la serietà di un personaggio, tanto più imbarazzante sarà la situazione in cui verrà a trovarsi, il Warrior of Light, uomo dal portamento solenne e tutto d’un pezzo, si ritrova alle prese con questioni di cuore, e con una principessa dei goblin assai tsundere. Questa serie di quest secondarie era così tenera e carina che i miei valori di glicemia hanno cominciato a diventare incompatibili con la vita. E’ questo il genere di cose per cui voglio spendere le mie arma gem, qualsiasi cosa sia, poi, un’arma gem.

Ovviamente.

Per fortuna, non ci siamo fatti mancare nemmeno il classico Gilgamesh. Il vanaglorioso più amato di sempre giunge direttamente da Final Fantasy V, e fa la sua comparsa, naturalmente, su un big bridge, in tutto il suo derpissimo e adorabile splendore. Il fatto che tutto si sia svolto in un’ambientazione davvero suggestiva, tutta strisce e svolazzi a richiamare certi scenari alla Amano (ma in una versione soffice e morbidosa, come è soffice e morbidosa qualsiasi cosa qua dentro), è valso punti extra.

E che fai, Cid non ce lo metti? Noto con piacere che, dopo una vita di apparizioni da meccanofilo a meccanomaniaco, è finalmente riuscito a diventare completamente e letteralmente meccanico. Certo non mi aspettavo che, in quest’occasione, la persona (…or something) di Cid constasse di un barattolo coi baffi, ma la sorpresa non mi ha impedito di apprezzare le sue puntuali puntigliose puntualizzazioni da nerd, il suo tono da topo di biblioteca e anche il ruolo di una mercenaria Celes, costretta a rebootarlo quando perde il lume del software. Nel punto in cui sono arrivata non ho ancora visto molto altro, ma ho gongolato tutta felice per l’apparizione di Cloud e Celes in questo contesto alquanto dark, e non ho potuto che fare altrettanto anche per Cid, che quantomeno con i suoi momenti di follia è comunque migliore di altri Cid della saga (che rimarranno anonimi).

1997

2005

2016

Oh, e naturalmente non potevo non avere l’edizione con un piccolo Sephiroth allegato, con i suoi piccoli stivalini e la sua piccola spadina e il suo crine fluente finemente intarsiato. Vale dunque la pena di parlare della sua profonda serietà allorché si presenta in mezzo alle fiamme, come inconsapevole di essere un’adorabile polpetta di pucciosità invereconda intenta a scagliare Super Nova con tutte quelle formule trigonometriche che da sempre la contraddistinguono, e che sono una graditissima citazione alla sua boss fight di Final Fantasy VII. Certo è una fortuna che Super Nova appaia considerevolmente riassunta rispetto alla sua originaria durata, che consentiva al giocatore, nell’attesa, di far merenda, una rapida doccia, conseguire una magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche, annettere l’Alsazia e la Lorena e fare un riposino ristoratore, (anche perché le scene di evocazione del Champion sono gli unici video che non si potevano saltare fino a qualche patch fa).

Per concludere, quando ho iniziato a scrivere questo articolo, per forza di cose, mi sono interrogata su cosa di preciso faccia sì che WOFF mi piaccia così tanto. Certo, come spin-off, non costituisce un capitolo imponente della saga, e nel punto in cui sono arrivata, posso  esprimermi ancora poco su dove vada a parare la trama e su eventuali plot-twist finali.

Credo comunque che ciò che me lo rende così gradito è che WOFF non è solo il fan-service, ma che sia quello che si definisce feel-good: positivo, simpatico, divertente.

Naturalmente, nella mia edizione Vita, devo convivere con i mille prototipi di infarto che mi vengono quando una transizione singolarmente lunga mi fa immediatamente balzare alla conclusione di aver perduto tutto il lavoro di una vita a un passo così dal save-point, e sì, all’inizio delle battaglie le animazioni c’hanno un po’ il Parkinson, ma nel complesso mi sento allegra e serena durante la partita, il che è davvero un toccasana per un coacervo di disagi cognitivi comportamentali sveviani come la sottoscritta.

E così mi trovo qui sul divano, pop corn da una parte e fanciullino pascoliano dall’altra, ad attendere tutta contenta e piena di meraviglia l’apparizione del prossimo personaggio della saga, a sorridere dei pun orribili (e dunque bellissimi, secondo la regola del Buon Pun), e in generale semplicemente a divertirmi davvero. E anche a trattenermi un po’ dal giocare, non tanto per l’orrore postmoderno della to-do-list che mi opprime, ma per non doverlo finire troppo velocemente, e potere disporre ancora per diversi giorni di quella gradita oretta di pace e allegria.

Fratilla
Mi sono data agli studi e sono andata per mare, ma in fin dei conti preferisco stare sul divano a giocare a Final Fantasy. Scrittrice dilettante e disneyana impenitente, amo i gatti, il fai da te e altre cose virili.