Overwatch e le politiche di inclusione – Parola al capo del team di sviluppo, Jeff Kaplan

Overwatch e le politiche di inclusione – Parola al capo del team di sviluppo, Jeff Kaplan

Jeff Kaplan, il capo del team di sviluppo di Overwatch, ha tenuto una presentazione al D.I.C.E Summit 2017 – nota conferenza videoludica di Las Vegas – durante la quale ha parlato delle scelte di design dei personaggi e della lore del gioco.

Kaplan ha affermato di essere rimasto sorpreso davanti alle reazioni emerse in merito alla “diversità” del cast di Overwatch e che, sebbene questo avesse rappresentato un tema caldo durante lo sviluppo dei personaggi, non era mai stato l’obiettivo principale di Blizzard Entartainment. La sua dichiarazione ha contraddetto parzialmente le parole di Michael Chu, sceneggiatore principale di Overwatch, secondo cui la presenza di un cast diversificato era ritenuta uno dei fondamenti del gioco. Ad ogni modo, è stato ribadito che l’inclusione, l’accoglienza e l’apertura hanno costituito capisaldi imprescindibili nel processo di creazione.

Kaplan ha inoltre dichiarato di aver voluto trasmettere ai giocatori la sensazione di giocare in un ambiente culturalmente familiare, e di sentirsi rappresentati dagli eroi della propria etnia; secondo Kaplan, sono stati questi propositi ad aver reso Overwatch un gioco diversificato. Un esempio interessante portato avanti da Kaplan è stato Ana Amari, la prima eroina rilasciata dopo il lancio del gioco e anche il primo personaggio femminile, anziano e dal design riconducibile alla fede musulmana mai apparso in un videogioco mainstream d’alto budget.

Questo spirito ha influenzato anche l’approccio all’orientamento sessuale dei personaggi. Nel suo discorso, Kaplan ha menzionato Riflessi, il fumetto dedicato a Tracer, e ha accennato alle modalità narrative con cui si è voluta rivelare l’omosessualità della protagonista. L’idea del team di Overwatch era quella di allestire una situazione in cui la sessualità di Tracer fosse percepita come “normale”, senza troppe cerimonie. Tuttavia, nonostante Kaplan abbia ribadito quanto la personalità dell’eroina fosse più importante del suo orientamento sessuale in sé, ha riconosciuto il merito avanguardistico di aver posizionato un personaggio femminile, per altro LGBT, come icona e cover del proprio gioco – in opposizione al trend maggioritario degli sparatutto, che ricorrono quasi sempre al solito protagonista maschile brizzolato.

Fin dalla sua uscita Overwatch ha prodotto una notevole onda d’urto sulla scena videoludica e sociale, al punto che in Sud Corea un’associazione femminista ha adottato il logo di D.Va (l’eroina coreana del gioco) e ne ha fatto la bandiera durante la “marcia delle donne” del 21 gennaio. A tal proposito, Kaplan ha concluso di non aver voluto inserire connotazioni politiche in Overwatch, ma è rimasto colpito dal fatto che i valori del team siano stati recepiti e fatti propri dalla comunità di giocatori.

Le intenzioni di Jeff Kaplan sono più che lodevoli e sarebbe interessante se un gioco di tale successo potesse spingere altre software house a rappresentare realtà sociali e culturali diverse.
Tuttavia, sembra che non tutti condividano i sentimenti positivi del team di Blizzard Entertainment: su Reddit, infatti, è stato aperto un thread di oltre duemila commenti nel quale centinaia di giocatrici hanno condiviso storie di molestie subite durante le sfide in competitivo su Overwatch. Non è mistero che la comunità videoludica sia nota per la sua atmosfera tossica data da un’utenza gratuitamente velenosa e sessista, ma secondo buona parte di queste vittime Blizzard non si è dimostrata molto reattiva di fronte alle segnalazioni per molestie. Sarebbe auspicabile che la software house intraprenda delle misure drastiche, altrimenti questo tipo di storie continuerà senza sosta.

Edoardo Carusillo
Studente, attivista LGBTQ+ e auto-proclamato paladino della giustizia!