Gen Urobuchi – Tra maghette e tentacoli Lovecraftiani…

Gen Urobuchi – Tra maghette e tentacoli Lovecraftiani…

Chiunque bazzichi nel fandom dell’animazione giapponese probabilmente conoscerà Gen Urobuchi, sceneggiatore di videogiochi, live-action e anime acclamati dalla critica come Fate/Zero, Puella Magi Madoka Magica e il più recente Psycho-Pass (questi ultimi sono stati licenziati in Italia da Dynit e disponibili in streaming gratuito su VVVID.it).
Il suo ingresso nell’industria dell’animazione inizia nel 2008 con Blassreiter, anime fantascientifico prodotto dallo studio Gonzo, ma riesce a conquistare la fama internazionale nel 2011 grazie a Puella Magi Madoka Magica, anime decostruttivo del genere majokko nato dalla collaborazione con Magica Quartet.

Urobuchi-sensei ha firmato anche Gaim, la serie di Kamen Rider andata in onda in Giappone a cavallo fra il 2013 e il 2014.

Le sue opere sono caratterizzate da toni cupi, un nichilismo a volte schiacciante e un registro particolarmente maturo rispetto alle produzioni medie nipponiche: nelle varie interviste ha dichiarato infatti che il suo stile macabro è stato influenzato da un periodo della sua vita in cui è rimasto ricoverato all’età di 24 anni in bilico tra la vita e la morte, mentre le sue principali fonti di ispirazione sono la letteratura classica e i videogiochi erotici.
Ultimamente però, pare che Urobuchi abbia abbandonato il ruolo di sceneggiatore per serie animate, dedicandosi a quello di soggettista in collaborazione con altri autori o per altri media: ricordiamo la serie tokusatsu Kamen Rider Gaim, la serie realizzata con marionette Thunderbolt Fantasy, i film d’animazione di Madoka Magica, Psycho-Pass, Rakuen Tsuihou e l’ultimo su Godzilla.
Ad ogni modo, nonostante la sua grande notorietà nella scena dell’animazione giapponese, i suoi lavori nell’industria videoludica sono rimasti una nicchia rilegata a una cerchia ristretta del fandom; per fortuna ci siamo noi di GeekGamer, pronti a esplorare questo lato oscuro della sua carriera.

Nel 2000, Gen Urobuchi si unisce all’appena neonata Nitroplus, software house specializzata in visual novel, lavorando come scrittore e director, e diventando ben presto uno degli autori di punta dell’azienda. La sua visual novel di debutto è Phantom of Inferno, pubblicata nel 2000 per PC – da cui ha ottenuto un adattamento animato da parte di Bee Train nel 2009 e uno a fumetti nello stesso anno. La storia ruota intorno a un ragazzo giapponese di quindici anni che dopo aver assistito all’omicidio di un giornalista, viene rapito da un’organizzazione segreta chiamata “Inferno”. Dopo avergli cancellato la memoria, gli vengono offerte due alternative: morire o unirsi a loro. Non avendo altra scelta, il ragazzo entra a far parte dell’organizzazione, e sotto l’insegnamento della giovane assassina Ein diventa un sicario al servizio dei suoi superiori. In questo gioco, si ritrovano già parecchi dei leitmotif cari a Urobuchi: i riferimenti alla cultura occidentale, nonché la passione per le armi da fuoco e i motori.
Phantom of Inferno ha ricevuto nel corso degli anni vari port, tutti epurati dei contenuti erotici, uno in formato DVD, uno per PlayStation2, un remake per Xbox 360, ed è infine riapprodato su PC. La versione DVD è stata tradotta in inglese e poi distribuita in America nel 2002 dall’ormai defunta Hirameki International, ma è ancora possibile reperirla su Amazon. Sfortunatamente, il gioco soffre di alcuni problemi nel visualizzare le linee di testo su PC e in molti lettori DVD, rendendo la lettura ostica da seguire; inoltre, le opzioni di salvataggio e caricamento sono state sostituite da un sistema di password che si sblocca progressivamente con l’avanzare della storia, limitando notevolmente la possibilità di muoversi tra i vari checkpoint. Il difetto più fastidioso risiede nella discutibile qualità della traduzione, aggravata da un considerevole numero di errori di battitura, strafalcioni grammaticali e sintassi completamente stravolta. Personalmente, ritengo che sarebbe un’occasione importante se qualche casa di distribuzione riacquistasse i diritti di questa visual novel e la pubblicasse su Steam. Phantom of Inferno è un’opera così mozzafiato che sarebbe un vero peccato lasciarla confinata nel mercato giapponese.

Passiamo invece all’impronunciabile Vampirdzhija Vjedogonia, pubblicato nel 2001. Purtroppo, non c’è molto da dire riguardo a questo titolo, in quanto non è mai stato localizzato oltreoceano e nessun gruppo amatoriale si è mai adoperato a tradurlo. La storia parla di un ragazzo che una notte vede una bellissima donna in difficoltà, e nel cercare di aiutarla, viene improvvisamente morso, trasformandosi in un vampiro. Dopodiché, si unisce a una gruppo di ammazza-vampiri, per trovare quella donna, ucciderla e interrompere la trasformazione. Considerando il nome importante che ne è responsabile, sarebbe interessante se un giorno si avesse finalmente l’occasione di poter provare questo titolo.

Kikokugai – The Cyber Slayer, pubblicato nel 2002, rappresenta invece un’opera anomala rispetto agli stilemi estetici di Urobuchi: si abbandonano le armi da fuoco a favore delle armi bianche, e la storia è ambientata in una Shanghai cyberpunk dal sapore molto orientale. La novel segue Kong Taoluo, ultimo maestro dell’arte marziale Neijia, mentre persegue la propria vendetta contro la Qingyun Society, un sindacato che lo aveva ingaggiato come sicario per poi tradirlo e spacciarlo per morto. Dopo essere ritornato nella metropoli, scopre che durante la sua assenza sua sorella Ruili è stata rapita, stuprata e uccisa dai membri della Qingyun Society. La personalità della ragazza è stata però distribuita all’interno di cinque ginoidi, robot dall’aspetto femmineo creati per soddisfare i desideri dei loro padroni.
Taoluo giura quindi di uccidere gli assassini di Ruili e di raccogliere i tasselli della sua personalità, per riversarli in un ginoide creato a immagine e somiglianza della defunta sorella. Si tratta dell’unica kinetic novel scritta da Urobuchi, poiché è totalmente priva di bivi nella storia. Come tradizione del genere cyberpunk in Giappone, Kikokugai riprende temi già affrontati in opere quali Ghost in the Shell (come la presenza di una coscienza umana all’interno di una macchina umanoide), e propone una riflessione sui rischi di riportare indietro la mente di una persona traumatizzata in punto di morte, ricostruendola a partire da frammenti di personalità altrettanto abusati. La novel ha ricevuto un remake nel 2011, chiamato Reichin Rinrinshan e riadattato a versione “all-ages”, forte di una grafica migliorata, una nuova sigla di apertura e l’aggiunta del doppiaggio. Entrambe le edizioni sono state tradotte in inglese da gruppi amatoriali, la prima dal sito TLWiki nel 2010, mentre la seconda, dal gruppo Tawm nel 2015 (che consiglio caldamente di recuperare).

Jouka no Monshou – Emblem of the Sacred Flame, non è un gioco a sé stante, ma una fanfiction basata su Equilibrium, film del 2002 scritto e diretto da Kurt Wimmer, e interpretato da Christian Bale e Sean Bean. Tale film non si distingue per la trama, palesemente ispirata a romanzi della letteratura distopica come 1984 o Fahrenheit 451, quanto piuttosto per gli splendidi combattimenti coreografati secondo l’arte fittizia del Gun Kata, fusione del kung fu e il maneggio della pistola. Guardando i primi cinque minuti, si intuisce subito perché Urobuchi abbia amato questo film: si possono infatti scorgere alcune riminiscenze nell’anime di Psycho-Pass, ma soprattutto nel duello tra Homura e Mami nel film di Madoka Magica: ‘La storia della Ribellione.’
La novel presenta due personaggi originali, Melvin Bernard e Bartholomew Tirelli, il cui rapporto riflette molto quello dei protagonisti del film: la deviazione dall’ortodossia del partito da parte del secondo diventa causa del conflitto tra i due e dell’inevitabile scontro mortale. Per chi fosse interessato, la visione del film è altamente raccomandata, ma non strettamente necessaria in quanto tutto viene parafrasato nella novel. Essendo stata pubblicata come doujinshi, è del tutto impossibile reperirla materialmente; ad ogni modo, è possibile scaricarla già tradotta e patchata sul sito TLwiki.

È finalmente arrivato il turno di Saya no Uta, probabilmente la visual novel più famosa e perversa mai scritta da Urobuchi, pubblicata nel 2003.
Fuminori Sakisaka è uno studente di medicina la cui vita viene stravolta in seguito a un incidente stradale. I suoi genitori muoiono e il ragazzo subisce un grave trauma cerebrale, che gli causa una terribile forma di agnosia: tutto il mondo gli appare coperto di sangue e budella, le persone si manifestano sotto sembianze mostruose, e il cibo assume un sapore disgustoso. Il giovane medita quindi il suicidio, finché non incontra una ragazza di nome Saya, da tempo alla ricerca del padre. I due diventano subito intimi, e sviluppano un rapporto di codipendenza.
La novel non nasconde fin dalle prime battute le influenze lovecraftiane di Urobuchi, percepibili anche in Madoka Magica e in Fate/Zero, e l’esperienza di gioco si traduce in un’inesorabile spirale nella mente contorta del protagonista, che insieme a Saya scoprirà di vestire i panni dell’antieroe. Per i più impressionabili, è possibile selezionare all’inizio di ogni nuova partita il livello di censura applicabile agli sfondi macabri del gioco, ma consiglio comunque di prepararsi psicologicamente a causa degli sviluppi disturbanti della trama, e di reggersi forte per i tre finali, uno più sconvolgente dell’altro. Saya no Uta è perfetto come primo assaggio della ludografia di Gen Urobuchi: la novel è disponibile in inglese sia in versione digital che retail qui , mentre una patch in italiano è scaricabile dal gruppo amatoriale New Dawn Project.

Concludiamo l’elenco con Zoku Satsuriku no Django ~Jigoku no Shoukinkubi~, altresì detto come “Tre Donne Crudeli”, pubblicato nel 2007. Sfortunatamente, anche questa novel – come Vjedogonia – non ha mai ricevuto una traduzione in inglese, e dunque non ci sono molte informazioni al riguardo. La storia miscela elementi sci-fi col genere Spaghetti-western, e racconta le vicende della pistolera leggendaria Franco il Nero, la cacciatrice di taglie Lily Salvatana e la cowgirl Donne Anonime. Nel 2011, la casa di distribuzione Jast Usa aveva annunciato di averne acquistato i diritti, ma la situazione resta ancora in alto mare…

Nonostante il fenomeno delle visual novel non sia più prominente come lo era agli inizi del terzo millennio, tale medium sta ricevendo sempre più attenzione dal pubblico mainstream, grazie anche alla piattaforma di distribuzione Steam, che ha permesso a molti giochi di essere resi accessibili in tutto il mondo. Mi auguro che prossimamente anche i titoli sopracitati godano dello stesso privilegio, così che sempre più gamer possano sentirsi incentivati a introdursi al genere per merito di queste produzioni d’alta qualità. E spero tanto che lo stesso Urobuchi torni presto a occuparsi di visual novel.

Edoardo Carusillo
Studente, attivista LGBTQ+ e auto-proclamato paladino della giustizia!