Calcio e simulazione: tra FIFA a PES, un matrimonio che non funziona

Calcio e simulazione: tra FIFA a PES, un matrimonio che non funziona

Come molti altri appassionati di calcio anche io finisco per cadere ogni anno nel trappolone del Fifa (o PES) di turno. Sebbene non siano pochi i giocatori quasi esclusivamente dediti a titoli sportivi, per quanto mi riguarda questi ultimi rientrano appieno entro una più vasta passione per il videogioco in generale. Da qualche tempo a questa parte però, pur continuando a lasciarmi incantare dalla viscida campagna marketing dell’uno o l’altro prodotto, mi sono reso conto di un calo esponenziale del divertimento e della sensazione di ebbrezza che avevo sempre esperito durante la Master di turno. Erroneamente, forse per pigrizia mentale, mi sono rassegnato ai classici discorsi da babbioni, del genere “sei cresciuto”, “da grandi non ci si diverte più come una volta”, eccetera. Nulla di più sbagliato, ovviamente, e mi sento – più che pigro – un po’ sciocco ad aver ceduto alla tentazione di avallare simili teorie.

Il problema invece risiede tutto nell’evoluzione del gioco calcistico. Il succo del discorso che sto per affrontare è annoso: quanto ancora l’esigenza di intrattenimento videoludico può supportare (e sopportare) la smania simulativa? Credo infatti che il punto focale di questo mio disagio, un disagio che immagino sia condiviso anche da altri colleghi giocatori, si trovi nella strana condizione “di ibrido” in cui versano oggigiorno i due grandi titoli calcistici. Abbandonato l’approccio quasi completamente arcade, Fifa e PES si sono trasformati in mostri di ingiocabilità, proponendo un’esperienza che non è più – ovviamente – semplice e lineare come un tempo, ma che non riesce ancora a scrollarsi di dosso alcune approssimazioni che rendono il gameplay per nulla simulativo.

I grandi problemi

Un primo grande neo sta nella intelligenza artificiale. Nonostante i notevoli passi avanti è innegabile che uno sport collettivo e stratificato quale il calcio, complici le numerosissime variabili presenti, soffra molto di più sotto questo punto di vista rispetto ad altri simulativi sportivi. Rimane però l’amaro in bocca a vedere come NBA di 2K sia riuscito a mettere in piedi un sistema strategico realistico e solido (soprattutto nel comportamento dei PNG), mentre PES continui ancora a concepire portieri incapaci di capire quando è necessario tuffarsi e quando basta camminare per raccogliere un pallone. Ancora: arbitri disturbati, compagni di squadra semplicemente idioti (quanti riescono a giocare le modalità “Carriera” senza infierire su santi e divinità?) e gravi carenze tattiche sono all’ordine del giorno. La complessità della disciplina quindi, pur se tecnicamente più difficile da trasporre in videogioco rispetto a una corsa automobilistica (tanto per fare un esempio), non giustifica un’arretratezza di sviluppo evidente.

Un secondo problema va individuato nella mancata evoluzione dell’hardware di gioco, che ha riflessi immediati nel gameplay. La mappatura dei tasti e i relativi comandi dei giocatori sono infatti semplicemente infernali. Alcuni dei movimenti più classici e scontati del gioco del calcio si trovano costretti in combinazioni di tasti che fanno invidia alla più astrusa combo di King di Tekken 3 (che aveva comunque il suo pattern di prese piuttosto riconoscibile). Poco da girarci intorno: il manualetto del perfetto attaccante dell’ultimo PES è un disastro. Basti pensare al “super canc”, ovvero la pressione dei due tasti dorsali di destra per fare in modo che il proprio giocatore non segua il movimento controllato (per esempio quando sta inseguendo un pallone vagante) ma vada esattamente dove comanda lo stick. Uno strumento fondamentale, soprattutto per i rapaci d’attacco, ma reso ben poco fruibile se sommato alle altre decine di pressioni di tasti richieste. Le velleità simulative si infrangono in mille pezzi di fronte alla naturale incapacità del giocatore medio di padroneggiare le decine di comandi. E d’altronde non serve neanche a molto: con un buon tasso di velocità ed equilibrio in FIFA si schivano anche i proiettili.

Come dicevo a inizio paragrafo, il problema potrebbe essere parzialmente imputato all’hardware, ossia al pad. Incapace di rendere appieno i virtuosistici movimenti offerti dai titoli odierni, il pad diventa quasi un ostacolo da superare in vista dell’implementazione di strumenti più funzionali, allo stesso modo in cui si impiega un sacrosanto volante per i giochi di automobili. Vero, forse, ma solo in parte. Torniamo per un momento a NBA: il titolo offre un comparto di finte, movimenti e mosse sensibili alla posizione in campo e al giocatore che le compie (ed a quello che le subisce). In questo modo si riesce a veicolare all’interno di pochi macromovimenti numerosi altri pattern più dettagliati. Questo sistema, sposato a una gestione delle capacità dei singoli giocatori molto più chiara e fruibile, rende il gameplay fluido e piuttosto naturale. Per riassumere con poche parole: i giochi di calcio di oggi “cercano l’infinito, ma trovano cose”, con l’unico risultato di non divertire. Piccolo appunto: mi riferisco principalmente al lato single player dell’esperienza, minato da difetti che al contrario possono venire mitigati durante le sessioni in compagnia (mitigati sì, ma eliminati mai).

Una soluzione (quasi una richiesta)

I difetti finora elencati non mirano a una demolizione di FIFA e PES. Non che ci sia niente di male, intendiamoci, ma il punto focale del discorso è un altro: vista l’attuale difficoltà di questi titoli nel fornire un’esperienza che possa essere davvero considerata simulativa, quali potrebbero essere le soluzioni giuste per soddisfare i giocatori? Da una parte certo, basterebbe chiudere un occhio sulle difficoltà oggettive che si riscontrano nel riprodurre uno sport quale il calcio, e nel frattempo sforzarsi di percorrere con dignità un percorso di simulazione perlomeno sufficiente.  Purtroppo è abbastanza chiaro che, al netto dei numeri giganteschi mossi in particolare da FIFA, non si abbia nessun interesse a fare dei veri investimenti in materia. A questo punto non resterebbe che guardarsi alle spalle e ricordare quello spirito squisitamente arcade dei primi titoli, scardinando coraggiosamente le reticenze di un settore rimasto tristemente ingabbiato tra due mostri sacri – che si rivelano mostruosi anche nel gameplay. Un approccio più dinamico che, alla luce di alcuni recenti exploit nel campo del multiplayer arcade (mi viene in mente il bellissimo Rocket League), potrebbe infondere nuova linfa a un genere ormai afflitto da letargite cronica.

Non si tratta del lamento di un vecchio nostalgico, ma della protesta di un giocatore appassionato di calcio che si ritrova a dover odiare le pochissime alternative offerte dal mercato. Un mercato che dovrebbe aprirsi a soluzioni diverse e audaci, spiccatamente meno simulative. Le possibilità di entrata per produzioni alternative sono molte, complice il diverso piano concettuale sul quale si basano i due grandi concorrenti.  Allo stesso tempo però, un’utenza nuovamente coinvolta attraverso tipologie di giochi calcistici più dinamici e divertenti potrebbe seriamente stimolare EA Sports (Konami è più in forse, viste anche le vicissitudini odierne) a smuovere un pochino le acque. Insomma il panorama calcistico virtuale ha bisogno di nuovi stimoli.  Guardandoci indietro ritroviamo titoli quali Football Champ, Soccer Brawl, il cafonissimo Adidas Power Soccer e tante altre perle indimenticate del calcio più caciarone e arcade. Con la fine degli anni 90 (ovvero con Libero Grande, uno degli ultimi prodotti ancora originali del genere) e gli inizi del primo decennio del 2000 si è arrivati alla calma piatta a cui ormai siamo abituati. Fifa 12 è stato per me l’ultimo grande sprazzo di vitalità (grazie alla gestione delle collisioni e ai movimenti difensivi all’avanguardia) prima di tornare al tramonto non troppo dorato degli ultimi anni.

L’augurio è che si possa tornare al calcio giocabile, immediato e realmente divertente. Si tratterebbe di uno stimolo, lo ribadisco per l’ennesima volta, utile non solo ai giocatori, ma anche agli sviluppatori, che avrebbero modo di confrontare dei prodotti statici con un mercato finalmente in movimento. Basti pensare alla nuova “golden age” dei GDR occidentali, che proprio grazie al primo impulso del settore indie è sbocciata negli ultimi due anni anche nel più classico settore dei blockbuster.

Originariamente un ragazzo normale, gli anni passati in cerca di un connubio tra gli studi giuridici e i videogiochi hanno generato un ibrido terrificante. Ora viene chiamato il "Jason Statham dello Steam controller".
  • TheFoxSoft

    Active Soccer 2 DX è la risposta alle simulazioni, si torna indietro nel tempo 🙂

    • Lorenzo Quadrini

      Un’ottima sintesi tra arcade e il giusto livello di modernizzazione!

    • Pietro Spina

      Per un attimo ci ho creduto. Ma pare un giochino come mille altri. Piuttosto Pixel Cup Soccer su Steam :3